titolo il conte grishnackh

ultima modifica: 25 marzo 2015

 

di Frank Moorhouse 1

 

kristian varg vikernes

 

 

Dalla terra del ghiaccio e della neve
 

euronymous - oystein aarsethLa mitologia della cultura heavy metal trova la sua espressione estrema in Norvegia sul finire degli anni Ottanta, inizio anni Novanta. Battezzatosi black metal, questo nuovo filone scaturiva dalle stesse sorgenti che avevano alimentato band musicali come i Led Zeppelin e i Black Sabbath: una musica dura, apocalittica, con testi intimamente connessi al satanismo e alle saghe delle divinità nordiche. Ma il genere black metal, nelle intenzioni dei suoi propositori, avrebbe dovuto risultare ancora più duro da ascoltare, specie in merito ai testi. La prima band black metal di un certo rilievo erano stati i Mayhem, il cui cantante solista Øystein Aarseth si faceva chiamare Euronymous e dichiarava al mondo: «Non voglio vedere gente che abbia rispetto di me. Voglio vedere gente che odia, che ha paura». Su questa sintonia di pensiero, Aarseth aveva fondato la sua casa discografica, la Deathlike Silence, per portare avanti il suo messaggio anticristiano oltre che per diffondere la sua musica. Se non si fossero dipinti il corpo di bianco e nero, Aarseth e i suoi seguaci non sarebbero stati molto diversi dai tanti altri giovani cresciuti con Beavis e Butthead, che ostentavano lunghi capelli e un atteggiamento sprezzante. Ma Aarseth e i suoi erano decisi a dimostrare a tutti che facevano sul serio a cominciare dal nome della band, che non avrebbe potuto essere più esplicito. Mayhem («caos») era esattamente ciò che volevano offrire all'annoiata gioventù di Oslo e ciò che loro stessi desideravano.

 

Quella che segue è la storia di due amici che ad un tratto diventano acerrimi rivali, di chiese antiche di un millennio rase al suolo dalle fiamme, di suicidi e cannibalismo e di un negozio di dischi il cui nome significava «Inferno», una storia che si conclude con un omicidio brutale e sanguinoso. Era venuto il tempo in cui gli spiriti del Valhalla, nuovamente liberati, avrebbero cavalcato un'altra volta ancora la terra del Sole di mezzanotte.
 

La morte arriva in Norvegia
 

La band dei Mayhem in origine si era formata a Oslo nel 1984, quando Aarseth aveva soltanto quindici anni. Si ispiravano ad almeno altri tre complessi che avevano con la loro musica riportato il rock alla sua forma più dura, quella dei primi Sabbath e Zeppelin, mostrandosi sul palco tutti vestiti di nero, la faccia dipinta di bianco, inneggiando al signore delle tenebre con parole allusive e provocatorie. Si trattava dei Venom divenom - welcome to hell Newcastle, degli svedesi Bathory 2 e degli svizzeri Hellhammer. Dei tre i Venom, che per primi avevano coniato il termine di black metal, erano forse i meno impegnati sul fronte dell'aspetto satanico. Avevano certamente letto La Bibbia satanica, ma si consideravano più che altro dei provocatori controcorrente che cercavano di trovare spazio nel sovraffollato mercato discografico inglese. Più pronta a sostenere il proprio legame con occultismo e satanismo era la band svizzera degli Hellhammer, anche se è presumibile credere che fossero gli scandinavi Bathory il gruppo che aveva esercitato una influenza più spiccata sui vicini colleghi norvegesi. In prima battuta i Bathory, a loro volta, si erano ispirati ai Venom, imitandone anche tutto l'apparato scenico, con tanto di croci rovesciate, spilloni e simboli del Baphomet (la testa del capro demoniaco). Più avanti, avevano preferito distaccarsi un po' dall'aspetto horror satanico per trarre ispirazione dal folclore nordico. Immagini del dio del tuono Thor e delle valchirie campeggiavano sulle copertine dei loro album, mentre i testi delle canzoni riecheggiavano le antiche saghe mitologiche dei loro antenati, un aspetto, questo, che sarebbe diventato molto importante per il genere black metal appena aveva incominciato a delinearsi. Da parte loro, all'inizio i Mayhem altro non erano che una band il cui unico scopo era quello di «spassarsela al meglio» e, forse per questo, non avevano inciso dischi che a partire dal 1987, quando era uscito in mille copie Deathcrush, un mini-album edito con l'etichetta della Posercorpse, la loro casa discografica. Anima trainante della band continuava ad essere il chitarrista Øystein Aarseth.

 

Assunto il nome di Euronymous (un antico nome greco che compare nell'Odissea omerica), era stato raggiunto dal percussionista Jan Axel Blomberg, che si faceva chiamare Hellhammer («martello dell'inferno»), e dal cantante solista di origine svedese Per Yngve Ohlin, meglio noto come Dead («morto»). Una volta consolidato in questa formazione, il gruppo aveva ulteriormente enfatizzato l'aspetto appariscente e retorico. Con il corpo dipinto in bianco e nero per assumere un aspetto «cadaverico», il loro messaggio, da veri nichilisti, era di disprezzo e condanna verso il mondo intero.

 

Si esibivano disponendo sul palco delle teste di maiale tutt'attorno, mentre Dead, non del tutto sano di mente, si esaltava a mandare in frantumi delle bottiglie per potersi conficcare schegge di vetro nel corpo e osservare la reazione del pubblico. La musica era perfettamente allineata all'immagine: estrema, primitiva, brutale; quasi una sfida per vedere quanto dolore chi ascoltava arrivasse a sopportare. La sofferenza, il dolore sembrava proprio ciò che il pubblico desiderava.

 

oystein aarseth - euronymus

jan axel blomberg - hellhammer

per yngve ohlin - dead

Øystein Aarseth Jan Axel Blomberg

Per Yngve Ohlin

 

La Norvegia è un Paese protestante, e anche se a frequentare regolarmente le chiese non sono in tanti, il modo di essere della società è intriso dal senso del dovere, dell'impegno e della disciplina morale, in una nazione che è comunque fra le più tolleranti d'Europa. In Norvegia, in pratica, esistono pochissime persone indigenti e forse proprio perché il benessere è così largamente diffuso, i giovani non hanno grandi motivi per protestare o ribellarsi contro la società. Per tutti ci aveva pensato Aarseth.

 

L'idea di rigettare i principî cristiani e di votarsi all'adorazione del diavolo si era rivelata un ottimo pretesto per raccogliere attorno a sé tanti ragazzi annoiati. Quando, poco alla volta, il movimento black metal era cresciuto attorno alla band dei Mayhem, stuoli di giovani norvegesi avevano individuato in Aarseth un punto di riferimento. In breve, era esploso un florilegio di fanzine dedicate e si erano formate altre nuove band, che si tenevano in contatto fra loro e si spalleggiavano reciprocamente. Sulla scena si imponevano anche nuove band come i Darkthrone e gli Immortal, e almeno altri due gruppi che avrebbero raggiunto la notorietà dei Mayhem: gli Emperor e i Burzum.

 

maiali impalati - mayhem

Testi impalate di maiali sul palco durante i concerti dei Mayhem.

 

«Lui odiava il mondo e tutto quello che ci vive»
 

D'accordo, erano giovani ribelli, verrebbe bonariamente da pensare. Peccato che i Mayhem avessero adesso la voglia di arrivare al sodo, vale a dire rendere quanto mai concreto il loro atteggiamento, trasformandolo in azioni. A tre anni dalla sua adesione al gruppo, il cantante solista per yngve ohlin - deadaveva pensato bene di tener fede al soprannome che si era assegnato. Carattere sempre melanconico e depresso, Ohlin si faceva chiamare Dead perché dalla morte era letteralmente ossessionato. Ricordava con insistenza la sconvolgente esperienza che aveva vissuto in Svezia, quando mentre si trovava in ospedale, avendo perso i sensi, era uscito dal corpo e si era ritrovato immerso in una luce blu, poi diventata bianca. Da quel momento si era soltanto circondato di amici funerei e di spiritisti e medium, e aveva dichiarato che gli interessavano solo gli snuff movies, dove qualcuno veniva realmente ucciso, perché diceva: «Sono interessato a osservare come la gente reagisce di fronte alla morte o, meglio ancora, davanti ad un cadavere». Alla fine, accadrà che Ohlin presterà davvero il suo corpo per testare questa sua ricerca. Al tempo del suo suicidio, Aarseth, Dead e Hellhammer condividevano una vecchia abitazione ad Oslo dove vivevano e provavano. Hellhammer era nella casa dei suoi genitori nell'aprile 1991 quando aveva ricevuto una telefonata di Aarseth che gli diceva che il loro cantante solista si era tagliato le vene dei polsi, completando l'opera sparandosi in testa. Quello che era accaduto dopo sarebbe passato negli annali come esempio emblematico della depravazione raggiunta dalla cultura black metal. Appena Aarseth aveva scoperto il corpo senza vita dell'amico Dead, era corso a comprare una macchina da presa allo scopo di avere delle immagini del cadavere. Aveva girato un film in cui si vedeva il povero Dead ripreso da ogni angolazione. Poi aveva raccolto qua e là nella stanza i pezzi frantumati del cranio. In seguito, con assoluta disinvoltura, Aarseth avrebbe mostrato questi reperti agli amici, invitandoli a realizzare dei macabri monili totemici.

 

Anche Aarseth eil cadavere di dead Hellhammer misero attorno al collo un frammento del teschio dell'amico, che in quel modo avrebbero potuto «ricordare meglio». Come se questo già non fosse abbastanza, stando alla testimonianza di Hellhammer, Aarseth, scelti alcuni pezzi del cervello di Ohlin, li aveva fatti bollire in un pentolino e quindi se ne era cibato. Il cannibalismo era dunque un altro tabù che poteva così dire di aver infranto. Solo dopo aver portato a termine tutti questi macabri rituali, Aarseth si era deciso a chiamare la polizia per dare notizia del suicidio e far portare via il corpo. Nella cerchia degli amici e di coloro che ruotavano attorno alla band dei Mayhem molti si interrogavano se Ohlin si fosse realmente ucciso oppure fosse stato assassinato da Aarseth. Questi, da parte sua, pur al corrente di queste voci non si preoccupava di smentirle; al contrario, si compiaceva che questa ventilata ipotesi aggiungesse ulteriore fascino alla dose di misticismo e terrore che aleggiava attorno alla sua figura. Una cosa era comunque radicata in tutti gli amici e i conoscenti di Dead: la convinzione che il loro amico, che in pubblico sovente si auto-feriva e continuava a manifestare desideri di morte, su questa Terra fosse terribilmente infelice. Intervistato dall'inviato di una fanzine black metal, poco dopo quell'episodio, Aarseth aveva dichiarato che il cantante della band si era suicidato per la disperazione di constatare che nessuno prendeva la loro musica abbastanza sul serio. «Noi abbiamo dichiarato guerra», aveva inveito. «Dead si è ucciso perché i conformisti hanno distrutto tutto quello era stato costruito dalla cultura black e death metal. Oggi il death metal è diventato qualcosa di normale, accettato e persino divertente (argh!) e noi l'odiamo. Quella genuina usava chiodi, punte, catene, cuoio e abiti neri, ed erano queste le cose per cui Dead viveva, perché odiava il mondo e tutto quello che ci vive».
 

L'inferno sulla Terra
 

La mossa successiva di Aarseth era stata quella di aprire un negozio di dischi nell'antico centro storico di Oslo, che aveva orgogliosamente chiamato Helvete, il nome degli inferi nella mitologia nordica. Immediatamente, il negozio era diventato il punto focale attorno al quale si mayhemcompattava il movimento black metal. Da dietro la cassa Aarseth dispensava a schiere di accoliti che si facevano sempre più numerose musica estrema, ma anche pillole della sua saggezza non convenzionale. Poi aveva battezzato la sua etichetta discografica, la Deathlike Silence, con la quale intendeva promuovere non solo la musica del suo gruppo, ma anche quella di band amiche, incominciando con i Merciless. Tuttavia, malgrado le intenzioni, sul piano commerciale Aarseth era stato costretto a venir meno a quanto sostenuto come un manifesto ideologico. Poteva anche detestare i conformisti, la gente comune, come li chiamava lui, quelli che «diluivano» l'autentico e puro messaggio black metal, tuttavia se voleva ricavare qualcosa dalla sua produzione era costretto a venire incontro anche alle loro esigenze. «Questo ci aiuterà a guadagnare un po' di soldi che ci consentiranno di produrre altra musica malvagia per gente malvagia», teneva a spiegare. Fantasticava che il suo negozio potesse diventare una specie di «chiesa nera» completamente al buio dove i clienti per scegliere la merce da acquistare dovessero entrare con delle torce. Ma ancora una volta era dovuto scendere a patti con la reale fattibilità delle cose e limitarsi a una tinteggiatura nera e rossa e a delle grandi candele, anche se non aveva rinunciato ad esporre un manichino di donna vestita in modo attraente con un ampio mantello nero.

 

E così, attorno alla metà del 1991, le cose gli stavano andando piuttosto bene. Data l'alta specializzazione, il suo negozio attirava clienti da ogni parte, desiderosi di poter acquistare dischi introvabili altrove e, soprattutto, felici di poter mettere le mani su tutto ciò che la cultura black metal produceva.

 

Aarseth li riceveva tutto vestito di nero, i capelli tinti dello stesso colore, sul volto un paio di folti baffi. Stivaloni neri alti fin sopra al ginocchio lo rendevano molto simile ai nobili perversi e corrotti dei film di Roger Corman: pensate all'attore Vincent Price nel film Il pozzo e il pendolo, soltanto un po' più piccolo e meno attraente. La visione che Aarseth aveva del concetto di «male» era in parte dovuta ad una giovanile infatuazione per il comunismo. Era stato membro della Gioventù Rossa, l'ala giovanile del Partito Comunista dei Lavoratori, un movimento che per molti anni aveva coagulato attorno a sé l'intellighenzia norvegese, fra cui illustri scrittori, giornalisti e ovviamente uomini politici. L'idea di grandi leader che, grazie al carisma personale, fossero in grado di ottenere un rispetto universale faceva molta presa sulla mente di Aarseth. Possedeva una nutrita raccolta di memorabilia provenienti dal blocco orientale, fra cui alcune fotografie del tiranno rumeno Nicolae Ceausescu (1918-1989), uno dei suoi idoli.

 

Il satanismo aveva fatto capolino in questi fermenti qualche tempo dopo, quando i Venom avevano spalancato la porta del Signore delle tenebre nel cuore di Aarseth. L'interesse per la mitologia nordica, invece, era nato quando era diventato amico del cantante solista di una band di Bergen, Kristian Larssøn Vikernes. Kristian aveva iniziato la sua carriera artistica nel filone death metal come chitarrista di una band che si chiamava Old Funeral. Presto però si era stancato dei compagni e aveva preferito starsene da solo per conservare la sua completa indipendenza artistica. Appassionato dell'opera di John Ronald Reuel Tolkien (1892-1973), Vikernes aveva fondato i Burzum, una parola che nel gergo tolkieniano della «lingua nera» significava «buio», «tenebra» 3.

 

nicolae ceausescu

john ronald reuel tolkien

varg vikernes

Nicolae Ceausescu J. R. R. Tolkien

Varg Vikernes

 

Lui stesso aveva cambiato nome, assumendo quello di un orco della saga de Il Signore degli anelli, il Conte Grishnackh. Quando Aarseth era venuto a conoscenza dell'attività del conte, l'aveva immediatamente condivisa con grande entusiasmo. Per dare sostegno alla sua etichetta discografica emergente, Aarseth aveva già reclutato un discreto organico, fra cui Darkthrone, Immortal, Thorns, Enslaved, Emperor, tutta gente abbastanza cattiva da essere accettata in quello che Aarseth chiamava «Circolo nero». Proseliti che non esitavano a dipingersi il corpo come cadaveri con orgoglio e ostentazione e che, dapprincipio in modo un po' generico, non avevano avuto timore a scagliarsi ferocemente contro i principî della cristianità. A questo punto in mezzo a loro era arrivato anche il Conte Grishnackh.
 

Il segno di Lucifero sull'Europa
 

helvete - osloDurante l'estate del 1991, il satanismo non era rimasto confinato alla ristretta cerchia legata alla realtà sociale dell'Helvete e si era guadagnato ovunque pagine e pagine di giornali. Il fremito satanico che aveva pervaso gli Stati Uniti dall'inizio alla metà degli anni Ottanta, nel 1988 aveva toccato il vecchio continente, attraverso l'Inghilterra, quando era scoppiato il caso di sette bambini di un quartiere di case popolari di Nottingham che erano stati posti sotto tutela. Il sospetto riguardava la possibilità che fossero stati oggetto di abusi da parte delle famiglie. Nel febbraio del 1989 dieci uomini e dieci donne erano stati accusati di incesto, atti osceni e crudeltà di vario genere perpetrati ai danni di ben ventidue bambini. Una volta dati in affidamento, le autorità avevano incaricato le temporanee famiglie adottive di prendere nota scritta di tutte le dichiarazioni che i piccoli avessero eventualmente fatto sugli abusi subiti. Da lì vennero i primi sospetti di abuso perpetrati durante riti satanici. Infatti, gli allibiti genitori affidatari si erano sentiti raccontare storie incredibili di sabba stregoneschi, sacrifici di bambini e di animali; storie che si erano affrettati ad appuntare in meticolosi diari al fine di poterli utilizzare in sede di dibattimento processuale. La polizia non si era fatta impressionare più di tanto e aveva comunque condotto delle proprie indagini indipendenti. Si era appurato che le sconvolgenti dichiarazioni su abusi legati a riti satanici erano emerse negli incontri bisettimanali di sostegno, tra le famiglie affidatarie e due psichiatri statunitensi ritenuti molto addentro a queste problematiche. Il panico satanico sarebbe nato proprio a seguito dei colloqui intercorsi fra questi specialisti, convinti a priori che il caso contemplasse sfumature di satanismo, e i genitori adottivi che avevano in tutela i ragazzini, che sarebbero stati a loro volta influenzati.

 

Una contaminazione tale da suggerire alla polizia di non assumere a livello di prove d'accusa i vari diari di appunti. Tuttavia, i sociologi erano insorti. Da parte loro, i presunti «esperti» di abusi satanici, Ray Wyre e il Dr. Kirk Weir, avevano continuato a sostenere che il caso rientrava senz'altro in un contesto a forti sfumature sataniste. Il giudice, Justice Margaret Booth, aveva dato credito a questa ipotesi e disposto una commissione super partes, composta da poliziotti e operatori sociali che non fossero ancora venuti in alcun modo in contatto con il caso.

 

Dalla nuova inchiesta si era evidenziato che non uno dei luoghi citati nei diari come teatro di rituali satanici esisteva realmente e che tutti i ragazzi non avevano fatto altro che raccontare storie completamente inventate, dopo che Ray Wyre aveva riempito la testa ai genitori adottivi satanic panicdi possibili «indicatori diabolici». Il rapporto si chiudeva con questa osservazione: «Si direbbe del tutto probabile che lo scenario di abusi in nome di Satana sia esistito solo e soltanto nella mente e nella immaginazione di coloro che volevano o avevano bisogno di credervi. Quando fatti simili sono successi negli Stati Uniti ne è scaturita un'assurda caccia alle streghe che ha rovinato la vita di non poche persone innocenti». Si raccomandava, inoltre, che da quel momento in avanti i rapporti su abusi in riti satanici, non comprovati né sostanziati da prove, non fossero in alcun modo tenuti in considerazione dai dipartimenti di servizi sociali del Regno Unito. Peccato che questo rapporto conclusivo, che già aveva incominciato a circolare sulle scrivanie degli ispettorati dei servizi sociali, venisse repentinamente cassato e ritirato dall'allora sottosegretario alla Sanità. Ne era conseguito che Ray Wyre aveva inopinatamente ripreso a diffondere il panico satanico partendo da Pembroke nel Galles dell'Ovest, dando il via al più clamoroso presunto caso di abusi e rituali satanici mai registrato nel Regno Unito. All'inizio degli anni Novanta, questa storia fasulla si era diffusa andando ad interessare in pratica tutti i dipartimenti dei servizi sociali del Regno Unito, con casi registrati a Rochdale, nelle Isole Orcadi e ad Ayr. Di nuovo il governo aveva allora affidato una seconda indagine sull'abuso nel contesto di riti satanici alla professoressa Jean La Fontaine, la quale aveva riscontrato che non erano mai esistiti inquietanti misteri satanici. Malgrado tutto questo, l'11 giugno 1991, una lunga intervista con un funzionario della polizia di Oslo comparsa sul quotidiano norvegese Dag-bladet presentava per la prima volta in Norvegia il mito degli abusi satanici come la notizia del giorno. Oltre a disgustose descrizioni di rituali satanici, il funzionario reintroduceva come se niente fosse quegli stessi concetti e quelle stesse informazioni già ampiamente screditati nel Regno Unito.

 

A suo dire, ad Oslo erano presenti e operativi due importanti e influenti circoli satanici. Inutile sottolineare l'eco che la notizia provocò nella stampa norvegese. Un titolo in particolare, comparso il 19 giugno 1991, sul giornale Vàrt Land sintetizzava con enfasi il clima che si era venuto a creare attorno al circolo nero satanista: il satanismo ha in odio la vita.
 

Oltre la soglia
 

Kristian Vikernes era nato l'11 febbraio 1973 nei sobborghi di Bergen, la seconda città della Norvegia, sulla costa orientale. Il padre Lars, un ingegnere elettronico, quando Kristian era piccolo, per motivi di lavoro aveva costretto la famiglia a molti trasferimenti. Erano stati un anno inil giovane kristian vikernes Iraq e proprio in questo soggiorno la madre di Kristian, Lene Bore, riconosceva il punto di svolta nella vita del figlio. «Sono convinta che il suo disprezzo nei confronti degli altri popoli abbia avuto inizio proprio in questo momento, perché qui si era reso conto di come venissimo trattati diversamente». Essendo l'unico bambino biondo ed europeo in quella terra del Medio Oriente, Kristian, che aveva all'epoca aveva soltanto sei anni, a scuola godeva di una considerazione particolare da parte degli insegnanti e la cosa lo offendeva profondamente. «Mio figlio aveva già dentro di sé un profondo senso della giustizia. Ciò gli creava un mucchio di problemi, perché quando vedeva maltrattare gli altri bambini il suo istinto lo spingeva a intervenire, a ribellarsi per cercare di mettere a posto le cose». Ma c'era anche un altro fortissimo influsso che stava plasmando la personalità del bambino e questo stimolo l'aveva molto vicino. Si trattava del padre, un uomo molto rigido e autoritario, che qualche volta teneva a farsi rispettare ricorrendo anche alle maniere forti. Non di rado, al piccolo Kristian capitava di vedere la mamma maltrattata dal papà, cosa che accendeva in lui uno spirito di ribellione e che lo portava ogni volta a sfidare il genitore. «Prestissimo il loro rapporto aveva incominciato a incrinarsi», avrebbe poi raccontato la signora Lene. «Proprio perché Kristian aveva un rapporto conflittuale col padre, io cercavo di ovviare a tutto questo facendogli sentire il più possibile il mio affetto. Credevo di dovergli dare qualche attenzione in più, per cercare di attenuare la tensione che gli derivava dal conflitto col padre e da quanto gli accadeva ogni giorno a scuola». Alla fine, Lene non ce l'aveva più fatta, aveva lasciato il marito e con Kristian, ormai quattordicenne, e il figlio più grande si era stabilita a Bergen.

 

Qui Kristian aveva preso in odio la scuola. Preferiva rifugiarsi nel mondo fantastico creato da Tolkien, abitato da orchi, mostri e maghi e dedicarsi ad approfondire la storia della Germania nazista nella Seconda Guerra Mondiale. In breve, era diventato uno skinhead che aveva incominciato a «fraternizzare con i fanatici delle armi». Avrebbe poi ricordato: «Il mio hobby principale era avere a che fare con le armi, sparare, sostenere allenamenti militari e divertirmi nei boschi con le armi da fuoco». Da autodidatta aveva imparato a suonare la chitarra e a diciassette anni era entrato a far parte della sua prima band, gli Old Funeral.

 

In questo periodo, anche se Bergen poteva a buon titolo considerarsi il centro occulto della Norvegia, contando alcune Logge dell'Ordo Templis Orienti, il movimento occultistico fondato da Aleister Crowley (1875-1947), venutesi a creare all'interno dell'Università 4, Vikernes non aveva samoth - emperoralcun contatto con organizzazioni o persone che si dichiarassero satanisti. Questo almeno fino al 1989, quando Kristian aveva incontrato il più maturo e influente 0ysten Aarseth. I due erano diventati immediatamente affiatati discutendo di black metal e satanismo. Aarseth aveva fatto conoscere al più giovane amico la produzione della sua etichetta discografica, confessandogli che era sua intenzione pubblicare soltanto musica che fosse «pura malvagità». Questo era il tipo di discorsi che Vikernes desiderava sentire. Ispirato dalla decisione di Aarseth di assumere il nome di Euronymous al fine di apparire ancora più malvagio, anche Vikernes aveva deciso di fare lo stesso e la scelta per il nuovo nome da adottare era caduta su Varg, che significa «lupo». Quando la band degli Old Funeral aveva imboccato strade artistiche troppo commerciali per i suoi gusti, Vikernes se ne era distaccato e aveva messo in piedi il progetto dei Burzum che lo aveva condotto direttamente nel cuore del circolo nero di Aarseth. Qui aveva incontrato altri che condividevano l'ossessione per l'estremismo, per l'odio generalizzato, per l'estetica del male. Lui e Aarseth erano diventati amici, tanto che per un certo periodo Vikernes, in compagnia di Samoth, il chitarrista degli Emperor, si era addirittura trasferito a vivere nella cantina che stava sotto Helvete. Era il periodo in cui le band musicali che frequentavano il negozio di Aarseth si scambiavano i diversi componenti. Per esempio Vikernes, al basso, aveva inciso un intero album con i Mayhem intitolato De Mysteriis Dom SathanasI riti segreti di Satana il Signore»). I musicisti che si ritrovavano in negozio vi sostavano ore, bevendo e discutendo, filosofeggiando. Quando Aarseth tirava giù la serranda del negozio, per trascorrere la notte tutti si trasferivano al Lusa Lotte Pobb, l'unico locale black metal di Oslo. Intanto Aarseth e Vikernes diventavano sempre più intimi.

 

Anche se Vikernes non amava ubriacarsi di birra come tutti gli altri, aveva in grande considerazione le idee di Aarseth, che nella sua immaginazione vedeva come un grande leader. Oltre tutto era pure un ottimo chitarrista. Anche quando Vikernes fece ritorno a Bergen, dopo che la gelida anticamera dell'Helvete era diventata troppo per lui, i due restarono in contatto. Sia Vikernes, che venerava Odino, il dio nordico della guerra, sia Aarseth, che era più incline al satanismo, decisero di dare «ai conformisti» un bel calcio nel di dietro, rilasciando alle fanzine delle interviste sempre più provocatorie.

 

Tipico di questo periodo il manifesto di Aarseth, in cui stigmatizzava le allora in auge correnti ideologiche delle band punk che sostenevano di prendere le distanze dalle provocazioni tutto sesso e droga del black metal, arrivando a definirsi «la linea retta»: niente alcool, né droga, né carne, né prodotti non etici. Aarseth aveva storto il naso, dichiarando duro: «I maiali hanno giustamente dichiarato di essere i custodi della moralità; ma noi dobbiamo rigettargli in faccia queste cose e diventare i custodi dell'antimoralità». E per farlo stava mettendo a punto un piano terribile.
 

Nelle case della santità
 

Caratteristiche uniche della sola Norvegia, le chiese a doghe di legno sono strutture fantastiche, alcune antiche di almeno mille anni. Le alte coperture a timpano tutte decorate che si impennano in guglie ricordano le prore delle navi vichinghe, e alcune per ulteriore suggestione sono ricoperte di pece scura. Le aspre pareti esterne sono tutte scolpite e riportano i tipici motivi ad intreccio della tradizione nordica che riconducono alle divinità pagane, mentre dai frontoni si levano le teste stilizzate di grandi, paurosi dragoni. La Norvegia conservava un tempo circa un migliaio di questi luoghi sacri, nel 1992 ridotti, a causa della loro evidente vulnerabilità, a soli trentadue esemplari.

 

Il paese di Fantoft, a pochi chilometri di distanza da Bergen, conservava una chiesa di questo genere risalente al XII secolo. In origine sorgeva nel centro di Fortun, nella Norvegia centrale, ma le autorità locali avevano deciso di smantellarla per far luogo ad una nuova area cimiteriale, verso la fine dell'Ottocento. Per fortuna, il manufatto era stato salvato, smontato con cura pezzo per pezzo e trasferito per l'appunto a Fantoft, dove era stato rimontato nel contesto di un tipico paesaggio norvegese, sulla cima di una collina boscosa. Alle sei del mattino del 6 giugno 1992 questo piccolo gioiello di architettura locale veniva dato alle fiamme e distrutto per sempre. Era l'inizio di un'estate che si preannunciava caldissima. Mentre i giornali dedicavano le prime pagine a questo avvenimento, altre chiesette venivano distrutte dal fuoco.

 

chiesa di fantoft

La chiesa di Fantoft prima e dopo il rogo.

 

Il primo agosto era stata rasa al suolo la chiesa di Revheim, nel Sud della Norvegia; venti giorni dopo era toccato alla cappella Holmenkollen di Oslo; il primo settembre alla chiesa di Ormøya, il 13 dello stesso mese a quella di Skjold. In autunno poi andava a fuoco la chiesa di Hauketo a ottobre, poi quella di Àsane a Bergen e di Saropsbor, dove un vigile del fuoco era morto nel disperato tentativo di spegnere le fiamme. Per qualche mese gli investigatori erano rimasti completamente all'oscuro in merito ai possibili autori degli attentati. Il 26 luglio 1992, poco tempo dopo la distruzione della chiesetta di Fantoft, uno degli attentatori aveva appiccato il fuoco nella casa di un cantante black metal, Christopher Jonsson, a Upplands Vàsby, nei pressi di Stoccolma, in Svezia. Jonsson, che proprio di recente aveva aspramente avuto da dire con Vikernes, quella notte era stato fortunato, perché, destatosi immediatamente per il fumo, era riuscito a limitare i danni senza gravi conseguenze.

 

Qualche giorno dopo, aveva ricevuto una lettera dalla Norvegia, in cui c'era scritto: «Salve, vittima! Qui è il Conte Grishnackh di Burzum. Sono appena tornato da un viaggetto in Svezia... e credo che mi sia caduto un fiammifero acceso e un LP dei Burzum... ah, ah! Può darsi che torni a fare una puntatina lì da te, ma questa volta, sta' sicuro, non ti sveglierai nel cuore della notte, perché ti darò una bella lezione, ti prenderai una gran paura...». L'autore concreto dell'attentato non era stato Vikernes, ma una diciottenne, Suuvi Mariotta Puurunen, ossessionata dalla sua personalità.

 

Quando era stata arrestata le avevano trovato in casa un diario in cui erano narrate per filo e per segno le azioni che aveva compiuto la notte dell'attentato. «Sono stata in missione per il nostro capo, il Conte. Io lo amo. Le sue fantasie sono il massimo. Desidero un coltello, un coltello sottile e tagliente, affilato e crudele». La ragazza era stata condannata ad un anno di stretta osservazione in un ospedale per malati di mente. Da qui non c'era voluto molto a intuire come alcuni indizi importanti indicassero il Conte Grishnackh come mandante degli incendi nelle chiese, anche perché il guerriero di Bergen aveva la lingua lunga.
 

Partono gli incendi
 

Il 19 febbraio 1993, Vikernes rilasciava un'intervista a Finn Bjørn Tønder del quotidiano Bergens Tidende. Il giorno dopo, il titolo forte della prima pagina suonava: «Abbiamo appiccato noi gli incendi». Sotto compariva una fotografia del Conte in una smorfia minacciosa. Anche seblack metal Vikernes non era nominato, questa intervista gli sarebbe costata cara. Si poteva leggere: «"Ci siamo noi dietro tutti gli incendi alle chiese in Norvegia. Abbiamo incominciato con quella di Fantoft e non abbiamo intenzione di fermarci". Dietro a queste sconvolgenti dichiarazioni si nasconde un anonimo, un uomo di Bergen di vent'anni. Siamo riusciti a trovarlo grazie a due giovani che lo conoscono e così il nostro giornale ha potuto incontrarlo». Il pezzo continuava con il racconto del giovane anonimo in merito agli eventi accaduti: «Chiamateci come vi pare. Noi siamo devoti al diavolo, ma non ci piace usare il nome di "Satana", perché questo nome è stato ridicolizzato da gruppi di sciocchi, sedicenti satanisti. Coglioni che si credono grandi uomini». Poi Vikernes proseguiva riferendo nei dettagli come erano andate le cose, e tutti i dettagli erano stati debitamente riscontrati. Alcuni particolari avevano sorpreso perfino la polizia. Ad esempio, Vikernes diceva che prima di appiccare il fuoco alla chiesa di Fantoft, lui e i suoi avevano catturato un coniglio selvatico che avevano sacrificato sulla soglia dell'edificio. Una precisazione che era stata oggetto di conferma da parte di Inge Morild, docente del Gades Institute, che aveva dichiarato che sul posto era stata in effetti rinvenuta la carcassa decapitata di un coniglio, affermando: «Credo che neanche la polizia lo sapesse». Una persona sola poteva quindi essere responsabile di quella distruzione col fuoco nella più simbolica data inge morilddell'anno: il 6 giugno (sesto mese) alle sei della mattina: «L'intenzione era quella di innescare contemporaneamente in tutta la Norvegia l'incendio simultaneo delle chiese prese di mira. Gli altri nostri contatti però hanno esitato e non sono entrati in azione. Forse pensavano che tutto si riducesse a parole e basta. Ma non tutto il male viene per nuocere, perché la loro codardia ci ha consentito di esercitare poi maggior potere su di loro». Vikernes si era dilungato sulle motivazioni che il 23 dicembre avevano portato alla distruzione della chiesa di Àsane: «Perché in televisione era stata pronunciata la parola "pacifico". Noi siamo follemente irritati verso tutto ciò che la società individua come retto e giusto». Di nuovo ciò che veniva dichiarato collimava con le informazioni raccolte dagli investigatori. Anche se poi lo stesso Vikernes aveva smentito quella sua intervista, ridendoci sopra e definendola per lo meno «assurda», era invece più che evidente come il desiderio di vantarsi della sua opera fosse di gran lunga superiore al suo istinto di conservazione. L'articolo comparso sul Bergens Tidende aveva scatenato un frenetico interesse dei mass media e degli organi di polizia nei confronti del mondo black metal, dando ulteriore sostegno all'ipotesi già da tempo ventilata di un'intensa attività da parte delle sètte sataniche in Norvegia. Mentre la vicenda rimbalzava sulle prime pagine di tutti i giornali nazionali, alla porta di Vikernes era andata a bussare la polizia. Nelle mani degli investigatori già c'erano alcuni pieghevoli che pubblicizzavano un mini album dei Burzum intitolato Aske, in cui compariva un'immagine delle rovine fumanti della chiesa di Fantoft. Nel depliant, Vikernes aveva avuto la gentilezza di riportare anche il suo indirizzo come contatto.
 

I Mayhem e l'omicidio
 

Ma non erano solo gli incendiari che la polizia stava ricercando. Ad alcune fanzine di settore Vikernes aveva accennato all'omicidio di unkerrang - black metal omosessuale avvenuto a Lillehammer, e ora i sospetti erano caduti su di lui e su alcuni altri personaggi che ruotavano nella sua cerchia satanica, come Samoth e Bård Eithun degli Emperor. E in effetti l'assassino era stato proprio Eithun, che aveva anche contribuito concretamente con Vikernes ed Euronymous ad appiccare il fuoco alle chiese. Interrogati, i diretti interessati negavano caparbiamente ogni addebito, rassicurati anche dal fatto che non esisteva ancora una concreta prova che li potesse in qualche modo inchiodare. Furono quindi rilasciati. Lungi dall'aver imparato la lezione relativa ai possibili pericoli derivanti dalla pubblicità, Vikernes e Aarseth erano nuovamente tornati alla ribalta per aver fornito il pezzo d'apertura alla più importante rivista heavy metal inglese, diffusa in tutto il mondo, il settimanale Kerrang!. Sulla copertina si annunciava: «Incendi... Morte... Riti satanici... La verità inquietante sul black metal». Il pezzo era apparso nel marzo del 1993, appena due mesi dopo che Vikernes era sfuggito per poco all'arresto. A questo punto, la sua sfacciataggine e la sua megalomania stavano per fargli perdere il controllo. Sia lui che Aarseth si autodefinivano i «terroristi satanici» che stavano dietro all'ondata di crimini che aveva invaso la Norvegia, accennando ad una «cerchia interna» di membri delle congreghe che avevano agito su loro ordine. Helvete, confessava Aarseth, costituiva la piattaforma economica che permetteva di finanziare le operazioni terroristiche, ma declinava ogni responsabilità diretta in merito a quanto stava capitando, perché era evidente che se i leader del movimento fossero stati arrestati il movimento stesso sarebbe fallito, non avrebbe potuto continuare ad esistere.

 

Questo non era che il primo di una lunga serie di articoli in cui si descriveva la sinistra ideologia di quello che veniva definito il Circolo Nero. Dopo aver citato Cronos dei Venom, che ripeteva che il satanismo dei testi della band non andava inteso alla lettera, nel pezzo si ricordavano anche i Paradise Lost, una band inglese, e l'esperienza da loro avuta in Norvegia, quando i giovani metallari locali li avevano accusati di non essere un gruppo veramente malvagio.

 

«Sono dei pazzi fottuti!», aveva dichiarato il cantante Nick Holmes. «Si tratta di un culto alla Manson; un po' come il neonazismo nella Germania dell'Est... lo stesso gioco di potere». Vikernes rispondeva di essere pronto ad appoggiare qualsiasi dittatura e che da lì a poco sarebbe diventato il «tiranno della Scandinavia».

 

bård eithun - emperor

cronos - venom

nick holmes - paradise lost

Bård Eithun Cronos

Nick Holmes

 

In realtà, Vikernes si stava preparando ad un clamoroso atto finale, ma neppure i più addentro alla cultura e allo scenario black metal del tempo potevano anche soltanto avere la più pallida idea di che cosa stesse meditando. Nel corso dei mesi successivi, Vikernes e Aarseth avevano litigato soprattutto per stabilire chi dei due fosse il vero leader. Da parte sua, Aarseth era stato costretto a chiudere il negozio a causa delle troppe pericolose attenzioni di cui ormai era oggetto.

 

Tra l'altro, i genitori che finanziariamente lo avevano aiutato ad aprirlo, ora gli avevano imposto di farla finita, prendendo le distanze dalle vicende che lo riguardavano e che si andavano facendo sempre più scottanti. E così Helvete e la correlata etichetta musicale Deathlike Silence avevano chiuso i battenti; la società discografica, per di più, non aveva pagato i diritti d'autore maturati da alcune band che avevano inciso sotto la sua etichetta, fra cui anche i Burzum.

 

Vikernes, rendendosi conto che il vecchio capo stava per cadere, si era dunque candidato per sostituirlo. Aveva incominciato a prendere in giro colui che un tempo era stato il principe delle tenebre, deridendolo come comunista e omosessuale, ironizzando sulle sue dubbie capacità di imprenditore e sulla sua reticenza a partecipare ad azioni e attività non lecite. Nel breve volgere di qualche mese, quello che un tempo era stato il pupillo del capo aveva accumulato un altissimo tasso d'odio nei suoi confronti e la cosa era risaputa da tutti quelli dell'ambiente. Il 10 agosto 1993, il corpo senza vita dell'uomo che poteva considerarsi a buon titolo il padre della cultura black metal, Øystein Aarseth, alias Euronymous, era stato trovato sul pianerottolo del suo appartamento di Oslo. Era stato pugnalato brutalmente con lunghi fendenti, molti portati alla schiena. Aveva soltanto venticinque anni.
 

La malvagità prima di tutto
 

snorre westvold ruchAlla polizia di Oslo furono sufficienti quattro giorni di indagini all'interno del popolo del black metal prima di tornare di nuovo a bussare alla porta di Varg Vikernes. Usa, la sedicenne ragazza svedese di Aarseth, anche se per paura di fare la stessa fine del suo ragazzo non aveva fatto il nome esplicito del Conte, aveva comunque offerto agli investigatori spunti sufficienti per indirizzarli verso Vikernes. Poi avevano ascoltato un nuovo «acquisto» della band dei Mayhem, il chitarrista Snorre Westvold Ruch, presente con Vikernes in quella notte fatale. Ruch aveva una gran paura della possibile vendetta del Conte e aveva tentennato a lungo prima di cedere sotto l'incalzare dell'interrogatorio. Era emerso che il Conte stava progettando l'uccisione del suo ex amico da parecchio tempo. Per costruirsi un alibi accettabile si era affidato a due complici, Ruch e Andreas Nagelsett, che avrebbero dovuto testimoniare di aver trascorso quella notte insieme con lui nel suo appartamento a Bergen. Innanzitutto, i tre avevano noleggiato un film. Dopo che Vikernes e Ruch erano partiti per Oslo, Nagelsett doveva farlo andare a tutto volume nell'appartamento, mentre intanto batteva sui tasti di una macchina da scrivere: tutti rumori che i vicini avrebbero potuto riconoscere senza difficoltà. Il film scelto era uno che tutti e tre avevano già visto, così sarebbe stato possibile rispondere anche a eventuali domande sui dettagli della trama. Vikernes aveva inoltre lasciato la sua carta di credito a Nagelsett affinché in piena notte procedesse ad un prelievo, a dimostrazione che nelle ore topiche in cui avrebbero consumato il delitto lui era in città. Ma nella fretta e nell'agitazione del momento, Vikernes aveva consegnato al complice la carta sbagliata e il prelievo non era avvenuto (un altro killer tradito da un piccolo rettangolo di plastica!).

 

Vikernes si era anche premunito di portarsi dietro un contratto firmato da Euronymous per commercializzare i futuri dischi dei Burzum con l'etichetta della sua casa discografica, la Deathlike Silence. Malgrado i dissapori che erano sorti fra i due ex amici, sotto il profilo commerciale Aarseth non aveva mai trascurato di promuovere i dischi della band di Vikernes, pensando che questa dimostrazione di buona volontà avrebbe contribuito a placare gli animi e a sedare le controversie fra loro. Vikernes aveva firmato il contratto in data 9 ottobre: un errore, stando a quanto avrebbe poi dichiarato.

 

Ma il suo intento originale era di dimostrare tramite questi documenti che si era incontrato con Aarseth solo per discutere di affari in modo amichevole. Temendo di potere essere riconosciuto da qualcuno, Vikernes aveva trascorso tutto il tempo del viaggio da Bergen a Olso sul sedile posteriore della Wolkswagen Golf della madre, nascosto sotto un mucchio di magliette mentre Ruch era al volante. I due si erano subito diretti a casa di Aarseth, dove Vikernes aveva chiesto di entrare. Destato nel sonno, il suo ex amico era andato ad aprire in mutande, Vikernes era entrato nell'appartamento e aveva atteso appena il tempo necessario a mostrare il contratto, e subito si era messo a gridare, aveva tirato fuori il coltello e aveva ripetutamente colpito Aarseth. La colluttazione era avvenuta sulla soglia di casa, quasi sul pianerottolo, che la vittima aveva cercato disperatamente di raggiungere per poter sfuggire al suo assassino. Ma Vikernes lo aveva inseguito e colpito con furia molte volte, raggiungendolo definitivamente all'altezza del primo piano dove l'aveva finito sbattendogli la testa contro il pavimento in cemento. Ruch, che stava malvolentieri attendendo lo svolgersi dei fatti sulle scale, non aveva potuto fare a meno di assistere a quanto era accaduto. Dopo avrebbe raccontato: «Mentre me ne stavo ad aspettare fuori dalla porta di Øystein ho sentito dei rumori; poi ad un certo momento Øystein era uscito inseguito dal conte che lo tallonava. Era tutto coperto di sangue, cercava scampo disperatamente per le scale. Mi sono reso conto che stava andandosene all'inferno. Avremmo voluto che morisse all'interno dell'alloggio e velocemente, non una cosa così drammatica con cento e più coltellate». Ruch era quindi corso verso il portone e, uscito dalla casa, si era diretto alla macchina parcheggiata. Vikernes gli era corso velocemente dietro. Saltati in auto erano tornati a Bergen, senza neanche essere sicuri se Aarseth fosse morto o ancora vivo.
 

Il Conte è fuori gioco
 

In un baleno l'omicidio di Aarseth era stato annunciato da tutte le televisioni del Paese. E la gente aveva incominciato a parlare, a mormorare a proposito di Vikernes e della sua lingua lunga, nonché di Bård Eithun. L'omicidio del 21 agosto 1992 dell'omosessuale Magne Andreassen a arresto di varg vikernesLillehammer non era ancora stato risolto, né gli inquirenti stavano seguendo qualche traccia interessante, finché con la morte di Aarseth la comunità black metal non divenne il logico bersaglio delle inchieste della polizia. Ora tutte le dita erano puntate. D'altra parte, Vikernes aveva già rivelato a troppa gente di sapere che l'assassino era stato Eithun e che lui condivideva appieno l'azione perché la vittima era un gay e gli omosessuali erano un altro gruppo di persone che lui disprezzava. Anche lo stesso Eithun non era stato capace di tenere la bocca chiusa. Era stato arrestato quasi in contemporanea con Vikernes e non ci aveva messo molto a raccontare ogni cosa. Eithun aveva confessato di trovarsi nella notte del delitto a Lillehammer in giro per locali per farsi un bicchiere. Ma erano tutti pieni di gente e allora aveva deciso di rientrare a casa. Lungo la strada era stato avvicinato da un uomo che era «chiaramente ubriaco e frocio». Malgrado questa presa di coscienza, quando l'uomo gli aveva proposto di appartarsi nel bosco, Eithun non si era scandalizzato né aveva proclamato la sua eterosessualità rifiutando l'invito, bensì lo aveva accettato. «Di colpo avevo deciso che l'avrei ucciso; una cosa davvero strana per quanto mi riguarda, perché non sono mai stato un tipo che va in giro ad uccidere la gente». Ciò nonostante, Eithun aveva trovato la forza di colpire ripetutamente con un coltello lo sventurato e indifeso Andreas, non appena si erano affacciati al limitare del bosco. Poi si era accanito contro di lui colpendogli la testa con calci violenti con gli stivali dalle punte in acciaio, per essere sicuro di averlo ucciso. Quando aveva fatto rientro a casa della madre, la donna stava dormendo e così Eithun aveva pensato che alla fine la sua spedizione punitiva si era risolta per il meglio, in quanto nessuno l'aveva visto. Il giorno dopo aveva chiamato Vikernes confessandogli ciò che aveva fatto.

 

E ora tutti i nodi venivano al pettine. Vikernes avrebbe poi descritto il quasi contemporaneo arresto suo e di Eithun con il solito stile magniloquente: «E così avevano incominciato ad arrestarne altri, perché quella lurida puttana rumena... aveva raccontato che Bård aveva ucciso un ragazzo, esattamente ciò che lui le aveva confessato. Ovviamente i poliziotti non avevano uno straccio di prova, ma lui aveva ammesso tutto... Poi erano passati ad un altrove ad un altro ancora, finché un pezzo per volta il mosaico era stato ricostruito. È tipico: questo era l'unico modo grazie al quale delle persone insignificanti possono per un attimo sentirsi importanti, tradendosi l'una con l'altra. E così era stato. Inutile ricordare che il pesce più grosso ero io».
 

Prove schiaccianti
 

Quando il 20 agosto la polizia si era presentata a Bergen per prelevare Vikernes, nella sua abitazione erano venuti fuori 150 chili di dinamite e glinite, raccolti, si diceva, per far saltare in aria la chiesa Nidarsodomen di Trondheim, un meraviglioso edificio risalente all'XI secolo, monumentovarg vikernes in carcere nazionale, all'interno della quale sono custoditi i gioielli della Corona. Vikernes aveva negato questo addebito, come, d'altra parte, aveva sempre negato tutti i crimini che gli erano stati ascritti. Dopo nove mesi si era aperto il processo. In prigione aveva lamentato che, dopo tutto, le carceri norvegesi non erano abbastanza brutali. Questo l'aveva deluso, perché lui sperava di essere gettato in una prigione terribile e di essere anche torturato. «Qui è tutto troppo bello», aveva dichiarato. «Non è per niente infernale». Un giorno, quando un medico gli aveva manifestato l'intenzione di fargli un prelievo di sangue usando una siringa, Vikernes si era fieramente rifiutato, affermando che un guerriero vichingo quale lui era poteva essere trafitto solo da una vera lama. Oltre all'omicidio di Aarseth, Vikernes era accusato anche di detenzione di materiale esplosivo e della distruzione col fuoco di almeno tre chiese. Lui si proclamava innocente su ogni fronte, sostenendo di aver ucciso Aarseth soltanto per legittima difesa, poiché aveva saputo da un amico che Aarseth aveva manifestato tutte le intenzioni di farlo fuori. Fra le tante storie che si erano venute a creare attorno alla vicenda, ce n'era anche una in cui si diceva che qualche giorno prima di essere ucciso, Aarseth era stato da un sensitivo il quale lo aveva messo in guardia dalle mire assassine dell'ex amico, avvertimento che lo aveva spinto a meditare a sua volta di uccidere il Conte. In una sua testimonianza, Vikernes sosteneva che Aarseth aveva intenzione di catturarlo e ucciderlo torturandolo, filmando ogni cosa, così da poter mostrare la pellicola a tutti gli altri, ribadendo la sua indiscussa autorità. Insisteva anche nel dire che il primo a mettere mano al coltello era stato Aarseth, dimenticando che Euronymous era andato ad aprire la porta in mutande. Forse, in considerazione dell'atteggiamento assunto dal suo cliente, l'avvocato difensore di Vikernes, Tor Erling Staff, intendeva convincere la corte dell'infermità mentale di Vikernes. Il più mordace avvocato di Norvegia era il massimo che la signora Lene Bore potesse garantire a difesa di suo figlio.

 

Erling Staff aveva suggerito l'ipotesi che Vikernes non era in grado di intendere e di volere quando aveva compiuto il suo efferato crimine. Peccato che due diversi psichiatri incaricati dal tribunale, valutate le condizioni psichiche e mentali del Conte, erano arrivati in via del tutto indipendente alla conclusione opposta, ossia che Varg sapeva esattamente quel che faceva. Da parte sua, inoltre, Vikernes non avrebbe mai e poi mai accettato di chiedere l'infermità mentale, perché l'ammissione avrebbe intaccato il suo orgoglio vichingo. Pensava che se fosse stato condannato al massimo della pena previsto per quel tipo di reato dalla legge norvegese, ossia ventuno anni di carcere, tutti i suoi seguaci lo avrebbero esaltato come un eroe sprezzante, e avrebbero tenuto fede ai suoi precetti brutali e malvagi.

 

Se invece avesse accettato di essere riconosciuto come un folle sarebbe stato solo un «debole», come quel «finocchio comunista» che aveva da poco fatto fuori. Una cosa era certa: al Conte Grishnackh non interessava un bel niente cercare di accattivarsi la simpatia della corte. «Voi vidkun quislingavete cristianizzato la Norvegia con la spada, noi la faremo ritornare pagana con il fuoco e le armi», aveva sostenuto baldanzosamente in aula. Un'altra volta in cui qualcuno gli aveva chiesto che cosa avrebbe provato nel sentirsi dichiarare colpevole, aveva semplicemente replicato: «Credo che questa risulterà un'esperienza molto positiva per tutta la comunità e la musica black metal». In merito alla premeditazione dell'omicidio di Aarseth, Vikernes non aveva dato alcuna risposta, continuando a sostenere che era stato provocato. Stando al rapporto del medico legale (che Vikernes ancora oggi contesta), Aarseth aveva ricevuto ventitré coltellate, sedici delle quali sulla schiena, cosa che certo non faceva apparire così convincente la sua tesi difensiva di fronte alla giuria. Il Conte teneva invece in modo particolare a mettere in rilievo il motivo per cui il suo rapporto con quello che era stato il suo mentore si era alla fine guastato: «Era un comunista e fantasticava di una società multirazziale». Lui, al contrario, si batteva affinché in Norvegia prevalesse la purezza della razza bianca. Nel corso di una delle sue tante testimonianze ad effetto, si era rivolto sorridendo alla corte con queste parole: «Mentre voi, gente, vi aggrappate alla vostra morale giudaica e volete vivere in pace, io mi sento dentro un'anima germanica ed è per questo che bramo morire in battaglia». Quando, alla fine, Vikernes è stato condannato per l'omicidio di Aarseth e per la distruzione col fuoco delle tre chiese, è indubbio che sul giudizio è anche pesato il continuo suo atteggiarsi da neonazista nelle sue risposte alla corte. Durante la Seconda Guerra Mondiale la Norvegia aveva patito l'invasione tedesca e un collaborazionista passato alla storia, Vidkun Quisling (1887-1945), si era reso colpevole di aver mandato ai forni crematori dei campi di concentramento migliaia di ebrei. Vikernes, nella sua esaltazione, sosteneva di ispirarsi proprio a Quisling.

 

L'avvocato Erling Staff aveva dichiarato: «Si tratta di una sentenza chiaramente compromessa dalla condanna di un'ideologia e di una fede». Comunque, proprio mentre il giudice Ivar Haug gli leggeva la condanna a ventuno anni di carcere, il massimo della pena, Vikernes aveva semplicemente sorriso. Nella sua fantasia delirante, ma anche nell'immaginazione di tutti i suoi fans, da quel momento in avanti il Conte Grishnackh era diventato una superstar. A riprova di ciò la notte successiva alla condanna altre due chiese furono distrutte dalle fiamme.
 

Un carcere blando
 

Malgrado la condanna, Vikernes in prigione si era poi letteralmente fatto beffa del sistema carcerario norvegese. Perché non solo gli era stato concesso di continuare a comunicare con i suoi sostenitori, ma anche di scrivere tre libri, lanciare alcuni dischi dei Burzum e distribuire sia libriwhite pride che dischi sotto l'egida della sua etichetta, la Cymophane. Inoltre, gli era concesso di sostenere le sue convinzioni tramite il sito e stabilire una solida piattaforma per la diffusione delle sue opinioni politiche con il Norsk Hedensk Front (NHF) di estrema destra, orientato a «salvaguardare le genti germaniche dai tentacoli contaminanti delle popolazioni ebraico-cristiane». Le sue idee avevano continuato a fermentare nelle colonne delle fanzine specializzate e nei siti web, capaci ormai di collegare i fans di tutta Europa, specie quelli dell'ex blocco socialista, su tematiche come neopaganesimo, neonazismo e cultura black metal. E così non ci volle molto perché i supporter del Conte pensassero di entrare in azione per aiutarlo. Nel 1997, la polizia norvegese riusciva all'ultimo istante a sventare un complotto teso ad eliminare alcuni esponenti politici liberali e responsabili religiosi. Sabato 12 aprile, cinque membri dell'organizzazione terroristica neonazista che si faceva chiamare Einsatzgruppen (dal nome delle squadre della morte naziste della Seconda Guerra Mondiale) venivano arrestati in possesso di armi da fuoco, giubbotti antiproiettile, candelotti di dinamite e del denaro (circa 100.000 corone norvegesi), si presume messo a disposizione dalla signora Lene Bore. Stando al rapporto della polizia, denaro e armi avrebbero dovuto servire per far evadere Vikernes, affinché potesse condurre i suoi sostenitori verso il loro sanguinoso Valhalla. Alla fine però, semplicemente scappare di prigione, si rivelò molto più facile. Il 25 ottobre 2003, dopo aver goduto di un permesso di uscita di diciassette ore, Vikernes non si era presentato come doveva fare tutti i giorni all'ingresso della prigione a bassa sicurezza di Vestfold, dove stava scontando la condanna. Il suo avvocato difensore, John Christian Elden, si era rifiutato di dare informazioni sul fatto, ma aveva provato a darne una spiegazione: «Credo che questa fuga nasca da un profondo senso di frustrazione. Il mio cliente sta scontando la sua pena in modo esemplare. Si è ormai lasciato alle spalle i peccati della sua giovinezza e desidera ardentemente poter rientrare nella società in modo normale. Ma poi, solo un paio di settimane or sono, Vikernes ha letto su di un quotidiano locale un articolo in cui si diceva che nel carcere cittadino era segregata una persona da ritenere "pericolosa", con chiaro riferimento a luì».

 

La cosa, aveva continuato Elden, aveva così sconcertato l'ipersensibile Vikernes da farlo andar fuori di testa. Nel pomeriggio di domenica 27, il Conte si era impadronito dell'automobile di una john christian eldenfamiglia a Numdel, nella regione di Buskerud. Le vittime avevano raccontato alla polizia di essere stati fermati da un pedone che si era poi fatto consegnare le chiavi puntando contro di loro una pistola. La polizia era riuscita a catturarlo il giorno dopo, 28 ottobre, a seguito di alcune indicazioni che lo avevano segnalato sull'autostrada E6 in direzione Oslo, dove era stato intercettato a metà del viaggio. In un secondo momento si era saputo che all'atto del nuovo arresto il Conte nascondeva in auto «armi ed equipaggiamento militare degni di un commando», anche se in prima battuta il portavoce della polizia, Knut Svalheim, aveva dichiarato alla televisione nazionale che al fuggitivo era stato soltanto trovato un coltello. Per questa volta il Valhalla avrebbe dovuto aspettare. Al tempo della fallita fuga a Vikernes mancavano solo due anni per esaurire la pena che gli era stata inflitta. La madre, la signora Lene Bore, come al solito, aveva cercato di giustificarne il comportamento. La legge era da poco cambiata e Varg pensava che avrebbe dovuto passare altri quattro anni dietro le sbarre. «Vorrei che avesse tentato un altro modo per uscire», aveva confessato ai giornalisti. «Ha trascorso la quasi totalità della sua vita da adulto dietro le sbarre e non se lo merita, perché Varg è un bravo ragazzo». La signora aveva anche negato che il figlio avesse ancora contatti con qualsiasi movimento neonazista, compreso il famigerato NHF; peccato che sarebbe bastato cliccare anche soltanto sul sito corrente dei Burzum per rendersi conto di come quelle sue affermazioni suonassero stonate. E così Vikernes era finito in tribunale un'altra volta e, sebbene l'accusa di sequestro di un'auto sotto la minaccia di un'arma letale fosse decaduta per mancanza di prove ritenute inequivocabili, alla pena che ancora gli restava da scontare si era visto aggiungere altri quattordici mesi.
 

Un lampo nel cielo del Nord
 

Oggi il «bravo ragazzo» della signora Lene Bore, trascurato dal padre, viziato dalla madre, si trova ancora nel carcere di Trondheim, impegnato a scrivere trattati sul folclore nordico e saggi di critica letteraria 5. Tutto ciò che, nel tempo, è stato scritto su di lui e sul suo caso - compreso il benevolo Lords of Chaos, di Michael Moynihan e Didrik Søderlind, a cui egli stesso ha collaborato - per lui non sarebbero altro che frottole, bugie inventate. Per questo Vikernes trascorre il tempo a scrivere la sua versione delle cose, per ristabilire la verità e creare attorno alla sua immagine un alone quasi mitologico sottolineando un concetto fondamentale, tema costante della sua esistenza: il suo rabbioso odio verso le altre razze e la sua convinzione della supremazia della razza ariana nordica. Sono moltissime le persone che chiedono di ascoltarlo. Il sito web dei Burzum è orgogliosamente protettivo nei confronti del conte, per non dire addirittura minaccioso.

 

Nella sua biografia, romanticamente si può leggere: «Varg Vikernes è di gran lunga il solo musicista che sia riuscito a superare il confine esistente fra fantasia e realtà, mettendo in pratica questi concetti nel contesto di una proposta di vita in grado di forgiare il suo destino [...]. Per un certo periodo è stato il leader riconosciuto di un movimento musicale come nessun altro prima. Come un lampo nel cielo del Nord, niente di meno». Da parte sua, Vikernes ha dichiarato che non appena uscirà di prigione si ritirerà fra i monti per vivere in modo salubre e a contatto con la natura.

 

La polizia norvegese non sembra crederci troppo, e anzi teme la possibilità che nascano organizzazioni paramilitari tese a dare vita ad un nuovo Reich di matrice vichinga che potrebbe entrare in azione molto presto. Perché sembra per lo meno molto improbabile che un uomo che ha trascorso tutta la sua vita a cercare di attirare l'attenzione su di sé possa spontaneamente defilarsi. La nefanda, fatale influenza che il suo pensiero ha esercitato su tanti giovani deviati è oggetto di molte considerazioni. Perché la verità è una sola: anche in carcere, Varg Vikernes continua ad essere un uomo molto pericoloso 6.

 

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Michael Moynihan Didrik Søderlind

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Note

 

1 Estratto (pagg. 123-144) dall'opera di Frank Moorehouse Delitti satanici, Newton Compton, Roma 2007.

2 Dal nome di una nobile ungherese del XVIII secolo, Erzebet Bathory, che era solita farsi il bagno in una vasca colma del sangue di ragazze vergini.

3 L'iscrizione incisa all'interno dell'anello era: «Agh burzum-ishi krimpatu», ossia «E nel buio incatenarli».

4 Gruppi che nel 1991, al tempo della diffusione del panico satanico, erano stati ingiustamente accusati dalla stampa di legami con abusi perpetrati in riti satanici.

5 Il 24 maggio 2009, dopo quattro istanze per il rilascio su libertà condizionata rifiutate, Varg Vikernes è stato scarcerato in libertà vigilata.

6 Bibliografia usata dall'Autore:

Libri:

- G. Baddeley, Lucifer Rising, Plexus, Londra 1999;

- M. Moynihan-D. Søderling, Lords of Chaos: The Bloody Rise of the Satanic Metal Underground, Feral House, Venice 1998.

Articoli:

- Admin, Interview with Varg Vikernes, in www.doomish.com

- J. Arnopp, «We are But Slave to the One with Horns», in Kerrang!, 1992.

- A. Dryendal, «Media Constructions of Satanism in Norway 1988-1997», in Foaftale News: Newsletter of the International Society for Contemporary Legend Research, febbraio 1998.    

- Blabbermouth.net-Metalstorm, «Varg Escapes the Prison», s.l. e s.d.

- Ilde, Burzum Library of Euro and Varg, in www.burzum.org

- S. O'Malley, «Into the Lion's Cage», in Sounds of Death, nº 5, 1995.

- B. A. Robertson, «MVMO Satanic Ritual Abuse (SRA) Hoax Lewis, Scotland», in www.religioustolerance.org

 

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