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titolo kurt cobain l'adoratore di satana

ultima modifica: 22 agosto 2022

 

di Joe Schimmel 1

 

kurt cobain

 

 

Premessa

 

Quando diversi anni fa abbiamo pubblicato sul nostro sito questo articolo, ci è giunta una raffica di e-mail critiche da parte di fans di Kurt Cobain. L'accusa che ci è stata mossa è di avere infangato la memoria di un uomo delicato e sensibile che, secondo loro, non conosciamo. Ma nessuno dei rimproveri mossi all'articolo in questione prendeva in considerazione le numerose testimonianze di giornalisti musicali o di stimati autori riportate a sostegno di quanto scritto dall'Autore.

 

In definitiva, nessuno si è preso la briga di confutare i contenuti di questo scritto limitandosi ad affermare che si trattava di calunnie. Fino a prova contraria, contra factum non est argumentum. Se qualcuno ha solide prove - e non biasimi dettati dal sentimentalismo - che dimostrano la falsità di questo articolo le metta sul tavolo, ora, altrimenti taccia!

 
  Paolo Baroni

 

 

 

I Nirvana sono stati considerati da molti uno dei gruppi più influenti degli anni Novanta. Con i loro successi, essi hanno scosso la loro generazione in più modi. Prima con la loro musica, e infine con il suicidio del loro leader, Kurt Cobain. Nel 1994, la rivista Rolling Stone nominò i Nirvana «artisti dell'anno». La stessa rivista definì il loro brano Teen Spirit l'«inno nazionale del grunge» 2.

 

La rivista Spin classificò i Nirvana al vertice delle «dieci band più interessanti» del decennio 1985-1995. Lo scrittore e giornalista Chuck Crisafulli dichiarò che «Teen Spirit ha salvato il rock'n'roll» 3. Christopher Sandford, autore di una biografia sulla vita di Kurt Cobain, il leader e cantante-chitarrista del gruppo, ha dichiarato a riguardo dell'album dei Nirvana Nevermind (Geffen Records 1991):

 

«Nevermind sarà in lizza come l'album migliore del decennio [...]. Esso ha trascinato di fatto e all'improvviso il rock alternativo nella corrente principale [...]. L'effusione di encomi nei confronti di questo album è stata paragonata dal Times alla beatlemania» 4.

 

chuck crisafulli - christopher sandford

 

Come la beatlemania degli anni '60, la nirvanamania è caduta come una bomba atomica sulla scena musicale degli anni '90 in Europa e negli Stati Uniti, grazie soprattutto allo spirito creativo di Kurt Cobain. Quest'ultimo è stato descritto come il «principe del grunge e il portavoce inconsapevole di una generazione» e il vero «inventore di quello che è divenuto lo stile di vita grunge» 5.

 

nirvana -  nevermind

Sopra: la cover di Nevermind.

 

Siamo convinti che molti fatti dimostrano che Kurt Cobain ha fortemente influenzato le masse giovanili negli anni '90 ad adottare lo stile di vita grunge-alternativo. Non è affatto necessario studiare profondamente la vita di Kurt Cobain per constatare che lo spirito che lo ha ispirato non era lo Spirito di Dio. Detto questo, diciamo che esaminare la vita di Kurt Cobain è come scoperchiare una fogna. Al di là di tutto il fascino e la fama associati all'essere una «stella» del rock, la vita di Cobain fu un condensato di assoluta disperazione.

 

Cobain, il satanista

 

Come un vero membro del club dei cuori solitari, il forte senso di rifiuto che Cobain si trascinava  fin dall'infanzia alimentò il suo insaziabile desiderio di essere accettato. Cobain è stato descritto come «la figura malaticcia e sottosviluppata di un giovane scelto nel mucchio» 6. In Cobain, il desiderio di essere rispettato e accettato era così forte che avrebbe venduto l'anima al diavolo pur di raggiungere la fama. Tanto per cominciare, Kurt Cobain non si fece scrupoli quando affermò pubblicamente che la sua mèta precisa era di «essere fatto di droghe e di adorare Satana» 7.

 

Il culto a Satana di Cobain si manifestò in molti modi. Come ogni altro satanista, Cobain aveva una propensione per la profanazione delle chiese. Cobain, insieme al suo bassista Krist Novoselic, imbrattò le mura di una chiesa con la scritta «God is gay» 8.

 

bestemmia cobain

Sopra: la bravata di Cobain

sul muro di una chiesa.

 

Secondo Rolling Stone, Cobain avrebbe imbrattato la facciata di una banca con la scritta «homosexual rules»potere agli omosessuali»).

krist novoselic

 

La stessa rivista ha riportato che tra gli altri graffiti preferiti c'era anche «abort Christ»abortisci Cristo») 9. Oltre ad imbrattare i muri di una chiesa con asserzioni blasfeme contro Dio, Cobain scontento del testo di una canzone che aveva scritto, «prese i fogli e li bruciò nel portico della Open Bible Church» 10.

 

Sopra: un fan dei Nirvana ad un concerto si è scritto sul torace la bestemmia di Cobain.

 

Oltre questo, Sandford scrive:

 

«Fu dopo la distruzione non solo di una bacheca in legno, ma anche di un pregiato crocifisso e di altri manufatti, che qualcuno chiamò la polizia del secondo distretto suggerendo che in futuro sarebbe stato meglio diradare le presenze di Cobain ad Aberdeen» 11.

 

Cobain «decorò» il suo appartamento, come egli stesso spiegò, «con bambole di bambini appese per il collo e ricoperte di sangue» 12. Rolling Stone riportò inoltre che «Cobain confezionò una bambola dall'aspetto satanico e l'appese con un cappio dalla sua finestra» 13. Il fatto che Cobain venisse considerato come una specie di eroe nazionale o addirittura internazionale illustra alla perfezione le profondità di depravazione in cui sono sprofondati i cuori di tanti giovani.

 

Se Cobain ha potuto influenzare alcuni fans con i suoi graffiti sulle chiese, fu soprattutto attraverso la sua musica che milioni di persone sono state influenzate dagli spiriti malvagi che lo hanno usato come una pedina all'interno di un gioco molto più grande.

 

Il coinvolgimento di Cobain nella magia nera e nella stregoneria aumentò a tal punto che Cobain iniziò a lanciare incantesimi pur di vedere realizzata la sua volontà 14. L'interesse di Cobain per l'occulto lo portò ad entrare in contatto con l'occultista William S. Burroughs (1914-1997). Nella sua biografia dei Led Zeppelin Hammer of the Gods («Il martello degli dèi»), Stephen Davis paragona Burroughs al mago nero inglese Aleister Crowley (1875-1947) affermando:

 

«Come Crowley, Burroughs era un Lucifero umano, cortese e geniale, un mago moderno, un leggendario tossicodipendente e un artista la cui influenza si estese ben oltre la letteratura, la musica, la pittura e il cinema» 15.

 

steèhen davis - hammer of the gods

Sopra: Stephen Davis e la biografia

dei Led Zeppelin Hammer of the Gods.

 

Burroughs era un intimo anche di Jimmy Page degli Zeppelin e, ironia della sorte, fu Burroughs che per primo battezzò il rock duro con il termine heavy metal 16. Burroughs affermava di essere divenuto un posseduto demoniaco dopo avere ucciso la moglie e praticava la Chaos Magick («Magia del Caos»). Cobain sperava nella collaborazione di Burroughs per la realizzazione di un suo progetto musicale 17.

 

jimmy page - william s. burroughs

Sopra: Jimmy Page e William Burroughs.

 

Più tardi, in un'intervista a Rolling Stone, Cobain sottolineò come uno dei momenti più luminosi della sua vita fu «l'incontro con William Burroughs e incidere un disco con lui» 18. Tale era l'influsso di Burroughs su Cobain che «William S. Burroughs ricevette "un ringraziamento speciale" sulla cover di In Utero per essere stato un'inspirazione teneramente curata per Cobain» 19.

 

william burroughs - kurt cobain

Sopra: Burroughs e Cobain.

 

Oltre che da William Burroughs, Cobain era ossessionato da Anton Szandor LaVey (1930-1997), il fondatore della Church of Satan e l'autore della Satanic Bible (1969) 20. Cobain era così preso dal satanista LaVey da cercare di convincerlo a suonare il violoncello per l'album Nevermind!

 

Il coinvolgimento di Cobain nella stregoneria e nel satanismo proietta un fascio di luce sulla sua fonte d'ispirazione e sulla misteriosa abilità che aveva nel creare melodie seducenti e allettanti che adescavano freneticamente i fans dei Nirvana. Cobain è stato descritto come una persona che si «imbatteva in melodie attraverso modalità che nemmeno lui capiva pienamente» 21.

 

Nell'occulto, questo fenomeno è conosciuto come «scrittura automatica», ed è un processo in cui entità demoniache comunicano versi poetici o testi musicali ad un essere umano allo scopo di influenzare negativamente la società. Questo è certamente ciò che accadeva attraverso Cobain, il volenteroso e contorto medium utilizzato dalle forze sataniche. Anche il leggendario chitarrista Chuck Berry (1926-2017) esclamò: «Egli aveva un tale tocco che molti chitarristi sarebbero disposti ad uccidere pur di averlo» 22.

 

chuck berry

 

Nel caso di Cobain sarebbe più appropriato parlare di vendere l'anima che di «uccidere»...

 

Cobain, il tossicodipendente

 

Probabilmente, l'infatuazione di Cobain per Burroughs andava oltre il suo coinvolgimento nell'occulto ed era in parte dovuta alla notoria tossicodipendenza di Burroughs. Cobain aveva un amore speciale per le droghe. L'eroina era una delle sue sostanze preferite. La rivista BAM ha notato che spesso non solo Cobain sembrava mezzo addormentato e aveva dei vuoti mentre parlava, ma anche che «le pupille sbarrate, le guance scavate e la pelle giallastra e desquamata suggerivano qualcosa di più grave della stanchezza» 23.

 

Probabilmente, se Cobain non avesse posto fine alla sua vita con un colpo di fucile da caccia alla testa, sarebbe morto per un'overdose di eroina. Dopo la sua morte, il rapporto tossicologico confermò che «nel suo sangue, oltre a tracce di Valium, c'erano 1,52 milligrammi di droga (eroina), tre volte la dose che normalmente è fatale» 24.

 

kurt cobain tossico

Sopra: Cobain sotto l'effetto di sostanze stupefacenti.

 

Nel suo libro The Dark Stuff (2002), Nick Kent ha dichiarato che quei «problemi di stomaco stranamente non diagnosticabili» che Cobain aveva accusato erano «quasi certamente» il risultato di anni di abuso di droghe:

 

«Gli anni che egli spese maltrattando le proprie interiora con ogni tipo di pillole antidolorifiche annacquate con la codeina della peggior specie, e con farmaci per le infezioni delle vie aeree, sono fra i motivi più plausibili per cui le sue povere viscere dolevano così incessantemente» 25.

 

nick kent - the dark stuff

Sopra: Nick Kent e il suo libro The Dark Stuff.

 

Per potersi permettere le sue abitudini alla droga, Cobain «o si prostituiva agli emarginati in Heron Street o quanto meno ricorreva a barattare il proprio corpo per soddisfare le sue esigenze da tossicodipendente» 26.

 

Cobain, l'omosessuale

 

Cobain stesso ammise: «Sono definitivamente e spiritualmente gay». Oppure: «Probabilmente, potrei essere bisessuale». E confidò ad un amico intimo che aveva «fatto sesso con tre o quattro uomini» 27. La vedova, Courtney Love, rivelò che le sue scappatelle omosessuali erano andate ben oltre i tre o quattro uomini, e disse che Cobain «si era fatto metà dei ragazzi di Seattle» 28.

 

courtney love

 

Cobain utilizzava la sua fama come un palcoscenico per mettere in mostra la sua perversione e influenzare gli altri. Non solo diede pubblicamente un bacio alla francese al suo bassista durante la trasmissione televisiva Saturday Night Live, ma sbandierò anche la sua propensione per il travestitismo. Cobain portava con sè alcune immagini pornografiche che ritraevano donne in varie pose con animali e metteva spesso in mostra un comportamento così deviante e grottesco che tralasciamo per decenza.

 

Il cuore omicida di Cobain e l'occulto


Cobain aveva un ego enorme, anche per una star del rock. Afferma Sandford nella sua già citata biografia: «Nessuno nel mondo del'arte è esente dall'accusa di egotismo e di vanità, ma quando si parla di Cobain il fetore sovrasta qualsiasi altra cosa» 29. Mentre Cobain disse più volte di trovarsi a disagio con tutta la fama che aveva accumulato, Nick Kent ha affermato:

 

«Voglio dire, questo ragazzo aveva fatto tutto per poter diventare una rockstar da quando aveva due anni [...]. Egli ha sempre detto di odiare tutta l'attenzione con cui la fama lo presentava, ma la prima cosa che fece dopo il primo disco di platino fu sposare Courtney Love, una ragazza che impudicamente aveva attratto la sua attenzione come una calamita trae a sè le piccole biglie» 30.

 

Tale era l'enormità dell'ego di Cobain che era pronto a scagliarsi contro chiunque gli avesse posto domande a questo riguardo. Cobain voleva ammazzare una giornalista, Lynn Hirschberg, che aveva parlato sfavorevolmente di sua moglie su Vanity Fair, parlando del presunto uso di cocaina mentre era incinta.

 

 

Cobain lanciò minacce criminali: «Ammazzerò questa donna con le mie mani. La accoltellerò a morte. Per prima cosa, prenderò il suo cane e lo sbudellerò davanti a lei, poi le farò la festa e la pugnalerò a morte» 31. Cobain non riuscì mai ad uccidere la Hirschberg con le sue mani, ma continuò ad alimentare il suo odio criminale verso di lei fino alla fine della sua vita. Infatti, anziché ucciderla con le proprie mani, Cobain cercò di farlo evocando le forze di Satana tramite la magia nera. Spiega Sandford:

 

«Poco prima della sua morte, Cobain si immerse in calcoli elaborati, con l'aiuto di un libro sui numeri magici, per determinare una formula per scagliare una "maledizione contro la puttana"» 32.

 

Cobain, l'uomo pieno di odio

 

I pensieri criminali di Cobain andarono ben oltre l'idea fissa di assassinare Lynn Hirschberg, e si estesero persino a sua moglie. Ad un certo punto, si dovette intervenire per impedirgli di uccidere Courtney Love 33. Inoltre, Cobain nutriva un avversione feroce per l'umanità in generale. La Sacra Scrittura ci ricorda che Satana è omicida fin dal principio. Come suo padre, il diavolo, Cobain covava un odio così profondo per tutta l'umanità da giungere a dichiarare che «se fosse per me, si potrebbe sparare al 99% dell'umanità», e che avrebbe salvato solamente «una o due persone» 34.

 

kurt cobain

 

Nella lettera che scrisse prima di suicidarsi, egli annotò: «Sono diventato pieno di odio verso tutte le creature umane in generale» 35. Cobain mostrava questo odio anche verso molti dei suoi fans sputando su di loro durante i concerti e offendendoli con termini spregiativi. Tuttavia, il danno arrecato ai suoi fans con gli sputi e con le offese è ben poca cosa.

 

Il vero danno che causò a molti loro fu quello di spalancare lo stesso percorso di autodistruzione che aveva scelto e messo in pratica. La sua assoluta malvagità esibita sul palcoscenico e la disperazione che comunicò attraverso la sua musica causarono alle anime un danno incalcolabile che sarà compreso nella sua totalità solo nel Giorno del Giudizio quando sarà di fronte all'Eterno a rendere conto della sua vita. In realtà, la filosofia di Cobain era interamente crowleyana: «Fa ciò che vuoi, questa sarà tutta la legge».

 

kurt cobain

 

Sandford, uno dei suoi biografi, afferma che «Cobain mancava di qualsiasi cosa che assomigliasse ad un'etica personale» 36. Nello stesso spirito di Crowley, Cobain rifiutò una morale assoluta, respinse l'autorità di Dio sulla sua vita e fece di Satana la sua guida suprema. Da parte sua, Satana lo favorì, perché fu attraverso il satanismo che Cobain riuscì a raggiungere il successo che aveva chiesto così insistentemente. L'alleanza di Cobain con le forze spirituali del male, aizzate contro le persone che odiava, ha soddisfatto l'odio che regnava nella sua mente.

 

Da un lato fu capace di sperimentare per un certo tempo il successo che aveva chiesto così insistentemente - benché in modo artificiale - e dall'altro fu in grado di sguinzagliare le potenti forze distruttive attraverso la sua musica sulla tanto detestata razza umana. Per Cobain era importantissimo minare anche il più piccolo residuo di fondamenta morali, che vennero infatti spazzate via in molti di coloro che furono iniziati al suo stile musicale. Sandford ci dice che i Nirvana utilizzavano la loro musica come uno strumento di «sovversione dei valori tradizionali»:

 

«I Nirvana e la nuova fauna rock di Seattle misero in mostra un certo numero di atteggiamenti e di gusti, inclusa una forma di esoticità incentrata sul punk, un'apatia pubblica, un disinteresse per il lavoro, il culto del femminismo e la sovversione dei valori tradizionali per mezzo della musica» 37.

 

nirvana

Sopra: i Nirvana.

 

Anche l'atteggiamento favorevole di Cobain verso il femminismo fu tradito dalla sua mancanza di sensibilità e dal suo modo assolutamente brutale di trattare le donne. Così una ragazza descrive la sua esperienza con Cobain:

 

«Kurt mi infilò brutalmente la mano tra le gambe. Fu terribile. Ansimava come un cane e schiumava dalla bocca. Io gli gridai di fermarsi e lui si mise a ridere. Con una mano mi scagliò contro il muro e con l'altro mi afferrò. Se l'altra coppia non fosse tornata, mi avrebbe sicuramente stuprato» 38. La stessa giovane prosegue dicendo: «Per quel che mi riguarda, tutte le storie che girano su "Kurt il femminista" sono uno scherzo di cattivo gusto. Lui odia le donne. Chi fa ciò che lui mi ha fatto non ha diritto ad alcun rispetto» 39.

 

stupro

 

Racconti simili riguardanti il suo atteggiamento e il suo comportamento brutale verso le donne non sono isolati, ma assai numerosi. Cobain era una persona diabolicamente perversa che spesso tormentava persino gli altri membri della sua band. Molti di quelli che conobbero Cobain dichiararono che in lui c'era qualcosa di incredibilmente malvagio che talvolta si manifestava anche fisicamente. Uno dei suoi coetanei che frequentò la stessa scuola di Cobain ha affermato che c'era in lui

 

«una specie di minaccia. Quando metteva in mostra questo aspetto nascosto del suo carattere, sembrava che fosse uscito dal film "L'esorcista" o da uno di quei film sul satanismo» 40.

 

Il reporter della Press Association Graham Wright ha affermato che «Kurt passava dal Dottor Jekyl a Mister Hyde nello spazio di un minuto» 41. Questo genere di manifestazioni non dovrebbe stupirci visto che Cobain stesso ammise - come abbiamo visto - che era disposto ad adorare Satana.

 

graham wright

 

Uno dei membri del suo gruppo lo ha descritto come uno che poteva trasformarsi in un istante da un tipo indifferente in un «piccolo Hitler». Un'altra persona disse che stare con lui era come «vivere con il diavolo» 42. Tutte le stravaganze di Cobain non erano semplicemente una messa in scena, ma parte di quella triste tragedia che fu la sua vita. Ciò è rafforzato dal fatto che, talvolta, queste manifestazioni demoniache conducono all'autolesionismo e anche ai tentativi di suicidio.

 

Bruce Pavitt, comproprietario della Sub Pop Records (la prima etichetta dei Nirvana), racconta che durante un concerto a Roma, Cobain quasi si suicidò sul palcoscenico:

 

«Dopo quattro o cinque canzoni, Kurt smise di suonare, posò il microfono e disse che voleva buttarsi dal palco. I grossi buttafuori si eccitarono, e implorarono Cobain di buttarsi giù. E lui disse: "No, no, voglio solo tuffarmi". Era realmente giunto al suo limite. La gente vide quest'uomo che dondolava letteralmente davanti a loro e che avrebbe potuto rompersi l'osso del collo se non lo avessero afferrato» 43.

 

bruce pavitt

 

 Sandford preferisce narrare questo bizzarro incidente presentando Cobain come un animale da palcoscenico:

 

«Per un quarto d'ora Cobain si arrampicò sui travetti, si aggrappò alle tende, dondolò da un faretto e, come una scimmia, gridò alla folla. Secondo Azerrad, Kurt mise in agitazione il backstage, dove i tecnici stavano chiedendo al loro tour manager se Kurt aveva rotto dei microfoni. Kurt afferrò entrambi i microfoni, li gettò a terra e iniziò a calpestarli fino a romperli. Poi disse: "Ora sono rotti". In seguito, Cobain annunciò che stava lasciando il gruppo, "urlò come una bestia" a Channing, e infine scoppiò in lacrime» 44.

 

Dopo il suo suicidio, Courtney Love disse che «Kurt aveva un sacco di fottuti demoni interiori, una grande fragilità ed era un tipo molto disturbato». Afferma Sandford nella sua biografia: «Era un diffidente, un uomo dotato di una personalità aggressiva, sempre in lotta con i demoni che lo guidavano e lo tormentavano» 45.

 

La triste ironia fu che le forze demoniache che gli cambiarono la vita spianandogli sempre più la via della fama e del successo furono le stesse forze che più tardi lo spinsero a togliersela. Il manager dei Nirvana Danny Goldberg afferma che «Kurt fu visitato da innumerevoli medici e terapisti» 46. Purtroppo, nessun strizzacervelli è in grado di esorcizzare le forze demoniache. Se Cobain non fosse stato una rockstar, probabilmente sarebbe stato rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Ma trattandosi di una gallina dalle uova d'oro per i discografici, fu usato da loro, come del resto venne sfruttato dal diavolo.

 

danny goldberg

 

E tuttavia, è vero anche il contrario, visto che per realizzare i proprî sogni Cobain si servì sia del diavolo che dei discografici. Ma Cobain si ingannava credendo che l'unico modo per poter sfuggire al potere del mondo demoniaco che lo tormentava fosse quello di spegnere il proprio cervello. Purtroppo, l'unico che odiava più dell'umanità era Dio, al quale non si rivolse mai. Cobain nutriva un odio supremo per ogni autorità, specialmente per quella di Dio. è ciò che abbiamo dimostrato all'inizio di questo scritto.

 

Il destino del dannato

 

Molti considerano un'ironia della sorte che il leader di un gruppo di nome «Nirvana» abbia posto fine alla sua triste vita suicidandosi. Ma come ha scritto Gina Arnold, autrice di Route 666: On the Road to Nirvana («Strada 666: la strada che porta al nirvana»), «la gente parlava del meraviglioso senso ironico di Kurt Cobain. In realtà, non c'era nessuna ironia». Io andrei oltre e direi che non c'è mai stato alcun nirvana.

 

gina arnold - route 666 the roads to nirvana

Sopra: Gina Arnold e il suo libro

Route 666: The Roads to Nirvana.

 

In primo luogo, il nirvana non è mai stato veramente il cielo. Per gli induisti, il nirvana è il paradiso. Si tratta di un paradiso contraffatto, concepito per vincolare le persone ai milioni di dèi-demoni induisti che vengono adorati in India anche ai nostri giorni. Cobain e la sua musica avevano subito diverse influenze orientali. Dalle ingannevoli melodie induiste ai riferimenti di Cobain nel corso delle interviste al karma, alla reincarnazione, ecc...

 

Come molte altre rockstar prima di lui, Cobain ha continuato a presentare al mondo Occidentale quegli stessi concetti illusori che hanno avvelenato l'India e hanno distrutto la vita di centinaia di milioni di induisti nel corso dei secoli. Non c'è affatto alcuna ironia. In realtà, il concetto di nirvana di Cobain era l'inferno. Così Crisafulli commenta il concetto di nirvana di Cobain così come lo espone nel brano Paper Cuts, una brano dall'album Bleach (Sub Pop Records 1989):

 

«Il protagonista del brano sembra cantare che ha trovato il proprio "nirvana" e che ora si trova in uno stato di felicità, in un luogo in cui tutte le necessità sono soddisfatte e non ci sono più preoccupazioni. Ma ad attento osservatore non può sfuggire che il protagonista è semplicemente diventato pazzo ed è finito in un'immonda cella carceraria» 47.

 

nirvana - bleach

Sopra: la cover dell'LP Bleach.

 

Anche se il soggetto della canzone di Cobain non ha alcuna alternativa alla sua condizione (questo brano è in parte basato sull'esperienza di quei bambini che vengono torturati e chiusi in un armadio), Cobain scelse di morire mettendo fine ad un'esistenza piena di droghe, di odio, di vandalismo, di sacrilegi e di adorazione satanica.

 

Cobain era solamente troppo consapevole che la sua vita era ormai un nirvana induista, un'illusione dopo tutto. Questo, forse più di qualsiasi altra cosa, contribuì al suo stato di vuoto assoluto e al suo aspetto disperato che era diventato fin troppo evidente persino ai suoi occhi e che gli stava sempre di fronte. Una faccia che ben presto avrebbe spazzato via con un colpo di fucile da caccia per fuggire dalla persona che era divenuto. Anche in questo non c'è nulla di ironico; il concetto di nirvana include la fine dell'esistenza.

 

Il Webster’s New Twentieth Century Dictionary fornisce questa definizione di nirvana: «Nell'induismo, il nirvana è lo spegnimento, o l'estinzione, della fiamma della vita; il ricongiungimento con Brama» 48. Cobain volle semplicemente «Cease to Exist»Cessare di esistere»), per usare il titolo di un brano di Charles Manson che i Beach Boys decisero di inserire in un loro album. Tale concezione è parte del New Age, i cui insegnamenti vennero importati in Occidente da molti gruppi rock fin dagli anni '60.

 

charles mason - beach boys

Sopra: il pluriomicida Charles Manson e i Beach Boys.

 

Anche se molti di loro promisero un'illuminazione e una Nuova Era, il frutto di tale insegnamento condusse unicamente alla distruzione e alla dannazione eterna. Poiché Cobain considerava il nirvana un inferno vivente sulla terra, capì che il concetto spirituale aveva a che fare con la fine dell'esistenza. Il nirvana di Cobain non era un percorso di beatitudine eterna o la cessazione assoluta dell'esistenza, ma una strada che conduce attraverso i numerosi cancelli dell'inferno. Come ha insegnato Cristo, un uomo è in grado di distruggere unicamente il proprio corpo, ma solo Dio può punire il corpo e l'anima nell'inferno (Mt 10).

 

Cobain, che voleva essere unicamente una rockstar, dichiarò: «Preferirei vivere in uno stato di coma, essere risvegliato solo per andare sul palcoscenico, suonare e ritornare nel mio piccolo mondo» 49. Cobain disse di non nutrire alcun interesse per «i semplici piaceri», per le «cose inutili» di cui discutono le persone, e che «piuttosto vorrei essere addormentato» 50.

 

kurt cobain

 

Cobain, il leader del movimento grunge, si sedette a scrivere la lettera di commiato nella sua casa, dove, diversamente da prima, nessuno attorno a lui sarebbe riuscito a trattenerlo. Egli indirizzò quest'ultima lettera a Boddah, il suo «amico» invisibile 51. Sembra che una delle ragioni per cui si suicidò era che il diavolo non lo stava più ispirando a livello musicale. In questa sua ultima lettera scrisse: «Non provo più emozioni nell'ascoltare musica e nemmeno nel crearla, nel leggere e nello scrivere da troppi anni ormai».

 

Sandford ha scritto: «Nella sua ultima lettera, Cobain era disperato perché la sua musa lo aveva abbandonato» 52. Questo è stato il modus operandi di Satana fin dall'inizio e attraverso tutta la storia del rock. Il diavolo scova quei cuori solitari che sono in cerca di fama, di essere riconosciuti, di essere accettati, di ricchezza, di potere, e li usa per la sua gloria perversa per poi sputargli addosso e abbandonarli per tutta l'eternità.

 

Spesso la Sacra Scrittura ci mostra che queste persone diaboliche finiscono per essere istigate al suicidio. Dopo che Satana aveva spinto Giuda e l'aveva usato per tradire Cristo, lo abbandonò a se stesso nella più cupa disperazione, e il denaro ricevuto dal Sinedrio divenne il tremendo promemoria del suo tradimento.

 

Giuda finì per impiccarsi e le sue viscere uscirono dal suo ventre e finirono per terra. Anche re Saul fu tormentato da uno «spirito maligno». Anche lui giunse a suicidarsi. Nei Vangeli vediamo che Satana non solo ha cercato inutilmente di spingere Gesù al suicidio, ma Gesù stesso ha liberato un giovane posseduto da uno spirito malvagio che spingeva questo giovane a gettarsi nel fuoco per distruggersi.

 

lettera di cobain

Sopra: l'ultima lettera scritta a Boddah,

l'amico immaginario di Cobain.

 

Gesù liberò dalla possessione anche un uomo che viveva tra le tombe di Gerasa. I demoni che possedevano quest'uomo lo spingevano a tagliarsi ripetutamente. Dopo che Gesù lo liberò, la legione di spiriti diabolici che abitavano in lui finì in una mandria di maiali che si gettarono in mare affogandosi. Satana odia tutta l'umanità, inclusi quelli che stupidamente divengono i suoi schiavi.

 

Gesù Cristo liberò l'uomo di Gerasa espellendo gli spiriti maligni che vivevano in lui e ripristinò la sua salute mentale. Purtroppo, Cobain non accettò la liberazione dalla sua terribile schiavitù satanica offerta da Cristo. Come possiamo vedere, Satana ha ispirato l'autolesionismo e il suicidio molto prima che Iggy Pop, i Sex Pistols e Marilyn Manson calcassero le scene.

 

Malauguratamente, attraverso i mass media e un certo rock, Satana ha potuto ispirare milioni di giovani impressionabili spingendoli all'autodistruzione o all'autolesionismo. Inoltre, Satana è ben consapevole del fatto che una rockstar morta lascia il suo segno indelebile su di un'epoca molto di più di una vivente.

 

Anche Jimi Hendrix (1942-1970), che ammise di essere posseduto da un demone, fu ingannato dalla bugia satanica secondo cui è meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente. Disse Hendrix poco prima della sua morte prematura: «è divertente il modo in cui tante persone amano la morte. Una volta che sei morto, puoi andare verso la vita».

 

iggy pop - jimi hendrix - marilyn manson

 

La scelta di Cobain di «abortire Cristo» e di «adorare Satana» ha dato luogo ad un successo transitorio, che ora suona eternamente vuoto se paragonato al grande disegno. La vita di Cobain è stata meno di un scintilla di tempo rispetto all'eternità. Ora Cobain deve pagare il Grande Pifferaio. Peggio, Cobain deve affrontare la collera eterna di Dio che non si lascia beffare (Gal 6, 8).

 

Cobain era consapevole del fatto che la sua vita lo aveva reso drammaticamente simile ad un altro chitarrista mancino di Seattle, Jimi Hendrix. Come Cobain, Hendrix morì all'età di 27 anni. Cobain capì che la sua morte era ineluttabile, che non c'era via d'uscita, e che il tempo a disposizione era terminato.

 

Ad un certo punto, le potenze demoniache smisero di trasmettere a Cobain le melodie con cui egli incantava potentemente le masse di adolescenti che lo adoravano come un dio. Cobain giunse al tedio insopportabile. Sandford immagina la scena poco prima del suicidio:

 

«Un tossicodipendente milionario è seduto nella sua stanza da solo di fronte ai demoni e alle vestigia della sua giovinezza, e comprende che non c'è altro altro modo per esorcizzarli se non con un fucile» 53.

 

Il suicidio di Cobain non si può spiegare unicamente mediante le cause che egli stesso ha ammesso, come il senso di disperazione dovuto alla mancanza di ispirazione musicale, ma anche attraverso altri funesti fattori. Il suicidio di Cobain fu causato anche dalla spada che egli maneggiò in maniera irresponsabile nei suoi testi. Spesso, con la sua musica Cobain mostrò l'idea di suicidio alle menti fragili di tanti giovani come qualcosa di affascinante. Egli scrisse una canzone nel suo ultimo album intitolata I Hate Myself and I Want to Die Odio me stesso e voglio morire»).

 

Nel suo LP In Utero (1993 DGC Records), Cobain canta: «Look on the bright side is suicide»Guardare le cose con chiarezza è il suicidio»). Cobain cantava anche in Stay Away: «Monkey see monkey do/ I don’t know why I’d rather be dead than cool» («La scimmia vede la scimmia fa/ Non so perché preferirei essere morto piuttosto che eccezionale»). Le stesse forze demoniache che hanno spinto Cobain a togliersi la vita, lo hanno usato affinché scrivesse testi che incoraggiassero la gioventù impressionabile e depressa a fare la stessa cosa.

 

nirvana - in utero

Sopra: cover del CD In Utero.

 

Nella sua ultima lettera risuonano gli stessi sentimenti di un'altra rockstar, Neil Young, il quale ha affermato: «Ricorda, è meglio bruciare piuttosto che svanire». Siamo così ciechi da sostenere che queste parole non hanno influenzato i suoi fans? In questo caso, una rockstar ha glorificato la morte citando il testo di un'altra rockstar.

 

neil young

 

La prima canzone che Cobain imparò a suonare con la chitarra fu Back in Black («Indietro nel nero») degli AC/DC. Cobain terminò la sua vita e la sua carriera con le parole dal testo di Into the Black di Neil Young. Purtroppo, dopo il suicidio di Cobain, molti ricordarono le sue parole. Dopo che aveva scritto «monkey see monkey do/ I don’t know why I’d rather be dead than cool», ci fu un'ondata di suicidi di giovani che avevano seguito le sue orme. Il fan dei Nirvana Daniel Casper, al ritorno dalla veglia funebre di Cobain, si uccise con un colpo di pistola alla testa.

 

kurt cobain - suicidio

Sopra: due scatti in cui Kurt Cobain simula il suicidio.

 

Un altro fan sedicenne si chiuse nella sua stanza, e mentre ascoltava la musica dei Nirvana si sparò un colpo in testa. Purtroppo, tali esempi potrebbero essere moltiplicati. Andy Rooney (1919-2011), ex conduttore televisivo, ha detto: «Quando il portavoce della sua generazione si spara in testa, cosa immaginate che pensi questa generazione»? 54. Donna Gaines ha ammesso in Cobain, un libro edito dai redattori di Rolling Stone:

 

«Il suicidio degli adolescenti era una categoria virtualmente inesistente prima degli anni '60, ma tra il 1950 e il 1980 essa è quasi triplicata. Se nel suo insieme l'America era una delle nazioni con meno suicidi, durante gli anni '80 le persone sotto i trent'anni sono drammaticamente divenute le più a rischio. Se i tentativi più frequenti di suicidio si registrano tra gli adolescenti - si calcola circa 400.000 all'anno – le attuali percentuali di suicidio sono molto più elevate tra gli individui sotto i vent'anni» 55.

 

andy rooney - donna gaines

 

Rolling Stone dovrebbe trovare in questi dati un indizio, o almeno ammettere l'ovvietà. Le percentuali di suicidio hanno iniziato ad aumentare vertiginosamente con l'avvento della musica rock negli anni '50 e '60. Non è una coincidenza che mentre il suicidio tra gli anziani è leggermente diminuito negli anni '80, nella stessa decade è schizzato alle stelle quello degli adolescenti che si sono immersi nell'heavy metal o nel punk rock, stili che troppo spesso hanno celebrato le «virtù» demoniache del suicidio. L'evidenza sta di fronte a Rolling Stone.

 

Infatti, il titolo di questa sezione del loro libro su Cobain è intitolata Suicidal Tendencies («Tendenze suicide»), che è anche il nome di un gruppo punk metal degli anni '80. E tuttavia, Rolling Stone ha costruito la sua fortuna sulla promozione di molti di questi gruppi che hanno ispirato solo Dio sa quante migliaia di suicidi. Cobain permise agli spiriti demoniaci che lo tormentavano di influenzare le masse attraverso di lui. Scrisse un commentatore:

 

«Questa è solo la piccola e triste storia di un ragazzo che da vivo non si è mai sentito a suo agio, che ha trasmesso questa urlante inquietudine ai suoi fans durante i suoi concerti, e che alla fine si è sparato» 56.

 

suicidal tendencies

Sopra: il logo del gruppo

punk Suicidal Tendencies.

 

Nella sua ultima lettera, Cobain scrisse: «Non posso sopportare l'idea che Frances (la figlia) diventi una miserabile, una rocker autodistruttiva come me». Fortunatamente non lo è diventata, ma il suicidio del padre non è stato certamente l'esempio migliore. La frase «è meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente» è da incoscienti ed è inescusabile in un padre che vorrebbe preservare dalla stessa sorte la figlia. Che ne sarà di tutti i milioni di figli e di figlie di altri genitori, che a causa sua e di altre rockstar devono sopportare la vista di adolescenti che crescono seguendo l'esempio di Cobain?

 

Se avesse avuto una coscienza, avrebbe dovuto disperarsi per il danno arrecato e per l'influenza satanica che aveva sui suoi fans. Mentre le droghe e il sonno possono permettere ad un individuo di evadere temporaneamente dai rimorsi di coscienza, la morte porta con sè la piena coscienza che il tempo è scaduto e che si deve rendere conto a Dio della propria vita. Come molte rockstar prima di lui, Cobain pose fine alla sua esistenza al culmine di una vita divenuta infernale e volta all'autodistruzione.

 

Un fan dei Nirvana che ha tentato di dare un senso a ciò che sembra non averne e che era nell'oscurità circa la realtà spirituale ha affermato: «C'è da chiedersi se le nostre icone sono programmate geneticamente per autodistruggersi prima di arrivare ai trent'anni» 57. La madre di Cobain, Wendy O'Connor, era un po' più vicina alla verità quando lamentandosi disse: «Se n'è andato ed è entrato in quello stupido club. Io glielo dissi di non entrare in quello stupido club» 58.

 

wendy o'connor

 

Lo «stupido club», come lo ha definito la madre di Cobain, è quello di Brian Jones, di Jimi Hendrix, di Janis Joplin, di Jim Morrison e delle altre rockstar che morirono all'età di 27 anni. Anche il luciferino William Burroughs dichiarò che Cobain «ha distrutto la sua famiglia» e «demoralizzato i proprî fans» 59. Inoltre Burroughs affermò:

 

«Ciò che ricordo di lui è il colorito grigio e pallido delle sue guance. Per Kurt il suicidio non fu un atto volontario. Per quanto ne so, era già morto» 60.

 

Malinconicamente, i suoi fans sono stati ingannati dalle apparenze, hanno adorato un morto-vivente, e nella misura in cui sono stati influenzati o hanno glorificato Kurt Cobain, hanno accelerato l'atrofizzazione della loro fine. Purtroppo, le parole di Cristo a riguardo a Giuda Iscariota, che come Cobain si suicidò dopo avere tradito, sono un epitaffio appropriato a Kurt: «Sarebbe stato meglio per lui se non fosse mai nato».

 

Ma quella dichiarazione vale anche per tutti coloro che rifiutano il Signore di tutte le cose e dopo essere stati di fronte a Lui per il giudizio eterno finiscono in un'eternità senza Cristo nel lago di fuoco. Di questo lago di fuoco - nel brano Lake of Fire - Cobain canta dicendo che potrebbe essere come il 4 luglio (il Giorno del Ringraziamento).

 

è una bugia. Dio lo descrive come un luogo di eterno tormento in cui la collera divina si abbatte sul dannato che è morto in uno stato di ostilità verso Gesù Cristo. Così si espresse Brian Wilson dei Beach Boys: «Stavamo facendo stregoneria, cercavamo di fare musica stregonesca» 61.

 

kurt cobain - suicidio

L'8 aprile 1994, il corpo senza vita di Kurt Cobain fu trovato da Gary Smith, un elettricista della Veca Electric, nella serra presso il garage nella sua casa sul Lago Washington.

suicidio - kurt cobain

Sopra: un poliziotto stringe in mano il fucile

usato da Cobain per togliersi la vita.

 

Parte Prima

 

 

 

 

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Note

 

1 Traduzione dell'articolo originale «Kurt Cobain: Satan Worshipper»!, a cura di Paolo Baroni. Articolo reperibile alla pagina web

http://www.jesus-is-savior.com/Evils in America/Rock-n-Roll/kurt_cobain.htm

2 Cfr. D. Fricke, Kurt Cobain: The Rolling Stone Interview, del 27 gennaio 1994.

3 Cfr. C. Chrisafulli, Teen Spirit, Simon & Schuster, pag. 6, 1996.

4 Cfr. C. Sandford, Kurt Cobain, Carroll & Graff Publishers Inc., New York 1997, pagg. 206-207.

5 Ibid., pagg. 16, 54.

6 Cfr. N. Kent, The Dark Stuff, Ca Capo Press, New York 1994, pag. 341.

7 Cfr. C. Sandford, op. cit., pag. 42.

8 Ibid., pagg. 57, 165.

9 Cfr. M. Azerrad, «Inside the Heart & Mind of Nirvana», in Rolling Stone, del 16 aprile 1992.

10 Cfr. C. Sandford, op. cit., pag. 68.

11 Ibid.

12 Ibid., pag. 54.

13 Cfr. M. Azerrad, art. cit.

14 Cfr. C. Sandford, op. cit., pag. 172.

15 Cfr. S. Davis, Hammer of the Gods, Ballantine Books, New York 1985, pag. 237.

16 Ibid., pag. 104.

17 Cfr. C. Sandford, op. cit., pag. 255.

18 Cfr. D. Fricke, art. cit.

19 Cfr. C. Chrisafulli, op. cit., pag. 84.

20 Cfr. Mojo Magazine, settembre 1999, pag. 86.

21 Cfr. C. Sandford, op. cit., pag. 70.

22 Ibid., pag. 71.

23 Cfr. M. Azerrad, art. cit.

24 Cfr. C. Sandford, op. cit., pag. 10.

25 Cfr. N. Kent, The Dark Stuff, DA Capo Press, New York 1994, pag. 341.

26 Cfr. C. Sandford, op. cit., pag. 51.

27 Ibid., pagg. 268-269.

28 Ibid., pag. 359.

29 Ibid., pag. 15.

30 Cfr. N. Kent, op. cit., pag. 341.

31 Cfr. C. Sandford, op. cit., pag. 172.

32 Ibid.

33 Ibid., pag. 249.

34 Ibid., pag. 257.

35 Ibid., pag. 333.

36 Ibid., pag. 237.

37 Ibid., pagg. 104-105.

38 Ibid., pag. 90.

39 Ibid., pag. 91.

40 Ibid., pag. 23.

41 Ibid., pag. 246.

42 Ibid., pag. 53.

43 Cfr. M. Azerrad, art. cit.

44 Cfr. C. Sandford, op. cit., pag. 134.

45 Ibid., pag. 97.

46 Cfr. D. Goldberg, Cobain, A Rolling Stone Press Book, 1994, pag. 87. Goldberg fu l'ultimo manager dei Nirvana.

47 Cfr. C. Chrisafulli, op. cit., pag. 23.

48 Cfr. Webster’s New Twentieth Century Dictionary, pag. 1214.

49 Cfr. M. Azzerad, Come As You Are.

50 Cfr. N. Kent, op. cit., pag. 342.

51 Ibid., pag. 328.

52 Cfr. C. Sandford, op. cit., pag. 361.

53 Ibid., pag. 11.

54 Cfr. Andy Rooney, in 60 Minutes, aprile 1994.

55 Cfr. D. Gaines, Cobain, A Rolling Stone Press Book, 1994, pag. 128.

56 Cfr. Kent, op. cit., pag. 343.

57 Cfr. C. Sandford, op. cit., pag. 338.

58 Cfr. Newsweek, del 18 aprile 1994.

59 Cfr. C. Sandford, op. cit., pag. 338.

60 Ibid.

61 Cfr. Kent, op. cit., pag. 27.

 

 

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