di Elizabeth Dilling 1
Sopra: il frontespizio del trattato cabalistico Portæ Lucis («Il Cancello della Luce»), di rabbi Abraham Joseph Gikatilla (1516).
Il lettore ci scuserà se insistiamo sull'argomento della Kabbalah pubblicando un altro articolo, ma ci preme che chi si accosta allo studio delle origini dell'occulto comprenda la grandissima influenza esercitata sullo sviluppo di quest'ultimo dal misticismo ebraico. Come abbiamo già detto in un precedente articolo, la Kabbalah costituisce l'ossatura portante e la base dottrinale di tutte le forme di esoterismo. Leggendo gli articoli presenti nella sezione consacrata alla Massoneria, e in particolare lo studio di Padre Giantulli, si rimane impressionati dalle fortissime analogie esistenti tra gli insegnamenti naturalisti impartiti nelle Logge di ogni obbedienza e quelli dei rabbini cabalisti. Ma ancora più spaventosa è l'amara constatazione della rovina del popolo che un tempo Dio aveva scelto tra tutte le nazioni.
Accecati dalla superbia e dall'invidia, i capi spirituali del giudaismo, dopo aver rifiutato la messianicità e la divinità di Gesù Cristo, ampiamente testimoniate dalle Scritture in loro possesso, a partire dalla Diaspora (70 d.C.), hanno iniziato ad elaborare una nuova religiosità che di fatto è la negazione totale del giudaismo mosaico, corrompendo non solo la lettera e l'interpretazione dell'Antico Testamento, ma sostituendo la legge di Mosè con il Talmud e con la Kabbalah, che altro non è se non un'amalgama blasfema di panteismo pagano, di pratiche superstiziose e di gnosticismo. Il Dio che ha parlato dal roveto ardente a Mosè, «Io sono Colui che è» (Es 3, 13), l'Essere per eccellenza che ha trasmesso l'esistenza a tutto ciò che esiste, e che ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza (Gn 1, 26), viene dunque spogliato di tutte le Sue infinite perfezioni e ridotto ad una massa informe priva di attribuiti e qualità, alla quale i cabalisti, tramite la magia teurgica, possono attingere ogni potere per giungere all'autodeificazione, sunto e mèta di ogni forma di satanismo.
L'esistenza di un mondo spirituale e di entità malefiche è menzionata in tutta la Bibbia. Cristo esorcizzò numerosi posseduti da spiriti maligni. Ciò nonostante, vi è una rigida ed irremovibile regola: bisogna letteralmente lasciarli stare, senza invocarli o comunicare con loro. È ovvio che entità spirituali possano facilmente eludere i limitati poteri dell'uomo. «Non avrai altro Dio all'infuori di me», recita il Primo Comandamento. Dio disse a Mosé: «Non ti prostrerai davanti a loro (agli idoli) e non li servirai» (Es 20, 3).
Laddove la Bibbia rappresenta Dio come l'Intelligenza Suprema, Creatore e Signore, i concetti pagani e atei dell'ebraismo riconoscono il panteismo. In altre parole, c'è una grande essenza naturale, al di fuori della quale le vite individuali errano ciecamente senza direzione. Il «pan» (la natura) «teismo» (relativo al divino) afferma che la summa della natura è Dio. L'uomo diventerebbe l'onnipotente «dio» luciferino. È predetto in varie profezie bibliche che l'Anticristo incarnerà tale concetto 2. La Universal Jewish Encyclopedia (del 1943), alla voce «Kabbalah», riporta:
La Kabbalah ebraica comprende una vasta letteratura sulla magia e sullo spiritismo basati su mero panteismo.
La Kabbalah, altrimenti detta Kabbalah, significa «tradizione», quella propria del paganesimo di Babilonia, degli egizi e di altri filosofi pagani, compendiata nella religione ebraica.
Il ramo hassidico dell'ebraismo è specializzato nella Kabbalah. Ci viene riferito che, nella seconda metà del XIX secolo, circa metà di tutti gli ebrei erano cabalisti. Il termine «hasidismo», così come tanti altri termini talmudici, possiede diverse dizioni: «chassidismo», con la «c» e la doppia «s», e «hassidismo», con la «h» e la doppia «s». Entrambe le edizioni della Jewish Encyclopedia (del 1905 e 1943) usano tuttavia la prima delle due dizioni. Hassidismo è la denominazione di un movimento religioso afferente al talmudismo «che si affermò su quasi metà delle masse di ebrei». Il suo principale promotore fu Israel Ba'al Shem Tob (abbreviato in Besht).
Nacquero dinastie a titolo ereditario di capi hassidici, taumaturghi, veggenti, medium e guaritori che impiegarono l'ebbrezza etilica, il canto e la danza per creare stati di «estasi». Il male veniva giustificato se impiegato come catarsi. Gershom Scholem (1897-1982), capo del Dipartimento di Misticismo Ebraico della Hebrew University della Palestina, nel suo libro di conferenze 4 tenute nel Jewish Institute of Religion di New York, del comunisteggiante rabbi Stephen Wise (1862-1949), elogia Ba'al Shem Tob, l'«evangelizzatore» dell'hassidismo del XVIII secolo.
Così fece pure rabbi Louis Finkelstein (1895-1991), direttore del Jewish Theological Seminary of America, nell'opera The Pharisee. Scholem definisce Ba'al Shem Tob «un vero Ba'al Shem, meritatamente [...] un maestro del cabalismo pratico e un mago» 5.
Egli conclude il libro affermando che il misticismo ebraico deve ancora giocare il suo ruolo più importante. Questo passo coincide sicuramente con i riferimenti biblici ai prodigi operati dall'Anticristo su ordine di Satana 6. La Universal Jewish Encyclopedia, alla voce «Hassidismo», afferma che esso «non ha portato nessun rinnovamento nella religione ebraica» 7. Ecco un'altra citazione dalla Jewish Encyclopedia del 1905:
Il panteismo è il più antico tra i concetti pagani che designa Dio come il compendio della natura. La summa della totalità della natura in «dio» conferirebbe all'uomo conoscitore di taluni segreti di governare il tutto. Nell'hassidismo ebraico, «Ba'al Shem», o «Maestro del Nome», viene chiamato il santo o zaddik che, secondo la Universal Jewish Encyclopedia,
La Kabbalah costituisce membra e sangue dell'ebraismo talmudico, che è esso stesso paganesimo dal principio alla fine. Esso utilizza a mò di «sepolcro imbiancato» l'Antico Testamento per celare la negazione di ogni legge morale in esso presente esortando ogni forma di pratica occulta e demoniaca, quelle pratiche che proprio nelle Sacre Scritture veterotestamentarie erano esecrate come abomini. La Kabbalah possiede due aspetti: uno teoretico e uno pratico o teurgico (la realizzazione dei miracoli).
Il «dio» della Kabbalah è l'«En Sof», lo sconosciuto e imperscrutabile mare della mente o materia dalla quale ogni creazione emergerebbe. Dice la Jewish Encyclopedia:
Mosè Maimonide (1138-1204), detto anche Rambam, perno del talmudismo medievale,
Pitagora (575-490 a.C.) era un mago pagano che costruì una dittatura per mezzo della creazione di una cortina di ferro, e che attribuì potere creativo a lettere e numeri proprio come la Kabbalah.
Le «dieci intelligenze» del pagano Aristotele (384-322 a.C.), ossia il Sole, la Luna e i sette pianeti, ciascuno governato da uno Spirito Sovrano che regge il funzionamento dell'Universo secondo complicate carte astrologiche del tempo, coincidono biunivocamente con i «dieci Sefirot» della Kabbalah teoretica. Tre triadi, genitore maschile e femminile e la loro progenie, con l'aggiunta del tutto o En Sof, formano un disegno rappresentante ogni condizione della vita e ogni qualità dalla A alla Z. Il sesso costituisce il Re e la Regina glorificati. L'anima trasmigrerebbe attorno ad essi e di nuovo verso la sconosciuta e imperscrutabile fonte, l'En Sof, in una condizione di nirvana, o annullamento, come nell'induismo.
Vi sono «dieci classi di angeli, alla presidenza dei cui capi siede Metatron, che fu mutato in fuoco» 12. Metatron è l'Entità Spirituale Sovrana di questo universo e dell'ebraismo talmudico, collegato al dio Sole (da altri chiamato Mithra). I dieci Sefirot, o intelligenze della Kabbalah, sono designati come entità maschili e femminili della procreazione: «Kether» o «Corona» o «Io sono», emana il «potere virile o mascolino», da cui «il potere passivo o femminile [...] nell'unione con il potere virile [...] si riproduceva».
Cosicché i Sefirot maschili e femminili si rigenerano: «Perciò, ogni triade è dotata di forza, controforza e del proprio legame connettivo: letteralmente, agenti passivo e attivo e la loro combinazione» 13. «Essi erano tutti combinati nell'"Adam Kadmon” (l'Uomo Primordiale)» 14. Nell'opera The Kabbalah 15, oggetto di ulteriore approfondimento da parte di Isaac Ginzburg 16, viene esposta la dottrina fondamentale della Kabbalah: «Dio è illimitato nella sua natura. Egli non ha né volontà, né intenzione, né desiderio, né pensiero, né pulsione, né azione» 17.
Sopra: l'Adam Kadmon.
Di seguito: «Egli (Dio) non può essere carpito e rappresentato; per questa ragione è denominato "En Sof", come se in un certo senso egli non esistesse» 18. Segue la descrizione delle emanazioni autogene, i «Dieci Sefirot» e «i diversi mondi che si sono evoluti gradualmente e in successione. Questi mondi in evoluzione sono la splendente e manifesta immagine dei proprî progenitori, i Sefirot, che reggono tutto quanto».
I Sefirot creano le anime e le anime devono risalire alla fonte «dalla quale sono state emanate [...]. Allora la creatura non sarà distinta dal Creatore» 19. Continua la descrizione: «L'anima governerà l'Universo: essa comanderà, e Dio le obbedirà» (pagg. 145-146).
Considerando la distinzione fra brahamini e intoccabili nelle caste dell'induismo, e le differenze proprie del talmudismo fra gli «asini» gentili - che non godono dello status di essere umano, siano essi vivi o morti - e gli ebrei invece «umani», sarà facile definire i ruoli tra chi dovrebbe governare e chi invece obbedire, in una visione di Dio ridotto ad una massa indefinita, mera essenza e fonte dalla quale l'uomo attinge e plasma a suo piacimento. Ecco cos'è rimasto dell'antico monoteismo ebraico!
Due qualità dominano la Kabbalah teoretica ebraica. Ogni attributo di intelligenza, conoscenza, amore o controllo è sottratto al Dio biblico e ridistribuito fra le entità spirituali, che, come nel paganesimo, erano invocati come «altri dèi», così sovente deprecati dai Profeti. Quest'atto di alienare Dio dalla Sua intelligenza riducendolo a massa di «essenza autoinfusa» - l'En Sof - altro non è che panteismo (il compendio della natura come Dio, senza alcun Essere supremo).
Denominato «emanazione» dalla Kabbalah ebraica, «immanenza» dal talmudista Baruch Spinoza (1632-1677), o «la vera dimensione dell'ideale ugualmente definita sia dalla Kabbalah che da Hegel» 20, o «materialismo dialettico» da Karl Marx (1818-1883), il sunto è lo stesso vecchio concetto ateistico della natura in attesa di essere dominata dall'essere umano. Il dio luciferino è sempre l'uomo. La grande eresia dello gnosticismo, che quasi spazzò via il cristianesimo dalla Terra nei primi secoli, è - per ammissione - cabalistica.
E l'idea gnostica e cabalistica dell'inesistenza del male rivive oggi nella Christian Science («Scienza Cristiana») 21, che non ha nulla né di cristiano né di scientifico, ma in compenso costituisce un grande polo d’attrazione per centinaia di ebrei che, come espressamente riportato dalla Universal Jewish Encyclopedia, possono essere christian scientists senza dover rinnegate il loro talmudismo. Sempre la stessa opera afferma: «Così come il divino possiede una reale essenza, il male è ciò che non possiede essenza, l'irreale o entità apparentemente reale» 22. Ancora: «Il male, secondo la filosofia cabalistica, è inesistente, anticipando così la Christian Science» 23.
Qualsiasi espediente per detronizzare Dio e insediare al suo posto l'anima dell’individuo è utilizzato dai cabalisti ebrei.
Ma la pratica cruenta del tracciare cerchi per circoscrivere lo spazio agli spiriti, di cavare gli occhi ai galli, di scuoiare gli agnelli gettandone il sangue tutt'intorno al fine di eseguire strani incantesimi atti a richiamare gli spettri dei defunti, come vietato dalle Sacre Scritture, vengono celati come parte di una tradizione «esoterica» e segreta, affidata alla custodia dei cosiddetti Ba'al Shem ebraici.
La reincarnazione o trasmigrazione delle anime è una dottrina comune nella Kabbalah. Alla voce «Trasmigrazione delle anime», la Jewish Encyclopedia dichiara che se fallisce nell'intento di «lavare» un demone dalle mani, l'uomo può trasformarsi in un fiume. Tale teoria è causa di grande degrado nell'induismo.
Nella Kabbalah, ogni anima corrisponde ad un dato particolare anatomico dell'Universo dell'Adam Kadmon, alcuni dei quali sarebbero organi «inferiori», e altri organi «superiori». Il dibbuk, o spirito da cui si è posseduti, può essere espulso unicamente da un taumaturgo Ba'al Shem, come è stato menzionato di recente (1955) dalla letteratura ebraica quando uno di essi fu presumibilmente visto durante l'abbandono del corpo che, sotto coercizione, lo ospitava.
Tutta la stampa ebraica riportò l'evento. Un documentario recente ha illustrato un rituale induista nel quale - vista orribile - una capra veniva dissanguata tramite una pugnalata. Il rituale era collegato a Kali,
Per quanto concerne il sesso, lo squallore, il maltrattamento degradante delle ragazzine e delle donne di basso rango sociale, e ovviamente la suddivisione in caste, l'ebraismo e l'induismo sono strettamente assimilabili. Se l'appagamento sacrificale degli spiriti è tenuto segreto nel giudaismo e manifesto nell'induismo, il sistema delle caste, che nell'induismo raggiungono con le sottocaste le duemila unità, è molto più semplificato nel giudaismo, nel quale ne compaiono solo due: gli umani e gli animali, ossia gli «ebrei» e i «non ebrei», i «brahamini» o semidivini ebrei, e gli «intoccabili» (perché impuri) non ebrei.
Lo Zohar («Libro dello Splendore») è stato tradotto in diversi e consistenti tomi. Esso è molto più pornografico nell'accezione più degenerata, se possibile, del Talmud stesso. Lo Zohar è un testo attendibile. Come il Talmud, esso persegue l'annullamento di tutti i significati letterali della Bibbia. Ciò si realizza in esso per mezzo dell'allegoria.
Sopra: lo Zohar.
Se i «savi» del Talmud forniscono sempre lo schermo di valore «sublime» al proprio rovesciamento del codice morale biblico, lo Zohar è più subdolamente fuorviante, riducendo l'esistenza a puro naturalismo tramite la propria trasposizione in linguaggio sessuale al fine di deificare l'uomo. Basata su metodi cabalistici, la principale dottrina dello gnosticismo era «l'armonizzazione» degli opposti detta «sincretismo».
Sopra: il Talmud.
Per mezzo di essa, il nero può essere benissimo rappresentato come bianco. Che Lucifero si manifesti sempre come un angelo di luce è realtà biblica: «Ciò non fà meraviglia, perché anche Satana si maschera da angelo di luce. Non è perciò gran cosa se anche i suoi ministri si mascherano da ministri di giustizia; ma la loro fine sarà secondo le loro opere» (2 Cor 11, 14-15). La Kabbalah ha gettato le basi dello gnosticismo che ritrova oggi espressione in organizzazioni come la National Conference of Christians and Jews («Conferenza Nazionale degli Ebrei e dei Cristiani»), che inganna l'ignaro pubblico circa la possibilità di una «fratellanza tra Cristo e l'Anticristo».
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Sopra: la Jewish Encyclopedia.
La Jewish Encyclopedia del 1905 afferma riguardo dello Zohar: «Esso contiene una completa teosofia cabalistica», definendolo «non opera di un singolo autore», nel sottotitolo del quale è menzionata la stretta connessione con l'induismo: «È necessario accertare dove e quando gli ebrei familiarizzarono intimamente con la filosofia induista, la quale più di ogni altra corrente esercitò un'influenza sullo Zohar», ponendo nelle successive pagine ulteriore enfasi a tale similarità. Il sufismo musulmano formulò anch’esso simili dottrine: «Tutte queste sètte possedevano degli scritti sacri che mantenevano nel segreto, e tali scritti costituirono probabilmente il nucleo dello Zohar».
Una sezione del libro è descritta come
Sopra: la Gematria, ossia la lettura della Sacra Scrittura applicata ai numeri.
Secondo la Jewish Encyclopedia
La stessa Jewish Encyclopedia riporta che gli ebrei
Sopra: trattato cabalistico sulla demonologia.
Come precedentemente precisato, l'En Sof è la massa chiamata «Dio», un'essenza autoinfusa priva di intelligenza, sconosciuta e imperscrutabile. La teoria darwinista dell'evoluzione, così come la teoria dell'immanenza di Spinoza, entrambe riconducibili al panteismo, sono simili trasposizioni in chiave moderna delle idee cabalistiche.
La Universal Jewish Encyclopedia chiarisce inoltre che quando numerosi teologi e filosofi presero a chiamare le teorie dello Spinoza con il loro nome legittimo - ateismo - i suoi stessi insegnanti di Kabbalah, che erano anche membri del Beth Din (il tribunale della legge talmudica) si affrettarono a scomunicarlo per evitare l'ulteriore insorgere di ostilità alla già impopolare comunità ebraica. Ciò nonostante, proprio da tale momento egli conquistò il titolo di «Spinoza il Benedetto».
Ciò gli derivò unicamente dall'aver dato voce alla Kabbalah, la reale culla della fondamentalmente ateistica religione «ebraica» (in realtà babilonese). Karl Marx, egli stesso nipote di un rabbino ebreo, conferì all'En Sof una denominazione ancor più subdolamente criptica - «materialismo dialettico-storico» - mentre il cosiddetto trionfo della rivoluzione marxista alimentata dall'ebraismo fungeva da corona alla folle teoria del salto della vita da germe a pesce, da mammifero a scimmia, e quindi da primate a uomo.
Riferisce la Jewish Encyclopedia:
Non vi è nulla di nuovo rispetto ai pagani che consultavano oracoli, indulgevano nel sesso degenerato e nell'ebbrezza al fine di adorare gli antichi dèi della sessualità proprî di tutte le civiltà pagane, nulla che essi non possedessero secoli e secoli prima. Non stupisce che le denunce operate senza parsimonia dai Profeti siano state «allegorizzate» nel nulla!
Legate generalmente allo Zohar e alla Kabbalah sono le dottrine della metempsicosi o trasmigrazione delle anime, del culto dei sette pianeti, del Sole, della Luna e dell'indefinito En Sof, ridotte a schema dalle figure dei dieci Sefirot che si spingono oltre e di nuovo indietro verso la massa, l'En Sof, altresì corrispondenti alla figura pagana delle dieci intelligenze aristoteliche (o spiriti «capo» dei corpi celesti).
Le letture di Ghershom Scholem furono archiviate dall'Institute of Judaism di New York di rabbi Wise come opere contenenti «le maggiori tendenze nel misticismo ebraico», e comparvero nella lista presente in Who's Who in World Jewry come libro di testo della cattedra di misticismo ebraico della Hebrew University di Palestina. Alcuni suoi brani, estratti dall'opera The Zohar: the Book of Splendor 26, rivelano: «Il libro dello Zohar, il più importante lavoro letterario della Kabbalah [...], è un'opera di saggezza segreta».
Come il Talmud, che utilizza versetti biblici palesemente inesistenti, lo Zohar utilizza un versetto inesistente per dipingere i talmudisti come divinità: «La Presenza Divina come incarnazione mistica della Comunità d'Israele». Mentre nello stile blasfemo degno del culto del dio Baal, la copula viene definita «santa comunione»:
Questa è la «santa comunione»... La sezione del libro intitolata «The Rose of Sharon» («La Rosa di Sharon») rappresenta un'altra scena di copula nella quale «la comunità d'Israele è chiamata "Rosa di Sharon"; ciò a causa del suo desiderio di essere irrigata dal fiume profondo [...]. Essa viene chiamata "Rosa" quando è in procinto di giacere con il Re, dopo di che, quando ella si sarà congiunta con lui nei suoi baci, il suo nome diviene "Lily"». Tuttavia, a quanto pare, questo estratto richiede un ulteriore rafforzamento. Affermano i rabbini:
Vi è molto altro ancora dello stesso tenore. Con quella costante diversità di dizione caratteristica dei talmudisti, nel saggio di Scholem sullo Zohar Dio viene chiamato «En Sof l'Infinito. Né forma, né nome egli ha, e nessun contenitore esistente può accoglierlo, né egli è commensurabile con altri mezzi» 29.
Sopra: il Rebis degli alchimisti, l'Androgino Primitivo della Kabbalah.
Segue quindi un iniquo attacco al cristianesimo molto comune nel talmudismo. Il nostro «crimine» sarebbe quello di ascrivere l'Intelligenza a Dio e di aver recepito l'insegnamento di Cristo secondo cui Egli è la personificazione del Padre, vero e reale Spirito d'amore: «Chi ha visto me ha visto il Padre» (Gv 14, 9). Afferma lo Zohar:
Nel saggio di Scholem sullo Zohar si legge ancora:
Il mondo è esplicato da uno scritto rappresentante tre triadi copulanti - maschio, femmina e progenie - ai quali sono associati nomi fantastici. L'En Sof che li circonda è l'essenza divina che è «infusa» attraverso queste tre entità per poi tornare a sé stessa. Secondo la Kabbalah, Dio sarebbe privo d'intelligenza.
Letteralmente: «Dio è l'infinito e illimitato essere al quale niente e nessuno potrà mai ascrivere alcun attributo; colui che potrà perciò essere denominato semplicemente l'En Sof "senza fine"» 32. Descrivendo i dieci Sefirot, che includono le tre triadi generatrici, la stessa fonte denomina «Yesod ("fondamenta") l'elemento riproduttivo, la radice dell'intera esistenza» 33. Alla voce «Kabbalah», la Universal Jewish Encyclopedia del 1943 enfatizza lo stesso concetto:
Metatron è il principe di questo mondo, il «demiurgo» del Talmud e della Kabbalah. Secondo la Jewish Encyclopedia (voce «Metatron»), egli è l'equivalente del dio persiano del Sole Mithra. Con un dio ridotto ad ammasso protomorfico, privo di attributi, qualcuno deve pur rivestire il ruolo di regnante, e Metatron (Mithra) serve all'uopo. Il Talmud arriva talvolta quasi a ridicolizzare l'En Sof associandogli caratteristiche comiche come grandi piedi o il tuffarsi nei mari assieme ai pesci, o l'insegnare la Toràh ai bambini morti per un quarto della giornata. Metatron insegna loro per ben tre quarti!
Quest'ultimo dettaglio, come pure riportato nel Talmud 35, è menzionato nella Jewish Encyclopedia alla voce «Metatron», assieme al suo essere «Signore di tutti i guardiani celesti, di tutti i tesori e di tutti i segreti». Lo Zohar definisce la sua natura con la precisa asserzione che egli siede appena al di sotto di Dio. Non solo viene qui identificato con il «Mithra zoroastriano», il dio Sole, ma è possibile renderlo visibile tramite incantesimi, droghe e «mediante altri mezzi», similmente al «demiurgo».
Alla voce «Mercabah», la Jewish Encyclopedia descrive i rituali spiritistici di Mithra dedicati a «Metatron», le lettere del cui nome possono essere aggiunte a quelle della parola «Sheddai» (Dio). I non-ebrei, ignari di ciò, non sanno che l'uso delle lettere per ottenere cifre numerologiche è una pratica preponderante nell'odierno ebraismo, così come al tempo di Cristo.
Si noti l'affermazione presente nella Jewish Encyclopedia 36 per la quale attraverso la Kabbalah «ci si può rendere maestri della Creazione», un'idea luciferina. Si possono inoltre immolare bestie selvatiche al fine di «diffondere il terrore per il mondo». La stessa Jewish Encyclopedia 37 ci fà sapere che le lettere dell'alfabeto ebraico, specialmente le quattro consonanti della parola Yahwéh, il Tetragramma, possiedono un potere magico, tant'è che queste crearono il mondo! Si legge che quest'idea «nacque presumibilmente in Caldea», (Babilonia). Che i rabbini avessero creato un vitello terzogenito e se ne fossero cibati è riportato nel Talmud 38. Il passo compare nel Talmud 39.
«E Dio disse: "Sia fatta la luce", e la luce fu» (Gn 1, 3).
La Kabbalah, afferma la Jewish Encyclopedia, conferisce la posizione di vertice della condizione umana
In ebraico, sefer significa «libro». Il Sefer Raziel, ossia il «Libro dei Segreti», è un «antico testo cabalistico». Il solito pretesto per definire «ebraiche» certe pratiche pagane consiste nell'attribuire ad esse la derivazione da qualche antico patriarca come Abramo, che essendo deceduto da secoli è impossibilitato a confermare o a smentire tali attribuzioni. Quella in questione è ricollegata a Noè, Abramo, Shem e ad altri ancora. Tuttavia, lo spiritismo ravvisabile in questa pratica è antico quanto gli stessi «filosofi» pagani.
Nonostante la Bibbia dica di Bezalel semplicemente che sia stato un lavoratore ispirato a servire Dio nella sua opera di compimento del Tabernacolo, il Talmud lo rende un evocatore di demoni, nonché un grande intellettuale del quale Mosè era geloso 44. La Universal Jewish Encyclopedia riporta alla voce «Alfabeto»:
L'alfabeto dei cabalisti è diagrammato.
Sopra: amuleti cabalistici.
Il Sefer Yetzirah, o «Libro della Creazione», è un altro compendio di pratiche spiritistiche della Kabbalah originario della Caldea o di Babilonia. Ecco cosa afferma la Jewish Encyclopedia alla voce «Kabbalah»:
I riti della Mercabah, ispirati dall'uso di droghe, di incantesimi, ecc..., erano destinati al dio del Sole (Mithra), chiamato nel talmudismo «Metatron», Principe del Mondo. Chiunque sia familiare con la descrizione di Isaia dell'Anticristo e dell'ascesa del governo di Babilonia sul mondo (Is 14), rimane impietrito dalle seguenti parole riguardanti l'abilità di divenire maestri della creazione per mezzo del Sefer Yetzirah, piegando gli spiriti dell'al di là all'obbedienza e ottenendo da essi di essere innalzati alla conoscenza e al potere attraverso le pratiche cabalistiche. La Jewish Encyclopedia riferisce:
Segue la ridicola affermazione che «tutte queste formule proclamano il monoteismo».Si noti nella stessa sezione della Jewish Encyclopedia che per mezzo della scrittura di amuleti demoniaci su di un feto, ossia su di una creatura non ancora nata, l'evocazione di demoni può essere operata con maggiore successo.
Con il termine «monoteismo» i talmudisti intendono propriamente il «panteismo», ossia il concetto pagano secondo cui il compendio di tutta la natura è Dio, una sconosciuta e imperscrutabile massa di essenza, spirituale o materiale, della quale l'Universo è composto, epurando la figura del Dio «antropomorfico» della Bibbia che i farisei hanno orgogliosamente ripudiato, trasferendo tutti i poteri ad esso attribuiti a «potenze di intermediazione»; sì, proprio quelle che ospitano gli spiriti degli déi pagani dei quali Metatron, il dio Sole, è l'attuale capo.
Platone (428-348 a.C.), Pitagora e i pagani, tra i quali i Profeti a lungo fecero proseliti molti secoli prima di Cristo, possedevano la stessa visione «monoteistica» del mondo qui menzionata, nel quale essi, come «superuomini», potevano innalzarsi a «maestri della creazione» e dittatori del popolo. Spogliato dei suoi inganni e delle sue falsità, non ritroviamo nulla di monoteistico nel giudaismo talmudico, né si riscontra in esso una qualsiasi comunanza con il cristianesimo, al quale pare irrimediabilmente e diametralmente opposto.
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