
di
Arnaud de Lassus 1

Premessa
Giovanni Paolo II (1920-2005), il 6 febbraio 1981, al
Congresso delle Missioni disse:
|
«I cristiani, oggi, in gran parte si sentono smarriti, confusi,
perplessi e perfino delusi; si sono sparse a piene mani idee
contrastanti con la verità rivelata e da sempre insegnata; si
sono propalate vere e proprie eresie in campo dogmatico e morale,
si è manomessa la liturgia». |
Eppure, solo vent'anni prima, Giovanni XXIII (1881-1963),
dando notizia al mondo della sua intenzione di indire un Concilio,
aveva «profetizzato» che esso sarebbe stato per la Chiesa una
primavera, una nuova Pentecoste, una ventata di aria
fresca... Come mai solo qualche anno dopo (nel 1972) Paolo VI
(1897-1978) definì l'era postconciliare «una giornata di
nuvole, di tempesta, di buio»? Cos'è successo?
La colpa di questo disastro è da attribuire al Vaticano II
(1962-1965) o ad una sua errata interpretazione? E se esistono delle
contraddizioni insanabili con l'insegnamento precedente, può un
fedele aderire a queste nuove dottrine senza peccare di apostasia?
Quando a metà degli anni '80 il
libro-intervista Rapporto sulla fede, di Vittorio
Messori (1941-2026), fece di sua comparsa negli scaffali delle
librerie cattoliche provocò un certo stupore. Per la prima volta
dalla fine del Concilio, Joseph Ratzinger (1927-2022), un
Cardinale di santa romana Chiesa, Prefetto della Sacra Congregazione
per la Dottrina della Fede (l'ex Sant'Uffizio), formulava un
giudizio apertamente negativo sull'era postconciliare. Questa presa
di posizione ufficiosa (non si tratta infatti di un documento
ufficiale) causò negli ambienti più conservatori, preoccupati del
dilagare dell'errore e del caos in ogni settore della Chiesa,
un'ondata di ottimismo (e in molti casi anche di ingenuità), una
sorta di euforia che, a ben vedere oggi, appare del tutto
immotivata. Si credeva che quel libro costituisse una specie di
primo passo verso un'imminente «restaurazione» della Chiesa,
e che il Cardinale Joseph Ratzinger, il «carabiniere di Dio»,
avrebbe spazzato via il marciume che si era depositato in quei
vent'anni di progressismo sfrenato. Oggi, possiamo dire che
non solamente ciò non è avvenuto, ma che nel frattempo l'errore e
l'anarchia hanno fatto passi da gigante, grazie soprattutto al
falso ecumenismo, che ha le sue radici in Dichiarazioni
conciliari come Nostra Ætate, e che è stato portato
avanti durante il lungo pontificato di Giovanni Paolo II, e in
seguito sotto quello dei suoi successori. Non solo: anche l'identità
di vedute tra cattolici sulla diagnosi del Concilio e del periodo
postconciliare, di cui l'Autore del presente scritto paventava
l'incombente realizzazione, non è stata per nulla raggiunta. Al
contrario, l'insanabile spaccatura tra integristi e progressisti si
è acuita e, nonostante l'evidenza solare della profonda crisi
dottrinale che sconquassa la Chiesa fino alle fondamenta, la
Gerarchia cattolica continua a far orecchi da mercante davanti alle
grida di richiamo dei cosiddetti «tradizionalisti», gli unici con
cui non si cerca il «dialogo» (tranne che per fagocitarli e
riciclarli). Per questo motivo, l'analisi compiuta vent'anni fa da
Arnaud de Lassus (1921-2017) rimane tuttora valida. Se il
Concilio è in perfetta continuità con i Concilî e gli insegnamenti
pontifici precedenti, è preciso dovere di ogni cattolico sostenerlo,
abbracciarlo e farlo proprio senza remore. Se invece il Concilio
rompe anche in un solo punto con l'insegnamento precedente della
Chiesa, va da sé che qualsiasi tentativo di ricomposizione del mondo
cattolico non può che partire dal ritorno alla dottrina tradizionale
della Chiesa. Ciò, evidentemente, presuppone la ferma volontà da
parte della Gerarchia di riconoscere queste deviazioni e di
condannarle. Qualcuno potrebbe chiedersi che diritto hanno un pugno
di fedeli della Chiesa discente a criticare e ad opporsi a quanto
stabilito da un Concilio Ecumenico, e solennemente promulgato
dall'autorità suprema della Chiesa (Paolo VI). Questa obiezione
meriterebbe una risposta che, per motivi di spazio, esula dallo
scopo di questo libretto. Come dice l'Autore nelle pagine che
seguono, non portiamo alcun giudizio (canonico) perché non abbiamo
l'autorità necessaria; semplicemente prendiamo atto e constatiamo
una contraddizione (di per sé impossibile) tra l'insegnamento
pontificio precedente (infallibile e irreformabile, alla cui
adesione la nostra coscienza è già vincolata in eterno) e
l'insegnamento del Concilio. O l'una o l'altra. Impossibile obbedire
contemporaneamente a Pio IX e a Paolo VI se ci comandano di seguire
dottrine antitetiche. Solo un Pontefice divinamente assistito potrà
- e siamo certi lo farà, anche se non sappiamo come e quando -
rimettere le cose a posto. Voglia Dio che ciò accada presto, non
fosse altro che per le innumerevoli anime che rischiano di andare
perdute a causa di uomini che non sopportando «più la sana
dottrina, ma, per il prurito di udire novità, si sono circondati di
maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla
verità per volgersi alle favole» (2 Tm 4, 3-4).

I
LA QUESTIONE DEL CONCILIO
| |
«È evidente che la storia
del presente Concilio dovrà essere scritta secondo le norme
che gli antichi hanno fissato agli storici, e delle quali la
prima è la seguente: "Non osare di dire il falso, ma anche
non nascondere nulla della verità. Non scrivere nulla che
possa suscitare il seppur minimo sospetto di favoritismo o
di animosità"» (Cicerone,
Or. 11, 15).
-
Paolo VI, 31
gennaio 1966. |
Quarant'anni dopo la sua
conclusione, il Concilio Vaticano II (1962-1965) resta un fenomeno
contrassegnato da tre caratteristiche più che stupefacenti:
Si tratta innanzitutto di un argomento considerato fino a poco tempo
fa come un tabù nella maggior parte degli ambienti cattolici:
durante il Concilio Vaticano II, lo Spirito Santo si sarebbe
espresso per bocca dei Padri conciliari; sarebbe dunque impossibile,
senza cadere nell'empietà, esprimere anche la minima riserva sui
testi che essi hanno elaborato;
Esiste tuttavia un disaccordo sugli avvenimenti della vita della
Chiesa che hanno seguito il Concilio e il loro legame con
quest'ultimo. Per certuni (i «conciliari»), la crisi che si è
sviluppata da ormai quarant'anni all'interno della Chiesa sarebbe
una crisi di crescita; la Barca di Pietro, sotto l'impulso del
Concilio, sarebbe in pieno rinnovamento (). Per altri (i cosiddetti
«conservatori»), questi avvenimenti sarebbero negativi e
risulterebbero non dal Concilio stesso, ma dalla sua errata
interpretazione. Infine, per un piccolo numero di cattolici (i «tradizionalisti»),
questi stessi avvenimenti sarebbero negativi e, per buona parte,
direttamente imputabili al Concilio;
Un altro disaccordo - forse più grave - verte sul fatto stesso del
Concilio, e, più precisamente, sui testi conciliari e sulla natura
dei cambiamenti che essi hanno introdotto nella vita e nella
dottrina della Chiesa. Per la maggior parte dei cattolici, questi
cambiamenti sarebbero di ordine disciplinare e pastorale, e non
dottrinale. Le dottrine espresse nei testi conciliari sarebbero in
perfetta continuità con le dottrine tradizionali, talvolta con delle
formulazioni diverse, con nuovi sviluppi e una certa insistenza su
alcuni punti precedentemente trascurati. Per altri cattolici, meno
numerosi, ci sarebbe una rottura col passato, l'abbandono della
dottrina di sempre, e l'introduzione di nuove dottrine. Fino
all'estate del 1985, una specie di impossibilità psicologica di
poter esprimere la più piccola riserva sul Concilio regnava
frequentemente negli ambienti cattolici e mascherava questi
disaccordi. Una proibizione nefasta obbligava i fedeli a vivere in
un clima intellettuale malsano.
Uno dei grandi pregi dei libri del
Cardinale Joseph Ratzinger Les principes de la théologie
catholique («I principî della teologia cattolica»), apparso
nel 1985 2, e Rapporto sulla fede
3 è di avere in qualche modo rimosso quel
divieto: dopo la loro pubblicazione si può discutere del Concilio,
mettere in causa tale o tal'altro dei suoi aspetti senza passare per
dei contestatari che mancano della più elementare deferenza a
riguardo della Chiesa docente. Approfittando di questo nuovo clima
venutosi a creare, e poggiando su alcune prese di posizione del
Cardinale 4, proveremo a fare il punto
sui disaccordi di cui il Concilio è oggetto e che abbiamo appena
evocato:
|
•
Il
disaccordo sugli avvenimenti consecutivi al Concilio; |
|
•
Il
disaccordo sulla relazione di causa ed effetto di questi
avvenimenti con il Concilio
5; |
|
•
Il disaccordo sul fatto del Concilio. |

II
IL DISACCORDO SUGLI AVVENIMENTI
SUCCESSIVI AL CONCILIO
Non ci interesseremo in questa sede
che delle divergenze dei cattolici sugli avvenimenti successivi al
Concilio (indipendentemente dalle loro cause): il periodo
postconciliare, considerato globalmente, costituisce per certuni un
rinnovamento e per altri una decadenza. Un tale disaccordo avrebbe
dovuto scomparire se si fossero presi sul serio i notevoli studi
pubblicati sull'argomento. La maggior parte di questi studi ha
purtroppo subìto la sorte degli scritti qualificati come «integristi»:
campagne di silenzio nei media, diffusione limitata ad un
piccolo numero di fedeli, eventuale discredito gettato sulla persona
dell'autore in modo che non si possa citarlo senza essere subito
squalificati. Mancava uno studio che emanasse da una personalità
romana che detenesse una posizione di autorità e la cui la voce non
potesse essere soffocata.
I testi del Cardinale Ratzinger
Il vuoto è stato parzialmente
colmato dai libri del Cardinale Ratzinger da cui abbiamo appena
parlato. Ne citeremo alcuni brani riportando dei giudizi sulla
situazione della Chiesa nei vent'anni che hanno seguito il Concilio
6.
Il Concilio non è stato né un salto in
avanti, né il punto di partenza
di una vita rinnovata
|
«E bisogna anche
riconoscere che - almeno sinora - non è stata esaudita la preghiera
di Papa Giovanni perché il Concilio significasse per la Chiesa un
nuovo balzo in avanti, una vita e un'unità rinnovate»
7. |
Una certa perdita del senso di Chiesa
|
«È vero, c'è
stata e c'è questa insistenza (la Chiesa considerata come "Popolo di
Dio"), la quale, però, nei testi conciliari, è in equilibrio con
altre che la completano; un equilibrio che è andato perduto presso
molti teologi [...]. Dietro il concetto oggi così insistito
di Chiesa come solo "Popolo di Dio" stanno suggestioni
ecclesiologiche, le quali tornano di fatto all'Antico
Testamento; e anche, forse, suggestioni politiche, partitiche,
collettivistiche [...]. La Chiesa non si esaurisce nel
"collettivo" dei credenti: essendo il "Corpo di Cristo" è ben di più
della semplice somma dei suoi membri» 8. |
Conseguenze per la Gerarchia della
Chiesa di queste opinioni erronee
|
«(Tali
conseguenze furono) tra le più gravi. È qui l'origine della caduta
del concetto autentico di "obbedienza" [...]. Se la Chiesa,
infatti, è la nostra Chiesa, se la Chiesa siamo soltanto noi, se le
sue strutture non sono quelle volute da Cristo, allora non si
concepisce più l'esistenza di una Gerarchia come servizio dei
battezzati stabilita dal Signore stesso. Si rifiuta il concetto di
un'autorità voluta da Dio, un'autorità che ha la sua legittimazione
in Dio e non [...] nel consenso della maggioranza dei membri
dell'organizzazione. Ma la Chiesa di Cristo non è un partito, non è
un'associazione, non è un club; la sua struttura profonda e
ineliminabile non è democratica, ma sacramentale, e dunque
gerarchica» 9. |
Una crisi di fiducia nel dogma
|
«Dalla crisi della fede nella Chiesa come mistero dove il Vangelo
vive, affidato a una Gerarchia voluta da Cristo stesso, il Cardinale
vede discendere come logica conseguenza la crisi di fiducia nel
dogma proposto dal Magistero: "Molta teologia - dice - sembra aver
dimenticato che il soggetto che fa teologia non è il singolo
studioso, ma [...] è la Chiesa intera. Da questa dimenticanza del
lavoro teologico come servizio ecclesiale, deriva un pluralismo
teologico che in realtà è spesso un soggettivismo, un individualismo
che ha poco a che fare con le basi della tradizione comune. Ogni
teologo sembra ormai voler essere "creativo" [...]. In questa
visione soggettiva della teologia, il dogma è spesso considerato
come una gabbia intollerabile, un attentato alla libertà del singolo
studioso [...]. Poiché la teologia non sembra più poter trasmettere
un modello comune della fede, anche la catechesi è esposta alla
frantumazione, a esperimenti che mutano continuamente»
10. |
Una crisi di fiducia nella Sacra Scrittura
|
«Un'esegesi che non viva e non legga più la Bibbia nel corpo vivente
della Chiesa diventa archeologia: i morti seppelliscono i loro morti
[...]. Fino ad arrivare ad esperimenti assurdi come
"l'interpretazione materialistica" della Bibbia»
11. |
Un ritorno in forze dell'eresia
ariana che conduce ad un «progetto di salvezza unicamente
storico e umano»
|
«Certa teologia tende oggi a risolversi in sola cristologia. Ma è
una cristologia spesso sospetta, dove si sottolinea in modo
unilaterale la natura umana di Gesù, oscurando o tacendo o
esprimendo in modo insufficiente la natura divina che convive nella
stessa persona di Cristo. Si direbbe il ritorno in forze dell'antica
eresia ariana [...]. La cristologia tende essa stessa a perdere la
dimensione del Divino, tende a risolversi nel "progetto Gesù", in un
progetto cioè di salvezza solo storica, umana» 12. |
La teologia della liberazione uscita dagli
impulsi di Gaudium et spes
|
«L'America Latina
cerca la propria via nel tema della liberazione, in cui appare un
nuovo elemento caratteristico generato degli impulsi di "Gaudium et
spes": l'insistenza sulla teologia propria dell'America Latina, che
dovrebbe trovare subito dall'altra sponda dell'Atlantico un
riscontro alla chiamata ad una teologia africana. È noto che
l'Università Cattolica di Santiago del Cile è diventata sempre di
più il focolaio di questo genere di esperienze di nuovo pensiero; ed
è risaputo che la crisi così iniziata è giunta ad un tragico
realismo» 13. |
L'eliminazione del peccato originale
«L'incapacità di capire e
presentare il "peccato originale" è davvero uno dei problemi più
gravi della teologia e della pastorale attuali»
14.
L'abbandono del Decalogo
|
«Subito dopo il
Concilio si cominciò a discutere se esistessero norme morali
specificamente cristiane [...]. Si arrivò ineluttabilmente
all'idea che la morale sia da costruire unicamente sulla base della
ragione e che questa autonomia della ragione sia valida anche per i
credenti. Non più Magistero, dunque, non più il Dio della
Rivelazione con i suoi Comandamenti, con il suo Decalogo. In
effetti, ci sono oggi moralisti "cattolici" i quali sostengono che
quel Decalogo, sul quale la Chiesa ha costruito la sua morale
oggettiva, non sarebbe che un "prodotto culturale" legato all'antico
Medio Oriente semita. Dunque, una regola relativa, dipendente da
un'antropologia, da una storia che non sono più nostre»
15. |
La crisi degli ordini religiosi
|
●
«Sotto l'urto del
postconcilio i grandi ordini religiosi
[...] hanno
vacillato, hanno subito pesanti emorragie, hanno visto ridursi a
limiti mai raggiunti i nuovi ingressi, e oggi sembrano ancora scossi
da una crisi di identità» 16.
●
«All'inizio degli anni Sessanta, il Québec era la regione del mondo
con il più alto numero di religiose rispetto agli abitanti, che sono
in tutto sei milioni. Tra il 1961 e il 1981 per uscite, morti,
arresto del reclutamento, le religiose si sono ridotte da 46.933 a
26.294. Una caduta, dunque, del 44% e che sembra inarrestabile. Le
nuove vocazioni, infatti, si sono ridotte nello stesso periodo di
ben il 98,5% [...]. Tanto che, con una semplice proiezione, tutti i
sociologi concordano in una conclusione cruda, ma oggettiva: "Tra
poco (a meno di rovesciamenti di tendenza del tutto improbabili
almeno a viste umane), la vita religiosa femminile così come
l'abbiamo conosciuta non sarà in Canada che un ricordo"»
17. |
Un'evoluzione che conduce al vuoto
|
«Mi sembra che
qualcosa sia diventato ben chiaro negli ultimi dieci anni:
un'interpretazione del Concilio che comprende solamente i suoi testi
dogmatici come il preludio ad uno spirito conciliare non ancora
giunto a maturità, che ne considera l'insieme come una semplice
preparazione a "Gaudium et Spes"; e questo testo a sua volta come il
punto di partenza di un prolungamento rettilineo, nel senso di una
fusione sempre più grande con ciò che si definisce "progresso".
Una tale interpretazione non è più solamente in contraddizione con
l'intenzione e la volontà dei Padri conciliari stessi, ma il corso
degli avvenimenti l'ha condotta all'assurdo. Laddove lo spirito del
Concilio è usato contro la sua lettera e si riduce ad una vaga
distillazione di un'evoluzione che avrebbe la sua sorgente nella
Costituzione pastorale, diventa spettrale e conduce al vuoto. Le
distruzioni occasionate da una tale mentalità sono così evidenti che
non ci possono essere contestazione serie a riguardo»
18. |
Diagnosi globale sull'epoca postconciliare
|
«Il giudizio di
Ratzinger su questo periodo è netto: "È incontestabile che gli
ultimi vent'anni sono stati decisamente sfavorevoli per la Chiesa
cattolica. I risultati che hanno seguito il Concilio sembrano
crudelmente opposti alle attese di tutti, a cominciare da quelle di
Papa Giovanni XXIII e poi di Paolo VI. I cristiani sono di nuovo
minoranza, più di quanto lo siano mai stati dalla fine
dell'antichità [...]. I Papi e i Padri conciliari si
aspettavano una nuova unità cattolica e si è invece andati incontro
a un dissenso che - per usare le parole di Paolo VI - è sembrato
passare dall'autocritica all'autodistruzione. Ci si aspettava
un nuovo entusiasmo e si è invece finiti troppo spesso nella noia e
nello scoraggiamento. Ci si aspettava un balzo in avanti e ci si è
invece trovati di fronte a un processo progressivo di decadenza
che si è venuto sviluppando in larga misura sotto il segno di un
richiamo ad un presunto "spirito del Concilio", e in tal modo lo ha
screditato» 19. |
Una diagnosi su cui tutti i fedeli dovrebbero trovarsi d'accordo
Tralasciamo questi brani estratti dai libri Rapporto sulla fede
e Les principes de la théologie catholique. Essi
costituiscono una diagnosi globale di decadenza di questi ultimi
quarant'anni. Lungi dall'essere un salto in avanti e l'inizio di una
vita rinnovata, il Concilio ha aperto un periodo di
autodemolizione. Paolo VI stesso lo sottolineò nella sua celebre
allocuzione al Seminario Lombardo del 7 dicembre 1968:
|
«La Chiesa si
trova in un'ora di inquietudine, di autocritica, si direbbe di
autodemolizione. È come un rivolgimento interiore acuto e complesso
che nessuno si sarebbe atteso dopo il Concilio [...]. Si
pensava ad una fioritura, ad una sana espansione delle concezioni
maturate nelle grandi assisi del Concilio. Anche questo aspetto
esiste. Ma [...] si nota soprattutto l'aspetto doloroso.
La Chiesa quasi quasi viene a colpire se stessa». |
Quattro anni più tardi, il 29 giugno
1972, Paolo VI evocò il fumo di Satana:
|
«Da qualche
fessura è entrato il fumo di Satana nel Tempio di Dio: il
dubbio, l'incertezza, la problematica, l'inquietudine,
l'insoddisfazione sono emersi [...]. Si credeva che dopo il
Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della
Chiesa. È invece venuta una giornata di nuvole, di tempesta, di
buio. Cerchiamo di scavare nuovi abissi anziché colmarli. Cosa è
successo? Vi confidiamo il nostro pensiero: si è trattato di un
potere avverso, il diavolo, questo essere misterioso, nemico di
tutti gli uomini, questa entità soprannaturale, venuta a rovinare e
disseccare i frutti del Concilio Ecumenico»
20. |
La diagnosi del Cardinale Ratzinger
va a completare quella di Paolo VI. Formulata dalla più alta
autorità romana dopo il Papa, essa merita di essere conosciuta e
dovrebbe far cessare definitivamente il disaccordo tra i cattolici
in buona fede nella loro analisi della situazione postconciliare.
Sarebbe già un grande vantaggio condividere la stessa analisi della
situazione.

III
IL DISACCORDO SUL CONCILIO
Il problema
della continuità dottrinale
Il secondo disaccordo già segnalato
riguarda il Concilio stesso, e più precisamente i testi conciliari e
i cambiamenti disciplinari e dottrinali che essi hanno introdotto
nella vita della Chiesa. Disaccordo particolarmente grave. Come
intendersi, infatti, tra cattolici quando non si ha in comune lo
stesso giudizio su testi tanto conosciuti - e tanto importanti per
la vita della Chiesa - come quelli promulgati da Paolo VI su istanza
del Concilio? Disaccordo riconosciuto anche dal Cardinale Ratzinger
quando parla di «incertezza che pesa ancora sulla questione del
vero significato del Vaticano II» 21. Vorremmo ora esporre
questo disaccordo e segnalare una presa di posizione del Cardinale
che dovrebbe facilitare il ritorno all'unità di vedute. La questione
si pone in questi termini: c'è perfetta continuità (di tutti i testi
conciliari) o rottura (di certi testi) con la dottrina tradizionale
della Chiesa? Domanda alla quale sembrerebbe a priori facile
rispondere dopo l'esame dei testi, e sul quale tuttavia il
disaccordo tra cattolici in buona fede persiste da oltre
quarant'anni.
Continuità o discontinuità dottrinale dei
testi conciliari
Quando si esaminano dei testi -
qualunque essi siano - sotto il profilo della continuità dottrinale,
è necessario, a priori, considerare tre categorie:
|
•
Testi
in continuità con la dottrina tradizionale; |
|
•
Testi in
opposizione a quest'ultima; |
|
•
Testi ambigui. |
Quali di queste categorie si possono applicare ai testi conciliari?
Ecco, a questo riguardo, alcune spiegazioni e testimonianze.
Testi in continuità con la dottrina tradizionale
È evidente che un gran numero di
testi conciliari rientra in questa categoria. Anche se apportano
nuovi punti di vista su questo o quest'altro punto, si trovano nella
linea della Tradizione, conformemente alla celebre formula di San
Vincenzo di Lerino (V sec.): tutto ciò che riguarda la fede dev'essere
mantenuto «in eodem dogmate, eodem sensu, eademque sententia»
(«nella stessa credenza, nello stesso senso e nello stesso
pensiero»).
Testi la cui dottrina è ambigua
È comprensibile che un insieme così
vasto come quello dei documenti conciliari contenga alcuni testi
ambigui. Ciò che risulta meno comprensibile è che le ambiguità siano
così frequenti. Ecco tre esempi:
●
La formula Ecclesia subsistit
Nella Costituzione conciliare sulla
Chiesa Lumen gentium (del 21 novembre 1964) figura la
seguente formula: «Questa Chiesa [...] sussiste
nella Chiesa cattolica» («Hæc Ecclesia [...]
subsistit in Ecclesia catholica») 22.
Tale formulazione è stata più volte interpretata come se volesse
dire: «La Chiesa di Cristo sussiste nella Chiesa cattolica; ma
potrebbe sussistere anche in un'altra chiesa cristiana». È ciò
che sostiene il teologo brasiliano Padre Leonardo Boff o.f.m.
(spretato dal 1992) nella sua libro intitolato Chiesa,
carisma e potere 23. A partire
da questa interpretazione può svilupparsi tutto un «ecumenismo» che
mette sullo stesso piano le sètte protestanti e la Chiesa cattolica
24.
●
L'inizio della Costituzione pastorale Gaudium et spes
Il primo capitolo («La dignità della
persona umana») della prima parte (§ 12) di tale Costituzione
comincia con queste parole: «Credenti e non credenti sono
generalmente d'accordo nel ritenere che tutto quanto esiste
sulla terra dev'essere riferito all'uomo, come a suo
centro e a suo vertice». Così commentava questa frase
Mons. Marcel Lefebvre (1905-1991) nel suo libro
Lettera aperta ai cattolici perplessi:
|
«(Questa
frase) si spiega nel senso cristiano badando a quel che segue.
Non di meno, essa ha un significato intrinseco, vale a dire quello
che effettivamente vediamo tradursi in atto dappertutto nella Chiesa
postconciliare, sotto forma di una salvezza ridotta alla prosperità
economica e sociale dell'umanità» 25. |
●
La prefazione alla Costituzione pastorale Gaudium et spes
Ecco come il Cardinale Ratzinger
commenta questo testo:
|
«Mi accontenterò
qui di analizzare alcuni tratti caratteristici di questa prefazione.
Anche in questo caso, non è mia intenzione esaurire in tal modo il
testo stesso, ma la storia della sua influenza, quale doveva
mostrarsi, si ricollega proprio allo spirito di questa prefazione e
ha subito largamente l'impronta della sua ambiguità.
Un primo punto caratteristico mi sembra risiedere nel concetto di
"mondo" che si trova utilizzato e che, malgrado i molteplici
tentativi di definizione proposti al n° 2, è rimasto in gran parte
ad un stadio pre-teologico, ed è grazie proprio a ciò che ha potuto
esercitare la sua influenza particolare. Per "mondo", la
Costituzione intende un faccia a faccia con la Chiesa. Il testo deve
servire a portarli entrambi in un rapporto positivo di cooperazione
il cui scopo è la costruzione del "mondo". La Chiesa coopera col
"mondo" per costruire il "mondo"; è in tal modo che si potrebbe
caratterizzare la visione così determinante del testo. Non si
precisa se il mondo che coopera e il mondo in costruzione sia lo
stesso; non si precisa ciò che in ogni caso si intende per "mondo"»
26. |
Simili ambiguità possono essere
indubbiamente risolte grazie ad una giusta interpretazione che
permette di comprendere i testi in causa nel senso della dottrina
tradizionale. Ma bisogna riconoscere che molti di essi, letti alla
lettera, deformano la dottrina in senso contrario.
Testi in opposizione con la dottrina
tradizionale
Affrontiamo ora la questione
relativa al disaccordo che si manifesta e del quale abbiamo già
parlato: c'è continuità (di tutti i testi conciliari) o rottura (di
alcuni testi) con la dottrina tradizionale? Che per alcuni di questi
testi ci sia rottura od opposizione, la cosa è stata abbondantemente
provata da numerosi studi, i quali hanno sollevato interrogativi che
non hanno mai ricevuto una risposta 27.
Ecco alcune testimonianze a questo riguardo:
Testimonianze che si riferiscono
alla Dichiarazione conciliare sulla libertà religiosa
Dignitatis Humanæ (del 7 dicembre 1965):
N.B.: le testimonianze riportate
provengono sia da «tradizionalisti» che da «progressisti».
● R. Teverence
(pseudonimo di un
teologo):
|
«Su tre punti essenziali,
la suddetta Dichiarazione è in contraddizione con l'insegnamento
tradizionale della Chiesa in materia. In effetti, essa nega che il potere civile possa
intervenire legiferando in materia religiosa a vantaggio della
religione cattolica, cosa che prima era stata insegnata
costantemente. Essa afferma, senza altra limitazione che quella
dell'"ordine pubblico", che la libertà religiosa al foro esterno sia
un diritto inscritto nella natura della persona umana e nella
Rivelazione divina, altra affermazione che era stata costantemente e
solennemente condannata fino al Concilio [...]. Infine, la
Dichiarazione conciliare chiede che questo diritto, assoluto sul
piano religioso, sia iscritto nella Legge civile, altra proposizione
che era stata severamente condannata, particolarmente dall'Enciclica
"Quanta Cura" (dell'8 dicembre 1864), in cui Pio IX ha impegnato in
modo manifesto e in tutta la sua forza, la sua autorità apostolica
di Successore di Pietro» 28. |
● Padre Yves Congar
o.p. (1904-1995):
|
●
«Non si può negare che questo
testo (la Dichiarazione conciliare Dignitatis Humanæ)
contraddica
materialmente il Sillabo del 1864, e che affermi esplicitamente le
proposizioni condannate ai nn. 15, 77 e 79 di questo documento»
29.
● «Ciò che è nuovo in questa dottrina rispetto all'insegnamento di
Leone XIII e anche di Pio XII, sebbene il movimento si avviasse
allora, è la determinazione del fondamento proprio e prossimo di
questa libertà che non è ricercata nella verità oggettiva del bene
morale o religioso, ma nella qualità ontologica della persona umana»
30. |
In questo ultimo testo, Padre Congar mette bene in evidenza il
punto essenziale: la Dichiarazione conciliare introduce una nuova
concezione della libertà; la libertà non è più fondata su ciò che è
vero e ciò che è giusto, ma sulla persona umana presa in se stessa
(si passa dall'oggetto al soggetto).
●
Padre René Laurentin
(1917-2017), mariologo:
|
«In breve, con i suoi limiti e a dispetto
delle sue imperfezioni, la Dichiarazione sulla libertà religiosa
segna una tappa; essa assicura al tempo stesso la rottura di certi
ormeggi con un passato compiuto e l'inserimento realista della
Chiesa e della sua testimonianza nell'unico posto possibile nel
mondo d'oggi» 31. |
●
Cardinal Roger Etchegaray
(1922-2019):
|
«Dopo lo Stato
cristiano, del quale la Dichiarazione conciliare ha segnato
la fine, dopo lo Stato ateo che
ne è l'esatta e tanto intollerabile antitesi, lo Stato laico neutro,
passivo e disimpegnato, è stato certamente un progresso»
32. |
Se la
Dichiarazione conciliare «ha segnato la fine» dello Stato cristiano,
essa è necessariamente in rottura con la dottrina tradizionale sui
doveri dello Stato verso la religione cattolica, espressa in
particolare nell'Enciclica Quas Primas, sulla regalità
sociale di Gesù Cristo, di Papa Pio XI (1857-1939).
●
Mons. Marcel Lefebvre:
|
«Al Concilio le
discussioni più serrate sono state sollevate dallo schema sulla
libertà religiosa [...]. Sono passati vent'anni e adesso
possiamo vedere come i nostri timori non fossero esagerati quando
quello schema fu promulgato sotto forma di una Dichiarazione, che
riuniva nozioni contrarie alla Tradizione e all'insegnamento di
tutti gli ultimi Papi. È vero infatti che alcuni principî falsi,
o espressi in maniera ambigua, hanno ora immancabilmente
applicazioni pratiche rivelatrici dell'errore commesso
nell'adottarli» 33. |
●
Contre-Réforme Catholique
(rivista):
|
«Cento anni dopo
il "Sillabo", il Concilio ha voluto riconciliare la Chiesa e la
società moderna mediante la proclamazione del diritto dell'uomo alla
libertà religiosa [...]. Questa libertà, dichiarata un
diritto naturale, è stata estesa dall'intimo delle coscienze alla
vita pubblica, dagli individui alle società religiose, e infine
dalle religioni alle ideologie, fino all'ateismo stesso! La sola
barriera ammessa resta quella dell'"ordine pubblico", vale a dire...
della ragion di Stato»! 34. |
●
Padre John
Courtney-Murray s.j. (1904-1967), perito al
Concilio:
|
«I Papi del XIX
secolo hanno disapprovato il "liberalismo cattolico", sbarrando la
strada per sempre e in anticipo a quelli che avessero cercato di far
penetrare questa dottrina nella Chiesa. Ora, quasi esattamente un
secolo più tardi, la Dichiarazione sulla libertà religiosa sembra
affermare come dottrina cattolica ciò che Gregorio XVI considerava
come un "delirio", un'idea folle. Tali sono
i termini del problema» 35. |
Testimonianze che si riferiscono in generale alle tesi liberali
Commissione mista cattolico-luterana: «Tra le idee del Concilio
Vaticano II in cui è possibile vedere un'accoglienza delle richieste
di Lutero, si trovano ad esempio:
la descrizione della Chiesa come "Popolo di Dio" [...];
l'accento posto sul sacerdozio di tutti i battezzati;
l'impegno in favore del diritto della persona alla libertà in
materia di religione» 36.
- Paolo Bevani, sull'Osservatore Romano: «La Chiesa che, con il
Concilio, ha assunto e superato le conquiste liberali democratiche
della Rivoluzione Francese, e che nella sua marcia in avanti (vedi
l'Enciclica Laborem exercens) si pone come qualcosa di successivo
alla Rivoluzione russa marxista, offre una soluzione al fallimento
del marxismo in questa "chiave" di socialismo post-marxista,
democratico, di radice cristiana, autogestionario e non totalitario.
La risposta all'Est è rappresentata da Solidarnosc che pianta la
croce di fronte ai Cantieri Lenin» 37.
|
 |
|
Il
seguente articolo consiste nella traduzione, dall'inglese
all'italiano, del documento indicato in intestazione e nella
prima nota a piè di pagina, la quale riporta anche i
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nell'articolo. |


Note
1
Traduzione dall’originale francese
Vatican II: rupture ou continuité? (Parigi 2018, Action
Familiale et Scolaire), a cura di
Antonio Casazza.
Sito dell'Action Familiale et
Scolaire:
https://www.a-f-s.org/
2
Questo libro è stato pubblicato in Germania nel 1982 e in Francia
nel 1985 (Ed. Téqui). Esso riunisce alcuni testi datati, di cui
certi sono stati redatti nel 1975.
3
Ed. San Paolo, 1985; questo libro è un'antologia di interviste del
Cardinale Ratzinger raccolte dal giornalista Vittorio Messori.
4
Utilizzando i due libri precitati del Cardinale Ratzinger -
citandoli abbastanza spesso - ci asteniamo dal portare su di essi un
giudizio. Consideriamo questi libri come fatti che bisogna prendere
in considerazione; fatti che possono sostenere un ruolo importante
nell'attuale battaglia delle idee e che possono contribuire a sanare
il clima in cui si dibatte sulla questione del Concilio.
5
Per comodità d'esposizione, tratteremo questo aspetto alla fine
questo punto.
6
I sottotitoli e il grassetto sono nostri.
7
Cfr. J. Ratzinger-V.
Messori, Rapporto
sulla fede, pag. 40.
8
Ibid., pag. 47.
9
Ibid., pag. 49.
10
Ibid., pagg. 70-71.
11
Ibid., pag. 75.
12
Ibid., pag. 77.
13
Cfr. J. Ratzinger,
Les principes de la théologie catholique, pag. 431.
14
Cfr. J. Ratzinger-V.
Messori, op. cit.
, pag. 79.
15
Ibid., pag. 90.
16
Ibid., pag. 55.
17
Ibid., pag. 102. Osservazione di Vittorio Messori.
18
Cfr. J. Ratzinger,
op. cit., pag. 436.
19
Cfr. J. Ratzinger-V.
Messori, op. cit.
, pagg. 27-28.
20
Cfr. Insegnamenti di Paolo VI, vol. VI, pagg. 1187-1189 (pag.
1188).
21
Cfr. J. Ratzinger, op.
cit., pag. 423.
22
Questa espressione è stata ripresa nel canone 204 § 2 del nuovo
Codice di Diritto Canonico del 1983.
23
Ecco il passo corrispondente della traduzione francese di questo
libro (Ed. Lieu Commun, pag. 138): «Se da un lato la Chiesa
cattolica, apostolica e romana è la Chiesa di Cristo, dall'altro non
lo è. È la Chiesa di Cristo perché appare al mondo sotto questa
mediazione concreta. Ma allo stesso tempo non lo è, perché non può
pretendere di essere l'unica ad identificarsi con la Chiesa di
Cristo, in quanto quest'ultima può esistere anche in altre chiese
cristiane. Il Concilio Vaticano II, superando un'ambiguità
teologica, retaggio delle ecclesiologie anteriori, che tendevano ad
identificare puramente e semplicemente la Chiesa di Cristo con la
Chiesa cattolica romana, insegna con ragione: "Questa Chiesa, in
questo mondo organizzata e costituita come società, sussiste nella
Chiesa cattolica" ("subsistit in", ossia prende la sua forma
concreta nella Chiesa cattolica). Si evita così di ripetere ciò che
affermavano i documenti anteriori: "La Chiesa cattolica è la Chiesa
di Cristo"».
24
L'ambiguità della formula «Ecclesia subsistit in» è stata
recentemente sollevata dalla Congregazione per la Dottrina della
Fede nel documento intitolato Notifica sul libro «Chiesa, carisma
e potere», di Padre Leonardo Boff o.f.m.: «Partendo dalla
famosa espressione del Concilio "Hæc Ecclesia [...] subsistit
in Ecclesia catholica", Boff elabora una tesi diametralmente opposta
al significato del testo conciliare quando afferma: "Di fatto,
questa Chiesa, l'unica Chiesa di Cristo, può sussistere anche nelle
altre chiese cristiane" (pag. 131). Al contrario, il Concilio aveva
scelto precisamente l'espressione "subsistit" per mostrare che
esiste solamente un'unica "sussistenza" della vera Chiesa, mentre
"al di fuori del suo organismo si trovino parecchi elementi di
santificazione e di verità, che, appartenendo propriamente per dono
di Dio alla Chiesa di Dio, spingono verso l'unità cattolica (Lumen
gentium § 8)» (cfr. Osservatore Romano in lingua francese, del 14
maggio 1985). Insomma, secondo tale documento romano, la frase
«sussiste nella Chiesa cattolica» sarebbe da interpretarsi come
«sussiste unicamente nella Chiesa cattolica». Ma allora perché
non usare la formula da sempre utilizzata «la Chiesa di Cristo è
la Chiesa cattolica»?...
25
Cfr. Mons. M.
Lefebvre, Lettera
aperta ai cattolici perplessi, Spadarolo di Rimini 1985, pag.
114.
26
Cfr. J. Ratzinger,
op. cit., pag. 424.
27
In Italia, questi studi sono stati pubblicati da riviste come Sì
sì no no, La Tradizione Cattolica, Sodalitium,
Controrivoluzione, ecc... In Francia ricordiamo Itinéraires,
Le Courrier de Rome e La Contre-Réforme Catholique. Negli
Stati Uniti rammentiamo The Remnant e Approaches.
28
Cfr. R. Teverence,
«Le Concile Vatican II échappe il à l'accusation de libéralisme»?
(«Il Concilio Vaticano II sfugge all'accusa di liberismo»?), in
Le Courrier de Rome, n° 162, ottobre 1976.
29
Cfr. P. Y. Congar,
«La crise dans l'Église et Mgr Lefebvre» («La crisi nella Chiesa
e Mons. Lefebvre»), in La Pensée Catholique, n° 169, pag. 50.
30
Cfr. P. Y. Congar, in
Études et Documents, bollettino della Segreteria
dell'Episcopato francese, del 15 giugno 1965, n° 5, pag. 5.
Nonostante fosse stato più volte ripreso dal Sant'Uffizio sotto Pio
XII a causa delle sue dottrine eterodosse, Padre Congar venne
nominato «esperto» durante il Concilio e creato Cardinale da
Giovanni Paolo II nel 1994 (N.d.T.).
31
Cfr. P. R. Laurentin,
Bilan du Concile («Bilancio del Concilio»), Ed. du Seuil,
pagg. 329-330.
32
Cfr. Card. R. Etchegaray,
Intervento davanti alla Commissione per l'Educazione dell'Assemblea
Nazionale; testo riprodotto nel n° 36 di Enseignement catholique
documents, pag. 33.
33
Cfr. Mons. M. Lefebvre,
op. cit., pag. 83.
34
Cfr. Contre-Réforme Catholique, n° 56, maggio 1972, pag. 11.
35
Cfr. Contre-Réforme Catholique, n° 57, giugno 1971, pag. 5.
Lo scritto di Padre Courtney-Murray è apparso sulla rivista US,
pag. 111.