Giovanni Paolo II santo?

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postato: 28 aprile 2026

 

di Arnaud de Lassus 1

 

 

 

Premessa

 

Giovanni Paolo II (1920-2005), il 6 febbraio 1981, al Congresso delle Missioni disse:

 

«I cristiani, oggi, in gran parte si sentono smarriti, confusi, perplessi e perfino delusi; si sono sparse a piene mani idee contrastanti con la verità rivelata e da sempre insegnata; si sono propalate vere e proprie eresie in campo dogmatico e morale, si è manomessa la liturgia».

 

Eppure, solo vent'anni prima, Giovanni XXIII (1881-1963), dando notizia al mondo della sua intenzione di indire un Concilio, aveva «profetizzato» che esso sarebbe stato per la Chiesa una primavera, una nuova Pentecoste, una ventata di aria fresca... Come mai solo qualche anno dopo (nel 1972) Paolo VI (1897-1978) definì l'era postconciliare «una giornata di nuvole, di tempesta, di buio»? Cos'è successo? La colpa di questo disastro è da attribuire al Vaticano II (1962-1965) o ad una sua errata interpretazione? E se esistono delle contraddizioni insanabili con l'insegnamento precedente, può un fedele aderire a queste nuove dottrine senza peccare di apostasia? Quando a metà degli anni '80 il libro-intervista Rapporto sulla fede, di Vittorio Messori (1941-2026), fece di sua comparsa negli scaffali delle librerie cattoliche provocò un certo stupore. Per la prima volta dalla fine del Concilio, Joseph Ratzinger (1927-2022), un Cardinale di santa romana Chiesa, Prefetto della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede (l'ex Sant'Uffizio), formulava un giudizio apertamente negativo sull'era postconciliare. Questa presa di posizione ufficiosa (non si tratta infatti di un documento ufficiale) causò negli ambienti più conservatori, preoccupati del dilagare dell'errore e del caos in ogni settore della Chiesa, un'ondata di ottimismo (e in molti casi anche di ingenuità), una sorta di euforia che, a ben vedere oggi, appare del tutto immotivata. Si credeva che quel libro costituisse una specie di primo passo verso un'imminente «restaurazione» della Chiesa, e che il Cardinale Joseph Ratzinger, il «carabiniere di Dio», avrebbe spazzato via il marciume che si era depositato in quei vent'anni di progressismo sfrenato.  Oggi, possiamo dire che non solamente ciò non è avvenuto, ma che nel frattempo l'errore e l'anarchia hanno fatto passi da gigante, grazie soprattutto al falso ecumenismo, che ha le sue radici in Dichiarazioni conciliari come Nostra Ætate, e che è stato portato avanti durante il lungo pontificato di Giovanni Paolo II, e in seguito sotto quello dei suoi successori. Non solo: anche l'identità di vedute tra cattolici sulla diagnosi del Concilio e del periodo postconciliare, di cui l'Autore del presente scritto paventava l'incombente realizzazione, non è stata per nulla raggiunta. Al contrario, l'insanabile spaccatura tra integristi e progressisti si è acuita e, nonostante l'evidenza solare della profonda crisi dottrinale che sconquassa la Chiesa fino alle fondamenta, la Gerarchia cattolica continua a far orecchi da mercante davanti alle grida di richiamo dei cosiddetti «tradizionalisti», gli unici con cui non si cerca il «dialogo» (tranne che per fagocitarli e riciclarli). Per questo motivo, l'analisi compiuta vent'anni fa da Arnaud de Lassus (1921-2017) rimane tuttora valida. Se il Concilio è in perfetta continuità con i Concilî e gli insegnamenti pontifici precedenti, è preciso dovere di ogni cattolico sostenerlo, abbracciarlo e farlo proprio senza remore. Se invece il Concilio rompe anche in un solo punto con l'insegnamento precedente della Chiesa, va da sé che qualsiasi tentativo di ricomposizione del mondo cattolico non può che partire dal ritorno alla dottrina tradizionale della Chiesa. Ciò, evidentemente, presuppone la ferma volontà da parte della Gerarchia di riconoscere queste deviazioni e di condannarle. Qualcuno potrebbe chiedersi che diritto hanno un pugno di fedeli della Chiesa discente a criticare e ad opporsi a quanto stabilito da un Concilio Ecumenico, e solennemente promulgato dall'autorità suprema della Chiesa (Paolo VI). Questa obiezione meriterebbe una risposta che, per motivi di spazio, esula dallo scopo di questo libretto. Come dice l'Autore nelle pagine che seguono, non portiamo alcun giudizio (canonico) perché non abbiamo l'autorità necessaria; semplicemente prendiamo atto e constatiamo una contraddizione (di per sé impossibile) tra l'insegnamento pontificio precedente (infallibile e irreformabile, alla cui adesione la nostra coscienza è già vincolata in eterno) e l'insegnamento del Concilio. O l'una o l'altra. Impossibile obbedire contemporaneamente a Pio IX e a Paolo VI se ci comandano di seguire dottrine antitetiche. Solo un Pontefice divinamente assistito potrà - e siamo certi lo farà, anche se non sappiamo come e quando - rimettere le cose a posto. Voglia Dio che ciò accada presto, non fosse altro che per le innumerevoli anime che rischiano di andare perdute a causa di uomini che non sopportando «più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire novità, si sono circondati di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole» (2 Tm 4, 3-4).

 

  Antonio Casazza

 

 

 I
LA QUESTIONE DEL CONCILIO

 

 

 

«È evidente che la storia del presente Concilio dovrà essere scritta secondo le norme che gli antichi hanno fissato agli storici, e delle quali la prima è la seguente: "Non osare di dire il falso, ma anche non nascondere nulla della verità. Non scrivere nulla che possa suscitare il seppur minimo sospetto di favoritismo o di animosità"» (Cicerone, Or. 11, 15).
 

- Paolo VI, 31 gennaio 1966.


 

Quarant'anni dopo la sua conclusione, il Concilio Vaticano II (1962-1965) resta un fenomeno contrassegnato da tre caratteristiche più che stupefacenti:

 

Si tratta innanzitutto di un argomento considerato fino a poco tempo fa come un tabù nella maggior parte degli ambienti cattolici: durante il Concilio Vaticano II, lo Spirito Santo si sarebbe espresso per bocca dei Padri conciliari; sarebbe dunque impossibile, senza cadere nell'empietà, esprimere anche la minima riserva sui testi che essi hanno elaborato;

 

Esiste tuttavia un disaccordo sugli avvenimenti della vita della Chiesa che hanno seguito il Concilio e il loro legame con quest'ultimo. Per certuni (i «conciliari»), la crisi che si è sviluppata da ormai quarant'anni all'interno della Chiesa sarebbe una crisi di crescita; la Barca di Pietro, sotto l'impulso del Concilio, sarebbe in pieno rinnovamento (). Per altri (i cosiddetti «conservatori»), questi avvenimenti sarebbero negativi e risulterebbero non dal Concilio stesso, ma dalla sua errata interpretazione. Infine, per un piccolo numero di cattolici (i «tradizionalisti»), questi stessi avvenimenti sarebbero negativi e, per buona parte, direttamente imputabili al Concilio;

Un altro disaccordo - forse più grave - verte sul fatto stesso del Concilio, e, più precisamente, sui testi conciliari e sulla natura dei cambiamenti che essi hanno introdotto nella vita e nella dottrina della Chiesa. Per la maggior parte dei cattolici, questi cambiamenti sarebbero di ordine disciplinare e pastorale, e non dottrinale. Le dottrine espresse nei testi conciliari sarebbero in perfetta continuità con le dottrine tradizionali, talvolta con delle formulazioni diverse, con nuovi sviluppi e una certa insistenza su alcuni punti precedentemente trascurati. Per altri cattolici, meno numerosi, ci sarebbe una rottura col passato, l'abbandono della dottrina di sempre, e l'introduzione di nuove dottrine. Fino all'estate del 1985, una specie di impossibilità psicologica di poter esprimere la più piccola riserva sul Concilio regnava frequentemente negli ambienti cattolici e mascherava questi disaccordi. Una proibizione nefasta obbligava i fedeli a vivere in un clima intellettuale malsano.
 

Uno dei grandi pregi dei libri del Cardinale Joseph Ratzinger Les principes de la théologie catholique («I principî della teologia cattolica»), apparso nel 1985 2, e Rapporto sulla fede 3 è di avere in qualche modo rimosso quel divieto: dopo la loro pubblicazione si può discutere del Concilio, mettere in causa tale o tal'altro dei suoi aspetti senza passare per dei contestatari che mancano della più elementare deferenza a riguardo della Chiesa docente. Approfittando di questo nuovo clima venutosi a creare, e poggiando su alcune prese di posizione del Cardinale 4, proveremo a fare il punto sui disaccordi di cui il Concilio è oggetto e che abbiamo appena evocato:
 

Il disaccordo sugli avvenimenti consecutivi al Concilio;
Il disaccordo sulla relazione di causa ed effetto di questi avvenimenti con il Concilio 5;
Il disaccordo sul fatto del Concilio.

 


II
IL DISACCORDO SUGLI AVVENIMENTI
SUCCESSIVI AL CONCILIO

 

 

Non ci interesseremo in questa sede che delle divergenze dei cattolici sugli avvenimenti successivi al Concilio (indipendentemente dalle loro cause): il periodo postconciliare, considerato globalmente, costituisce per certuni un rinnovamento e per altri una decadenza. Un tale disaccordo avrebbe dovuto scomparire se si fossero presi sul serio i notevoli studi pubblicati sull'argomento. La maggior parte di questi studi ha purtroppo subìto la sorte degli scritti qualificati come «integristi»: campagne di silenzio nei media, diffusione limitata ad un piccolo numero di fedeli, eventuale discredito gettato sulla persona dell'autore in modo che non si possa citarlo senza essere subito squalificati. Mancava uno studio che emanasse da una personalità romana che detenesse una posizione di autorità e la cui la voce non potesse essere soffocata.

 

I testi del Cardinale Ratzinger

 

Il vuoto è stato parzialmente colmato dai libri del Cardinale Ratzinger da cui abbiamo appena parlato. Ne citeremo alcuni brani riportando dei giudizi sulla situazione della Chiesa nei vent'anni che hanno seguito il Concilio 6.
 

Il Concilio non è stato né un salto in avanti, né il punto di partenza di una vita rinnovata

 

«E bisogna anche riconoscere che - almeno sinora - non è stata esaudita la preghiera di Papa Giovanni perché il Concilio significasse per la Chiesa un nuovo balzo in avanti, una vita e un'unità rinnovate» 7.

 

Una certa perdita del senso di Chiesa
 

«È vero, c'è stata e c'è questa insistenza (la Chiesa considerata come "Popolo di Dio"), la quale, però, nei testi conciliari, è in equilibrio con altre che la completano; un equilibrio che è andato perduto presso molti teologi [...]. Dietro il concetto oggi così insistito di Chiesa come solo "Popolo di Dio" stanno suggestioni ecclesiologiche, le quali tornano di fatto all'Antico Testamento; e anche, forse, suggestioni politiche, partitiche, collettivistiche [...]. La Chiesa non si esaurisce nel "collettivo" dei credenti: essendo il "Corpo di Cristo" è ben di più della semplice somma dei suoi membri» 8.


Conseguenze per la Gerarchia della Chiesa di queste opinioni erronee
 

«(Tali conseguenze furono) tra le più gravi. È qui l'origine della caduta del concetto autentico di "obbedienza" [...]. Se la Chiesa, infatti, è la nostra Chiesa, se la Chiesa siamo soltanto noi, se le sue strutture non sono quelle volute da Cristo, allora non si concepisce più l'esistenza di una Gerarchia come servizio dei battezzati stabilita dal Signore stesso. Si rifiuta il concetto di un'autorità voluta da Dio, un'autorità che ha la sua legittimazione in Dio e non [...] nel consenso della maggioranza dei membri dell'organizzazione. Ma la Chiesa di Cristo non è un partito, non è un'associazione, non è un club; la sua struttura profonda e ineliminabile non è democratica, ma sacramentale, e dunque gerarchica» 9.


 
Una crisi di fiducia nel dogma
 

«Dalla crisi della fede nella Chiesa come mistero dove il Vangelo vive, affidato a una Gerarchia voluta da Cristo stesso, il Cardinale vede discendere come logica conseguenza la crisi di fiducia nel dogma proposto dal Magistero: "Molta teologia - dice - sembra aver dimenticato che il soggetto che fa teologia non è il singolo studioso, ma [...] è la Chiesa intera. Da questa dimenticanza del lavoro teologico come servizio ecclesiale, deriva un pluralismo teologico che in realtà è spesso un soggettivismo, un individualismo che ha poco a che fare con le basi della tradizione comune. Ogni teologo sembra ormai voler essere "creativo" [...]. In questa visione soggettiva della teologia, il dogma è spesso considerato come una gabbia intollerabile, un attentato alla libertà del singolo studioso [...]. Poiché la teologia non sembra più poter trasmettere un modello comune della fede, anche la catechesi è esposta alla frantumazione, a esperimenti che mutano continuamente» 10.

 

Una crisi di fiducia nella Sacra Scrittura

 

«Un'esegesi che non viva e non legga più la Bibbia nel corpo vivente della Chiesa diventa archeologia: i morti seppelliscono i loro morti [...]. Fino ad arrivare ad esperimenti assurdi come "l'interpretazione materialistica" della Bibbia» 11.

 

Un ritorno in forze dell'eresia ariana che conduce ad un «progetto di salvezza unicamente storico e umano»
 

«Certa teologia tende oggi a risolversi in sola cristologia. Ma è una cristologia spesso sospetta, dove si sottolinea in modo unilaterale la natura umana di Gesù, oscurando o tacendo o esprimendo in modo insufficiente la natura divina che convive nella stessa persona di Cristo. Si direbbe il ritorno in forze dell'antica eresia ariana [...]. La cristologia tende essa stessa a perdere la dimensione del Divino, tende a risolversi nel "progetto Gesù", in un progetto cioè di salvezza solo storica, umana» 12.

 

La teologia della liberazione uscita dagli impulsi di Gaudium et spes

 

«L'America Latina cerca la propria via nel tema della liberazione, in cui appare un nuovo elemento caratteristico generato degli impulsi di "Gaudium et spes": l'insistenza sulla teologia propria dell'America Latina, che dovrebbe trovare subito dall'altra sponda dell'Atlantico un riscontro alla chiamata ad una teologia africana. È noto che l'Università Cattolica di Santiago del Cile è diventata sempre di più il focolaio di questo genere di esperienze di nuovo pensiero; ed è risaputo che la crisi così iniziata è giunta ad un tragico realismo» 13.

 

L'eliminazione del peccato originale

 

«L'incapacità di capire e presentare il "peccato originale" è davvero uno dei problemi più gravi della teologia e della pastorale attuali» 14.

 

L'abbandono del Decalogo

 

«Subito dopo il Concilio si cominciò a discutere se esistessero norme morali specificamente cristiane [...]. Si arrivò ineluttabilmente all'idea che la morale sia da costruire unicamente sulla base della ragione e che questa autonomia della ragione sia valida anche per i credenti. Non più Magistero, dunque, non più il Dio della Rivelazione con i suoi Comandamenti, con il suo Decalogo. In effetti, ci sono oggi moralisti "cattolici" i quali sostengono che quel Decalogo, sul quale la Chiesa ha costruito la sua morale oggettiva, non sarebbe che un "prodotto culturale" legato all'antico Medio Oriente semita. Dunque, una regola relativa, dipendente da un'antropologia, da una storia che non sono più nostre» 15.

 

La crisi degli ordini religiosi

 

«Sotto l'urto del postconcilio i grandi ordini religiosi [...] hanno vacillato, hanno subito pesanti emorragie, hanno visto ridursi a limiti mai raggiunti i nuovi ingressi, e oggi sembrano ancora scossi da una crisi di identità» 16.

 

«All'inizio degli anni Sessanta, il Québec era la regione del mondo con il più alto numero di religiose rispetto agli abitanti, che sono in tutto sei milioni. Tra il 1961 e il 1981 per uscite, morti, arresto del reclutamento, le religiose si sono ridotte da 46.933 a 26.294. Una caduta, dunque, del 44% e che sembra inarrestabile. Le nuove vocazioni, infatti, si sono ridotte nello stesso periodo di ben il 98,5% [...]. Tanto che, con una semplice proiezione, tutti i sociologi concordano in una conclusione cruda, ma oggettiva: "Tra poco (a meno di rovesciamenti di tendenza del tutto improbabili almeno a viste umane), la vita religiosa femminile così come l'abbiamo conosciuta non sarà in Canada che un ricordo"» 17.

 

Un'evoluzione che conduce al vuoto

 

«Mi sembra che qualcosa sia diventato ben chiaro negli ultimi dieci anni: un'interpretazione del Concilio che comprende solamente i suoi testi dogmatici come il preludio ad uno spirito conciliare non ancora giunto a maturità, che ne considera l'insieme come una semplice preparazione a "Gaudium et Spes"; e questo testo a sua volta come il punto di partenza di un prolungamento rettilineo, nel senso di una fusione sempre più grande con ciò che si definisce "progresso". Una tale interpretazione non è più solamente in contraddizione con l'intenzione e la volontà dei Padri conciliari stessi, ma il corso degli avvenimenti l'ha condotta all'assurdo. Laddove lo spirito del Concilio è usato contro la sua lettera e si riduce ad una vaga distillazione di un'evoluzione che avrebbe la sua sorgente nella Costituzione pastorale, diventa spettrale e conduce al vuoto. Le distruzioni occasionate da una tale mentalità sono così evidenti che non ci possono essere contestazione serie a riguardo» 18.

 

Diagnosi globale sull'epoca postconciliare

 

«Il giudizio di Ratzinger su questo periodo è netto: "È incontestabile che gli ultimi vent'anni sono stati decisamente sfavorevoli per la Chiesa cattolica. I risultati che hanno seguito il Concilio sembrano crudelmente opposti alle attese di tutti, a cominciare da quelle di Papa Giovanni XXIII e poi di Paolo VI. I cristiani sono di nuovo minoranza, più di quanto lo siano mai stati dalla fine dell'antichità [...]. I Papi e i Padri conciliari si aspettavano una nuova unità cattolica e si è invece andati incontro a un dissenso che - per usare le parole di Paolo VI - è sembrato passare dall'autocritica all'autodistruzione. Ci si aspettava un nuovo entusiasmo e si è invece finiti troppo spesso nella noia e nello scoraggiamento. Ci si aspettava un balzo in avanti e ci si è invece trovati di fronte a un processo progressivo di decadenza che si è venuto sviluppando in larga misura sotto il segno di un richiamo ad un presunto "spirito del Concilio", e in tal modo lo ha screditato» 19.

 

Una diagnosi su cui tutti i fedeli dovrebbero trovarsi d'accordo

Tralasciamo questi brani estratti dai libri Rapporto sulla fede e Les principes de la théologie catholique. Essi costituiscono una diagnosi globale di decadenza di questi ultimi quarant'anni. Lungi dall'essere un salto in avanti e l'inizio di una vita rinnovata, il Concilio ha aperto un periodo di autodemolizione. Paolo VI stesso lo sottolineò nella sua celebre allocuzione al Seminario Lombardo del 7 dicembre 1968:

 

«La Chiesa si trova in un'ora di inquietudine, di autocritica, si direbbe di autodemolizione. È come un rivolgimento interiore acuto e complesso che nessuno si sarebbe atteso dopo il Concilio [...]. Si pensava ad una fioritura, ad una sana espansione delle concezioni maturate nelle grandi assisi del Concilio. Anche questo aspetto esiste. Ma [...] si nota soprattutto l'aspetto doloroso. La Chiesa quasi quasi viene a colpire se stessa».

 

Quattro anni più tardi, il 29 giugno 1972, Paolo VI evocò il fumo di Satana:

 

«Da qualche fessura è entrato il fumo di Satana nel Tempio di Dio: il dubbio, l'incertezza, la problematica, l'inquietudine, l'insoddisfazione sono emersi [...]. Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È invece venuta una giornata di nuvole, di tempesta, di buio. Cerchiamo di scavare nuovi abissi anziché colmarli. Cosa è successo? Vi confidiamo il nostro pensiero: si è trattato di un potere avverso, il diavolo, questo essere misterioso, nemico di tutti gli uomini, questa entità soprannaturale, venuta a rovinare e disseccare i frutti del Concilio Ecumenico» 20.

 

La diagnosi del Cardinale Ratzinger va a completare quella di Paolo VI. Formulata dalla più alta autorità romana dopo il Papa, essa merita di essere conosciuta e dovrebbe far cessare definitivamente il disaccordo tra i cattolici in buona fede nella loro analisi della situazione postconciliare. Sarebbe già un grande vantaggio condividere la stessa analisi della situazione.

 



 III
IL DISACCORDO SUL CONCILIO

 

 

Il problema della continuità dottrinale

 

Il secondo disaccordo già segnalato riguarda il Concilio stesso, e più precisamente i testi conciliari e i cambiamenti disciplinari e dottrinali che essi hanno introdotto nella vita della Chiesa. Disaccordo particolarmente grave. Come intendersi, infatti, tra cattolici quando non si ha in comune lo stesso giudizio su testi tanto conosciuti - e tanto importanti per la vita della Chiesa - come quelli promulgati da Paolo VI su istanza del Concilio? Disaccordo riconosciuto anche dal Cardinale Ratzinger quando parla di «incertezza che pesa ancora sulla questione del vero significato del Vaticano II» 21. Vorremmo ora esporre questo disaccordo e segnalare una presa di posizione del Cardinale che dovrebbe facilitare il ritorno all'unità di vedute. La questione si pone in questi termini: c'è perfetta continuità (di tutti i testi conciliari) o rottura (di certi testi) con la dottrina tradizionale della Chiesa? Domanda alla quale sembrerebbe a priori facile rispondere dopo l'esame dei testi, e sul quale tuttavia il disaccordo tra cattolici in buona fede persiste da oltre quarant'anni.

 

Continuità o discontinuità dottrinale dei testi conciliari

 

Quando si esaminano dei testi - qualunque essi siano - sotto il profilo della continuità dottrinale, è necessario, a priori, considerare tre categorie:

 

Testi in continuità con la dottrina tradizionale;
Testi in opposizione a quest'ultima;
Testi ambigui.


Quali di queste categorie si possono applicare ai testi conciliari? Ecco, a questo riguardo, alcune spiegazioni e testimonianze.

 

Testi in continuità con la dottrina tradizionale

 

È evidente che un gran numero di testi conciliari rientra in questa categoria. Anche se apportano nuovi punti di vista su questo o quest'altro punto, si trovano nella linea della Tradizione, conformemente alla celebre formula di San Vincenzo di Lerino (V sec.): tutto ciò che riguarda la fede dev'essere mantenuto «in eodem dogmate, eodem sensu, eademque sententia» («nella stessa credenza, nello stesso senso e nello stesso pensiero»).

 

Testi la cui dottrina è ambigua

 

È comprensibile che un insieme così vasto come quello dei documenti conciliari contenga alcuni testi ambigui. Ciò che risulta meno comprensibile è che le ambiguità siano così frequenti. Ecco tre esempi:

 

La formula Ecclesia subsistit

 

Nella Costituzione conciliare sulla Chiesa Lumen gentium (del 21 novembre 1964) figura la seguente formula: «Questa Chiesa [...] sussiste nella Chiesa cattolica» («Hæc Ecclesia [...] subsistit in Ecclesia catholica») 22. Tale formulazione è stata più volte interpretata come se volesse dire: «La Chiesa di Cristo sussiste nella Chiesa cattolica; ma potrebbe sussistere anche in un'altra chiesa cristiana». È ciò che sostiene il teologo brasiliano Padre Leonardo Boff o.f.m. (spretato dal 1992) nella sua libro intitolato Chiesa, carisma e potere 23. A partire da questa interpretazione può svilupparsi tutto un «ecumenismo» che mette sullo stesso piano le sètte protestanti e la Chiesa cattolica 24.

 

L'inizio della Costituzione pastorale Gaudium et spes

 

Il primo capitolo («La dignità della persona umana») della prima parte (§ 12) di tale Costituzione comincia con queste parole: «Credenti e non credenti sono generalmente d'accordo nel ritenere che tutto quanto esiste sulla terra dev'essere riferito all'uomo, come a suo centro e a suo vertice». Così commentava questa frase Mons. Marcel Lefebvre (1905-1991) nel suo libro Lettera aperta ai cattolici perplessi:

 

«(Questa frase) si spiega nel senso cristiano badando a quel che segue. Non di meno, essa ha un significato intrinseco, vale a dire quello che effettivamente vediamo tradursi in atto dappertutto nella Chiesa postconciliare, sotto forma di una salvezza ridotta alla prosperità economica e sociale dell'umanità» 25.

 

La prefazione alla Costituzione pastorale Gaudium et spes

 

Ecco come il Cardinale Ratzinger commenta questo testo:

 

«Mi accontenterò qui di analizzare alcuni tratti caratteristici di questa prefazione. Anche in questo caso, non è mia intenzione esaurire in tal modo il testo stesso, ma la storia della sua influenza, quale doveva mostrarsi, si ricollega proprio allo spirito di questa prefazione e ha subito largamente l'impronta della sua ambiguità. Un primo punto caratteristico mi sembra risiedere nel concetto di "mondo" che si trova utilizzato e che, malgrado i molteplici tentativi di definizione proposti al n° 2, è rimasto in gran parte ad un stadio pre-teologico, ed è grazie proprio a ciò che ha potuto esercitare la sua influenza particolare. Per "mondo", la Costituzione intende un faccia a faccia con la Chiesa. Il testo deve servire a portarli entrambi in un rapporto positivo di cooperazione il cui scopo è la costruzione del "mondo". La Chiesa coopera col "mondo" per costruire il "mondo"; è in tal modo che si potrebbe caratterizzare la visione così determinante del testo. Non si precisa se il mondo che coopera e il mondo in costruzione sia lo stesso; non si precisa ciò che in ogni caso si intende per "mondo"» 26.

 

Simili ambiguità possono essere indubbiamente risolte grazie ad una giusta interpretazione che permette di comprendere i testi in causa nel senso della dottrina tradizionale. Ma bisogna riconoscere che molti di essi, letti alla lettera, deformano la dottrina in senso contrario.

 

Testi in opposizione con la dottrina tradizionale

 

Affrontiamo ora la questione relativa al disaccordo che si manifesta e del quale abbiamo già parlato: c'è continuità (di tutti i testi conciliari) o rottura (di alcuni testi) con la dottrina tradizionale? Che per alcuni di questi testi ci sia rottura od opposizione, la cosa è stata abbondantemente provata da numerosi studi, i quali hanno sollevato interrogativi che non hanno mai ricevuto una risposta 27. Ecco alcune testimonianze a questo riguardo:

 

Testimonianze che si riferiscono alla Dichiarazione conciliare sulla libertà religiosa Dignitatis Humanæ (del 7 dicembre 1965):

 

N.B.: le testimonianze riportate provengono sia da «tradizionalisti» che da «progressisti».

 

R. Teverence (pseudonimo di un teologo):

 

«Su tre punti essenziali, la suddetta Dichiarazione è in contraddizione con l'insegnamento tradizionale della Chiesa in materia. In effetti, essa nega che il potere civile possa intervenire legiferando in materia religiosa a vantaggio della religione cattolica, cosa che prima era stata insegnata costantemente. Essa afferma, senza altra limitazione che quella dell'"ordine pubblico", che la libertà religiosa al foro esterno sia un diritto inscritto nella natura della persona umana e nella Rivelazione divina, altra affermazione che era stata costantemente e solennemente condannata fino al Concilio [...]. Infine, la Dichiarazione conciliare chiede che questo diritto, assoluto sul piano religioso, sia iscritto nella Legge civile, altra proposizione che era stata severamente condannata, particolarmente dall'Enciclica "Quanta Cura" (dell'8 dicembre 1864), in cui Pio IX ha impegnato in modo manifesto e in tutta la sua forza, la sua autorità apostolica di Successore di Pietro» 28.

 

Padre Yves Congar o.p. (1904-1995):

 

«Non si può negare che questo testo (la Dichiarazione conciliare Dignitatis Humanæ) contraddica materialmente il Sillabo del 1864, e che affermi esplicitamente le proposizioni condannate ai nn. 15, 77 e 79 di questo documento» 29.

 

«Ciò che è nuovo in questa dottrina rispetto all'insegnamento di Leone XIII e anche di Pio XII, sebbene il movimento si avviasse allora, è la determinazione del fondamento proprio e prossimo di questa libertà che non è ricercata nella verità oggettiva del bene morale o religioso, ma nella qualità ontologica della persona umana» 30.

 

In questo ultimo testo, Padre Congar mette bene in evidenza il punto essenziale: la Dichiarazione conciliare introduce una nuova concezione della libertà; la libertà non è più fondata su ciò che è vero e ciò che è giusto, ma sulla persona umana presa in se stessa (si passa dall'oggetto al soggetto).

 

Padre René Laurentin (1917-2017), mariologo:

 

«In breve, con i suoi limiti e a dispetto delle sue imperfezioni, la Dichiarazione sulla libertà religiosa segna una tappa; essa assicura al tempo stesso la rottura di certi ormeggi con un passato compiuto e l'inserimento realista della Chiesa e della sua testimonianza nell'unico posto possibile nel mondo d'oggi» 31.

 

Cardinal Roger Etchegaray (1922-2019):

 

«Dopo lo Stato cristiano, del quale la Dichiarazione conciliare ha segnato la fine, dopo lo Stato ateo che ne è l'esatta e tanto intollerabile antitesi, lo Stato laico neutro, passivo e disimpegnato, è stato certamente un progresso» 32.

 

Se la Dichiarazione conciliare «ha segnato la fine» dello Stato cristiano, essa è necessariamente in rottura con la dottrina tradizionale sui doveri dello Stato verso la religione cattolica, espressa in particolare nell'Enciclica Quas Primas, sulla regalità sociale di Gesù Cristo, di Papa Pio XI (1857-1939).

 

Mons. Marcel Lefebvre:

 

«Al Concilio le discussioni più serrate sono state sollevate dallo schema sulla libertà religiosa [...]. Sono passati vent'anni e adesso possiamo vedere come i nostri timori non fossero esagerati quando quello schema fu promulgato sotto forma di una Dichiarazione, che riuniva nozioni contrarie alla Tradizione e all'insegnamento di tutti gli ultimi Papi. È vero infatti che alcuni principî falsi, o espressi in maniera ambigua, hanno ora immancabilmente applicazioni pratiche rivelatrici dell'errore commesso nell'adottarli» 33.

 

Contre-Réforme Catholique (rivista):

 

«Cento anni dopo il "Sillabo", il Concilio ha voluto riconciliare la Chiesa e la società moderna mediante la proclamazione del diritto dell'uomo alla libertà religiosa [...]. Questa libertà, dichiarata un diritto naturale, è stata estesa dall'intimo delle coscienze alla vita pubblica, dagli individui alle società religiose, e infine dalle religioni alle ideologie, fino all'ateismo stesso! La sola barriera ammessa resta quella dell'"ordine pubblico", vale a dire... della ragion di Stato»! 34.


Padre John Courtney-Murray s.j. (1904-1967), perito al Concilio:

 

«I Papi del XIX secolo hanno disapprovato il "liberalismo cattolico", sbarrando la strada per sempre e in anticipo a quelli che avessero cercato di far penetrare questa dottrina nella Chiesa. Ora, quasi esattamente un secolo più tardi, la Dichiarazione sulla libertà religiosa sembra affermare come dottrina cattolica ciò che Gregorio XVI considerava come un "delirio", un'idea folle. Tali sono i termini del problema» 35.

 

Testimonianze che si riferiscono in generale alle tesi liberali

Commissione mista cattolico-luterana: «Tra le idee del Concilio Vaticano II in cui è possibile vedere un'accoglienza delle richieste di Lutero, si trovano ad esempio: la descrizione della Chiesa come "Popolo di Dio" [...];

l'accento posto sul sacerdozio di tutti i battezzati;

l'impegno in favore del diritto della persona alla libertà in materia di religione» 36.

- Paolo Bevani, sull'Osservatore Romano: «La Chiesa che, con il Concilio, ha assunto e superato le conquiste liberali democratiche della Rivoluzione Francese, e che nella sua marcia in avanti (vedi l'Enciclica Laborem exercens) si pone come qualcosa di successivo alla Rivoluzione russa marxista, offre una soluzione al fallimento del marxismo in questa "chiave" di socialismo post-marxista, democratico, di radice cristiana, autogestionario e non totalitario. La risposta all'Est è rappresentata da Solidarnosc che pianta la croce di fronte ai Cantieri Lenin» 37.


 

 

 


 


 

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Note

 

1 Traduzione dall’originale francese Vatican II: rupture ou continuité? (Parigi 2018, Action Familiale et Scolaire), a cura di Antonio Casazza.

Sito dell'Action Familiale et Scolaire: https://www.a-f-s.org/

2 Questo libro è stato pubblicato in Germania nel 1982 e in Francia nel 1985 (Ed. Téqui). Esso riunisce alcuni testi datati, di cui certi sono stati redatti nel 1975.

3 Ed. San Paolo, 1985; questo libro è un'antologia di interviste del Cardinale Ratzinger raccolte dal giornalista Vittorio Messori.

4 Utilizzando i due libri precitati del Cardinale Ratzinger - citandoli abbastanza spesso - ci asteniamo dal portare su di essi un giudizio. Consideriamo questi libri come fatti che bisogna prendere in considerazione; fatti che possono sostenere un ruolo importante nell'attuale battaglia delle idee e che possono contribuire a sanare il clima in cui si dibatte sulla questione del Concilio.

5 Per comodità d'esposizione, tratteremo questo aspetto alla fine questo punto.

6 I sottotitoli e il grassetto sono nostri.

7 Cfr. J. Ratzinger-V. Messori, Rapporto sulla fede, pag. 40.

8 Ibid., pag. 47.

9 Ibid., pag. 49.

10 Ibid., pagg. 70-71.

11 Ibid., pag. 75.

12 Ibid., pag. 77.

13 Cfr. J. Ratzinger, Les principes de la théologie catholique, pag. 431.

14 Cfr. J. Ratzinger-V. Messori, op. cit. , pag. 79.

15 Ibid., pag. 90.

16 Ibid., pag. 55.

17 Ibid., pag. 102. Osservazione di Vittorio Messori.

18 Cfr. J. Ratzinger, op. cit., pag. 436.

19 Cfr. J. Ratzinger-V. Messori, op. cit. , pagg. 27-28.

20 Cfr. Insegnamenti di Paolo VI, vol. VI, pagg. 1187-1189 (pag. 1188).

21 Cfr. J. Ratzinger, op. cit., pag. 423.

22 Questa espressione è stata ripresa nel canone 204 § 2 del nuovo Codice di Diritto Canonico del 1983.

23 Ecco il passo corrispondente della traduzione francese di questo libro (Ed. Lieu Commun, pag. 138): «Se da un lato la Chiesa cattolica, apostolica e romana è la Chiesa di Cristo, dall'altro non lo è. È la Chiesa di Cristo perché appare al mondo sotto questa mediazione concreta. Ma allo stesso tempo non lo è, perché non può pretendere di essere l'unica ad identificarsi con la Chiesa di Cristo, in quanto quest'ultima può esistere anche in altre chiese cristiane. Il Concilio Vaticano II, superando un'ambiguità teologica, retaggio delle ecclesiologie anteriori, che tendevano ad identificare puramente e semplicemente la Chiesa di Cristo con la Chiesa cattolica romana, insegna con ragione: "Questa Chiesa, in questo mondo organizzata e costituita come società, sussiste nella Chiesa cattolica" ("subsistit in", ossia prende la sua forma concreta nella Chiesa cattolica). Si evita così di ripetere ciò che affermavano i documenti anteriori: "La Chiesa cattolica è la Chiesa di Cristo"».

24 L'ambiguità della formula «Ecclesia subsistit in» è stata recentemente sollevata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nel documento intitolato Notifica sul libro «Chiesa, carisma e potere», di Padre Leonardo Boff o.f.m.: «Partendo dalla famosa espressione del Concilio "Hæc Ecclesia [...] subsistit in Ecclesia catholica", Boff elabora una tesi diametralmente opposta al significato del testo conciliare quando afferma: "Di fatto, questa Chiesa, l'unica Chiesa di Cristo, può sussistere anche nelle altre chiese cristiane" (pag. 131). Al contrario, il Concilio aveva scelto precisamente l'espressione "subsistit" per mostrare che esiste solamente un'unica "sussistenza" della vera Chiesa, mentre "al di fuori del suo organismo si trovino parecchi elementi di santificazione e di verità, che, appartenendo propriamente per dono di Dio alla Chiesa di Dio, spingono verso l'unità cattolica (Lumen gentium § 8)» (cfr. Osservatore Romano in lingua francese, del 14 maggio 1985). Insomma, secondo tale documento romano, la frase «sussiste nella Chiesa cattolica» sarebbe da interpretarsi come «sussiste unicamente nella Chiesa cattolica». Ma allora perché non usare la formula da sempre utilizzata «la Chiesa di Cristo è la Chiesa cattolica»?...

25 Cfr. Mons. M. Lefebvre, Lettera aperta ai cattolici perplessi, Spadarolo di Rimini 1985, pag. 114.

26 Cfr. J. Ratzinger, op. cit., pag. 424.

27 In Italia, questi studi sono stati pubblicati da riviste come Sì sì no no, La Tradizione Cattolica, Sodalitium, Controrivoluzione, ecc... In Francia ricordiamo Itinéraires, Le Courrier de Rome e La Contre-Réforme Catholique. Negli Stati Uniti rammentiamo The Remnant e Approaches.

28 Cfr. R. Teverence, «Le Concile Vatican II échappe il à l'accusation de libéralisme»? («Il Concilio Vaticano II sfugge all'accusa di liberismo»?), in Le Courrier de Rome, n° 162, ottobre 1976.

29 Cfr. P. Y. Congar, «La crise dans l'Église et Mgr Lefebvre» («La crisi nella Chiesa e Mons. Lefebvre»), in La Pensée Catholique, n° 169, pag. 50.

30 Cfr. P. Y. Congar, in Études et Documents, bollettino della Segreteria dell'Episcopato francese, del 15 giugno 1965, n° 5, pag. 5. Nonostante fosse stato più volte ripreso dal Sant'Uffizio sotto Pio XII a causa delle sue dottrine eterodosse, Padre Congar venne nominato «esperto» durante il Concilio e creato Cardinale da Giovanni Paolo II nel 1994 (N.d.T.).

31 Cfr. P. R. Laurentin, Bilan du Concile («Bilancio del Concilio»), Ed. du Seuil, pagg. 329-330.

32 Cfr. Card. R. Etchegaray, Intervento davanti alla Commissione per l'Educazione dell'Assemblea Nazionale; testo riprodotto nel n° 36 di Enseignement catholique documents, pag. 33.

33 Cfr. Mons. M. Lefebvre, op. cit., pag. 83.

34 Cfr. Contre-Réforme Catholique, n° 56, maggio 1972, pag. 11.

35 Cfr. Contre-Réforme Catholique, n° 57, giugno 1971, pag. 5. Lo scritto di Padre Courtney-Murray è apparso sulla rivista US, pag. 111.

 

 

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