titolo infiltrazioni giudaico-massoniche nella chiesa romana

di don Curzio Nitoglia 1

 

postato: 16 gennaio 2017

 

Sopra: Satana invitato a partecipare al Concilio

porta con sé un libro intitolato Eresie antiche e moderne.

 

 

Introduzione

 

Abbiamo già visto nel numero precedente 2, come il giudaismo-religione abbia congiurato contro Gesù Cristo, i suoi Apostoli e la Chiesa, cercando di infiltrare una «quinta colonna» nella Chiesa stessa per poterla distruggere dall'interno. Nel presente articolo cercherò di richiamare l'attenzione del lettore su una serie di fatti oggettivi e inequivocabili che mostrano le infiltrazioni della contro-Chiesa attuate nel Corpo Mistico di Cristo.

 

Il come sia stato possibile tutto ciò è un mistero che ci sorpassa, è il mistero della Volontà permissiva di Dio in rapporto al male morale, che non è voluto ma solo permesso per trarne un bene maggiore. Il perché dell'infiltrazione giudaico-massonica nella Chiesa sorpassa il nostro misero intelletto, ma sarebbe irragionevole chiudere gli occhi sugli avvenimenti che la comprovano e purtroppo, con il Concilio Vaticano II (1962-1965), la testimoniano sino al suo stesso vertice. Paolo VI (1897-1978), d'altronde, aveva già parlato di «autodemolizione della Chiesa» e di «fumo di Satana, penetrato all'interno della Chiesa di Dio», ammettendo implicitamente la realtà del fatto.

 

concilio vaticano II

Sopra: il Concilio Vaticano II.

 

In molti casi dobbiamo fermarci al quia, alla constatazione del fatto, senza pretendere di conoscere il propter quid, il perché del fatto. La giudeo-Massoneria ha formato il disegno di corrompere le membra della Chiesa, e specialmente il clero e la Gerarchia, inoculando in esse falsi principî che di cristiano mantengono solo il nome senza averne più la sostanza 3. Un altro fatto inequivocabile (oltre al complotto contro la Chiesa) è che oggi quasi tutti, anche i cattolici, appartengono in qualche modo all'anima della Massoneria, pur non essendo membri del suo corpo, cioè pensano e ragionano da massoni: sono per la tolleranza, per il pluralismo, per il rispetto dell'errante, per la democrazia moderna e liberale, per il non esclusivismo.

 

Oggi, Benedetto Croce (1866-1952) avrebbe più giustamente scritto Perché non possiamo non dirci massoni, e la teoria di Karl Rahner (1904-1984) andrebbe riproposta come Il massone anonimo 4. Questa è la triste realtà: da un lato il complotto della Sinagoga contro la Chiesa, dall'altro lo spirito cabalistico-massonico che ha invaso ogni cosa e che respiriamo ormai come l'aria che ci circonda. È molto arduo poter definire il perché, il come di tutto ciò, che in molti aspetti ci sfugge, ci sovrasta e su cui possiamo solo fare congetture senza poter arrivare alla certezza; eppure, non dobbiamo chiudere gli occhi sulla terribile realtà nella quale siamo chiamati a vivere, sotto pena di sbagliare di «campo» o di stendardo, convinti magari di militare sotto quello di Cristo, ma combattendo, in realtà, sotto quello di Lucifero 5.

 

benedetto croce

karl rahner

Benedetto Croce Karl Rahner

 

Nell'articolo precedente abbiamo visto i piani massonici (svelati da Barruel e da Cretineau-Joly, e riportati nei suoi volumi da Mons. Delassus), i quali parlano di un «Papa» secondo i bisogni della sètta, cioè imbevuto della sua filosofia, un «Papa» che, pur non essendovi iscritto, fa però parte della sua anima, al fine di portare a compimento il trionfo della Rivoluzione. Per giungere a tale scopo, la Massoneria ha formato una generazione degna di tale avvenimento, mediante la corruzione intellettuale e morale della gioventù, fin dalla più tenera età, per poterla poi attirare, senza che se ne accorga, alla mentalità del «massonismo».

 

Soprattutto nei seminari essa ha svolto il suo ruolo di infiltrata, di corruttrice delle idee, perché un giorno i giovani seminaristi diverranno preti, Vescovi, Cardinali, governeranno e amministreranno la Chiesa e, come Cardinali, saranno chiamati a scegliere un «Papa»; ma questo «Papa», come la maggior parte dei suoi contemporanei, sarà imbevuto di principî filantropici e naturalistici, e sarà quindi omologo agli interessi della sétta.

 

tolleranza religiosa massonica

Stampa allegorica della Massoneria sulla tolleranza religiosa:

chi può dire quanto questa idea è penetrata nelle menti dei cattolici di oggi?

 

Il clero e i fedeli marceranno così sotto lo stendardo massonico, credendo ancora di essere sotto la bandiera pontificia

 

I fatti che mi accingo a riportare sono la prova inequivocabile che tale disegno è riuscito, almeno per ora. Nostro Signore, infatti, ci ha promesso che «le porte dell'inferno non prevarranno», e così sarà. Noi cristiani, come il nostro Capo, Gesù Cristo, siamo abituati a vincere per mezzo delle sconfitte. Proprio quando Gesù fu crocifisso e abbandonato da tutti, con la sua morte ci redènse; così sarà anche del suo Corpo Mistico, la Chiesa: quando sembrerà ormai essere morta, allora risorgerà in tutto il suo fulgore: «Regnavit a ligno Deus»!La croce è il trono dal quale Dio regna»!).

 

Tali fatti non devono scandalizzarci, ma, al contrario, devono farci prendere i mezzi adatti (con l'aiuto di Dio che non manca mai) per fare qualcosa per il bene della Chiesa, flagellata e coronata di spine come il caro e buon Gesù. Una bella preghiera di San Tommaso Moro (1478-1536) recita così: «O Signore, fate che non mi scandalizzi davanti al male e al peccato, ma datemi la forza di porvi rimedio».

 

san tommaso moro

Sopra: San Tommaso Moro.

 

I Papi denunciano le infiltrazioni giudaico-massoniche all'interno della Chiesa

 

- Pio VI (1717-1799), nel Breve Quid aliquantum (del 10 marzo 1791) critica la Costituzione civile del clero, e in un altro Breve al clero e al popolo francese (del 19 marzo 1792) condanna gli ecclesiastici che giurano fedeltà alla Rivoluzione in questi termini:

 

«Il carattere [...] degli eretici e degli scismatici fu [...] di ricorrere all'artificio e alla dissimulazione: così i nuovi intrusi della Chiesa di Francia hanno imitato alla perfezione quest'arte [...] di ingannare [...] mediante la finzione e la menzogna» 6.

 

- Pio VII (1742-1823), nell'Enciclica Diu Satis (del 15 maggio 1800) mette in guardia l'alto clero:

 

«Non ammettete nessuno nei ranghi del clero [...] prima di averlo esaminato con cura, controllato e approvato maturamente [...]. (Vi è) una moltitudine di falsi apostoli [...], artefici di inganni, mascherati da apostoli di Cristo».

 

papa pio VI

papa pio VII

Papa Pio VI Papa Pio VII

 

Nell'Enciclica Ecclesiam (del 13 settembre 1821), il Papa condanna la Carboneria, vera miniera di falsi fratelli: «Vengono a voi sotto apparenza
di agnelli ma sono, nel fondo del loro cuore, lupi rapaci»
.

 

- Il Cardinale Tommaso Bernetti (1779-1852) in una lettera del 4 agosto 1845 scriveva:

 

«Il nostro giovane clero è imbevuto delle dottrine liberali [...]. La parte del clero che, dopo noi, arriva al governo [...] è mille volte di più intaccata dal vizio liberale» 7.

 

- Pio IX (1792-1878), nell'Enciclica Nostis et Nobiscum (dell'8 dicembre 1849) si lamenta del complotto contro la Chiesa: «Vi sono in Italia degli ecclesiastici [...] che son passati nei ranghi del nemico della Chiesa». Molti anni dopo, nella Lettera Exortæ in ista (del 29 aprile 1876), il Papa  descrive il caso classico di un'infiltrazione massonica in Brasile:

 

«La confusione che è sorta in Brasile in questi anni è dovuta all'azione di agenti affiliati alla sètta massonica, che si sono infiltrati nelle confraternite di pii cristiani» 8.

 

cardinale tommaso bernetti

papa pio IX

Il Cardinale Bernetti Papa Pio IX

 

Il cattolicesimo liberale è per Papa Mastai ancora più pericoloso del comunismo; è infatti la «quinta colonna» della giudeo-Massoneria nel seno stesso della Chiesa. Per Pio IX è molto più facile scoprire un nemico dichiarato che un falso fratello, come lo è, in realtà, il cattolico liberale. Nel Breve indirizzato al circolo Sant'Ambrogio di Milano (del 6 marzo 1873) spiega perché bisogna diffidare assolutamente dei cattolici democratici, imbevuti della filosofia moderna:

 

«Questi uomini sono più pericolosi che i nemici dichiarati, poiché assecondano gli sforzi di questi ultimi, ma non si fanno scorgere. Infatti, restando sui limiti delle opinioni condannate, si presentano sotto le apparenze di una dottrina integra e pura e ingannano così i fanatici della conciliazione e anche i ferventi cristiani che, senza ciò, si opporrebbero fermamente ad un errore manifesto» 9.

 

- Leone XIII (1810-1903), nell'Enciclica Inimica vis (dell'8 dicembre 1892), mette in guardia i Vescovi e gli Arcivescovi d'Italia contro la Massoneria che cerca di conquistare alla sua filosofia il clero:

 

«I sèttari massoni cercano con delle promesse di sedurre il basso clero. Allo scopo di guadagnare alla loro causa i ministri sacri e poi [...] di farne dei rivoltosi».

 

- San Pio X (1835-1914), condanna i cattolici-liberali, i democratici-cristiani, i modernisti come

 

«la razza più pericolosa [...] che pretende di condurre la Chiesa al proprio modo di pensare. Tramite l'astuzia e la menzogna di questo perfido cattolicesimo-liberale, che fermandosi giusto ai limiti dell'errore condannato, si sforza di apparire come ortodosso [...]. I cattolici liberali sono lupi sotto apparenza di agnelli. Il prete [...] deve svelare le loro trame perfide. Sarete chiamati papisti, clericali, retrogradi, intransigenti; onoratevene» 10.

 

papa leone XIII

papa san pio X

Papa Leone XIII San Pio X

 

Anche nell'Enciclica Pieni l'animo (del 28 luglio 1906) San Pio X mette in guardia contro le infiltrazioni nemiche nella Chiesa e parla esplicitamente dello «spirito di insubordinazione e di indipendenza» che si manifesta tra il clero. Tale spirito, prosegue il Papa:

 

«penetra fin nel Santuario [...]. È soprattutto tra i giovani preti che uno spirito sì funesto porta la corruzione [...]. Si fa per tali dottrine nuove una propaganda più o meno occulta, tra i giovani che nei seminari si preparano al sacerdozio».

 

Nell'Enciclica Pascendi dominici gregis (dell'8 settembre 1907), poi, il Pontefice denuncia che,

 

«i nemici sono arrivati fin dentro il cuore della Chiesa, nemici tanto più temibili quanto più lo sono meno apertamente [...]. Parliamo di un gran numero [...] di preti [...]. È dal di dentro che tramano la rovina della Chiesa, il pericolo è oggi quasi nel seno e nelle vene della Chiesa stessa [...]. Essi (i modernisti) non colpiscono i rami [...], ma la radice stessa, vale a dire la fede».

 

Inoltre, sempre San Pio X, nell'Allocuzione alla cerimonia di imposizione della berretta cardinalizia ai nuovi porporati (27 maggio 1914), pronunciò queste parole:

 

«Oh quanti marinai, quanti piloti e, non voglia Dio, quanti capitani, facendo confidenza a queste novità profane e alla falsa scienza del tempo presente, invece di giungere in porto, hanno fatto naufragio»! 11.

 

Si noti che il Papa Santo morirà neanche tre mesi dopo, il 20 agosto 1914, e che la parola «capitani» si riferisce ai Vescovi!

 

- Pio XI (1857-1939) denuncia i progressi fatti dalla «quinta colonna» infiltratasi ormai nell'alto clero.

 

«Nel Concistoro del 23 maggio 1923 Pio XI chiese a circa trenta Cardinali della Curia romana cosa pensassero della convocazione di un Concilio Ecumenico. Il Cardinal Billot parlò esplicitamente di divergenze profonde nel seno dello stesso Episcopato. Il Cardinale Boggiani, domenicano, pensava che una parte considerevole del clero e dei Vescovi era imbevuta di idee moderniste [...]. Il Cardinal Billot concludeva dicendo che il Concilio sarebbe stato manovrato dai peggiori nemici della Chiesa» 12.

 

Ancora, nell'Enciclica Divini Redemptoris (del 29 settembre 1937) Pio XI denuncia i tentativi d'infiltrazione comunista che, senza menzionare la dottrina propria del comunismo, vorrebbe

 

«impiantare i proprî errori nei luoghi ove - senza ciò - non potrebbero penetrare. E lavorano (i comunisti) con tutte le loro forze per infiltrarsi perfidamente nelle assemblee cattoliche».

 

enciclica divini redemptoris

 

- Padre Mariano Cordovani o.p. (1883-1950), infine, maestro dei Sacri Palazzi Apostolici sotto il pontificato di Pio XII (1876-1958), e quindi teologo di Papa Pacelli, scrive sull'Osservatore Romano del 19 marzo 1950:

 

«Nulla è cambiato nella legislazione della Chiesa rispetto alla Massoneria [...]. I canoni 694 e specialmente il canone 2335, che infligge la scomunica alla Massoneria senza distinzione di riti, sono sempre in vigore [...]. Tutti i cattolici devono [...] ricordarselo per non cadere nella trappola».

 

papa pio XI

padre mariano cordovani

Papa Pio XI Padre M. Cordovani

 

Jacques Ploncard d'Assac (1910-205) commenta che si era in presenza di un'infiltrazione di idee massoniche nella Chiesa e che Padre Cordovani, profondo conoscitore del problema, insisteva:

 

«La scomunica, lo ripeto, vale per tutti i riti massonici [...], anche se alcuni dichiarano che non sono ostili alla Chiesa [...]. Questa tendenza moderna [...] che metterebbe volentieri il cattolicesimo in armonia con tutte le ideologie [...] non ha forse il marchio dell'eresia»? 13.

 

jacques ploncard d'assac.

Lo scrittore e giornalista francese

Jacques Ploncard d'Assac.

 

I Papi perciò, fino a Pio XII, non hanno cessato di metterci in guardia contro le infiltrazioni nemiche nella Chiesa: purtroppo, con Giovanni XXIII (1881-1963), Paolo VI e Giovanni Paolo II (1920-2005) l'atteggiamento muta radicalmente; si dialoga con la Massoneria, si ammette addirittura la doppia appartenenza, come vedremo nei capitoli successivi 14.

 

I fatti: il dialogo catto-massonico

 

Con la morte di Pio XII il Concilio non era ancora stato adunato, ma «l'aggiornamento» roncalliano cominciava già a dar corpo alle antiche aspirazioni di apertura verso i suppositi della giudeo-Massoneria, per poter così introdurre il cavallo di Troia nella Chiesa di Cristo. Naturalmente, ci si propose di dialogare, oltre che con le altre religioni, anche con la Massoneria, per poter superare le condanne portate dalla Chiesa contro la sètta (oltre 590 documenti), a partire da Clemente XII (Costituzione Apostolica In Eminenti, del 12 aprile 1738) fino a Pio XII incluso e mai messe in discussione.

 

«Le prime manifestazioni di questa tendenza nuova risalgono agli anni '20. Un gesuita tedesco, Padre Gruber […] prese contatto con alti dignitari massonici [...]. La campagna di avvicinamento iniziata in segreto da Padre Gruber fu ripresa [...] in Francia da Padre Berteloot, anch'esso gesuita. Costui pubblicò dal 1945 al 1949 una serie di articoli e di libri redatti con una grande prudenza, per poter preparare il riavvicinamento. La campagna di riavvicinamento tra Massoneria e Chiesa cattolica restò tuttavia allo stato latente sotto il pontificato di Pio XII. Il fuoco covava sotto le ceneri, ma i progressisti, che avevano preso nella Chiesa un'influenza considerevole, si rendevano conto che i loro sforzi non avevano alcuna speranza finché viveva Pio XII [...]. Con l'elezione di Giovanni XXIII ci fu bruscamente come un'esplosione [...]. Si aveva nettamente l'impressione di una campagna internazionale, metodicamente orchestrata» 15.

 

clemente XII - in eminenti

Sopra: Papa Clemente XII (1652-1740) e la

Costituzione Apostolica In eminenti apostolatus specula.

Parlando della scomunica Clemente XII scrive:

«Nessuno potrà essere sciolto se non da Noi o dal Romano

Pontefice allora esistente, eccetto che in articolo mortis»

 

Scrive Padre Rosario Esposito (1921-2007) 16:

 

«Lo spirito di Giovanni XXIII, poi la grande avventura ecumenica di Paolo VI, innescarono una reazione a catena di cui lì per lì non ci si rese conto, ma che divenne evidente allorché i diversi gruppi di esploratori - tra gli anni 1965 e 1968 - vennero scovati dalla stampa [...]. Si scoprirono scambi epistolari, telefonate più o meno diuturne [...], simposi conviviali. Il tutto finiva per accrescere la reciproca conoscenza degli uomini dei due schieramenti: i cattolici toccavano con mano che i massoni non hanno il volto di Lucifero (le apparenze ingannano; N.d.R.), i massoni che i cattolici non sono tutti Grandi Inquisitori [...]. Si può dire che l'incontro tra le due comunità quella ecclesiale e quella massonica, fu effettuato a tutti i livelli».

 

padre rosario esposito

Il paolino Padre Rosario Esposito,

detto «il cappellano dei massoni».

 

«Il Gran Maestro della Massoneria Dupuy stimava che "l'avvenimento del Vaticano II costituisce una apertura considerevole della Chiesa al mondo". Rivelava di aver intrattenuto con Giovanni XXIII delle relazioni "più che cordiali", che "Giovanni XXIII e il Vaticano II hanno dato un impulso formidabile al lavoro di chiarificazione e di disarmo reciproco nei rapporti tra Chiesa e Massoneria". Al limite, nella misura in cui la Chiesa conciliare scivola verso il pluralismo e la libera religione, tende a diventare una semplice obbedienza massonica» 17.

 

D'altronde anche l'ex Gran Maestro del Grand'Oriente d'Italia, Armando Corona (1921-2009), afferma:

 

«La Massoneria ha, per prima, nella Storia caldeggiato e difeso la tolleranza religiosa e il diritto di ogni uomo di professare la propria fede. Dopo tanti secoli, come massoni, siamo lieti che anche il Concilio Vaticano II abbia dichiarato testualmente: "La coscienza degli uomini è sacra"» 18.

 

armando corona

Il Gran Maestro Armando Corona.

 

Anche Mons. Marcel Lefebvre (1905-1991) fu costretto ad ammettere che la Chiesa era stata infiltrata dalla Massoneria allo scopo di distruggerla. Proprio perché aveva vissuto direttamente l'esperienza del Concilio scrisse:

 

«La riforma liturgica è una delle cose più gravi. Fu fatta [...] da Padre Bugnini, che l'aveva preparata già da molto tempo. Già nel 1955 Padre Bugnini faceva tradurre i testi (liturgici) protestanti da Mons. Pintonello [...] che era vissuto molto tempo in Germania [...]. È stato proprio Mons. Pintonello che mi ha raccontato che aveva tradotto i libri liturgici protestanti per Bugnini, che a quel tempo non contava ancora nulla [...]. Tipi come Bugnini sono degli infiltrati nella Chiesa per distruggerla [...]. Alcuni dicono che dietro tutto ciò vi è la Massoneria. È possibile [...]. Ci troviamo davanti ad una vera congiura all'interno della Chiesa, da parte dei Cardinali attuali. Una classe di intellettuali è insorta contro Nostro Signore, in un vero complotto diabolico contro il suo Regno» 19.

 

annibale bugnini

Sopra: Mons. Annibale Bugnini (1912-1982) segretario della

Commissione Liturgica e «padre» della nuova Messa di Paolo VI.

 

annibale bugnini massone

Sopra: il 12 settembre 1978, la rivista Osservatore Politico del noto giornalista Mino Pecorelli pubblicò

un articolo intitolato «La Gran Loggia Vaticana». Tra i nomi di molti prelati e sacerdoti affiliati alla sètta

spicca quello di Mons. Bugnini (iniziato il 24 aprile 1963, matricola 1365/76, nome in codice BUAN).

 

Il primo Cardinale che avvicinò un Gran Maestro fu Mons. Theodor Innitzer (1875-1955), Arcivescovo di Vienna, che nel 1948 impostò - ad insaputa di Pio XII - il dialogo col Gran Maestro Schechebaner. Negli anni '60-'70 la schiera dei «dialoganti» si ingrossò e fece il tutto alla luce del giorno: i Cardinali Richard James Cushing (1875-170) di Boston, Terence James Cooke (1921-1983) di New York, Roger Marie Élie Etchegaray di Marsiglia, Bernard Jan Alfrink (1900-1987) di Utrecht, Maurice Feltin (1883-1975) e poi Gabriel Auguste François Marty (1904-1994) di Parigi, John Joseph Krol (1910-1996) di Filadelfia, Avelar Brandão Vilela (1912-1986) di Bahìa (Brasile), Aloísio Lorscheider (1924-2007) di Fortaleza.

 

Tra i Vescovi si contano: Sergio Méndez Arceo (1907-1992) di Cuernavaca (Messico), che in Concilio domandò che la legislazione antimassonica fosse modificata; Mons. Dante Benigni di Albano Laziale, Mons. Alberto Ablondi (1924-2010) di Livorno che, secondo le affermazioni dell'Esposito 20, partecipò agli incontri coi dirigenti massonici insieme al gruppo italiano. A Parigi, Mons. Pezerie parlò addirittura in Loggia «come in passato avevano fatto Joyce di Boston, Pursley di South Bend, alcuni presuli nelle Isole Filippine, in Canada e altrove» 21.

 

In Europa, tale dialogo catto-massonico era benedetto «anche presso le istanze più alte della Chiesa. I tramiti più costanti [...] che ottennero un'accoglienza attenta presso Paolo VI, furono don Miano, che raggiungerà il Cardinale Seper e il Cardinale König [...]. Il Padre Riquet, che ebbe ugualmente diverse opportunità di avvicinare Paolo VI» 22.

 

cardinale konig e la massoneria

Sopra: 28 ottobre 1998; il Cardinale Franz König (a sinistra), Arcivescovo di Vienna,

a colloquio con Kurt Baresch (a destra), Gran Maestro Delegato della Massoneria austriaca.

 

Recentemente, il Gran Maestro del Grand'Oriente d'Italia, l'avv. Virgilio Gaito, ha dichiarato:

 

«Quando ho ascoltato le gerarchie ecclesiastiche parlare nelle omelie dell'uomo come centro dell'Universo mi sono commosso fino alle lacrime» 23.

 

virgilio gaito

Sopra: Virgilio Gaito, Gran Maestro del

Grand'Oriente d'Italia dal 1993 al 1999.

 

Verso la revisione della scomunica della Massoneria

 

L'intento immediato di tutti questi spuri connubi era di pervenire alla revisione e possibilmente all'abolizione della scomunica del 1738, della sètta massonica. Per la Pasqua del 1971 sembrò prossima la pubblicazione di un Dubium della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede,

 

«che avrebbe in qualche modo cancellato le gravi pregiudiziali antimassoniche contenute nel Codice di Diritto Canonico del 1917, canone 2335 e luoghi paralleli; la pubblicazione fu rinviata alla festa dei Santi Pietro e Paolo, il 29 giugno del medesimo anno, ma ancora una volta non si ritenne opportuno affrettare i passi, perché si temeva - e ben a ragione - che l'opinione pubblica cattolica [...] non avrebbe accolto la decisione senza scandalo» 24.

 

- La Conferenza Episcopale scandinavo-baltica (21-23 ottobre 1966)

Fin dal 1964, i Vescovi della Norvegia avevano consentito ad un massone «convertitosi» al cattolicesimo di poter conservare l'iscrizione alla Massoneria. I Vescovi di Danimarca, Svezia, Islanda, Norvegia, Finlandia applicarono il Decreto conciliare Christus Dominus, che all'articolo 8 afferma: «Ai singoli Vescovi diocesani è data facoltà di dispensare da una legge generale della Chiesa, ogniqualvolta ritengano che ciò giovi al bene spirituale dei fedeli, purché dalla suprema Autorità della Chiesa non sia stata fatta qualche riserva speciale in proposito».

 

Nella riunione plenaria del 21-23 ottobre 1966, infine, i Vescovi di quelle cinque nazioni decidevano di non esigere dai massoni che chiedevano di entrare nella Chiesa, l'abiura, cioè l'abbandono della Massoneria. I Vescovi non ritenevano perciò incompatibili le due appartenenze.

 

«Nel mese di novembre la decisione venne comunicata alla Santa Sede. Qui non si ebbero reazioni, e questo significa che non c'erano ragioni negative, per cui il 24 gennaio 1968 la decisione venne resa pubblica» 25.

 

patto con il diavolo

 

Il Radiogiornale vaticano intervenne, comunicando che la Santa Sede non aveva mutato la disciplina vigente. «Si ribadiva in tal modo che la decisione scandinavo-baltica rimaneva circoscritta alla situazione locale, ma non la si contrastava» 26.

 

- La lettera del Cardinale Seper al Cardinale Krol (19 luglio 1974)

Il vento del Concilio continuava a soffiare, la giudeo-Massoneria a tramare: il risultato più clamoroso dell'infiltrazione della «quinta colonna» all'interno della Chiesa la si ebbe il 16 luglio 1974. Si trattò di un modesto documento destinato a restare privato e che invece fu reso pubblico dal destinatario, il Cardinale Krol, Arcivescovo di Filadelfia e presidente della Conferenza Episcopale nordamericana.

 

Questo documento, brevissimo e importantissimo, va inquadrato nella scia delle due consultazioni a livello universale ordinate dalla Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede negli anni 1960-1970, per conoscere l'opinione dei Vescovi sulla consistenza e le caratteristiche delle singole obbedienze massoniche. Su tale documento così scrive Padre Esposito:

 

«A richiesta del Cardinale Krol, il prefetto del dicastero romano (della Dottrina della Fede) Cardinal Franjo Seper rispose [...] con questa lettera così strutturata: 1) la richiesta di nuove istruzioni relative al problema massonico è viva presso l'Episcopato, e la Santa Sede ha posto il problema in seria osservazione; 2) [...]. Ogni eventuale mutamento viene demandato alla redazione del nuovo Codice di Diritto Canonico; 3) Nell'attesa, a) le situazioni locali devono essere giudicate in ambito locale; b) tale giudizio deve essere ispirato al principio dell'amplificazione delle grazie e delle restrizioni degli odi; 4) la proibizione di iscrizione alla Massoneria viene ristretta ai soli membri del clero e degli istituti secolari; 5) implicitamente, la scomunica non viene più comminata [...]. Questa lettera ebbe consensi ovunque. Negli Stati Uniti inaugurò, da parte della Chiesa, un atteggiamento estremamente aperto [...]. La comprensione tra cattolici e massoni negli Stati Uniti veniva da lontano [...]. Cominciò con un rallentamento polemico, allorché i massoni, rassicurati da Kennedy circa i suoi propositi non integralisti, appoggiarono validamente la sua candidatura, proseguì con la partecipazione del Cardinale Cushing a riunioni conviviali, unitamente ad altri presuli [...]. Tra i gesti più incisivi ricordiamo la partecipazione del Cardinale Arcivescovo di New York, Cooke, ad un simposio massonico nel corso del quale pronunciò un discorso di cordiale incoraggiamento alla reciproca comprensione e collaborazione» 27.

 

cardinali seper e krol

Sopra: a sinistra, il Cardinale Franjo Šeper (1905-1981), prefetto della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede dal 1968 al 1981; a destra, il Cardinale Krol.

 

- La Conferenza Episcopale dell'Inghilterra e del Galles (11-14 novembre 1976)

In tale Conferenza l'eco della lettera Seper-Krol fu evidente. Il documento episcopale affermava:

 

«Un cattolico deve considerarsi anzitutto membro della Chiesa cattolica [...]. Ma se egli crede sinceramente che la sua appartenenza alla Massoneria non entri in conflitto con questa fedeltà, può entrare in contatto con il suo Vescovo [...] per discutere le implicazioni di tale appartenenza».

 

- La Conferenza Episcopale di Santo Domingo (29 gennaio 1976)

In una notificazione al clero diramata il 29 gennaio 1976 la Conferenza Episcopale dominicana applicava la lettera del Cardinale Seper asserendo:

 

«Tra noi (cattolici e Repubblica dominicana) non esiste incompatibilità tra l'essere cattolico praticante [...] ed essere affiliato ad un'associazione massonica o similare».

 

- Mons. Etchegaray, Arcivescovo di Marsiglia (1975-1977)

Su richiesta concedeva l'autorizzazione ai funerali religiosi di un massone.

 

rogger etchegaray

A lato: il Cardinale Roger Etchegaray. A proposito di questa autorizzazione, il Cardinale ebbe a dire: «Non si può dimenticare che la scomunica comminata due secoli fa si spiegava in un cotesto di lotte religiose, né che la Chiesa, pur attendendo da una parte alla riforma del Diritto Canonico per riesaminare la sua legislazione penale, lascia tuttavia intendere che la scomunica non è operante e non può riguardare se non una Loggia che agisca espressamente contro l’esistenza e la missione della Chiesa».

 

http://www.renzomanetti.com/2010/02/16/cattolici-e-massoneria/

 

- La Conferenza Episcopale del Brasile (4 gennaio-12 marzo 1975)

Nella sessione del 5 gennaio 1975, la Conferenza Episcopale brasiliana, presieduta da Mons. Aloísio Leo Arlindo Lorscheider (1924-2007), poi Cardinale, domandò alla Santa Sede istruzioni circa l'applicazione della lettera Seper; la risposta del 12 marzo, firmata dal Nunzio Apostolico in Brasile Mons. Rocco, asseriva:

 

«Sembra pertanto che si possa prestar fede a quanti, iscritti già da tempo alla Massoneria, sollecitano spontaneamente di essere ammessi ai sacramenti».

 

aloísio lorscheider

Sopra: Mons. Aloísio Leo Arlindo Lorscheider.

 

Non stupisce quindi che,

 

«per il Natale di quell'anno il Cardinale Brandão Vilela accettava l'invito di celebrare la Messa nella Loggia "Libertade" di San Salvador di Bahia [...]. In quello stesso mese, il Cardinale accettava un'alta onorificenza massonica, così come l'accettava nel 1976 il Cardinale Paulo Evaristo Arns, Arcivescovo di Rio de Janeiro» 28.

 

Sopra: Il cattivo pastore e i lupi. 1975: il Cardinale Avelar Brandào Vilela (al centro),

Arcivescovo di San Salvador di Bahia, si reca nella Loggia brasiliana «Libertade» per ricevere

dal Gran Maestro Florival Ferreira (a destra) il titolo di «Gran Benefattore» (della Massoneria?).

 

La falsa restaurazione degli anni '80

 

San Pio X affermava dei modernisti nell'Enciclica Pascendi:

 

«Ad ascoltarli, a leggerli si sarebbe tentati di credere che cadono in contraddizione, che sono oscillanti e incerti. Assolutamente no! Tutto è misurato, tutto è voluto da costoro [...]. Una pagina delle loro opere potrebbe essere scritta da un cattolico; ma voltate pagina e vi sembrerà di leggere lo scritto di un razionalista».

 

La tattica di Satana e dei suoi suppositi è sempre stata quella di mischiare il vero al falso, la zizzania al buon grano; così fa la giudeo-Massoneria che, ormai infiltratasi sino al vertice della Chiesa, mescola vero e falso per poter ingannare anche i buoni che, altrimenti, reagirebbero. Abbiamo già visto quale fosse la tattica del massone: restare dentro la Chiesa come «quinta colonna» per distruggerla dall'interno, se mai fosse possibile, e quindi, dopo aver fatto due passi avanti, farne uno indietro (Lenin docet), per non suscitare una vera reazione che annienti le macchinazioni della contro-Chiesa.

 

Sappiamo anche che la «quinta colonna», una volta scoperta, susciterà una «terza forza», che lavorerà assiduamente, sotto apparenza di moderazione, equilibrio, amor di pace e carità, per impedire la distruzione della «quinta colonna». Ebbene, i vari documenti degli anni '80 che rivedono le posizioni aperte al dialogo, proprie degli anni '60-'70, non sono nient'altro che il classico passo indietro dopo i due compiuti in avanti, e la produzione di una «terza forza» per salvare il lavoro della «quinta colonna»! I documenti della falsa restaurazione sono:

  • La Dichiarazione dell'Episcopato tedesco (28 aprile 1980);

  • La Dichiarazione della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede (17 febbraio 1981);

  • La Dichiarazione della Sacra Congregazione per le cause dei Santi (20 settembre 1981);

  • Il nuovo Codice di Diritto Canonico (25 gennaio 1983) che nel canone 1374 afferma: «Chi dà il (proprio) nome ad un'associazione che complotta contro la Chiesa, sia punito con una giusta pena».

Bisogna rilevare che tale testo è molto diverso dal canone 2335 del Codice del 1917, perché il rigore della pena è nettamente alleggerito, in quanto viene esclusa la scomunica, che era invece comminata ipso facto, per chiunque avesse dato il proprio nome ad una sètta massonica. Inoltre, per la gioia del gesuita Padre Michel Riquet (1898-1993), non viene neppure menzionata la Massoneria! 29.

 

Diritto Canonico del 1917

Diritto Canonico del 1983

Canone § 2335

Canone § 1374

«Coloro che danno il nome alla sètta massonica o ad associazioni del medesimo genere, che complottano contro la Chiesa o le legittime potestà civili, contraggono "ipso facto" la scomunica riservata semplicemente alla Sede Apostolica».

«Chi dà il nome ad una associazione che complotta contro la Chiesa, sia punito con una giusta pena; chi poi tale associazione promuove o dirige sia punito con l’interdetto».

 

codice di diritto canonico 1917-1983

Sopra: a sinistra, il Codice di Diritto Canonico

del 1917 e a destra quello del 1983.

 

Così si giustifica la recente dichiarazione del Gran Maestro del Grand'Oriente d'Italia Virgilio Gaito:

 

«Si consideri poi che la scomunica contro i massoni è ormai affievolita: è riservata soltanto a chi cospira contro la Chiesa Cattolica» 30.

 

michel riquet

Sopra: il gesuita dialogante Michel Riquet.

 

Tutto ciò prova che le condanne degli anni'’80 erano puramente verbali e che nulla de facto ne è seguito, né si voleva che ne seguisse. Infatti, i vari monsignori che negli anni '60-'70 erano impegnati nel dialogo con la Massoneria li ritroviamo quasi tutti promossi Cardinali negli anni '80, e coloro che già erano Cardinali hanno continuato tranquillamente ad esserlo senza che alcun provvedimento fosse preso a loro carico!

 

Bisogna infine registrare la Dichiarazione della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede (26 novembre 1983), la quale, nell'affermare che «i fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla santa comunione», non ribadisce, però, la scomunica! In un'intervista concessa ultimamente dal Cardinale Joseph Ratzinger ad Avvenire, si legge che bisogna distinguere tra Massoneria e Massoneria, che non bisogna fare di ogni erba un fascio, che vi è una Massoneria anticlericale con la quale non si può dialogare, ma che, se la Massoneria non fa professione di fede anticristiana, il dialogo è fattibile: si è, in pratica, ad un ritorno, seppur in sordina, alle posizioni degli anni '60-'70.

 

joseph ratzinger

Sopra: il Cardinale Joseph Ratzinger

Prefetto della Congregazione della Fede

dal 1981 al 2005.

 

È il lavoro della «terza forza» che cerca di consolidare, sotto apparenza di maggior fermezza e di restaurazione, le conquiste della «quinta colonna»? La dottrina di cui sopra fu già condannata da Padre Cordovani nel 1950. Ma essa ritorna di moda anche in campo massonico, allorché il prof. Giuliano Di Bernardo (Gran maestro del Grand'Oriente d'Italia dal 1990 al 1993), nel suo libro Filosofia della Massoneria, afferma che la Massoneria è per principio non esclusivista e tollerante, e auspica un dialogo con la Chiesa, ciascuno restando quello che è.

 

L'importante è che la Chiesa, senza perdere la sua identità, rinunci alle scomuniche per aprirsi al dialogo, accettando il pluralismo, la tolleranza e il non esclusivismo, e divenga poi così, nella realtà, una specie di Massoneria universale. Tutto ciò si è avverato e lo abbiamo costantemente sotto gli occhi 31. Anche in campo cattolico-conservatore è ripreso questo atteggiamento; ad esempio, Mons. Giuseppe Casale, Arcivescovo di Foggia, l'11 dicembre 1993, in un convegno organizzato dal CESNUR, ha dichiarato che la doppia appartenenza non è lecita, ma che il dialogo con le Massonerie... non è escluso dalla Chiesa cattolica (conciliare; N.d.R.) 32.


 

mons. giuseppe casale

Giuliano Di Bernardo Mons. Giuseppe Casale

 

La Chiesa conciliare Rotary Club (1905)

 

- Massoneria e Rotary

Il rapporto tra Rotary e Massoneria è «strutturale», come dice Padre Esposito,

 

«non solo a causa della fondazione del Rotary avvenuta il 23 febbraio 1905 ad opera dell'avvocato Paul Harris di Chicago e di tre suoi colleghi, massoni come lui; ma anche a causa dell'impostazione ideologica e giuridica del club, il quale del messaggio iniziatico assume il meglio, per inserirlo nella società laicizzandolo, cioè escludendo gli aspetti vincolanti e iniziatici» 33.

 

 

In Cile ed in Spagna molti Vescovi, negli anni Venti, espressero vive condanne del Rotary, denunciandone la radice massonica. La Santa Sede di fronte a queste denunce dovette prendere posizione. Il primo passo fu di prendere le distanze dal Rotary per poi condannarlo. Il compito di preparare la strada alla condanna fu affidato a La Civiltà Cattolica che pubblicò tre articoli del Padre Pirri s.j., secondo il quale il Rotary non differisce affatto dalla Massoneria, sotto il dominio della quale intende portare il mondo intero.

 

Tuttavia, il gesuita non vuole affermare che tutti i rotariani siano massoni, ammette l'ignoranza, la buona fede, l'ingenuità in alcuni di essi. La tolleranza religiosa del Rotary, conclude il Pirri, è de facto sincretismo religioso 34. Sull'Enciclopedia Cattolica Mons. Buzzetti scrive:

 

«La mentalità che esso (il Rotary) proclama può facilmente diventare indipendenza dall'insegnamento della Chiesa, anche nel campo della fede e dei costumi e favorire l'infiltrazione di elementi massonici e anticlericali» 35.

 

paul harris

Sopra: Paul Harris (1868-1947),

fondatore del Rotary Club.

 

- La prima condanna pontificia (4 febbraio 1929)

Il testo pontificio di condanna del Rotary uscì quasi contemporaneamente al terzo articolo di Padre Pirri del 2 febbraio 1929; è infatti di solo due giorni posteriore il Dubium della Sacra Congregazione concistoriale. Il decreto pontificio era la risposta al quesito se fosse lecito agli ecclesiastici iscriversi al Rotary e partecipare alle riunioni di questa organizzazione, ed era nettissima: non expedire, cioè «non è conveniente». La proibizione non è estesa ai laici. Il testo fu pubblicato negli Atti della Santa Sede 36. Anche il Cardinale di Milano Alfredo Ildefonso Schuster (1880-1954) intervenne, vent'anni dopo, il 12 ottobre 1949, riaccendendo i fuochi della polemica:

 

«Al tempo della nostra giovinezza a Roma [...] vi erano associazioni che si dicevano affiliate (alla Massoneria) come il Rotary [...]. Tutte forme essoteriche di una Massoneria unica» 37.

 

alfredo ildefonso schuster

Sopra: il Cardinale Alfredo Ildefonso Schuster.

 

- La seconda condanna (gennaio 1951)

Essa fu molto più severa della prima, più solenne, con l'esplicito richiamo dell'assenso diretto di Pio XII 38.

 

- La svolta di Giovanni XXIII

Il deus ex machina del Rotary italiano, Omero Ranelletti (1885-1979), che fondò il Club di Roma nel 1924, narra che «all'avvento di Papa Giovanni pensò che il problema avrebbe potuto essere avviato ad una soluzione migliore che in passato» 39; il 22 dicembre 1958 chiese pertanto
a Giovanni XXIII un'udienza, che gli fu accordata il 20 aprile 1959.

 

«In udienza presentò i suoi colleghi coi loro titoli rotariani, e Papa Giovanni [...] gradì la visita affermando che a Venezia aveva avuto occasione di avvicinare più volte i rotariani della città, ed era perciò bene al corrente della nostra istituzione [...]. Ebbe per tutti parole di bontà, confortandoci infine della sua apostolica benedizione» 40.

 

Sopra: Omero Ranelletti,

Governatore del Rotary International.

 

Il 20 marzo 1963 Roncalli accordò al Rotary una seconda udienza.

 

- Paolo VI

La terza udienza pontificia ebbe luogo con Paolo VI il 28 settembre 1963. Ma la più importante fu la quarta, del 20 marzo 1965, nella quale Ranelletti ricordò che il 13 novembre 1957 (un anno prima della morte di Pio XII) l'allora Cardinale Montini si incontrò con i rotariani e tra l'altro disse loro:

 

«Vi ringrazio signori rotariani per questa manifestazione di omaggio che mi rivolgete, ma debbo con lealtà dichiaravi che in passato io ebbi molte riserve sul Rotary, frutto di ignoranza e di errori» 41.

 

Nell'udienza del 20 marzo 1965, Paolo VI riprese questo pensiero; un altro incontro col Rotary avvenne il 14 novembre 1970.

 

- Giovanni Paolo II

 

«Con Giovanni Paolo II l'accettazione del Rotary raggiunge livelli ancora più elevati, nel senso che non solo è affermata la compatibilità [...], ma forse addirittura la complementarietà fra l'opera cattolica e quella rotariana» 42.

 

giovanni paolo II - rotary club

1991: Giovanni Paolo II riceve presso la Santa Sede il vincitore

del XXX Premio Internazionale «Galileo Galilei» dei Rotary Club

Italiani, il Prof. Bernard Andreae, insigne archeologo.

 

giovanni paolo II - rotary club

1991: il Presidente della Fondazione Premio Internazionale «Galileo Galilei» dei

Rotary Club Italiani Prof. Tristano Bolelli dona al Pontefice Giovanni Paolo II

i due volumi dei Discorsi dei vincitori del Premio Galilei.

 

giovanni paolo II - rotary club

Giovanni Paolo II incontra il Governatore

Attilio Caruso e lo staff del Rotary International di Matera.

 

giovanni paolo II - rotary club

Sopra: la copertina della rivista ufficiale del Rotary (marzo 2000)

è dedicata al Giubileo dei rotariani accolti da Karol Wojtyla.

 

giovanni paolo II

«Vi chiedo, infine, di portare a tutti i membri del Rotary e a tutti i vostri colleghi nel mondo, l’espressione della mia stima per gli sforzi che compite a beneficio dell’umanità. Possa il vostro generoso servizio rendere onore ai vostri rispettivi Paesi e riflettersi nella gioia delle vostre vite quotidiane. Un mio speciale saluto ai vostri figli e agli anziani nelle vostre famiglie e vi assicuro che le mie preghiere terranno conto delle molte intenzioni che portate nei vostri cuori. Voglia Iddio sostenere il Rotary International nella nobile causa della missione di servizio allumanità, all’umanità sofferente».

 

- Discorso al Rotary International, del 14 giugno 1979.

 

Giovanni Paolo II ha ricevuto i rotariani il 14 giugno 1979 e il 4 febbraio 1984.

 

Il Movimento Pax e il gruppo I.DOC (braccio armato della sovversione all'interno della Chiesa conciliare)

 

Scrive Orio Nardi 43:

 

«Dopo il Concilio Vaticano II, la gnosi influenza tutta la fermentazione modernista o progressista all'interno della Chiesa, non senza la complicità di teologi [...] che spesso operano sotto l'influsso di centri di potere mondialista, come appare dalla storia del Movimento Pax e del gruppo I.DOC».

 

- Il Movimento Pax

 

movimento pax

 

Il 6 giugno 1963, il Cardinal Stefan Wyszynski (1901-1981) scrisse una lettera ai Vescovi francesi, che fu fatta pervenire al Segretariato dell'Episcopato francese tramite il Nunzio apostolico: oggetto della lettera era il Movimento Pax. Il Cardinale smascherava nel suo scritto la vera natura del Movimento:

 

«Pax non è un'organizzazione a scopo culturale, ma unicamente un mezzo di propaganda travestito per denigrare l'attività della Chiesa in Polonia, tramite la diffusione d'informazioni false [...]. Tale movimento riceve le direttive dal Partito Comunista, dalla Polizia segreta e dall'Ufficio per gli Affari del Culto. In compenso della sua sottomissione Pax beneficia di certe facilitazioni e appoggi».

 

stefan wyszynski

Sopra: il Cardinale Stefan Wyszynski.

 

All'inizio del Concilio il Movimento Pax intensificò la sua propaganda nei Paesi dell'Europa occidentale, e specialmente in Francia, diffondendo notizie false o equivoche e offensive della Chiesa, e soprattutto della Curia romana. Il fondatore di Pax (vero e proprio organo della polizia comunista polacca, alle dirette dipendenze del Ministero degli Interni) era Bolesław Piasecki (1915-1979), che era stato condannato a morte dai russi sovietici ed era stato graziato a prezzo di un impegno formale di mettersi al servizio del Partito Comunista per infiltrare la Chiesa cattolica.

 

Fin dalle sue origini, quindi, Pax è un'agenzia del Partito Comunista Polacco che emana direttamente gli ordini ai suoi membri tramite l'Ufficio Centrale. Piasecki dipendeva in modo diretto dall'Ufficio Sicurezza (U. B.) e dall'Ufficio dei Culti, che, in Polonia, disponeva di un potere assoluto per quanto riguardava la Chiesa cattolica. Nel 1956, col disgelo Piasecki cade in disgrazia (nuovamente), però, grazie ai servizi resi soprattutto alla Francia, può risalire la china; il suo potere raggiunge l'apogeo durante i lunghi anni di prigionia di Wyszynski. Fu quella l'epoca in cui PAX assorbiva tutte le pubblicazioni cattoliche ancora indipendenti dal Partito Comunista.

 

bolesław piasecki

Sopra: Bolesław Piasecki,

fondatore del Movimento PAX.

 

La destalinizzazione atterrò di nuovo Piasecki, che però risorse grazie... al Concilio Vaticano II! Infatti, gli fu assegnato il compito di formare focolai di dissenso negli ambienti ecclesiastici che lavoravano al Concilio, di scindere i Vescovi in due blocchi (progressisti e conservatori), per poter mettere la Chiesa al passo con il mondo moderno (solve et coagula). In Francia, giornali come La Croix e periodici come Les Informations catholiques Internationales erano giunti a diffamare il Cardinal Wyszynski e a difendere PAX, spianando così la strada al trionfo del comunismo in Francia e nel mondo.

 

Jean Madiran (1920-2013) scrisse un coraggioso e interessante articolo su La Nation Française (del 1° luglio 1964) dal titolo «Lo spionaggio sovietico nella Chiesa», aggiungendo che Piasecki era una creatura del Generale Ivanov Sierow della N.K.V.D. (la polizia politica russa). Madiran scriveva anche che PAX attaccava la Curia romana, in quanto nel 1956 una sua delegazione si era recata in Vaticano per difendere Piasecki condannato dal Sant'Uffizio, senza però ottenere quanto desiderava.

 

Il giornalista cattolico Jean Madiran.

 

- Il gruppo I.DOC

Con l'inizio del Concilio nacque a Roma un Centro di informazione per i Vescovi e i teologi olandesi, il DOCumentation. Tale centro diffondeva bollettini d'informazione in tutte le lingue e organizzava conferenze-stampa tenute dai Padri conciliari o da teologi progressisti per potersi impadronire dell'opinione pubblica; ad esse, infatti, erano regolarmente presenti i responsabili di agenzie internazionali e gli informatori di grandi quotidiani. Al termine del Concilio, questa agenzia-stampa volle mantenere le relazioni che aveva stabilite nel periodo del Concilio: così il DOC è diventato I.DOC (Information-Documentation sur l'église Conciliaire). Louis Salleron (1905-1992) scriveva:

 

«Siamo in presenza di un vero potere parallelo (I.DOC) in seno al cattolicesimo, perché tiene in mano l'informazione, la pubblica opinione [...], ed è in grado di cercare di imporre le proprie vedute al Magistero» 44.

 

Delaman, a sua volta, sosteneva che «l'I.DOC dà le sue consegne [...]. Quando un Vescovo osa levarsi contro uno dei suoi obiettivi [...] diventa la vittima di un vero assassinio morale nella stampa del mondo intero» 45. La rivista inglese Approches 46 afferma: «La sezione britannica di I.DOC è composta interamente da progressisti, e il gruppo è controllato all'interno da un nucleo marxista, esso stesso condotto da uno dei capi comunisti tra i più esperti dell'Inghilterra».

 

Jack Dunman (1911-1972), infatti, che occupa un posto di primo piano nella sezione inglese dell'I.DOC, è «una personalità in vista del Partito Comunista Inglese, il cui influsso è cresciuto con la sua elezione a deputato. In Inghilterra è lo specialista del dialogo tra comunisti e cristiani» 47. Il Dunman godeva poi anche dell'appoggio del gruppo Slant, collegato con il Movimento PAX. Sono quindi profondamente vere le parole del Nardi: «È bene che la considerazione del tradimento affiori nelle coscienze di molti, e riporti soprattutto i responsabili al senso di dignità e di libertà di spirito che distingue i veri cercatori della verità» 48.

 

jack dunman

Sopra: Jack Dunman.

 

Lettera aperta alla Chiesa di Francia: ciò che l'ebreo Robert Aron pensa dell'evoluzione della Chiesa conciliare

 

Nell'interessante libro Lettre ouverte à l'église de France 49 Robert Aron (1898-1975) esamina Les orientations pastorales sur l'attitude chrétiens à l'egard du Judaisme («Gli orientamenti pastorali sull'atteggiamento cristiano a riguardo dell'ebraismo»), cioè il documento dell'Episcopato francese sul giudaismo, e afferma che proprio questo documento, che dovrebbe essere Magistero episcopale, è

 

«una refutazione del deicidio, una riabilitazione dei farisei, un'affermazione del permanere della missione di Israele, non abolita dalla Nuova Alleanza di Cristo. Questi sono tanti indizi che ci permettono di affermare che qualcosa di profondo è cambiato non solo nei rapporti tra Israele e la Chiesa, ma anche nei rapporti tra la Chiesa e il Dio di Abramo e di Mosè» 50.

 

robert aron

Sopra: lo scrittore israelita Robert Aron e

il suo libro Lettre ouverte à l'église de France.

 

Il documento episcopale non menziona neppure una volta il problema della divinità di Gesù Cristo, che pure è essenziale nello stabilire i rapporti che debbono intercorrere tra ebraismo e cristianesimo. Aron apprezza, naturalmente, questo nuovo linguaggio dell'Episcopato francese. Infatti, la Chiesa preconciliare, che nell'argomentare si basava sui dogmi immutabili e precisi, non poteva andare «a braccetto» con la Sinagoga anticristiana.

 

Ma se la Chiesa conciliare cessa di essere dogmatica, anzi mette in sordina il dogma, per parlare un linguaggio familiare all'uomo moderno, il linguaggio massonico della filosofia illuminista e idealista, allora l'abbraccio diviene possibile (come de facto si è verificato il 13 aprile del 1986 alla Sinagoga di Roma) e letale per Nostro Signor Gesù Cristo e il suo Corpo Mistico. Ed è per questo che Aron gioisce dell'evoluzione (eterogenea) che ha subito la Chiesa conciliare, grazie a «Teilhard de Chardin [...], che è diventato post mortem [...] uno degli ispiratori del Concilio Vaticano II».

 

Ed è così che Aron si spinge fino a fare delle proposte alla Chiesa, a condizione che ritorni alla fede giudaico-talmudica, rinunciando, perciò, ad essere cristiana. Il nodo gordiano, infatti, o «la pietra d'inciampo» (quant'è vero il Vangelo...) è proprio Gesù Cristo, poiché l'Aron riconosce che

 

«la difficoltà d'essere cristiano è [...] metafisica [...]. (per i cristiani) vi è un intercessore sublime, reputato Figlio di Dio, il Cristo. È l'Agnello di Dio che prende su di sé e cancella in Cristo i peccati del mondo, mentre, per l'ebreo, ogni uomo assume il peso dei proprî peccati» 51.

 

Ogni uomo, cioè, è Messia e Redentore, in quanto - secondo la Cabala e per Teilhard de Chardin (1881-1955) - è l'evoluzione e il completamento di Dio stesso. Ma

 

«che cosa succede se la maggior parte dei cristiani si mette a contestare la base stessa della religione che professa? Ecco il cuore della crisi attuale che attraversa la Chiesa» 52.

 

pierre teilhard de chardin

Sopra: il gesuita eterodosso Pierre Teilhard de Chardin.

 

Ebbene sì, lo studioso ebreo ha visto giusto. La maggior parte dei cristiani... non è cristiana; è questa la crisi provocata dalla «quinta colonna» giudaico-massonica all'interno della Chiesa conciliare. Infatti, nei sondaggi fatti da giornali cattolici risultava che già nel 1972 soltanto il 36% dei cattolici credeva alla divinità di Cristo (e oggi?). Il 64% restante, perciò, non era più cristiano: il cristianesimo è infatti la religione che professa la divinità di Cristo.

 

Secondo l'Aron ci troviamo di fronte allo scacco della Chiesa: infatti, nei rapporti tra cristianesimo ed ebraismo bisogna scegliere
una delle due alternative: o Cristo è Dio, e quindi il giudaismo anticristiano è una falsa religione; oppure non è Dio e quindi il cristianesimo è un'eresia, una sètta staccatasi dal Popolo di Dio.

 

Purtroppo, trent'anni di catechesi conciliare, che ha snaturato i rapporti tra Antica e Nuova Alleanza, tra cristianesimo ed ebraismo, hanno portato alla conclusione logica e inevitabile che, per la maggior parte dei cristiani, (64% nel 1972, ventidue anni fa!) Cristo non è Dio, quindi «ha bestemmiato ed è reo di morte». Ecco perché Aron fa delle proposte alla Chiesa a nome della Sinagoga:

 

«Se la Chiesa è in crisi, non è soltanto perché usava il latino [...]. No! Ciò è dovuto ad una sorta di proliferazione che sembra prodursi in essa, a partire da un germe pericoloso, che deve alla sua origine stessa [...]. È il problema delle origini che si pone di nuovo per la Chiesa» 53.

 

Se già nel 1972 il 64% dei cattolici non crede più alla divinità di Cristo, non è forse perché occorre risalire alle origini stesse della Chiesa e alla biforcazione iniziale tra il fiume (la Chiesa) e la sua sorgente (la Sinagoga), si chiede l'Aron. Bisogna quindi riproporre la stessa domanda che Caifa pose a Gesù: «Io ti scongiuro, nel nome del Dio vivente, sei tu il Messia, il Figlio di Dio»?

 

Alla quale, però, bisogna dare una risposta diversa da quella che diede Gesù («Tu lo dici, io lo sono»), per poter finalmente riportare il fiume (la Chiesa) alla fonte (la Sinagoga). Per Robert Aron la strada che ricongiunge fiume a fonte è proprio quella intrapresa dal Concilio Vaticano II, infatti...

 

«Io ti scongiuro, nel nome del Dio vivente,

sei tu il Messia, il Figlio di Dio»? (Mc 12, 35).

 

L'opinione di Aron sul Vaticano II

 

«Il Vaticano II [...] costituisce uno sforzo splendido della Chiesa per riadattarsi al mondo (more judaico-talmudico) [...]. In questo avvenimento considerevole, vi è - nel senso migliore del termine - un germe rivoluzionario, ma se tale germe è concepito, non è ancora sbocciato. Se è permesso di paragonare il Concilio ad un'altra Rivoluzione di natura ben diversa, questa Rivoluzione religiosa non è ancora che al suo inizio [...]. Essa non è che alla notte del 4 agosto 1789» 54.

 

De ore tuo te judico! Chi apprezza il Concilio, chi lo ha fatto? Lo sappiamo: Jules Marx Isaac (1877-1963), un membro del B'nai B'rith, è stato il redattore materiale di Nostra Ætate. Per questo Aron afferma che la Chiesa, staccatasi dalla sua fonte, la Sinagoga, vi sarà ricondotta dalla Rivoluzione conciliare, e i segni già si vedono: la maggior parte dei cattolici... non è più cristiana! Ma già Nostro Signor Gesù Cristo aveva affermato: «Quando il Figlio dell'Uomo tornerà sulla terra, credete che vi troverà ancora la fede»?

 

Tutto era previsto. Ciò che deve aprirci gli occhi è la pretesa che ha il giudaismo anticristiano d'ingiungere ad ognuno l’accettazione del Vaticano II. Infatti Ha Kellah, il bollettino della Comunità israelitica di Torino 55, qualche tempo fa invitava invitava l'Istituto Mater Boni Consilii ad accettare il Vaticano II, a non voler continuare a parlare come la Chiesa preconciliare! Non ci accusava - si badi bene - di antisemitismo, no! Ma di essere ancora fedeli alla teologia preconciliare.

 

jules marx isaac

Sopra: Jules Marx Isaac.

 

Ma se il Concilio, come afferma Robert Aron, è la strada maestra che fa perdere la fede nella divinità di Nostro Signor Gesù Cristo, chiederci di accettare il Concilio significa chiederci di vendere Gesù Cristo per trenta denari! Ora, ogni cattolico che vuol restare fedele a Cristo e alla sua Chiesa, dovrebbe riflettere su questi fatti evidenti e inoppugnabili. Il Vaticano II è figlio della Sinagoga, ed è la strada che conduce alla giudaizzazione dei cristiani. Henri le Caron così commenta:

 

«Un ebreo vi fa una proposta di servizio a nome della Sinagoga [...]. Se volete salvare la Chiesa [...], la vostra "nuova Chiesa", dovrete rinunciare alla Rivelazione, all'Incarnazione e alla Redenzione. A tale prezzo otterrete la simpatia della Sinagoga e potrete così contare sul suo appoggio» 56.

 

giovanni paolo II in sinagoga

13 aprile 1986: Giovanni Paolo II visita la sinagoga di Roma.

 

Influsso ebraico al Concilio

 

Nel libro di Emmanuel Ratier (1957-2015) sul B'nai B'rith 57, apprendiamo che Jules Isaac apparteneva a quella potente organizzazione massonica composta da soli ebrei, che attualmente conta a livello mondiale circa mezzo milione di membri 58. Già conosciamo il ruolo avuto da Jules Isaac nella redazione di Nostra Ætate 59, ma forse non sono note le proposte ancora più favorevoli all'ebraismo che hanno preceduto il documento conciliare, né il lavorìo del B'nai B'rith intorno ad esse. Padre Ralph Wiltgen (1921-2007) 60 narra che il 31 agosto 1964, due settimane prima dell'apertura della terza sessione del Concilio, Paolo VI ricevette la visita di Joseph Lichten, direttore del dipartimento degli affari interculturali dell'Anti-Defamation League of B'nai B'rith (ADL):

 

«Costui era molto inquieto che la frase che discolpava il giudaismo dalla Crocifissione del Cristo, potesse essere soppressa dal documento e sosteneva che tale frase era per gli ebrei l'elemento più importante del documento [...]. Disse ancora che aveva reso visita a parecchi Cardinali europei e di essere in contatto con gli ambienti romani; aggiunse che il Cardinale Bea preparava una correzione relativa a questa decisione sgradevole e che l'avrebbe presentata nell'aula conciliare».

 

emmanuel ratier

ralph wiltgen

Emmanuel Ratier Padre Ralph Wiltgen

 

paolo VI - adl

Sopra: 1971, Paolo VI incontra i delegati dell'Anti-Defamation League.

Joseph Lichten è il primo da sinistra.

 

Conclusione

 

Chi potrebbe ancora dubitare, dopo i fatti esposti e le denunce del Magistero della Chiesa, che la Sposa di Cristo sia stata l'oggetto di un oscuro complotto e che purtroppo sia stata infiltrata dal nemico fin nei suoi più alti gradi? Di fronte a questa triste realtà tre attitudini sono possibili:

 

- La politica dello struzzo

Essa consiste nel chiudere gli occhi di fronte alla realtà e nell'illudersi che tutto vada bene...

 

- Lo scoraggiamento

Di chi, di fronte a tale apparente vittoria nemica di un'importante battaglia, pensa che la guerra sia persa, non tenendo presente che la Chiesa è divina e che Nostro Signore ci ha promesso «le porte dell'inferno non prevarranno».

 

- L'attitudine realista e soprannaturale

Che tenga conto al tempo stesso non solo dei fatti tristissimi, che non possono essere ignorati, ma anche della fede e della speranza cristiana, che ci danno l'assoluta certezza che la Madonna, come sempre, schiaccerà il capo al serpente infernale: «Ipsa conteret»!

 

Chiediamo a Maria Santissima, e in particolare alla Madonna del Buon Consiglio, di darci luce e forza, per scorgere le trappole della «quinta colonna» e per saperle combattere con tutte le nostre forze! Mi sembra doveroso concludere con questa bella preghiera di San Giovanni Bosco (1815-1888):

 

«Dolcissimo Gesù, nostro divin Maestro! Che sempre sventaste le nefande macchinazioni con cui i farisei frequentemente vi insidiavano, dissipate i consigli degli empi».

 

san giovanni bosco

San Giovanni Bosco.

 

ipsa conteret caput tuum

 


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Note

 

1 Articolo estratto da Sodalitium, Anno X, nº  38, giugno-luglio 1994.

2 Cfr. Sodalitium, n° 37, pagg. 33-45.

3 Ibid.

4 Il motto del Grand'Oriente di Francia era: «Bisogna sentire la Massoneria dappertutto, e non scoprirla in nessun luogo».

5 Cfr. Sodalitium, n° 37, pagg. 33-45.

6 Cfr. M. N. S. Guillon, Collection générale des brefs et institutions de notre très saint Père le pape Pie VI («Raccolta generale dei Brevi 3e delle istituzioni del nostro SS.mo Padre Pio VI»), Parigi, vol. II. pag. 233.

7 Cfr. J. Cretineau-Joly, L'église romaine en face de la Révolution («La Chiesa Romana di fronte alla Rivoluzione»), Cercle de la Renaissance française, Parigi 1859, vol. II, pagg. 373-375.

8 Cfr. Verbe, n° 123, luglio-agosto 1961, pag. 44.

9 Cfr. Mons. H. Delassus, Verités sociales et erreurs démocratiques («Verità sociali ed errori democratici»), Ed. Sainte Jeanne d’Arc, Villegenon 1986, pagg. 398-399.

10 Cfr. La Contre Réforme Catholique, n° 237, novembre 1987, pag. 5.

11 Cfr. San Pio X, Acta Apostolicae Sedis, 1914, pagg. 260-262.

12 Cfr. R. Du Lac, La collégialité épiscopale au deuxième Concile du Vatican («La collegialità episcopale al Concilio Vaticano II»), Ed. Du Cèdre, Parigi 1979, pag. 9.

13 Cfr. J. Ploncard D'Assac, Le secret des Francs-Maçons («I segreti dei massoni»), éd. de Chiré, Chire en Montreuil, 1979, pag. 26.

14 Cfr. U. Fidele, Le décalogue de Satan («Il decalogo di Satana»), sine loco et data, pagg. 341-388. Anche la venerabile Anna Caterina Emmerich (1774-1824) e la beata Anna Maria Taigi (1769-1837) hanno denunciato tali infiltrazioni massoniche nella Chiesa, che esse potevano scorgere grazie a fenomeni mistici da cui erano favorite. A tal proposito, vedi Mons. H. Ddelassus, La conjuration antichrétienne («La congiura anticristiana»), Desclées de Brouwer, Lille 1940, vol. III, pagg. 853-891.

15 Cfr. L. De Poncins, Infiltrations ennemies dans l'église («Infiltrazioni nemiche nella Chiesa»), Documents et témoignages, Parigi 1970, pagg. 85-88. Facciamo notare che il gesuita Padre Gruber compilò la voce «Massoneria» per The Catholic Encyclopedia, del 1910, e che a quei tempi era ancora un convinto anti-massone (N.d.R.).
1910, vol. IX, voce «FREEMASONRY».

16 Cfr. P. R. Esposito, Le grandi concordanze tra la Chiesa cattolica e la Massoneria, Nardini Ed., Firenze 1987, pagg. 25-26.

17 Cfr. J. Ploncard D'Assac, op. cit., pag. 169.

18 Cfr. A. Corona, «Non c'è Massoneria senza trascendenza», in Hiram, maggio 1988.

19 Cfr. Mons. M. Lefebvre, L'église infiltrée par le modernisme («La Chiesa infiltrata dal modernismo»), éd. Fideliter, Eguelshadt 1993, pagg. 31-55.

20 Cfr. P. R. Esposito, op. cit., pag. 26.

21 Ibid., pag. 27.

22 Ibid.

23 Cfr. 30 Giorni, febbraio 1994, pag. 29. Lo stesso Gaito ha anche affermato che non poteva asserire se Giovanni XXIII fosse stato iniziato in una Loggia massonica, ma quello che era certo è che nel suo insegnamento si ritrovava la filosofia della Massoneria.

24 Cfr. P. R. Esposito, op. cit., pagg. 29-30.

25 Ibid., pag. 32.

26 Ibid., pag. 33.

27 Ibid., pagg. 34-37.

28 Ibid., pag. 41.

29 Cfr. U. Fidele, op. cit., pag. 193.

30 Cfr. 30 giorni, febbraio 1994, pag. 29.

31 Cfr. Sodalitium, n° 24, pagg. 3-8.

32 Cfr. Cristianità, Piacenza, gennaio-febbraio 1994, pag. 23.

33 Cfr. P. R. Esposito, op. cit., pag. 335.

34 Cfr. La Civiltà Cattolica, II, 1928, 481-489/ 1928, III, 97-109/ 1929, I, 337-346.

35 Cfr. G. B. Buzzetti, voce «Rotary», in Enciclopedia Cattolica, vol. X, col. 1398.

36 Cfr. Acta Apostolicæ Sedis,1929, anno XXV, 15 gennaio 1929, pag. 42.

37 Cfr. Rivista diocesana milanese, novembre 1949, pagg. 240-241.

38 Il testo si trova negli Acta Apostolicæ Sedis, anno XXXIII, gennaio 1951, pag. 91.

39 Cfr. P. R. Esposito, op. cit., pag. 345.

40 Ibid.

41 Ibid., pag. 347.

42 Ibid., pag. 348.

43 Cfr. O. Nardi, Gnosi e rivoluzione, Grafiche Pavoniane, Milano 1991, pag. 77.

44 Cfr. Carrefour, del 9 ottobre 1968.

45 Cfr. Rivarol, del 26 settembre 1968.

46 Cfr. Approches, gennaio 1968.

47 Cfr. O. Nardi, op. cit., pag. 83.

48 Ibid., pag. 86.

49 Cfr. R. Aron, Lettre ouverte à l'église de France («Lettera aperta alla Chiesa di Francia»), Parigi 1975.

50 Ibid., pag. 38.

51 Ibid., pag. 133.

52 Ibid., pag. 138.

53 Ibid., pag. 141.

54 Ibid.

55 Cfr. Ha Kellah, n° 1, anno 1994, pag. 1.

56 Cfr. H. Le Caron, Dieu est-il anti-semite? («Dio è antisemita»?), éd. Fideliter, Escurolles, 1987, pag. 80.

57 Cfr. E. Ratier, Mystères et secrets du B'nai B'rith («Misteri e segreti del B'nai B'rith»), Facta, Parigi 1993.

58 Il 3 giugno 1971, Paolo VI ricevette in udienza pubblica la Loggia del B'nai B'rith (cfr. Osservatore Romano, del 3 giugno 1971); Giovanni Paolo II lo fece nel 1984 (cfr. Documentation Catholique, n° 1874, pag. 509).

59 Cfr. Sodalitium, n° 28, pagg. 8-10.

60 Cfr. P. R. Wiltgen, Le Rhin se jette dans le Tibre («Il Reno si getta nel Tevere»), éd. du Cèdre, Parigi 1976, pag. 169.

 

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