

di
Arnaud de Lassus 1

Premessa
Giovanni Paolo II (1920-2005), il 6 febbraio 1981, al
Congresso delle Missioni disse:
|
«I cristiani, oggi, in gran parte si sentono smarriti, confusi,
perplessi e perfino delusi; si sono sparse a piene mani idee
contrastanti con la verità rivelata e da sempre insegnata; si
sono propalate vere e proprie eresie in campo dogmatico e morale,
si è manomessa la liturgia». |

Eppure, solo vent'anni prima,
Giovanni XXIII (1881-1963),
dando notizia al mondo della sua intenzione di indire un Concilio,
aveva «profetizzato» che esso sarebbe stato per la Chiesa una
primavera, una nuova Pentecoste, una ventata di aria
fresca... Come mai solo qualche anno dopo (nel 1972)
Paolo VI
(1897-1978) definì l'era postconciliare «una giornata di
nuvole, di tempesta, di buio»? Cos'è successo?
La colpa di questo disastro è da attribuire al Vaticano II
(1962-1965) o ad una sua errata interpretazione? E se esistono delle
contraddizioni insanabili con l'insegnamento precedente, può un
fedele aderire a queste nuove dottrine senza peccare di apostasia?
Quando a metà degli anni '80 il
libro-intervista Rapporto sulla fede, di Vittorio
Messori (1941-2026), fece di sua comparsa negli scaffali delle
librerie cattoliche provocò un certo stupore.

Per la prima volta
dalla fine del Concilio, Joseph Ratzinger (1927-2022), un
Cardinale di santa romana Chiesa, Prefetto della Sacra Congregazione
per la Dottrina della Fede (l'ex Sant'Uffizio), formulava un
giudizio apertamente negativo sull'era postconciliare. Questa presa
di posizione ufficiosa (non si tratta infatti di un documento
ufficiale) causò negli ambienti più conservatori, preoccupati del
dilagare dell'errore e del caos in ogni settore della Chiesa,
un'ondata di ottimismo (e in molti casi anche di ingenuità), una
sorta di euforia che, a ben vedere oggi, appare del tutto
immotivata. Si credeva che quel libro costituisse una specie di
primo passo verso un'imminente «restaurazione» della Chiesa,
e che il Cardinale Joseph Ratzinger, il «carabiniere di Dio»,
avrebbe spazzato via il marciume che si era depositato in quei
vent'anni di progressismo sfrenato.

Oggi, possiamo dire che
non solamente ciò non è avvenuto, ma che nel frattempo l'errore e
l'anarchia hanno fatto passi da gigante, grazie soprattutto al
falso ecumenismo, che ha le sue radici in Dichiarazioni
conciliari come Nostra Ætate, e che è stato portato
avanti durante il lungo pontificato di Giovanni Paolo II, e in
seguito sotto quello dei suoi successori. Non solo: anche l'identità
di vedute tra cattolici sulla diagnosi del Concilio e del periodo
postconciliare, di cui l'Autore del presente scritto paventava
l'incombente realizzazione, non è stata per nulla raggiunta. Al
contrario, l'insanabile spaccatura tra integristi e progressisti si
è acuita e, nonostante l'evidenza solare della profonda crisi
dottrinale che sconquassa la Chiesa fino alle fondamenta, la
Gerarchia cattolica continua a far orecchi da mercante davanti alle
grida di richiamo dei cosiddetti «tradizionalisti», gli unici con
cui non si cerca il «dialogo» (tranne che per fagocitarli e
riciclarli).

|
Sopra:
incontro ecumenico
interreligioso a Roma organizzato il 28 ottobre 2025 da Leone XIV in
occasione del 60º Anniversario della Dichiarazione conciliare
Nostra Ætate, riguardante le relazione della Chiesa cattolica
con i non cristiani.
|
Per questo motivo, l'analisi compiuta
quarant'anni fa da
Arnaud de Lassus (1921-2017) rimane tuttora valida. Se il
Concilio è in perfetta continuità con i Concilî e gli insegnamenti
pontifici precedenti, è preciso dovere di ogni cattolico sostenerlo,
abbracciarlo e farlo proprio senza remore. Se invece il Concilio
rompe anche in un solo punto con l'insegnamento precedente della
Chiesa, va da sé che qualsiasi tentativo di ricomposizione del mondo
cattolico non può che partire dal ritorno alla dottrina tradizionale
della Chiesa. Ciò, evidentemente, presuppone la ferma volontà da
parte della Gerarchia di riconoscere queste deviazioni e condannarle.

Qualcuno potrebbe chiedersi che diritto hanno un pugno
di fedeli della Chiesa discente a criticare e ad opporsi a quanto
stabilito da un Concilio Ecumenico, e solennemente promulgato
dall'autorità suprema della Chiesa (Paolo VI). Questa obiezione
meriterebbe una risposta che, per motivi di spazio, esula dallo
scopo di questo libretto. Come dice l'Autore nelle pagine che
seguono, non portiamo alcun giudizio (canonico) perché non abbiamo
l'autorità necessaria per farlo; semplicemente prendiamo atto e constatiamo
una contraddizione (di per sé impossibile e insanabile) tra l'insegnamento
pontificio precedente (infallibile e irreformabile, alla cui
adesione la nostra coscienza è già vincolata in eterno) e
l'insegnamento del Concilio.
O l'una o l'altra. Impossibile obbedire
contemporaneamente a Pio IX e a Paolo VI se ci comandano di seguire
dottrine antitetiche. Solo un Pontefice divinamente assistito potrà
- e siamo certi lo farà, anche se non sappiamo come e quando -
rimettere le cose al loro posto. Voglia Dio che ciò accada presto, non
fosse altro che per le innumerevoli anime che rischiano di andare
perdute a causa di uomini che non sopportando «più la sana
dottrina, ma, per il prurito di udire novità, si sono circondati di
maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla
verità per volgersi alle favole» (2 Tm 4, 3-4).

I
LA QUESTIONE DEL CONCILIO
| |
«È evidente che la storia
del presente Concilio dovrà essere scritta secondo le norme
che gli antichi hanno fissato agli storici, e delle quali la
prima è la seguente: "Non osare di dire il falso, ma anche
non nascondere nulla della verità. Non scrivere nulla che
possa suscitare il seppur minimo sospetto di favoritismo o
di animosità"» (cfr. Cicerone,
Or. 11, 15).
●
Paolo VI, 31
gennaio 1966. |
Quarant'anni dopo la sua
conclusione, il Concilio Vaticano II (1962-1965) resta un fenomeno
contrassegnato da tre caratteristiche più che stupefacenti:
Si tratta innanzitutto di un argomento considerato fino a poco tempo
fa come un tabù nella maggior parte degli ambienti cattolici:
durante il Concilio Vaticano II, lo Spirito Santo si sarebbe
espresso per bocca dei Padri conciliari; sarebbe dunque impossibile,
senza cadere nell'empietà, esprimere anche la minima riserva sui
testi che essi hanno elaborato;
Esiste tuttavia un disaccordo sugli avvenimenti della vita della
Chiesa che hanno seguito il Concilio e il loro legame con
quest'ultimo. Per certuni (i «conciliari»), la crisi che si è
sviluppata da ormai quarant'anni all'interno della Chiesa sarebbe
una crisi di crescita; la Barca di Pietro, sotto l'impulso del
Concilio, sarebbe in pieno rinnovamento. Per altri (i cosiddetti
«conservatori»), questi avvenimenti sarebbero negativi e
risulterebbero non dal Concilio stesso, ma dalla sua errata
interpretazione. Infine, per un piccolo numero di cattolici (i «tradizionalisti»),
questi stessi avvenimenti sarebbero negativi e, per buona parte,
direttamente imputabili al Concilio;

|
Sopra:
Il Cœtus
Internationalis
Patrum
fu un gruppo di Vescovi partecipanti al Concilio di ispirazione
conservatrice e tradizionalista in ambito teologico e liturgico che
cercò di contrastare l'operato dei Vescovi progressisti. A questo
gruppo aderirono circa 400 prelati.
|
Un altro disaccordo - forse più grave - verte sul fatto stesso del
Concilio, e, più precisamente, sui testi conciliari e sulla natura
dei cambiamenti che essi hanno introdotto nella vita e nella
dottrina della Chiesa. Per la maggior parte dei cattolici, questi
cambiamenti sarebbero di ordine disciplinare e pastorale, e non
dottrinale. Le dottrine espresse nei testi conciliari sarebbero in
perfetta continuità con le dottrine tradizionali, talvolta con delle
formulazioni diverse, con nuovi sviluppi e una certa insistenza su
alcuni punti precedentemente trascurati. Per altri cattolici, meno
numerosi, ci sarebbe una rottura col passato, l'abbandono della
dottrina di sempre, e l'introduzione di nuove dottrine. Fino
all'estate del 1985, una specie di impossibilità psicologica di
poter esprimere la più piccola riserva sul Concilio regnava
frequentemente negli ambienti cattolici e mascherava questi
disaccordi. Una proibizione nefasta obbligava i fedeli a vivere in
un clima intellettuale malsano.
Uno dei grandi pregi dei libri del
Cardinale Joseph Ratzinger Les principes de la théologie
catholique («I principî della teologia cattolica»), apparso
nel 1985 2, e Rapporto sulla fede
3 è di avere in qualche modo rimosso quel
divieto: dopo la loro pubblicazione si può discutere del Concilio,
mettere in causa tale o tal'altro dei suoi aspetti senza passare per
dei contestatari che mancano della più elementare deferenza a
riguardo della Chiesa docente.

Approfittando di questo nuovo clima
venutosi a creare, e poggiando su alcune prese di posizione del
Cardinale 4, proveremo a fare il punto
sui disaccordi di cui il Concilio è oggetto e che abbiamo appena
evocato:
|
•
Il
disaccordo sugli avvenimenti consecutivi al Concilio; |
|
•
Il
disaccordo sulla relazione di causa ed effetto di questi
avvenimenti con il Concilio
5; |
|
•
Il disaccordo sul fatto del Concilio. |

II
IL DISACCORDO SUGLI AVVENIMENTI
SUCCESSIVI AL CONCILIO
Non ci interesseremo in questa sede
che delle divergenze dei cattolici sugli avvenimenti successivi al
Concilio (indipendentemente dalle loro cause): il periodo
postconciliare, considerato globalmente, costituisce per certuni un
rinnovamento e per altri una decadenza. Un tale disaccordo avrebbe
dovuto scomparire se si fossero presi sul serio i notevoli studi
pubblicati sull'argomento. La maggior parte di questi studi ha
purtroppo subìto la sorte degli scritti qualificati come «integristi»:
campagne di silenzio nei media, diffusione limitata ad un
piccolo numero di fedeli, eventuale discredito gettato sulla persona
dell'autore in modo che non si possa citarlo senza essere subito
squalificati. Mancava uno studio che emanasse da una personalità
romana che detenesse una posizione di autorità e la cui la voce non
potesse essere soffocata.
I testi del Cardinale Ratzinger
Il vuoto è stato parzialmente
colmato dai libri del Cardinale Ratzinger da cui abbiamo appena
parlato. Ne citeremo alcuni brani riportando dei giudizi sulla
situazione della Chiesa nei vent'anni che hanno seguito il Concilio
6.
Il Concilio non è stato né un salto in
avanti, né il punto di partenza
di una vita rinnovata
|
«E bisogna anche
riconoscere che - almeno sinora - non è stata esaudita la preghiera
di Papa Giovanni perché il Concilio significasse per la Chiesa un
nuovo balzo in avanti, una vita e un'unità rinnovate»
7. |

Una certa perdita del senso di Chiesa
|
«È vero, c'è
stata e c'è questa insistenza (la Chiesa considerata come "Popolo di
Dio"), la quale, però, nei testi conciliari, è in equilibrio con
altre che la completano; un equilibrio che è andato perduto presso
molti teologi [...]. Dietro il concetto oggi così insistito
di Chiesa come solo "Popolo di Dio" stanno suggestioni
ecclesiologiche, le quali tornano di fatto all'Antico
Testamento; e anche, forse, suggestioni politiche, partitiche,
collettivistiche [...]. La Chiesa non si esaurisce nel
"collettivo" dei credenti: essendo il "Corpo di Cristo" è ben di più
della semplice somma dei suoi membri» 8. |
Conseguenze per la Gerarchia della
Chiesa di queste opinioni erronee
|
«(Tali
conseguenze furono) tra le più gravi. È qui l'origine della caduta
del concetto autentico di "obbedienza" [...]. Se la Chiesa,
infatti, è la nostra Chiesa, se la Chiesa siamo soltanto noi, se le
sue strutture non sono quelle volute da Cristo, allora non si
concepisce più l'esistenza di una Gerarchia come servizio dei
battezzati stabilita dal Signore stesso.
Si rifiuta il concetto di
un'autorità voluta da Dio, un'autorità che ha la sua legittimazione
in Dio e non [...] nel consenso della maggioranza dei membri
dell'organizzazione. Ma la Chiesa di Cristo non è un partito, non è
un'associazione, non è un club; la sua struttura profonda e
ineliminabile non è democratica, ma sacramentale, e dunque
gerarchica» 9. |

Per volontà di Cristo la Chiesa
cattolica
è una monarchia e non una
democrazia.
Una crisi di fiducia nel dogma
|
«Dalla crisi della fede nella Chiesa come mistero dove il Vangelo
vive, affidato a una Gerarchia voluta da Cristo stesso, il Cardinale
vede discendere come logica conseguenza la crisi di fiducia nel
dogma proposto dal Magistero: "Molta teologia - dice - sembra aver
dimenticato che il soggetto che fa teologia non è il singolo
studioso, ma [...] è la Chiesa intera. Da questa dimenticanza del
lavoro teologico come servizio ecclesiale, deriva un pluralismo
teologico che in realtà è spesso un soggettivismo, un individualismo
che ha poco a che fare con le basi della tradizione comune.
Ogni
teologo sembra ormai voler essere "creativo" [...]. In questa
visione soggettiva della teologia, il dogma è spesso considerato
come una gabbia intollerabile, un attentato alla libertà del singolo
studioso [...]. Poiché la teologia non sembra più poter trasmettere
un modello comune della fede, anche la catechesi è esposta alla
frantumazione, a esperimenti che mutano continuamente»
10. |
Una crisi di fiducia nella Sacra Scrittura
|
«Un'esegesi che non viva e non legga più la Bibbia nel corpo vivente
della Chiesa diventa archeologia: i morti seppelliscono i loro morti
[...]. Fino ad arrivare ad esperimenti assurdi come
"l'interpretazione materialistica" della Bibbia»
11. |
Un ritorno in forze dell'eresia
ariana che conduce ad un «progetto di salvezza unicamente
storico e umano»
|
«Certa teologia tende oggi a risolversi in sola cristologia. Ma è
una cristologia spesso sospetta, dove si sottolinea in modo
unilaterale la natura umana di Gesù, oscurando o tacendo o
esprimendo in modo insufficiente la natura divina che convive nella
stessa persona di Cristo. Si direbbe il ritorno in forze dell'antica
eresia ariana [...]. La cristologia tende essa stessa a perdere la
dimensione del Divino, tende a risolversi nel "progetto Gesù", in un
progetto cioè di salvezza solo storica, umana» 12. |

|
Sopra: Ario (256- 336)
è stato un presbitero e teologo berbero. La corrente teologica
cristiana sorta attorno alle sue dottrine religiose circa la natura
divina di Cristo fu condannata come eretica nel primo Concilio di
Nicea nel 325, e venne in seguito indicata con il nome di
arianesimo. Si diffuse prevalentemente tra i popoli germanici.
|
La Teologia della Liberazione uscita dagli
impulsi di Gaudium et spes
|
«L'America Latina
cerca la propria via nel tema della liberazione, in cui appare un
nuovo elemento caratteristico generato degli impulsi di "Gaudium et
spes": l'insistenza sulla teologia propria dell'America Latina, che
dovrebbe trovare subito dall'altra sponda dell'Atlantico un
riscontro alla chiamata ad una teologia africana. È noto che
l'Università Cattolica di Santiago del Cile è diventata sempre di
più il focolaio di questo genere di esperienze di nuovo pensiero; ed
è risaputo che la crisi così iniziata è giunta ad un tragico
realismo» 13. |

|
Sopra:
dicembre 2021: Jorge Mario
Beroglio (1936-2025) saluta cordialmente Gustavo Gutierrez o.p.
(1928-2024), il «padre» della Teologia della Liberazione, un
rivisitazione del cristianesimo in chiave marxista. Il 22 marzo
1986, il Cardinale Ratzinger diffuse il documento Istruzione
sulla libertà cristiana e la liberazione in cui si prendevano le
distanze dagli aspetti nocivi di questa teologia.
|
L'eliminazione del peccato originale
«L'incapacità di capire e
presentare il "peccato originale" è davvero uno dei problemi più
gravi della teologia e della pastorale attuali»
14.
L'abbandono del Decalogo
|
«Subito dopo il
Concilio si cominciò a discutere se esistessero norme morali
specificamente cristiane [...]. Si arrivò ineluttabilmente
all'idea che la morale sia da costruire unicamente sulla base della
ragione e che questa autonomia della ragione sia valida anche per i
credenti. Non più Magistero, dunque, non più il Dio della
Rivelazione con i suoi Comandamenti, con il suo Decalogo. In
effetti, ci sono oggi moralisti "cattolici" i quali sostengono che
quel Decalogo, sul quale la Chiesa ha costruito la sua morale
oggettiva, non sarebbe che un "prodotto culturale" legato all'antico
Medio Oriente semita. Dunque, una regola relativa, dipendente da
un'antropologia, da una storia che non sono più nostre»
15. |

La crisi degli ordini religiosi
|
●
«Sotto l'urto del
postconcilio i grandi ordini religiosi
[...] hanno
vacillato, hanno subito pesanti emorragie, hanno visto ridursi a
limiti mai raggiunti i nuovi ingressi, e oggi sembrano ancora scossi
da una crisi di identità» 16.
●
«All'inizio degli anni Sessanta, il Québec era la regione del mondo
con il più alto numero di religiose rispetto agli abitanti, che sono
in tutto sei milioni. Tra il 1961 e il 1981 per uscite, morti,
arresto del reclutamento, le religiose si sono ridotte da 46.933 a
26.294. Una caduta, dunque, del 44% e che sembra inarrestabile. Le
nuove vocazioni, infatti, si sono ridotte nello stesso periodo di
ben il 98,5% [...].
Tanto che, con una semplice proiezione, tutti i sociologi concordano
in una conclusione cruda, ma oggettiva: "Tra poco (a meno di
rovesciamenti di tendenza del tutto improbabili almeno a viste
umane), la vita religiosa femminile così come l'abbiamo conosciuta
non sarà in Canada che un ricordo"»
17. |

|
Sopra:
1)
in alto, una fotografia in bianco e nero del corpo insegnante delle
Suore della Presentazione della Beata Vergine Maria della Trinity
Catholic School di San Pedro, in California. La foto è stata
scattata nel 1950, prima che il vento del Concilio Vaticano II
soffiasse sulla Chiesa.
2)
Nella fotografia di mezzo, il corpo insegnante della stessa scuola e
della stessa congregazione religiosa nel 1978, ossia tredici anni
dopo la fine del Concilio. Seguendo l'orientamento generale
proveniente da Roma, le Suore si sono adattate ai nuovi costumi: via
il rosario, via la cuffia e il velo tradizionale, obbligando così le
religiose a curare la pettinatura dei loro capelli. L'abito
tradizionale è stato abbandonato in favore di un vestito moderno che
lascia scoperte le ginocchia, obbligando in tal modo le suore a
depilarsi le gambe e a portare scarpe più alte ed eleganti. Spille e
collane sembrano una naturale espressione della vanità femminile,
così come i foulard e i diversi tipi di giacche e gilet.
3)
In basso: ed ecco una foto delle Suore della stessa congregazione ai nostri
giorni; esse si sono totalmente conformate allo stile moderno
casual di vestire, una moda in cui la mancanza di qualsiasi
portamento è la regola. Tutte indossano pantaloni, magliette a
maniche corte e scarpe da tennis o sandali; i loro capelli sono
corti, all'ultima moda. Queste fotografie testimoniano un
adattamento graduale al mondo moderno che sembra toccare il fondo, e
che in definitiva è lo scopo dell'ultimo Concilio e delle riforme
che ne sono scaturite. Ci chiediamo: questa trasformazione radicale
è stata attuata per il bene della Chiesa, per la gloria di Dio e per
la santificazione di queste religiose? Vi invitiamo a rispondere a
questa domanda. Noi crediamo che la scomparsa progressiva di
qualsiasi elemento esteriore che manifesti sobrietà e distacco dal
mondo sia il segno dell'abbandono interiore di quello spirito di
rinuncia che dovrebbe caratterizzare la vita religiosa.
|
Un'evoluzione che conduce al vuoto
|
«Mi sembra che
qualcosa sia diventato ben chiaro negli ultimi dieci anni:
un'interpretazione del Concilio che comprende solamente i suoi testi
dogmatici come il preludio ad uno spirito conciliare non ancora
giunto a maturità, che ne considera l'insieme come una semplice
preparazione a "Gaudium et Spes"; e questo testo a sua volta come il
punto di partenza di un prolungamento rettilineo, nel senso di una
fusione sempre più grande con ciò che si definisce "progresso".
Una tale interpretazione non è più solamente in contraddizione con
l'intenzione e la volontà dei Padri conciliari stessi, ma il corso
degli avvenimenti l'ha condotta all'assurdo. Laddove lo spirito del
Concilio è usato contro la sua lettera e si riduce ad una vaga
distillazione di un'evoluzione che avrebbe la sua sorgente nella
Costituzione pastorale, diventa spettrale e conduce al vuoto. Le
distruzioni occasionate da una tale mentalità sono così evidenti che
non ci possono essere contestazione serie a riguardo»
18. |
Diagnosi globale sull'epoca postconciliare
|
«Il giudizio di
Ratzinger su questo periodo è netto: "È incontestabile che gli
ultimi vent'anni sono stati decisamente sfavorevoli per la Chiesa
cattolica. I risultati che hanno seguito il Concilio sembrano
crudelmente opposti alle attese di tutti, a cominciare da quelle di
Papa Giovanni XXIII e poi di Paolo VI. I cristiani sono di nuovo
minoranza, più di quanto lo siano mai stati dalla fine
dell'antichità [...]. I Papi e i Padri conciliari si
aspettavano una nuova unità cattolica e si è invece andati incontro
a un dissenso che - per usare le parole di Paolo VI - è sembrato
passare dall'autocritica all'autodistruzione.
Ci si aspettava
un nuovo entusiasmo e si è invece finiti troppo spesso nella noia e
nello scoraggiamento. Ci si aspettava un balzo in avanti e ci si è
invece trovati di fronte a un processo progressivo di decadenza
che si è venuto sviluppando in larga misura sotto il segno di un
richiamo ad un presunto "spirito del Concilio", e in tal modo lo ha
screditato» 19. |
Una diagnosi su cui tutti i fedeli dovrebbero trovarsi d'accordo
Tralasciamo questi brani estratti dai libri Rapporto sulla fede
e Les principes de la théologie catholique. Essi
costituiscono una diagnosi globale di decadenza di questi ultimi
quarant'anni. Lungi dall'essere un salto in avanti e l'inizio di una
vita rinnovata, il Concilio ha aperto un periodo di
autodemolizione. Paolo VI stesso lo sottolineò nella sua celebre
allocuzione al Seminario Lombardo del 7 dicembre 1968:
|
«La Chiesa si
trova in un'ora di inquietudine, di autocritica, si direbbe di
autodemolizione. È come un rivolgimento interiore acuto e complesso
che nessuno si sarebbe atteso dopo il Concilio [...]. Si
pensava ad una fioritura, ad una sana espansione delle concezioni
maturate nelle grandi assisi del Concilio. Anche questo aspetto
esiste. Ma [...] si nota soprattutto l'aspetto doloroso.
La Chiesa quasi quasi viene a colpire se stessa». |

Quattro anni più tardi, il 29 giugno
1972, Paolo VI evocò il fumo di Satana:
|
«Da qualche
fessura è entrato il fumo di Satana nel Tempio di Dio: il
dubbio, l'incertezza, la problematica, l'inquietudine,
l'insoddisfazione sono emersi [...]. Si credeva che dopo il
Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della
Chiesa. È invece venuta una giornata di nuvole, di tempesta, di
buio. Cerchiamo di scavare nuovi abissi anziché colmarli. Cosa è
successo? Vi confidiamo il nostro pensiero: si è trattato di un
potere avverso, il diavolo, questo essere misterioso, nemico di
tutti gli uomini, questa entità soprannaturale, venuta a rovinare e
disseccare i frutti del Concilio Ecumenico»
20. |

«Da qualche
fessura è entrato il fumo di Satana nel Tempio di Dio».
La diagnosi del Cardinale Ratzinger
va a completare quella di Paolo VI. Formulata dalla più alta
autorità romana dopo il Papa, essa merita di essere conosciuta e
dovrebbe far cessare definitivamente il disaccordo tra i cattolici
in buona fede nella loro analisi della situazione postconciliare.
Sarebbe già un grande vantaggio condividere la stessa analisi della
situazione.

III
IL DISACCORDO SUL CONCILIO
Il problema
della continuità dottrinale
Il secondo disaccordo già segnalato
riguarda il Concilio stesso, e più precisamente i testi conciliari e
i cambiamenti disciplinari e dottrinali che essi hanno introdotto
nella vita della Chiesa. Disaccordo particolarmente grave. Come
intendersi, infatti, tra cattolici quando non si ha in comune lo
stesso giudizio su testi tanto conosciuti - e tanto importanti per
la vita della Chiesa - come quelli promulgati da Paolo VI su istanza
del Concilio? Disaccordo riconosciuto anche dal Cardinale Ratzinger
quando parla di «incertezza che pesa ancora sulla questione del
vero significato del Vaticano II» 21.
Vorremmo ora esporre
questo disaccordo e segnalare una presa di posizione del Cardinale
che dovrebbe facilitare il ritorno all'unità di vedute. La questione
si pone in questi termini: c'è perfetta continuità (di tutti i testi
conciliari) o rottura (di certi testi) con la dottrina tradizionale
della Chiesa? Domanda alla quale sembrerebbe a priori facile
rispondere dopo l'esame dei testi, e sul quale tuttavia il
disaccordo tra cattolici in buona fede persiste da oltre
quarant'anni.
Continuità o discontinuità dottrinale dei
testi conciliari
Quando si esaminano dei testi -
qualunque essi siano - sotto il profilo della continuità dottrinale,
è necessario, a priori, considerare tre categorie:
|
•
Testi
in continuità con la dottrina tradizionale; |
|
•
Testi in
opposizione a quest'ultima; |
|
•
Testi ambigui. |
Quali di queste categorie si possono applicare ai testi conciliari?
Ecco, a questo riguardo, alcune spiegazioni e testimonianze.
Testi in continuità con la dottrina tradizionale
È evidente che un gran numero di
testi conciliari rientra in questa categoria. Anche se apportano
nuovi punti di vista su questo o quest'altro punto, si trovano nella
linea della Tradizione, conformemente alla celebre formula di San
Vincenzo di Lerino (V sec.): tutto ciò che riguarda la fede dev'essere
mantenuto «in eodem dogmate, eodem sensu, eademque sententia»
(«nella stessa credenza, nello stesso senso e nello stesso
pensiero»).

Testi la cui dottrina è ambigua
È comprensibile che un insieme così
vasto come quello dei documenti conciliari contenga alcuni testi
ambigui. Ciò che risulta meno comprensibile è che le ambiguità siano
così frequenti. Ecco tre esempi:
●
La formula Ecclesia subsistit
Nella Costituzione dogmatica sulla
Chiesa Lumen gentium (del 21 novembre 1964) figura la
seguente formula: «Questa Chiesa [...] sussiste
nella Chiesa cattolica» («Hæc Ecclesia [...]
subsistit in Ecclesia catholica») 22.


Tale formulazione è stata più volte interpretata come se volesse
dire: «La Chiesa di Cristo sussiste nella Chiesa cattolica; ma
potrebbe sussistere anche in un'altra chiesa cristiana». È ciò
che sostiene il teologo brasiliano marxisteggiante Leonardo Boff (ex
francescano spretato dal 1992) nella sua libro del 1981 intitolato Chiesa:
carisma e potere 23.

Sopra: Leonardo Boff e il suo libro
Chiesa:
carisma e potere.
A partire
da questa interpretazione può svilupparsi tutto un «ecumenismo» che
mette sullo stesso piano le sètte protestanti e la Chiesa cattolica
24.
●
L'inizio della Costituzione pastorale Gaudium et spes
Il primo capitolo («La dignità della
persona umana») della prima parte (§ 12) di tale Costituzione
comincia con queste parole:
|
«Credenti e non credenti sono
generalmente d'accordo nel ritenere che tutto quanto esiste
sulla terra dev'essere riferito all'uomo, come a suo
centro e a suo vertice». |
Così commentava questa frase
Mons. Marcel Lefebvre (1905-1991) nel suo libro del 1985
Lettera aperta ai cattolici perplessi:
|
«(Questa
frase) si spiega nel senso cristiano badando a quel che segue.
Non di meno, essa ha un significato intrinseco, vale a dire quello
che effettivamente vediamo tradursi in atto dappertutto nella Chiesa
postconciliare, sotto forma di una salvezza ridotta alla prosperità
economica e sociale dell'umanità» 25. |

Sopra: Mons.
Marcel Lefebvre e il suo libro
Lettera aperta ai cattolici perplessi.
●
La prefazione alla Costituzione pastorale Gaudium et spes
(del 7 dicembre 1965)
Ecco come il Cardinale Ratzinger
commenta questo testo:
|
«Mi accontenterò
qui di analizzare alcuni tratti caratteristici di questa prefazione.
Anche in questo caso, non è mia intenzione esaurire in tal modo il
testo stesso, ma la storia della sua influenza, quale doveva
mostrarsi, si ricollega proprio allo spirito di questa prefazione e
ha subito largamente l'impronta della sua ambiguità.
Un primo punto caratteristico mi sembra risiedere nel concetto di
"mondo" che si trova utilizzato e che, malgrado i molteplici
tentativi di definizione proposti al n° 2, è rimasto in gran parte
ad un stadio pre-teologico, ed è grazie proprio a ciò che ha potuto
esercitare la sua influenza particolare.
Per "mondo", la
Costituzione intende un faccia a faccia con la Chiesa. Il testo deve
servire a portarli entrambi in un rapporto positivo di cooperazione
il cui scopo è la costruzione del "mondo". La Chiesa coopera col
"mondo" per costruire il "mondo"; è in tal modo che si potrebbe
caratterizzare la visione così determinante del testo. Non si
precisa se il mondo che coopera e il mondo in costruzione sia lo
stesso; non si precisa ciò che in ogni caso si intende per "mondo"»
26. |

Simili ambiguità possono essere
indubbiamente risolte grazie ad una giusta interpretazione che
permette di comprendere i testi in causa nel senso della dottrina
tradizionale. Ma bisogna riconoscere che molti di essi, letti alla
lettera, deformano la dottrina in senso contrario.
Testi in opposizione con la dottrina
tradizionale
Affrontiamo ora la questione
relativa al disaccordo che si manifesta e del quale abbiamo già
parlato: c'è continuità (di tutti i testi conciliari) o rottura (di
alcuni testi) con la dottrina tradizionale? Che per alcuni di questi
testi ci sia rottura od opposizione, la cosa è stata abbondantemente
provata da numerosi studi, i quali hanno sollevato interrogativi che
non hanno mai ricevuto una risposta 27.
Ecco alcune testimonianze a questo riguardo:
Testimonianze che si riferiscono
alla Dichiarazione conciliare sulla libertà religiosa
Dignitatis Humanæ (del 7 dicembre 1965):
N.B.: le testimonianze riportate
provengono sia da «tradizionalisti» che da «progressisti».
● R. Teverence
(pseudonimo del
teologo Padre Joseph de Sainte-Marie; 1907-1993):
|
«Su tre punti essenziali,
la suddetta Dichiarazione è in contraddizione con l'insegnamento
tradizionale della Chiesa in materia. In effetti, essa nega che il potere civile possa
intervenire legiferando in materia religiosa a vantaggio della
religione cattolica, cosa che prima era stata insegnata
costantemente. Essa afferma, senza altra limitazione che quella
dell'"ordine pubblico", che la libertà religiosa al foro esterno sia
un diritto inscritto nella natura della persona umana e nella
Rivelazione divina, altra affermazione che era stata costantemente e
solennemente condannata fino al Concilio [...].
Infine, la
Dichiarazione conciliare chiede che questo diritto, assoluto sul
piano religioso, sia iscritto nella Legge civile, altra proposizione
che era stata severamente condannata, particolarmente dall'Enciclica
"Quanta Cura" (dell'8 dicembre 1864), in cui Pio IX ha impegnato in
modo manifesto e in tutta la sua forza, la sua autorità apostolica
di Successore di Pietro» 28. |

● Padre Yves Congar
o.p. (1904-1995):
|
●
«Non si può negare che questo
testo (la Dichiarazione conciliare Dignitatis Humanæ)
contraddica
materialmente il Sillabo del 1864, e che affermi esplicitamente le
proposizioni condannate ai nn. 15, 77 e 79 di questo documento»
29.
● «Ciò che è nuovo in questa dottrina rispetto all'insegnamento di
Leone XIII e anche di Pio XII, sebbene il movimento si avviasse
allora, è la determinazione del fondamento proprio e prossimo di
questa libertà che non è ricercata nella verità oggettiva del bene
morale o religioso, ma nella qualità ontologica della persona umana»
30. |

In questo ultimo testo, Padre Congar mette bene in evidenza il
punto essenziale: la Dichiarazione conciliare introduce una nuova
concezione della libertà; la libertà non è più fondata su ciò che è
vero e ciò che è giusto, ma sulla persona umana presa in se stessa
(si passa dall'oggetto al soggetto).
●
Padre René Laurentin
(1917-2017), mariologo:
|
«In breve, con i suoi limiti e a dispetto
delle sue imperfezioni, la Dichiarazione sulla libertà religiosa
segna una tappa; essa assicura al tempo stesso la rottura di certi
ormeggi con un passato compiuto e l'inserimento realista della
Chiesa e della sua testimonianza nell'unico posto possibile nel
mondo d'oggi» 31. |

●
Cardinal Roger Etchegaray
(1922-2019):
|
«Dopo lo Stato
cristiano, del quale la Dichiarazione conciliare ha segnato
la fine, dopo lo Stato ateo che
ne è l'esatta e tanto intollerabile antitesi, lo Stato laico neutro,
passivo e disimpegnato, è stato certamente un progresso»
32. |

Se la
Dichiarazione conciliare «ha segnato la fine» dello Stato cristiano,
essa è necessariamente in rottura con la dottrina tradizionale sui
doveri dello Stato verso la religione cattolica, espressa in
particolare nell'Enciclica Quas Primas, sulla regalità
sociale di Gesù Cristo, di Papa Pio XI (1857-1939).

●
Mons. Marcel Lefebvre:
|
«Al Concilio le
discussioni più serrate sono state sollevate dallo schema sulla
libertà religiosa [...]. Sono passati vent'anni e adesso
possiamo vedere come i nostri timori non fossero esagerati quando
quello schema fu promulgato sotto forma di una Dichiarazione, che
riuniva nozioni contrarie alla Tradizione e all'insegnamento di
tutti gli ultimi Papi. È vero infatti che alcuni principî falsi,
o espressi in maniera ambigua, hanno ora immancabilmente
applicazioni pratiche rivelatrici dell'errore commesso
nell'adottarli» 33. |
●
La Contre-Réforme Catholique
(rivista):
|
«Cento anni dopo
il "Sillabo", il Concilio ha voluto riconciliare la Chiesa e la
società moderna mediante la proclamazione del diritto dell'uomo alla
libertà religiosa [...]. Questa libertà, dichiarata un
diritto naturale, è stata estesa dall'intimo delle coscienze alla
vita pubblica, dagli individui alle società religiose, e infine
dalle religioni alle ideologie, fino all'ateismo stesso! La sola
barriera ammessa resta quella dell'"ordine pubblico", vale a dire...
della ragion di Stato»! 34. |

●
Padre John
Courtney-Murray s.j. (1904-1967), perito al
Concilio:
|
«I Papi del XIX
secolo hanno disapprovato il "liberalismo cattolico", sbarrando la
strada per sempre e in anticipo a quelli che avessero cercato di far
penetrare questa dottrina nella Chiesa. Ora, quasi esattamente un
secolo più tardi, la Dichiarazione sulla libertà religiosa sembra
affermare come dottrina cattolica ciò che Gregorio XVI considerava
come un "delirio", un'idea folle. Tali sono
i termini del problema» 35. |

Testimonianze che si riferiscono in generale alle tesi liberali
Commissione mista cattolico-luterana:
|
«Tra le idee del Concilio
Vaticano II in cui è possibile vedere un'accoglienza delle richieste
di Lutero, si trovano ad esempio:
●
la descrizione della Chiesa come "Popolo di Dio" [...];
●
l'accento posto sul sacerdozio di tutti i battezzati;
●
l'impegno in favore del diritto della persona alla
libertà in
materia di religione»
36. |

|
Sopra: nel corso della
celebrazione della preghiera ecumenica comune, il 31 ottobre 2016,
nella cattedrale luterana di Lund (in Svezia), Francesco I e il
«vescovo» protestante Munib Yunan (un cristiano-sionista),
Presidente della Lutheran World Federation, hanno firmato una
Dichiarazione congiunta in vista della riconciliazione (non
dottrinale) tra cattolici
e luterani. Per la fede cattolica, il sacerdozio di tutti i
battezzati è detto «sacerdozio regale», ed è ben altra cosa rispetto
al sacerdozio che si riceve con il sacramento dell'Ordine. Al
contrario, per i luterani, tutti i battezzati sono sacerdoti tant'è
che non hanno né veri sacerdoti né sacrificio.
|

●
Paolo Bevani, su L'Osservatore Romano:
|
«La Chiesa che, con il
Concilio, ha assunto e superato le conquiste liberali democratiche
della Rivoluzione Francese, e che nella sua marcia in avanti (vedi
l'Enciclica "Laborem exercens") si pone come qualcosa di successivo
alla Rivoluzione russa marxista, offre una soluzione al fallimento
del marxismo in questa "chiave" di socialismo post-marxista,
democratico, di radice cristiana, autogestionario e non totalitario.
La risposta all'Est è rappresentata da "Solidarnosc" che pianta la
croce di fronte ai Cantieri Lenin» 37. |

●
Yves Maursaudon (1899-1985), massone della Gran Loggia di
Francia:
|
«Pensiamo
che un massone degno di questo nome, e che sia anch'egli
impegnato a praticare la tolleranza, non possa che
felicitarsi senza alcuna restrizione dei risultati
irreversibili del Concilio, qualunque ne siano le
conclusioni momentanee. Noi applaudiamo a queste
manifestazioni così inattese da essere talvolta brutali,
ma era evidente che la Chiesa più dogmatica doveva un giorno
scomparire o adattarsi, e per adattarsi ritornare alle
sorgenti [...]. (I cattolici) non dovranno
dimenticare che ogni strada conduce a Dio (e tante sono le
dimore nella casa del Padre mio...) e mantenersi in questa
coraggiosa nozione di libertà di pensiero che - si può
veramente parlare di rivoluzione - partita dalle
nostre Logge massoniche, si è magnificamente estesa
sotto la Basilica di San Pietro»
38. |

●
La Gran Loggia di Francia:
|
«È proprio di tutti gli
integralismi religiosi sostituirsi alla Divinità di cui reclamano
essere un'istituzione codificante la rivelazione, potendo
condannare, con la coscienza perfettamente tranquilla e in nome di
Dio, chiunque contravviene alle sue regole. Più di un secolo fa la
Chiesa cattolica romana non era lontana da somigliare a questo
modello. Il suo autoritarismo dogmatico non ci aveva risparmiati.
Ma fortunatamente, sotto l'impulso di uomini generosi come
i Papi Giovanni XXIII e Paolo VI, un Concilio risvegliò
grandi speranze e diede a questa Chiesa un altro volto. La
libertà di coscienza cominciò ad essere presa in considerazione
nello stesso momento in cui si avviava un dialogo con la
Massoneria» 39. |

Le espressioni «libertà di coscienza» e
«libertà di pensiero» di questo testo e del testo precedente sono
evidentemente da intendere nel loro senso massonico. Esse designano
due di queste «libertà liberali», nate nelle Logge e costantemente
condannate dal Magistero della Chiesa fino al 1962.
●
Marcel Prélot (1898-1972),
senatore del dipartimento del Doubs e cattolico progressista:
|
«Abbiamo lottato per un
secolo e mezzo per far prevalere le nostre idee all'interno della
Chiesa, e non ci siamo riusciti. È venuto infine il Vaticano II e
abbiamo trionfato. Le tesi e i principî del cattolicesimo
liberale sono ormai stati accettati definitivamente e ufficialmente
dalla santa Chiesa» 40.
|

Testimonianze di carattere generale
●
Padre Yves Congar o.p.: «(Con il Concilio)
la Chiesa ha fatto, pacificamente, la sua
Rivoluzione d'Ottobre» 41.

Sopra: Joseph
Ratzinger e Yves Congar ai tempi del Concilio.
●
Don Georges de Nantes
(1924-2010):
|
«In effetti, il Concilio
riformatore Vaticano II ha provocato non un perfezionamento, né un
stile nuovo di espansione religiosa, ma una rivoluzione che impone
per mezzo della costrizione un taglio radicale col passato e un
rigetto globale della sua plurisecolare eredità»
42.
|

●
Don Gonzalve De Linarès (1938-2017): «Questa
sottile mescolanza di verità e di errore che costituisce il
fatto globale del Concilio» 43.
●
Mons. Marcel Lefebvre:
|
«A ben guardare, la
Rivoluzione è penetrata nella Chiesa di Dio proprio sotto la sua
livrea. È la libertà, la libertà religiosa da noi descritta pagine
addietro che dà un diritto all'errore. È l'uguaglianza, cioè la
collegialità, che si afferma con la distruzione dell'autorità
personale, dell'autorità di Dio, del Papa, dei Vescovi, con la legge
del numero. È la fratellanza, infine, che è rappresentata
dall'ecumenismo. Con queste tre parole, l'ideologia rivoluzionaria
del 1789 è diventata la Legge e i Profeti. I modernisti sono
arrivati a quello che volevano» 44.
|
●
Alain Woodrow (1938-2020),
giornalista di Le Monde:
|
«Grazie ai valori scoperti
dal Concilio Vaticano II, quali il primato della coscienza, la
libertà religiosa, la povertà dei mezzi, la verità professata
anche dalle Chiese non cattoliche e dalle religioni non cristiane,
la roccaforte cattolica edificata dal Concilio di Trento è stata
largamente demolita» 45.
|

●
Testis, giornalista di
Aspects de la France:
|
«L'inviato speciale di "Le
Monde", il San Giovanni Crisostomo del modernismo, dice anch'egli
ciò che affermano sempre quelli che non hanno accettato le
innovazioni introdotte dal Concilio Vaticano II: che grazie a
quest'ultimo la religione cattolica è stata "largamente
demolita". Che Alain Woodrow se ne rallegri, mentre i cattolici
tradizionalisti lo deplorano, non cambia nulla al fatto in sé»
46. |
Queste
citazioni (di cui alcune - quelle di R. Teverence, di don Georges de
Nantes e di Mons. Marcel Lefebvre - non fanno solamente che
riassumere studi più evoluti) manifestano una stupefacente identità
di vedute tra «tradizionalisti» e liberali (cattolici o meno), sulla
seguente constatazione: i testi conciliari hanno fatto proprî una
parte delle tesi e dei principî del liberalismo. Questo fatto
giustifica il titolo del summenzionato studio del teologo R.
Teverence: Il Concilio Vaticano II sfugge all'accusa di liberalismo?
47.
La tesi della discontinuità dottrinale
accreditata dal Cardinale Ratzinger
Qualunque sia la notorietà delle personalità
fin qui citate, qualunque sia la qualità delle loro argomentazioni
sulla questione del Concilio, bisogna tuttavia riconoscere che la
loro tesi non è stata abbastanza diffusa negli ambienti cattolici,
all'infuori di quelli che si qualificano come «integristi» e di
quelli che proclamano, senza problemi, il loro modernismo. Da qui il
disaccordo sul fatto del Concilio al quale abbiamo fatto allusione,
un disaccordo carico di gravi conseguenze. Quando, in materia di
testi conciliari, la maggioranza di sacerdoti e dei fedeli che si
interessano a queste tematiche, vedono le cose come vorrebbero che
fossero e non come sono realmente, finiscono per accecarsi da se
stessi sul fatto conciliare e si separano da quelli che rifiutano un
simile disordine.
Il giudizio del Cardinale su tre testi conciliari
Dunque, è particolarmente importante vedere
come il Cardinale Ratzinger - con l'autorità che di fatto è legata
al suo nome - abbia messo i puntini sulle «i» su di un aspetto
essenziale dell'argomento dibattuto. Rendendo nota la sua presa di
posizione, possiamo contribuire a ridurre il nefasto disaccordo tra
i cattolici. Che cosa dice il Cardinale? Nel suo libro Les
principes de la théologie catholique, nell'ultimo capitolo
intitolato L'Église e le monde («La Chiesa e il mondo»),
parlando a proposito della questione della ricezione del Concilio
Vaticano II, egli si sofferma sull'influenza esercitata dalla
Costituzione pastorale Gaudium et spes, «(testo)
considerato dopo il Concilio sempre più come il suo vero testamento».
Ecco i passi di questo capitolo che si riferiscono direttamente al
soggetto che stiamo trattando. I sottotitoli sono nostri.
Una diagnosi globale
|
«Se si cerca una diagnosi
globale del testo (Gaudium et spes), si potrebbe dire che esso è
(insieme ai testi sulla libertà religiosa e sulle religioni nel
mondo) una revisione del "Sillabo" di Pio IX, una sorta di contro-Sillabo». |

Sopra: il Sillabo di Pio
IX e la Costituzione
Gaudium et Spes; due
documenti inconciliabili.
Il ruolo del Sillabo
|
«(Il Sillabo) ha tracciato una linea di separazione davanti alle
forze determinanti del XIX secolo: le concezioni scientifiche e
politiche del liberalismo. Nella controversia modernista, questa
doppia frontiera è stata ancora una volta rafforzata e fortificata»
48. |
Il Cardinale precisa in nota:
|
«Ricordiamo che il "Sillabo" è un
insieme di dichiarazioni in cui Pio IX aveva preso posizione sui
problemi spirituali e politici prodotti nella sua epoca dalla
secolarizzazione. Nella lotta di Pio X contro il modernismo, la
linea del "Sillabo" venne ripresa e spinta più lontano»
49. |
Evoluzione dei rapporti tra la Chiesa e il
mondo dopo San Pio X (1835-1914)
|
«Da allora, senza dubbio, le
cose erano cambiate. La nuova politica ecclesiastica di Pio XI aveva
creato una certa apertura a riguardo della concezione liberale dello
Stato. L'esegesi e la storia della Chiesa - impegnate in un
combattimento silenzioso, ma perseverante - avevano adottato sempre
più i postulati della scienza liberale e, d'altro canto, il
liberalismo si era visto nella necessità, durante i grandi
rivolgimenti del XX secolo, di accettare alcune correzioni notevoli.
Ciò accadde perché,
soprattutto nell'Europa centrale, l'attaccamento unilaterale,
condizionato dalla situazione, alle posizioni prese dalla Chiesa,
per iniziativa di Pio IX e di Pio X, contro il nuovo periodo storico
inaugurato dalla Rivoluzione Francese, era stato in una larga misura
corretto via facti 50; ma una
nuova determinazione fondamentale dei rapporti con il mondo, come si
presentava a partire dal 1789, mancava ancora». |

Il ruolo del contro-Sillabo
Gaudium et spes
|
«Accontentiamoci qui di
constatare che questo testo (Gaudium et spes) ha giocato il
ruolo di contro-Sillabo nella misura in cui ha rappresentato un
tentativo di riconciliazione ufficiale della Chiesa con il mondo
come era diventato dopo il 1789 [...]. Solo questa
prospettiva permette di comprendere il senso di questo strano faccia
a faccia della Chiesa e del mondo: per "mondo", si intende, in
fondo, lo spirito dei tempi moderni, di fronte al quale la coscienza
di gruppo nella Chiesa si sentiva come un soggetto separato che,
dopo una guerra ora calda e ora fredda, ricercava il dialogo e la
cooperazione» 51. |
Riassumendo:
● Il Sillabo di Pio IX costituiva,
contro il liberalismo generato della Rivoluzione Francese, una
barriera che fu rafforzata da San Pio X;
● In seguito, la Chiesa fu spesso condotta a
tollerare, nella sua pratica politica, il liberalismo e lo Stato
liberale, ma senza cambiare la «determinazione fondamentale»
dei suoi rapporti con il mondo liberale;
● Il contro-Sillabo Gaudium et spes
costituisce una nuova «determinazione fondamentale»
dei rapporti tra la Chiesa e «il mondo come era diventato dopo il
1789»: l'obiettivo è la riconciliazione ufficiale
della Chiesa con questo mondo, con lo spirito dei tempi
moderni.
Dunque, al Sillabo del 1864 corrisponde il contro-Sillabo
del 1964. Alla dottrina del Sillabo corrisponde la dottrina
del contro-Sillabo. Siamo quindi in presenza di un
cambiamento dottrinale.
Due obiezioni
◊ Prima obiezione
Come spiegare il fatto - direte voi - che il
Cardinale Ratzinger sembra approvare questo cambiamento dottrinale?
C'è veramente approvazione da parte del Cardinale? Non risponderemo
a questa domanda che esula dai limiti del nostro scritto.
Accontentiamoci di notare che il libro Rapporto sulla fede
condanna a più riprese lo spirito del 1789, detto anche lo
«spirito dei tempi moderni» 52. Ciò
che ci interessa qui, nelle prese di posizione del Cardinale, non
sono i giudizi che egli può esprimere sul fatto in causa - un
contro-Sillabo che va a sostituirsi al Sillabo - ma il
riconoscere l'esistenza di questa discontinuità dottrinale.
Lo ripetiamo: sarebbe un progresso considerevole se tutti i fedeli
potessero riconoscere il fatto del Concilio così com'è (e non come
vorrebbero che fosse). A questo fine, il contributo del Cardinale
Ratzinger nel testo citato ci sembra di grande importanza.
◊ Seconda obiezione
Se il Cardinale riconosce il cambiamento
dottrinale operato dal passaggio della dottrina del Sillabo a
quella del contro-Sillabo, come spiegare che abbia potuto
scrivere nel libro-intervista Rapporto sulla fede che «il
Vaticano II si pone in stretta continuità con i due Concilî
precedenti li riprende letteralmente in punti decisivi»?
53. Non spieghiamo, ma constatiamo.
Constatiamo che il Cardinale riconosce la discontinuità dottrinale
introdotta dal Concilio in un testo sufficientemente dettagliato in
cui mostra che la Chiesa, dopo avere condannato il liberalismo nel
Sillabo, e in mille altri testi, ha cercato di
«riconciliarsi ufficialmente» con quest'ultimo (il che
presuppone, evidentemente, la soppressione delle condanne
precedenti). Il testo in cui afferma la continuità dottrinale
dei testi conciliari è una semplice affermazione e non è corredata
da nessun argomento. Poiché bisogna scegliere tra questi due testi,
il primo si impone senza contraddizione.

IV
IL DISACCORDO SUL LEGAME DI CAUSA ED EFFETTO TRA IL
CONCILIO E
GLI AVVENIMENTI CHE LO HANNO SEGUITO
Bisogna imputare al Concilio gli avvenimenti
catastrofici che lo hanno seguito? O bisogna imputarli non al
Concilio stesso, ma alla sua interpretazione in senso contrario alla
Tradizione? Questo è il terzo punto di disaccordo tra i cattolici in
buona fede che solleva ancora oggi l'avvenimento del Vaticano II.
Prima tesi: è colpa del Concilio
Ecco come viene presentata da due personalità
così diverse come Mons. Marcel Lefebvre e Padre Joseph Gélineau s.j.
(1920-2008).
Mons. Marcel Lefebvre (tradizionalista)
|
«Dunque, il Vaticano II non
è un Concilio come gli altri, ed è per questo che abbiamo il diritto
di giudicarlo, seppure con prudenza e riserva. Di questo Concilio e
delle relative riforme, io accetto tutto ciò che è in piena
concordanza con la Tradizione. L'opera da me fondata lo prova
ampiamente. I nostri seminari, in particolare, rispondono
perfettamente ai desideri espressi dal Concilio e alla Ratio
fundamentalis della Sacra Congregazione per l'insegnamento
cattolico.
Ma è impossibile andare
blaterando che solamente le applicazioni postconciliari sono cattive.
Le ribellioni del clero, la contestazione dell'autorità pontificia,
tutte le stravaganze della liturgia e della nuova teologia, la
desertificazione delle chiese, non avrebbero dunque nulla a vedere,
come si è affermato anche recentemente, con il Concilio? Ma andiamo!
Ne sono invece i frutti» 54. |

Sopra: Mons. Lefebvre, a quel
tempo Arcivescovo
metropolita di Dakar, e Papa
Pio XII.
Presa di posizione di Padre Joseph Gélineau s.j. sui
legami tra Concilio e riforma liturgica (progressista)
|
«La riforma decisa dal
Concilio Vaticano II ha dato il segnale del disgelo [...].
Alcuni pezzi interi crollano [...]. Che non ci si inganni:
tradurre non è dire la stessa cosa con altre parole.
è cambiare la forma.
Ora, la liturgia non è solamente un'informazione o un insegnamento
di cui importano unicamente i contenuti. È un'azione simbolica
mediante le "forme" significative. Se le forme cambiano,
il rito cambia. Se un elemento è cambiato, la totalità
significata è stata modificata [...]. Bisogna dirlo
senza mezzi termini: il rito romano come l'abbiamo
conosciuto non esiste più. Esso è stato distrutto»
55.
|

Seconda tesi: la responsabilità non dev'essere
imputata al Concilio, ma ad una sua errata interpretazione
Tesi sostenuta in particolare dal Cardinale
Ratzinger nel suo libro Rapporto sulla fede, il quale
contiene un paragrafo intitolato «Riscopriamo il Vaticano II
vero». Eccone un passaggio:
|
● «Non è dunque il Vaticano II
e i suoi documenti (è appena il caso di ricordarlo) che fanno
problema. Semmai, per molti - e Joseph Ratzinger è tra questi, non
da ieri - il problema è costituito da molte interpretazioni di quei
documenti che avrebbero condotto a certi frutti dell'epoca
postconciliare»
56.
● «Sono convinto che i guasti cui siamo andati
incontro in questi vent'anni non siano dovuti al Concilio "vero", ma
allo scatenarsi, all'interno della Chiesa, di forze latenti
aggressive, centrifughe, magari irresponsabili, oppure semplicemente
ingenue, di facile ottimismo, di un'enfasi sulla modernità che ha
scambiato il progresso tecnico odierno con un progresso autentico,
integrale. E, all'esterno, all'impatto con una rivoluzione
culturale: l'affermazione in Occidente del ceto medio-superiore,
della nuova "borghesia del terziario" con la sua ideologia
liberal-radicale di stampo individualistico, razionalistico,
edonistico.
Dunque, la sua parola d'ordine, l'esortazione a tutti i
cattolici che vogliano rimanere tali, non è certo un "tornare
indietro"; bensì "tornare ai testi autentici del Vaticano II
autentico" [...]. È all'oggi della Chiesa che dobbiamo restare
fedeli, non allo ieri o al domani: e questo oggi della Chiesa sono i
documenti del Vaticano II nella loro autenticità. Senza riserve che
li amputino. E senza arbitrî che li sfigurino»
57. |
Si può accusare l'interpretazione dei testi conciliari senza
accusare il Concilio stesso?
Quest'ultima tesi sembra difficile da sostenere a partire dal
momento in cui si riconosce che l'interpretazione del Concilio in un
senso contrario alla dottrina tradizionale era stata programmata in
certi testi conciliari, e ciò per tre ragioni principali:
●
a causa dello spirito generale che ha regnato durante la redazione
di parecchi documenti conciliari;
●
a causa della presenza tra essi di numerosi testi ambigui, che
possono essere interpretati in un senso ortodosso, ma la cui
inclinazione naturale è diretta in senso opposto;
●
a causa della presenza di testi in opposizione con la dottrina
tradizionale. L'ottimo libro del verbita Padre Ralph Wiltgen (1921-2007)
intitolato Il Reno si getta nel Tevere 58, spiegando la genesi dei documenti conciliari, da
un'idea sorprendente di questa programmazione.

Sopra: Padre Ralph Wiltgen
e il suo libro Il Reno si getta nel Tevere.
Le constatazioni del Cardinale Ratzinger
Le constatazioni fatte dal Cardinale Ratzinger
avvalorano la tesi della responsabilità diretta del Concilio:
Prima constatazione: uno dei principali orientamenti
conciliari, quello dato da Gaudium et spes, è stato «un
tentativo di riconciliazione ufficiale della Chiesa con il mondo
come era diventato dopo il 1789», con «lo spirito dei
tempi moderni». Abbiamo già citato il testo in cui questa idea è
stata sviluppata.
Seconda constatazione: molte delle pessime attitudini dei
cattolici risultano oggi la messa in pratica, nella vita quotidiana,
della riconciliazione della Chiesa cattolica con il mondo, con lo
«spirito dei tempi moderni». È noto che questo «spirito» si
traduce:
◊ in una religione:
quella dell'uomo che si fa Dio;
◊
in una politica: l'organizzazione
della società che non tiene conto dei doveri verso Dio.
L'uomo è diventato il padrone assoluto di se
stesso e del suo destino, il suo creatore e il suo signore; egli ha
rotto i legami con Dio; il suo «progetto di salvezza» è
essenzialmente temporale. Si tratta di ciò che è stato definito «umanesimo
laico». Il Cardinale lo descrive con precisione
59 e ne constata la presenza invadente negli
ambienti cattolici.

Sopra: l'Uomo
divinizzato inscritto nel
Pentacolo, un simbolo
dell'umanesimo laico.
Un «progetto di salvezza
solamente storico e umano»
Secondo il Cardinale, c'è un ritorno in forza
dell'eresia ariana che conduce ad una nuova cristologia
tendente a ridursi al «progetto Gesù», ossia ad un «progetto di
salvezza solamente storico e umano».
Il compromesso di una certa morale
cattolica con l'etica della società liberal-radicale
|
● «Questo è dunque
per lui lo scenario drammatico dell'etica nella società
liberal-radicale, "opulenta". Ma come reagisce a tutto questo la
teologia morale cattolica»? 60.
● «La mentalità ormai
dominante aggredisce alle fondamenta stesse la morale della Chiesa
che - l'osservavo - se resta fedele a se stessa rischia di apparire
come un anacronistico, fastidioso corpo estraneo. Così, per tentare
di essere ancora "credibili", i teologi morali dell'Occidente
finiscono col trovarsi davanti ad un'alternativa: sembra loro di
dover scegliere tra il dissenso con la società attuale e il dissenso
con il Magistero [...]. Ecco dunque la pesante alternativa: o
la Chiesa trova un'intesa, un compromesso con i valori accettati
dalla società alla quale vuole continuare a servire, oppure decide
di restare fedele ai suoi valori proprî (e che, a suo avviso, sono
quelli che tutelano l'uomo nelle sue esigenze profonde) e allora si
trova spiazzata rispetto alla società stessa".
Così, il Cardinale crede di
constatare che "oggi l'ambito della teologia morale è diventato il
luogo principale delle tensioni tra Magistero e teologi,
specialmente perché qui le conseguenze si fanno immediatamente
percepibili. Potrei citare alcune tendenze: talvolta i rapporti
prematrimoniali vengono giustificati, almeno a certe condizioni; la
masturbazione è presentata come un fenomeno normale nella crescita
dell'adolescente; l'ammissione dei divorziati risposati ai
sacramenti è continuamente rivendicata; il femminismo anche
radicale sembra guadagnare terreno a vista d'occhio nella Chiesa,
specialmente in alcuni ordini religiosi femminili [...].
Perfino riguardo al problema dell'omosessualità sono in atto
tentativi di giustificazione» 61. |

|
Sopra: uno dei segni
più evidenti della gravissima crisi morale in cui è caduta la
gerarchia cattolica nell'era post-conciliare. Dopo la pubblicazione
dell'Esortazione Apostolica Sinodale Amoris Lætitia (del 19
marzo 2016), di Francesco I, i sacerdoti hanno ricevuto il permesso
di benedire le coppie di omosessuali... Ciò che negli anni '80 il
Cardinale Ratzinger paventava come possibile, oggi è divenuto
realtà, con tanto di approvazione delle alte sfere vaticane.
|

|
Sopra:
nel settembre del 2025, i rappresentanti delle famiglie arcobaleno
hanno preso parte al Giubileo LGBTQ+. L'evento è stato
promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana e dai gesuiti, con il
permesso di Leone XIV. Non possiamo esimerci dal chiederci quale
indulgenza possano lucrare persone che vivono abitualmente in
peccato mortale a causa della loro perversione.
|
Ecco la conclusione che deriva dalla messa a
confronto di questi testi: alcuni dei comportamenti catastrofici
constatati oggi in ambiente cattolico (un «progetto di salvezza
solamente storico e umano», un compromesso tra la morale
cattolica e «l'etica nella società liberal-radicale»), non
fanno che tradurre nella pratica l'orientamento conciliare espresso
da Gaudium et spes: la «riconciliazione ufficiale della
Chiesa con il mondo come è diventato dopo il 1789». Ecco
dunque apparire in piena luce la relazione di causa ed effetto tra
l'orientamento conciliare e i comportamenti presi in esame.

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Sopra: ecco il
«mondo come è diventato dopo il 1789» e col quale la Chiesa
dovrebbe riconciliarsi rinunciando ai proprî principî per seguire
l'ultima moda. Un mondo, anticristiano e pervertito...
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V
CONCLUSIONE
Sono più di quarant'anni che il popolo
cristiano è vittima di una mistificazione a proposito del Concilio:
quest'ultimo, totalmente ispirato dallo Spirito Santo, avrebbe
inaugurato un'era di rinnovamento per la Chiesa pur mantenendosi in
perfetta continuità con i Concilî precedenti. Gli autori che
denunciavano questa visione erronea delle cose erano ignorati dai
media cattolici e sistematicamente screditati ed emarginati. Salvo
che in alcune cerchie ristrette, ogni discussione ragionevole
sull'argomento era praticamente impossibile. Il Cardinale Ratzinger,
prima autorità della Chiesa dopo Giovanni Paolo II, è venuto a portare il suo contributo alla necessaria
demistificazione del Concilio. Ecco un fatto nuovo di grande
importanza. Due verità fondamentali che fino ad oggi erano state
occultate e che erano state talvolta colte in maniera confusa
solamente da alcune persone di buonsenso, sono state messe alla
portata del grande pubblico da una voce che non si può soffocare, da
una personalità che non si può trattare con disprezzo:
● Gli avvenimenti del periodo
postconciliare costituiscono, nel loro insieme, una catastrofe per
la Chiesa;
● il Concilio ha sostituito il
Sillabo, che condannava il liberalismo, con un contro-Sillabo
che «rappresenta un tentativo di riconciliazione ufficiale della
Chiesa con il mondo come era diventato dopo il 1789». Una terza
verità comincia ad essere meglio percepita; c'è relazione di causa
ed effetto tra il Concilio e la crisi detta postconciliare. Gli
avversari della Chiesa hanno ben compreso l'importanza di questa
presa di coscienza da parte dei cattolici. Da qui le campagne onde
evitare il pericolo che si torni alle dottrine preconciliari.
Sarebbe veramente imperdonabile se anche noi non traessimo partito
da questa lezione;
● La fase di demistificazione del Concilio che
sembra essere iniziata, è un fase preliminare alla sua necessaria
rettifica. Nel suo discorso durante la riunione plenaria del Sacro
Collegio del 5 dicembre 1979, Giovanni Paolo II ha parlato della
«dottrina integrale del Concilio, ossia compresa alla luce della
santa Tradizione e riferita al Magistero costante della Chiesa
stessa». Ciò evidentemente suppone che sia emendato tutto ciò
che non è conforme a detto Magistero.
Ecco il nocciolo del problema. Purtroppo,
dobbiamo constatare che, almeno fino ad oggi, a tale dichiarazione
non ha fatto seguito alcun atto concreto di rettifica.

APPENDICE
a cura del
Centro Culturale San Giorgio
«Dai frutti li
riconoscerete» (Mt 7, 16)
Premessa
Le statistiche che seguono si riferiscono agli
anni '80. Oggi la situazione si è ulteriormente aggravata.
Una catastrofe
Nel 1985, in Francia, i sacerdoti erano 28.629,
mentre nel 1904 erano 58.400. Il calo si è manifestato soprattutto a
partire dal 1965, vale a dire dopo il Concilio. Si può prevedere un
aggravamento crescente negli anni a venire, poiché le ordinazioni
sono calate da 285 nel 1970, a 161 nel 1975; dal 1977 al 1983, esse
oscillano tra 95 e 125 per anno. Il deficit riduce ogni anno
gli effettivi. Siamo ben lontani dai 2.000 preti ordinati nel 1830.
Questo calo non può essere spiegato con i soli decessi, mal
compensati da troppo rare ordinazioni. Bisogna ammettere ciò che si
chiama pudicamente le «partenze»; le si stima circa 10.000 dal 1965
al 1985, e l'emorragia continua.
Questo non incoraggia l'entrata nei seminari:
anche lì, il calo è stato fulminante, poiché si è passati da 845 a
150, tra il 1965 e il 1975. All'inizio del XVIII sec., la Francia
cristiana contava 22 milioni di abitanti e 20.000 preti, cioè lo
0,1% della popolazione. La Francia della fine del XX secolo non ne
conta più dello 0,02% con meno di sessantacinque anni, vale a dire
10.000 al massimo. Queste cifre sono fulminanti; lo stesso calo si
constata globalmente nel resto del mondo, poiché il numero dei preti
è passato da 413.000 nel 1969 a 343.000 nel 1976.
Diminuiscono anche gli effettivi dei religiosi
in Francia: stimati in 24.000 nel 1966, essi scendono a 14.294 nel
1985. Lo stesso vale per le religiose che passano da 111.303 nel
1969 a 74.771 nel 1984. Un ordine così potente come quello dei
gesuiti ha perduto, tra il 1964 e il 1977, 7.930 membri, cioè il 22%
del suo effettivo. Questa crisi religiosa senza precedenti si
traduce anche in un abbandono della preghiera personale e
collettiva. Indirizzandosi, il 10 febbraio 1978, al clero secolare e
regolare di Roma, Paolo VI disse a proposito delle defezioni
sacerdotali:
|
«Le statistiche ci
abbattono, ogni caso particolare ci sconcerta, le motivazioni ci
impongono, di certo, rispetto e compassione, ma ci causano una pena
immensa. La sorte dei deboli che hanno trovato la forza di disertare
il loro dovere ci confonde» 62. |
Anche le conversioni alla religione cattolica
sono crollate:
|
«Il Vescovo di Coira
dichiarò che nel decennio 1954-1964 vi furono nella sua diocesi
(150.000 anime) 993 conversioni di protestanti al cattolicesimo, e
nel seguente decennio solo 318... Negli Stati Uniti, prima del
Concilio si contavano annualmente circa 170.000 conversioni di
evangelici all'anno: adesso poche centinaia»
63. |


|
 |
|
Il
seguente articolo consiste nella traduzione, dall'inglese
all'italiano, del documento indicato in intestazione e nella
prima nota a piè di pagina, la quale riporta anche i
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Note
1
Traduzione dall’originale francese
Vatican II: rupture ou continuité? (Parigi 2018, Action
Familiale et Scolaire), a cura di
Paolo Baroni.
Sito dell'Action Familiale et
Scolaire:
https://www.a-f-s.org/
2
Questo libro è stato pubblicato in Germania nel 1982 e in Francia
nel 1985 (Ed. Téqui). Esso riunisce alcuni testi datati, di cui
certi sono stati redatti nel 1975.
3
Ed. San Paolo, 1985; questo libro è un'antologia di interviste del
Cardinale Ratzinger raccolte dal giornalista Vittorio Messori.
4
Utilizzando i due libri precitati del Cardinale Ratzinger -
citandoli abbastanza spesso - ci asteniamo dal portare su di essi un
giudizio. Consideriamo questi libri come fatti che bisogna prendere
in considerazione; fatti che possono sostenere un ruolo importante
nell'attuale battaglia delle idee e che possono contribuire a sanare
il clima in cui si dibatte sulla questione del Concilio.
5
Per comodità d'esposizione, tratteremo questo aspetto alla fine
questo punto.
6
I sottotitoli e il grassetto sono nostri.
7
Cfr. J. Ratzinger-V.
Messori, Rapporto
sulla fede, pag. 40.
8
Ibid., pag. 47.
9
Ibid., pag. 49.
10
Ibid., pagg. 70-71.
11
Ibid., pag. 75.
12
Ibid., pag. 77.
13
Cfr. J. Ratzinger,
Les principes de la théologie catholique, pag. 431.
14
Cfr. J. Ratzinger-V.
Messori, op. cit.
, pag. 79.
15
Ibid., pag. 90.
16
Ibid., pag. 55.
17
Ibid., pag. 102. Osservazione di Vittorio Messori.
18
Cfr. J. Ratzinger,
op. cit., pag. 436.
19
Cfr. J. Ratzinger-V.
Messori, op. cit.
, pagg. 27-28.
20
Cfr. Insegnamenti di Paolo VI, vol. VI, pagg. 1187-1189 (pag.
1188).
21
Cfr. J. Ratzinger, op.
cit., pag. 423.
22
Questa espressione è stata ripresa nel canone 204 § 2 del nuovo
Codice di Diritto Canonico del 1983.
23
Ecco il passo corrispondente della traduzione francese di questo
libro (Ed. Lieu Commun, pag. 138): «Se da un lato la Chiesa
cattolica, apostolica e romana è la Chiesa di Cristo, dall'altro non
lo è. È la Chiesa di Cristo perché appare al mondo sotto questa
mediazione concreta. Ma allo stesso tempo non lo è, perché non può
pretendere di essere l'unica ad identificarsi con la Chiesa di
Cristo, in quanto quest'ultima può esistere anche in altre chiese
cristiane. Il Concilio Vaticano II, superando un'ambiguità
teologica, retaggio delle ecclesiologie anteriori, che tendevano ad
identificare puramente e semplicemente la Chiesa di Cristo con la
Chiesa cattolica romana, insegna con ragione: "Questa Chiesa, in
questo mondo organizzata e costituita come società, sussiste nella
Chiesa cattolica" ("subsistit in", ossia prende la sua forma
concreta nella Chiesa cattolica). Si evita così di ripetere ciò che
affermavano i documenti anteriori: "La Chiesa cattolica è la Chiesa
di Cristo"».
24
L'ambiguità della formula «Ecclesia subsistit in» è stata
recentemente sollevata dalla Congregazione per la Dottrina della
Fede nel documento intitolato Notifica sul libro «Chiesa, carisma
e potere», di Padre Leonardo Boff o.f.m.: «Partendo dalla
famosa espressione del Concilio "Hæc Ecclesia [...] subsistit
in Ecclesia catholica", Boff elabora una tesi diametralmente opposta
al significato del testo conciliare quando afferma: "Di fatto,
questa Chiesa, l'unica Chiesa di Cristo, può sussistere anche nelle
altre chiese cristiane" (pag. 131). Al contrario, il Concilio aveva
scelto precisamente l'espressione "subsistit" per mostrare che
esiste solamente un'unica "sussistenza" della vera Chiesa, mentre
"al di fuori del suo organismo si trovino parecchi elementi di
santificazione e di verità, che, appartenendo propriamente per dono
di Dio alla Chiesa di Dio, spingono verso l'unità cattolica (Lumen
gentium § 8)» (cfr. Osservatore Romano in lingua francese, del 14
maggio 1985). Insomma, secondo tale documento romano, la frase
«sussiste nella Chiesa cattolica» sarebbe da interpretarsi come
«sussiste unicamente nella Chiesa cattolica». Ma allora perché
non usare la formula da sempre utilizzata «la Chiesa di Cristo è
la Chiesa cattolica»?...
25
Cfr. Mons. M.
Lefebvre, Lettera
aperta ai cattolici perplessi, Spadarolo di Rimini 1985, pag.
114.
26
Cfr. J. Ratzinger,
op. cit., pag. 424.
27
In Italia, questi studi sono stati pubblicati da riviste come Sì
sì no no, La Tradizione Cattolica, Sodalitium,
Controrivoluzione, ecc... In Francia ricordiamo Itinéraires,
Le Courrier de Rome e La Contre-Réforme Catholique. Negli
Stati Uniti rammentiamo The Remnant e Approaches.
28
Cfr. R. Teverence,
«Le Concile Vatican II échappe il à l'accusation de libéralisme»?
(«Il Concilio Vaticano II sfugge all'accusa di liberismo»?), in
Le Courrier de Rome, n° 162, ottobre 1976.
29
Cfr. P. Y. Congar,
«La crise dans l'Église et Mgr Lefebvre» («La crisi nella Chiesa
e Mons. Lefebvre»), in La Pensée Catholique, n° 169, pag. 50.
30
Cfr. P. Y. Congar, in
Études et Documents, bollettino della Segreteria
dell'Episcopato francese, del 15 giugno 1965, n° 5, pag. 5.
Nonostante fosse stato più volte ripreso dal Sant'Uffizio sotto Pio
XII a causa delle sue dottrine eterodosse, Padre Congar venne
nominato «esperto» durante il Concilio e creato Cardinale da
Giovanni Paolo II nel 1994 (N.d.T.).
31
Cfr. P. R. Laurentin,
Bilan du Concile («Bilancio del Concilio»), Ed. du Seuil,
pagg. 329-330.
32
Cfr. Card. R. Etchegaray,
Intervento davanti alla Commissione per l'Educazione dell'Assemblea
Nazionale; testo riprodotto nel n° 36 di Enseignement catholique
documents, pag. 33.
33
Cfr. Mons. M. Lefebvre,
op. cit., pag. 83.
34
Cfr. Contre-Réforme Catholique, n° 56, maggio 1972, pag. 11.
35
Cfr. Contre-Réforme Catholique, n° 57, giugno 1971, pag. 5.
Lo scritto di Padre Courtney-Murray è apparso sulla rivista US,
pag. 111.
36
Dichiarazione riprodotta in Documentation Catholique, del 3
luglio 1983, pag. 696.
37
Cfr. Osservatore Romano, del 18 gennaio 1984.
38
Cfr. Y. Maursaudon,
L'œcuménisme vu par un franc-maçon de tradition («L'ecumenismo
visto da un massone di tradizione»), Ed. Vitiano, pagg. 120-121. Il
libro del Barone Yves Maursaudon è apparso mentre era ancora in
corso il Concilio... Egli era intimo amico del Cardinale Angelo
Roncalli (N.d.T.).
39
Intervista mandata in onda il 17 marzo 1985 durante la rubrica
radiofonica France Culture. La trasmissione era intitolata
La Grande Loge de France vous parle («La Gran Loggia di Francia
vi parla»); testo riprodotto nel n° 57 di Points de vue
initiatique.
40
Cfr. M. Prelot, Le
catholicisme libéral («Il cattolicesimo liberale»), 1969.
41
Cfr. Mons. M. Lefebvre,
op. cit., pag. 133.
42
Cfr. Contre-Réforme Catholique, n° 51, dicembre 1971, pag. 7.
43
Cfr. Contre-Réforme Catholique, n° 50, pag. 5.
44
Cfr. Mons. M. Lefebvre,
op. cit., pag. 104.
45
Cfr. Le Monde, del 21 settembre 1983; cit. in
Contre-Réforme Catholique, n° 193.
46
Cfr. Aspect de la France, del 29 settembre 1983; cit. in
Contre-Réforme Catholique, n° 193.
47
Cfr. Le Courrier de Rome, n° 162, ottobre 1976.
48
Cfr. J. Ratzinger,
op. cit., pag. 426.
49
Il Sillabo, che corredava l'Enciclica Quanta Cura
(dell'8 dicembre 1864) di Papa Pio IX, si definisce come una
«raccolta che racchiude i principali errori del nostro tempo che
sono stati segnalati nelle Allocuzioni concistoriali, nelle
Encicliche e nelle altre Lettere apostoliche del nostro Santo Padre,
Papa Pio IX». Ecco, nell'ordine, i principali argomenti
trattati: panteismo - naturalismo - razionalismo - indifferentismo -
socialismo - comunismo - Società Segrete - errori sulla società
civile considerata sia in se stessa che nei suoi rapporti con la
Chiesa - errori sulla morale - errori sul matrimonio cristiano -
errori sul primato civile del Romano Pontefice - errori che si
riferiscono al liberalismo contemporaneo. Si tratta dunque di un
testo essenzialmente dottrinale.
50
Cfr. J. Ratzinger,
op. cit., pagg. 426-427.
51
Qualche riga dopo, il Cardinale Ratzinger dice che si trattava di un
«attaccamento ad una concezione superata
dei rapporti tra la Chiesa e lo Stato» (op. cit.,
pag. 427).
52
Cfr. J. Ratzinger,
op. cit., pag. 92.
53
Ibid., pag. 26.
54
Cfr. Mons. M. Lefebvre,
op. cit., pagg. 111-112.
55
Cfr. P. J. Gélineau s.j.,
Demain la liturgie («La liturgia domani»), Ed. du Cerf, 1976,
pagg. 9-10. In Francia, Padre Gélineau è tristemente famoso per
avere abolito il canto gregoriano e introdotto le canzonette e le
schitarrate in chiesa (N.d.T.).
56
Cfr. J. Ratzinger-V. Messori,
op. cit., pag. 27. Osservazione di Vittorio Messori.
57
Ibid., pagg. 28-29.
58
Ed. du Cèdre. Il libro è un minuzioso resoconto steso da un
testimone oculare di tutti i raggiri, gli escamotages e le
scorrettezze messi in atto dai Vescovi più progressisti (soprattutto
da quelli tedeschi, olandesi, belgi e francesi) per fare approvare
dai Padri conciliari i documenti più innovatori e mettere in
minoranza i Padri più conservatori e meno propensi
all'«aggiornamento» della Chiesa. Il libro nell'edizione italiana è
reperibile alla seguente pagina web:
https://www.ibs.it/reno-si-getta-nel-tevere-libro-ralph-m-wiltgen/e/9788885742246
59
Cfr. J. Ratzinger-V.
Messori, op. cit.,
pag. 92.
60
Osservazione di Vittorio Messori.
61
Cfr. J. Ratzinger-V. Messori,
op. cit., pagg. 86-87.
62
Cfr. Osservatore Romano, del 12 febbraio 1978.
63
Cfr. D. Le Roux,
Pietro mi ami tu?, Edizioni Gotica, Ferrara 1986, pagg. 55-58).