titolo giovanni XXIII e la massoneria

di Don Francesco Ricossa 1

 

postato: 2 maggio 2023

 

giovanni XXIII

 

 

Il 18 dicembre 1993, l'avvocato napoletano Virgilio Gaito fu eletto Gran Maestro del Grand'Oriente d’Italia, l'Obbedienza massonica detta di Palazzo Giustiniani. Poco dopo, il Gran Maestro concesse due significative interviste, la prima a Fabio Andriola, giornalista de L'Italia Settimanale, la seconda a Giovanni Cubeddu, inviato del mensile ciellino Trenta Giorni, diretto a quel tempo da Giulio Andreotti (1919-2013). In entrambe le interviste, Gaito accennò a Giovanni XXIII (1881-1963). Le domande e le risposte sono simili, con lievi differenze. Eccole. Andriola chiese a Gaito:

 

«Le risulta che ci siano sacerdoti nelle Logge del Grand'Oriente, si dice che qualche Cardinale sia stato un fratello...».

 

virgilio gaito

 

Il Gran Maestro rispose:

 

«Probabilmente. Io non ne ho notizia. Si dice che Giovanni XXIII sia stato iniziato alla Massoneria quando era nunzio a Parigi. Riferisco quello che mi è stato detto. Del resto nei suoi messaggi ho colto molti aspetti che sono proprio massonici. Mi ha fatto piacere sentirgli dire che bisogna porre l'accento sull'uomo» 2.

 

uomo massonico

 

Cubeddu, a sua volta, chiese:

 

«Che cosa dice allora il neo Gran Maestro dei rapporti scottanti tra Chiesa cattolica e Massoneria»?

 

grand'oriente d'italia

Sopra: il simbolo del Grand'Oriente d'Italia,

detta di Palazzo Giustiniani.

 

Rispose Gaito:

 

«Guardi, un prelato che volesse iscriversi lo accoglieremmo a braccia aperte. Il problema è dalla parte della Chiesa, non nostra: noi accogliamo tutti gli uomini liberi, gli spiriti liberi. Papa Giovanni XXIII, del resto, pare che sia stato iniziato a Parigi ed abbia partecipato ai lavori delle Officine ad Istanbul. Quando poi ho ascoltato le gerarchie ecclesiastiche parlare nelle omelie dell'uomo come centro dell'Universo mi sono commosso fino alle lacrime» 3.

 

Sopra: il simbolo della Gran Loggia d'Italia,

detta di Piazza del Gesù.

 

Anche il Gran commendatore del Supremo Consiglio della Massoneria messicana, Carlos Vásquez Rangel, ha recentemente rivelato che Angelo Roncalli sarebbe stato iniziato alla Massoneria a Parigi 4.

 

carlos vásquez rangel

 

Queste interviste del Gran Maestro della Massoneria italiana ripropongono autorevolmente una importantissima questione: quali erano i rapporti tra Giovanni XXIII e la Massoneria? E, addirittura: Angelo Giuseppe Roncalli era un fratello massone? Secondo Virgilio Gaito la risposta è la seguente:

 

• Pare che Angelo Giuseppe Roncalli frequentasse le Logge ad Istanbul;

• Pare che Angelo Giuseppe Roncalli sia stato iniziato alla Massoneria a Parigi;

• In ogni caso, a giudizio del Gran Maestro, che è senza dubbio un intenditore, molti aspetti del pensiero di Giovanni XXIII sono proprio massonici.

 

Abbiamo già espresso il nostro parere sulle notizie emananti da iscritti alla Massoneria a proposito delle «rivelazioni» di Pier Carpi (1940-2000) 5. Benché Virgilio Gaito sia più autorevole di Pier Carpi, dobbiamo ribadire che, per noi, la parola di un massone è, a priori, sospetta. Gaito stesso non dà per certa l'affiliazione di Giovanni XXIII alla Massoneria.

 

pier carpi

 

Ciò non toglie che la sua testimonianza è di peso, e merita di essere messa al vaglio, cercando dei riscontri alle sue gravissime affermazioni. È lo scopo di questo articolo, che ci costringerà a ritornare sul passato del nostro personaggio...

 

pier carpi - le profezie di papa giovanni

Sopra: la copertina del libro di Pier Carpi Le profezie di Papa Giovanni (Ed. Mediterranee, 1976) in cui l'autore sostiene l'iniziazione di Roncalli in Turchia.

 

Il Grand'Oriente in Oriente (Bulgaria, Grecia, Turchia)

 

La quarta puntata de «il Papa del Concilio», («Un ecumenista nei Balcani: 1925-1939») e quella successiva («Dalla Seconda Guerra Mondiale alla nomina a Parigi: 1939-1944») erano dedicate appunto al periodo passato da Mons. Roncalli in quella regione, come rappresentante della Santa Sede, prima in Bulgaria e poi in Turchia 6. Secondo Pier Carpi, egli si affiliò ai Rosacroce nel 1935, appena giunto ad Istanbul, appunto.

 

Secondo Gaito, frequentò solo le Logge, pur senza essere iniziato. Non abbiamo nessuna esplicita conferma di queste informazioni. Possiamo però dimostrare che esse non sono assolutamente inverosimili. Abbiamo già parlato delle sue relazioni amichevoli, al di là dei doveri del diplomatico, con la gerarchia «ortodossa» e con il governo turco. Ora, in entrambi i casi, si può ipotizzare un'entrata in contatto col mondo massonico.

 

angelo roncalli - istanbul

Sopra: Mons. Roncalli, Nunzio ad Istanbul.

 

È risaputo, infatti, come le confessioni anglicane ed «ortodosse» non abbiano, verso la Massoneria, le preclusioni della Chiesa cattolica. Il «Patriarca» di Costantinopoli, Atenagora (1886-1972), che paragonò Giovanni XXIII a San Giovanni Battista, era ad esempio, un alto dignitario della Massoneria 7.

 

patriarca atenagora

paolo VI - patriarca atenagora

Sopra. Paolo VI incontra più volte il massone Atenagora,

Patriarca ortodosso di Costantinopoli.

 

Il governo turco, poi, non era solamente di impronta rigidamente laicista, ma emanazione di una società segreta, i «Giovani Turchi», appoggiata dalla Loggia massonica di Salonicco e composta in gran parte dai membri di una

 

«sètta giudaica (i "Dunmeh") che professavano esteriormente l'islam, ma mantenevano i culti ebraici nel segreto delle loro case» 8.

 

kemal atatürk

Sopra: Kemal Atatürk (1881-1938), fu uomo politico turco che può essere definito il padre della Turchia laica. Pur professando esteriormente la religione islamica, Atatürk era un Dunmeh, ossia un cripto-ebreo affiliato alla sètta dei frankisti, una frangia dell'ebraismo che seguiva il falso messia Jacob Frank (1726-1791). Anche se i suoi biografi non ne fanno menzione, Atatürk ebbe un ruolo di rilievo anche nell'olocausto degli armeni che, tra il 1915 e il 1919, causò la morte di 1,5 milioni di cristiani.

 

Questi «amici» possono aver fatto conoscere la Massoneria al Nostro. D'altra parte, l'atteggiamento e i discorsi di Roncalli, riportati nelle precedenti succitate puntate di Sodalitium, indicano chiaramente come Mons. Roncalli, se non era un iniziato, aveva «degli aspetti che sono proprio massonici», per riprendere la felice espressione del Gran Maestro.

 

simbologia massonica

 

Coi Massoni della III Repubblica

 

È a Parigi che, secondo Gaito e Vasquez Rangel, Mons. Roncalli sarebbe stato iniziato ai segreti dei «Figli della Vedova». A quanto già detto su Sodalitium 9 si possono aggiungere alcune precisazioni. L'intima amicizia del Nunzio per due acerrimi anticlericali, il socialista Vincent Auriol (1884-1966) e il radicale Edouard Herriot (1872-1957), stupì il pur smaliziato mondo politico parigino. Ora, lo storico della Massoneria Aldo Alessandro Mola precisa che entrambi, Auriol ed Herriot, erano membri della Massoneria 10.

 

vincent auriol - edouard herriot - aldo alessandro mola

Sopra: tre fotografie che immortalano il Nunzio

Angelo Roncalli con il massone Vincent Auriol.

 

Sopra: un paio di fotografie del Nunzio Angelo Roncalli

in compagnia del radicale massone Edouard Herriot.

 

L'ambasciatore spagnolo a Madrid, Miguel Matèu Pla (1898-1972), fu praticamente messo alla porta della nunziatura da Mons. Roncalli, che evidentemente non gradiva il rappresentante del Generale Francisco Franco (1895-1972) quanto Auriol ed Herriot.

 

«In un'altra occasione - puramente protocollare - l'ambasciatore di Spagna [...] rimase stupefatto per una dichiarazione fatta in sua presenza dal Nunzio Roncalli, in tono quasi confidenziale, ad alcune personalità cattoliche. Il Nunzio esprimeva loro l'amicizia che professava e la stima che sentiva per la persona e l'opera del ministro dell'Educazione del governo francese; lo considerava - parole testuali - "molto bravo". Essendo stato avvertito che, in Francia, fin dai tempi di Combe, tutti i ministri dell'Educazione sono massoni, che il suo sullodato amico lo era anch'egli, Mons. Roncalli mostrò ostensibilmente il suo disappunto per l'osservazione che gli era stata fatta» 11.

 

miguel matèu pla

 

Un altro indizio dell'affiliazione massonica di Roncalli, si trova nella sua amicizia per il Barone Yves Marsaudon (1899-1984), attestata da questi in tre libri da lui pubblicati 12. Siccome ne ho già parlato nelle precedenti puntate, riassumo solamente e preciso quanto già detto, con alcuni nuovi particolari. Marsaudon e il Nunzio Roncalli si conobbero nel 1947 e divennero amici, benché Marsaudon non facesse mistero della sua affiliazione massonica.

 

yves marsaudon

 

L'occasione dei primi contatti fu causata dall'appartenenza del Barone all'Ordine di Malta: Marsaudon chiedeva a Roncalli il suo appoggio per far riconoscere l'Ordine nei paesi dell'America Latina. Marsaudon, infatti, era stato iniziato alla Massoneria nel 1926 da Pierre Valude (1891-1930), che nel mondo profano era Ministro della Marina Mercantile e, dopo un anno, inviato da costui in Sudamerica come rappresentante delle Compagnie francesi di navigazione. Lavorò dal 1927 al 1932 per il governo francese e la Massoneria (che facevano tutt'uno!) e conobbe benissimo le Logge sudamericane.

 

 

Tornato in Francia, e salito ai massimi Gradi massonici al seguito del grande iniziato spiritualista, Oswald Wirth (1860-1943) 13, Marsaudon venne nominato nel dopoguerra, dal Gran Maestro dell'Ordine di Malta, fra Ludovico Chigi Albani della Rovere (1866-1951), Ministro plenipotenziario in missione speciale del Sovrano Militare Ordine di Malta (S.M.O.M.). Naturalmente, grazie ai suoi appoggi massonici, egli ottenne dal governo francese il riconoscimento ufficiale della Delegazione dell'Ordine in Francia.

 

oswald wirth - ludovico chigi albani della rovere

 

Conoscendo le sue entrature in Sudamerica, l'Ordine di Malta aveva affidato a Marsaudon l'incarico di ottenere il medesimo riconoscimento in quel continente, e così andò a farsi consigliare al proposito dal Nunzio Roncalli. Secondo il Barone, da allora Mons. Roncalli divenne, per sempre, il suo «protettore» e «confidente». Nei loro lunghi colloqui, sia in nunziatura, che nella residenza di Marsaudon, i due parlarono dei problemi dell'Ordine di Malta, «dei rapporti tra la Chiesa e la Massoneria», «dei problemi Spirituali», «del riavvicinamento tra le diverse Chiese cristiane» 14. Secondo Marsaudon, Roncalli gli avrebbe detto:

 

«Non è la credenza o la non credenza in Dio che mi preoccupa, ma piuttosto, la vera concezione di Cristo, soprattutto come Gesù-Uomo [...]. Roncalli, non parlava mai dell'inferno, ma piuttosto, frequentemente, di una vita futura che però evitava accuratamente di definire. Non bisogna dimenticare che era stato dieci anni in Oriente, e che, non solamente si avvicinava ai Patriarchi ortodossi, ma non dimenticava neppure che essi erano i continuatori dei cristiani più prossimi agli Apostoli e che avevano evitato con cura alcune di quelle novità accolte con entusiasmo [...] negli ambienti cattolici romani» 15.

 

mons. angelo roncalli

Sopra: Mons. Angelo Giuseppe Roncalli nel 1941. Nel 1934, egli era stato nominato Arcivescovo titolare di Mesembria, antica città della Bulgaria, con l'incarico di Delegato apostolico in Turchia e in Grecia e inoltre di amministratore apostolico di sede vacante del Vicariato apostolico di Istanbul.

 

Tra queste novità, l'infallibilità del Papa, sulla quale manteneva volontariamente il silenzio, e l'Assunzione di Maria, che Pio XII (1876-1958) si accingeva a definire dogmaticamente 16. A proposito della Massoneria, il Nunzio «non disdegnò di interessarsi» alle «modeste concezioni» di Marsaudon sui «rapporti tra la Chiesa e la Massoneria» 17,

 

«si sforzava gentilmente di cogliere il significato dell'iniziazione [...] che in nessun modo è incompatibile con la fede, cosa della quale era sempre più convinto» 18,

 

al punto che consigliò «formalmente» al Barone «di restare in Massoneria» 19. Il carattere e le idee di Roncalli, come sono state descritte dal Marsaudon, corrispondono al ritratto che di lui fece un altro dignitario massonico e diplomatico svizzero, suo amico ai tempi della nunziatura parigina, Carl Jacob Burckardt (1891-1974):

 

«È un deista e un razionalista [...]. Cambierà molte cose; dopo di lui la Chiesa non sarà più la stessa» 20.

 

carl jacob burckardt

 

Insomma, tutto andava per il verso giusto (dal punto di vista di Marsaudon) quando scoppiò lo scandalo dell'Ordine di Malta.

 

L'Ordine di Malta sotto inchiesta

 

Roma, 14 novembre 1951: muore Ludovico Chigi Albani della Rovere, Gran Maestro dell'Ordine di Malta. I Cavalieri avrebbero dovuto riunirsi per eleggere il successore, ma non lo fecero. Non potevano farlo: Pio XII glielo aveva strettamente proibito. Il Papa nominò una Commissione cardinalizia incaricata di riformare (o sopprimere) l'Ordine di Malta e, finché Papa Pacelli visse, i Cavalieri non ebbero più un Gran Maestro.

 

ordine di malta

Sopra: il simbolo dell'Ordine di Malta.

 

Tutto si risolverà il 24 giugno 1961. In quella data, festa di San Giovanni Battista, patrono dell'Ordine (e della Massoneria), Giovanni XXIII ricevette in Vaticano i Cavalieri e con loro grande soddisfazione rese noto il Breve con il quale sopprimeva la Commissione cardinalizia istituita da Pio XII e approvava le nuove costituzioni dell'Ordine, autorizzandolo ad eleggere un Gran Maestro, che sarà, nel maggio dell'anno successivo, Fra Angelo de Moiana (1905-1988), cugino di Mons. Mario Nasalli Rocca di Corneliano (1903-1988), «Maestro di Camera di Sua Santità» 21.

 

angelo de moiana - mons. mario nasalli rocca di corneliano

 

Ma perché Pio XII aveva lasciato per tanti anni l'Ordine senza un Gran Maestro, retto solamente da un Luogotenente generale, e sotto l'osservazione di una Commissione cardinalizia? Il fatto è che i problemi erano tanti: poco o nulla avevano conservato i Cavalieri del loro carattere di Ordine religioso e pochissimi sono i membri professi che avevano fatto i voti.

 

Già dal 1799, nella bufera della Rivoluzione Francese, uno scismatico quale lo Zar di Russia, era stato eletto Gran Maestro (1799-1800), e nel secolo scorso non pochi Cavalieri anglicani erano stati ricevuti dal Gran Maestro, prima di fondare un ramo separato, il Saint John's Order, legato alla (massonicissima) monarchia inglese 22. L'ecumenismo ante litteram dell'Ordine è vantato dallo stesso Fratel Marsaudon 23.

 

Ma, soprattutto, quello che preoccupava era l'infiltrazione della Massoneria nell'Ordine di Malta 24. Questa infiltrazione è documentata, e ammessa dagli stessi massoni, quale Marsaudon e Mola 25. Fu così che intervenne il Cardinale Nicola Canali (1894-1971) 26. Mons. Canali, nella sua qualità di «Gran Priore Commendatario in Roma del sacro e Sovrano Ordine Militare Gerosolimitano di Malta», aveva motivo di interessarsi all'Ordine. I suoi nemici lo accusavano di voler sopprimere o riformare l'Ordine di Malta per metterlo direttamente sotto il controllo della Santa Sede, e in particolare dell'Ordine del Santo Sepolcro, di cui egli era Gran Maestro 27.

 

cardinale nicola canali

 

In realtà, lo spirito di fede del Cardinal Canali, che aveva contribuito alla battaglia antimodernista di San Pio X (1835-1914), era allarmato dalle infiltrazioni massoniche di cui sopra. Lo dimostra la «nota dell'Editore» al libro di Marsaudon, L'Œcumenisme vu par un Franc-Maçon de Tradition. Scrive l'Editore Vitiano a proposito di Marsaudon:

 

«Vivamente attaccato dal clan integrista sotto il Pontificato di Pio XII, diede le sue dimissioni da Plenipotenziario dell'Ordine, ma fu immediatamente promosso all'alta dignità di Ministro Emerito, che è il solo Cavaliere di Malta a possedere attualmente. Il Gran Magistero di Malta, nella sua lotta contro il Cardinal Canali, non abbandonò mai il barone Marsaudon, il quale, da parte sua, si sforzò di continuare a rendergli servizio sui piani diplomatico e ospedaliero» 28.

 

yves marsaudon - l'œcuménisme vu par un franc-maçon de tradition

Sopra: l'opera del barone Yves Marsaudon L'œcuménisme vu par un Franc-Maçon de Tradition (Parigi 1964).

 

Quindi, fu proprio Marsaudon ad essere scoperto e, conseguentemente, costretto a dare le dimissioni! A questo punto, il racconto che fa dell'episodio il discusso Franco Bellegrandi 29 non sembra del tutto infondato, e chiarisce viepiù la faccenda. Scrive Bellegrandi:

 

«In quel periodo francese si colloca un incidente, ignoto ai più, che solleva per un attimo la cortina sulla presunta appartenenza di Roncalli alla sètta massonica. A Sua altezza eminentissima il principe Chigi Albani della Rovere [...] era giunta [...] una lettera del Cardinal Canali, pesante come una pietra: Pio XII [...] aveva appena saputo [...] che il ministro dell'Ordine di Malta a Parigi era massone [...]. Si scoperse [...] che [Marsaudon] era stato fatto "gran croce magisteriale" su proposta del suo predecessore [de Pierredon] e, soprattutto, nominato ministro su raccomandazione del Nunzio a Parigi, Roncalli.

 

L'esito di quella prima inchiesta fu immediatamente riferito in Vaticano al Cardinal Canali che fu sentito esclamare: "Povero Roncalli! Sono afflitto di doverlo mettere in imbarazzo e spero che ciò non gli costi il galero cardinalizio...". Il Vaticano dispose nel più gran riserbo che l'Ordine inviasse subito a Parigi una persona di fiducia per svolgere esaurientemente la delicata indagine. Si dovevano infatti trattare con riguardo tutti e tre i personaggi implicati nella storia.

 

mons. roncalli - pio XII - mons. capovilla

Sopra: Mons. Angelo Roncalli, Nunzio apostolico in Francia, S. S. Papa Pio XII e Mons. Loris Capovilla, segretario personale di Roncalli.

 

Il Nunzio, per il suo prezioso contributo dato all'Ordine di Malta per la conclusione di certi delicati affari in Argentina, il conte de Pierredon per i suoi pluriennali servigi, prima a Bucarest, poi a Parigi, lo stesso barone Marsaudon per il suo meritorio impegno al fine di ottenere il riconoscimento ufficiale dell'Ordine da parte del governo francese. Fu nominato "visitatore magistrale" un cappellano professo dell'Ordine, Mons. Rossi Stockalper, che si recò a Parigi e si informò presso Padre Joseph Berteloot, gesuita esperto di cose massoniche, e il vicario generale della Diocesi, Mons. Maurice Bohan.

 

Entrambi confermarono l'affiliazione di Marsaudon. "Il visitatore magistrale, col cuore oppresso, si trascinò allora al numero 10 di avenue President Wilson, sede della nunziatura. Chiese a Roncalli, con tatto, notizie circostanziate del barone-massone. Il grosso prete di Sotto il Monte, fra un sorriso e una celia, rimandò il cappellano dell'Ordine di Malta al segretario della nunziatura, Mons. Bruno Heim.

 

Questo prete, diventato oggi "apostolic legate" in Gran Bretagna, finì di stupire l'inviato di Roma, prima col suo clergyman e la pipa fumante fra i denti, poi con le sue sbalorditive affermazioni sulla Massoneria definita "una delle ultime forze di conservazione sociale che ci sia al mondo e, quindi, una forza di conservazione religiosa", e con un giudizio entusiasta sul barone Marsaudon che aveva avuto il merito di far comprendere alla nunziatura il valore trascendente della Massoneria.

 

squadra e compasso - massoneria

 

Proprio per questo suo merito, il Nunzio a Parigi, Angelo Giuseppe Roncalli, aveva appoggiato e avallato la sua nomina a ministro dell'Ordine di Malta a Parigi. Monsignor Stockalper a quella voltata aveva trasecolato e il colpo di grazia lo ricevette quando, protestando che il Canone 2335 del Diritto Canonico prevede la scomunica per gli affiliati alla Massoneria, si sentì rispondere dal suo interlocutore [...] che "la nunziatura di Parigi stava lavorando in gran segreto per riconciliare la Chiesa cattolica con la Massoneria". Era il 1950»! 30.

 

franco bellegrandi

 

L'episodio, così com'è raccontato da Bellegrandi, è del tutto verosimile, e corrisponde a quanto già sappiamo da altre fonti. Mons. Bruno Heim (1911-2003), di Basilea, era infatti di sentimenti liberal-monarchici, del tutto sensibile, pertanto, ad una Massoneria di stile anglosassone, sicura forza di conservazione sociale.

 

Trasferito in Austria dopo l'incidente parigino, si ritrovò in Scandinavia quando, nella conferenza plenaria della Conferenza Episcopale scandinavo-baltica, il 21-23 ottobre 1966, quei Vescovi decisero di non chiedere l'abiura ai massoni che venivano accolti nella Chiesa, permettendo così la doppia appartenenza, alla Chiesa e alla Massoneria. Ora, riferisce Mola, questa decisione fu preparata

 

«dal delegato apostolico per la Scandinavia, Mons. Bruno B. Heim, segretario di Giovanni XXIII quando questi era Nunzio a Parigi» 31.

 

mons. bruno heim

 

Qual'era, d'altra parte, il clima che si respirava in certi ambienti cattolici francesi (e anche germanici) di quegli anni? Proprio il religioso gesuita Joseph Berteloot, al quale si era rivolto per informazioni il visitatore romano, era un pioniere della riconciliazione tra la Chiesa e la Massoneria simbolica (in chiave antimaterialista) fin dal 1947, ed intimo amico del massone Albert Lantoine (1869-1949) 32; i suoi libri sulla possibile riconciliazione datano proprio dal 1947 e 1952, gli anni della nunziatura Roncalli!

 

albert lantoine

 

I contatti tra certi massoni e la nunziatura di Parigi, la convinzione diffusa che una collaborazione era possibile, le idee di Mons. Heim e quelle di Mons. Roncalli, la loro amicizia per Marsaudon, Herriot, Auriol... Tutto porta alla conclusione che l'iniziazione massonica a Parigi di Mons. Roncalli è tutt'altro che inverosimile.

 

In ogni caso, un fatto è certo: Pio XII, commissariando l'Ordine di Malta, approvò le preoccupazioni del Cardinal Canali; Giovanni XXIII, al contrario, rovesciò la decisione del suo predecessore e diede nuovamente il via libera all'infiltrazione massonica nell'Ordine. Nell'Ordine solamente, o anche nella Chiesa? È quel che vedremo. Intanto, meno di due mesi dopo l'udienza ai Cavalieri di Malta, il vecchio Cardinal Canali morì, per nulla compianto dal suo antagonista, Angelo Giuseppe Roncalli 33...

 

papa pio XII

 

Ombre massoniche sui Conclavi

 

Trasferito a Venezia nel 1953, il Cardinal Roncalli ribadì il suo vecchio principio, dall'aspetto «proprio massonico» 34 che bisogna guardare a ciò che ci unisce piuttosto che a ciò che ci divide, e continuò ad incontrare i fratelli massoni Auriol e Marsaudon. Nel 1958, morì Pio XII, e venne eletto il nostro, col nome di Giovanni XXIII. Abbiamo già parlato della strana certezza del Roncalli di essere lui l'eletto del Conclave, certezza alimentata dalle inquietanti profezie dell'esoterico Jean-Gaston Bardet (1907-1989) 35.

 

jean-gaston bardet

 

Abbiamo anche accennato al ruolo spiegato dalla Massoneria nel Conclave del 1963, svoltosi dopo la morte di Giovanni XXIII e conclusosi con l'elezione di Paolo VI (1897-1978) 36. Su quest'ultimo avvenimento, si possono dare alcune precisazioni. Per ben due volte il «vaticanista» Benny Lai (1925-2013) ne ha fatto esplicita menzione 37.

 

benny lai

 

Ma un primo, discreto accenno venne da un personaggio certamente ben informato (a più titoli!), Giulio Andreotti, che scrive:

 

«Nei giorni immediatamente precedenti il Conclave, una notevole attività si svolse appunto attorno ai Cardinali Frings e Lercaro che avevano avuto un ruolo preminente [come capofila del fronte progressista, N.d.A.] nella prima sessione conciliare. Con grande sorpresa degli abitanti di Grottaferrata si tenne, ad esempio, una numerosa riunione di Cardinali - italiani e stranieri - su invito dell'Arcivescovo di Colonia, Frings. Uno dei partecipanti mi disse, tra il serio e il faceto, che c'era già la maggioranza canonica: non mi specificò, né io gli chiesi, chi fosse il beneficiario della scelta. Ma da una serie di elementi mi confermai nella previsione del successo di Montini» 38.

 

paolo VI - giulio andreotti

Sopra: tre scatti di incontri tra Giulio Andreotti e Paolo VI.

 

Andreotti non ci dice chi fu il suo informatore; forse il padrone di casa, che si dimentica di nominare... La riunione non ebbe luogo, infatti, in una delle numerosissime case religiose di Roma e dintorni, ma nella villa dell'

 

«avvocato Umberto Ortolani, che poi sarà coinvolto nelle faccende della Loggia massonica P2 e nel fallimento del Banco Ambrosiano, a quel tempo "gentiluomo" di Lercaro, [villa che] aveva già ospitato Frings per consentire all'Arcivescovo di Bologna di "parlare a lungo delle cose del Concilio in piena tranquillità"» 39.

 

umberto ortolani

 

Forse il mini-conclave di Grottaferrata designò il Cardinale Giacomo Lercaro (1891-1976), «l'uomo» di Umberto Ortolani (1913-2002). Ma un'altra riunione, tenuta nel convento cappuccino di Frascati, preferì invece Montini; erano presenti il fior fiore del progressismo: i Cardinali Liénart, Frings, Suenens, König 40, Alfrink 41.

 

cardinale giacomo lercaro

 

 

cardinale giacomo lercaro - umberto ortolani

Sopra: la statua del Cardinale Lercaro, in San Petronio, a Bologna, scolpita dallo scultore Giacomo Manzù, commissionatagli dal massone Umberto Ortolani (come si può leggere sull'iscrizione alla base della statua).

 

Giovanni XXIII avrebbe apprezzato entrambe le elezioni: nel marzo 1963, pochi mesi prima di morire, confidò al bergamasco Mons. Pietro Sigismondi (1908-1967), di Propaganda Fide:

 

«Le mie valigie sono pronte e sono tranquillo che chi verrà dopo di me porterà a termine quel poco di buono che ho fatto, innanzitutto il Concilio. C'è Montini, Agagianian e Lercaro» 42.

 

mons. pietro sigismondi

 

Fu così che Montini rese visita a Lercaro, la sera del 18 giugno, nella casa delle Oblate regolari benedettine di Priscilla, sulla via Salaria, a Roma, congregazione religiosa fondata dallo zio di Andreotti, don Giulio Belvederi (1882-1959), e lì si accordarono sul nome di Montini 43, che poi naturalmente dichiarò di non aver «mai minimamente desiderato, né tanto meno favorito la nostra elezione»! 44. Le riunioni per orientare il Concilio e poi per l'imminente Conclave si tennero dunque nella casa di un massone come Ortolani, il quale aveva già un certo ruolo in Vaticano sotto Giovanni XXIII.

 

don giulio belvederi

 

Che il ruolo di Ortolani e della Massoneria nell'elezione di Paolo VI non sia stato secondario lo ha confermato il sacerdote salesiano don Pier Giorgio Garrino, che ricopriva, fino alla sua tragica morte avvenuta nell'agosto del 1996, importanti funzioni nella Curia arcivescovile di Torino. So, da fonte certa, che don Garrino sosteneva che l'elezione di Paolo VI fu favorita dalla Massoneria.

 

Dati questi presupposti (condizioni dell'elezione di Montini, sicurezza che aveva Roncalli di essere eletto, «profezia» a proposito di Bardet) non risulta del tutto inverosimile un'altra affermazione di Bellegrandi, secondo la quale Paolo Sella, della nota famiglia biellese, avrebbe saputo prima del Conclave del 1958 che l'eletto sarebbe stato Angelo Giuseppe Roncalli.

 

Da chi lo seppe? «Da un'alta autorità massonica in contatto col Vaticano» 45. Checché ne sia, appena eletto Giovanni XXIII ricevette i più vivi auguri del barone Marsaudon, e questi a sua volta ricevette la risposta del suo amico. Scrisse poi Marsaudon: «Per noi era una grande emozione, ma per molti dei nostri amici fu un segno» 46. Così commenta il fatto Aldo Aldo Mola, non senza una strizzatina d'occhio agli intelligenti:

 

«Alla Gran Maestranza, Gamberini era salito vegliando sul testo della "Mater et Magistra" di quel Mons. Angelo Roncalli che per il suo pontificato aveva scelto il nome di Giovanni, "colui che viene nella luce del Signore", dell'apostolo, cioè, il cui vangelo è aperto sull'ara delle Logge, e che nel barone Yves Marsaudon, l'amico degli anni della nunziatura a Parigi, pur salito al Triregno, avrebbe benedetto tutti i confrères» 47.

 

A buon intenditor, poche parole...

 

Giovanni XXIII non condanna la Massoneria

 

Fin'ora, tornando sui nostri passi, abbiamo riesaminato i rapporti di Angelo Roncalli con la Massoneria o, per lo meno, con dei massoni. Ci dobbiamo chiedere, adesso, quale fu l'attitudine di Giovanni XXIII, una volta eletto al Pontificato. Un primo dato significativo, è questo: Giovanni XXIII non ha mai condannato la Massoneria 48.

 

La cosa è tanto più strabiliante se si pensa al fatto che, dalla Bolla In eminenti, del 28 aprile 1738, con la quale Clemente XII (1652-1740) condannava per la prima volta la Massoneria e ne scomunicava gli adepti, i Papi produssero incessantemente una «enorme massa di documenti di condanna e di scomunica» della Massoneria. Secondo il paolino Padre Rosario Esposito (1921-2007),

 

«una statistica accurata non è ancora stata fatta, ma per quanto è possibile ora arguire con un alto indice di probabilità, questo "corpus antimassonicum" non dovrebbe essere inferiore ai 400-450 documenti»

 

padre rosario esposito

 

di cui 145 per il solo Pio IX (1792-1878) e più di 226 per Leone XIII (1810-1903) 49! In questa «guerra guerreggiata» (per usare un'espressione di Padre Esposito) tra Chiesa e  Massoneria, l'ultima voce papale a levarsi contro la sètta è quella di Pio XII, ancora il 23 maggio del 1958, pochi mesi prima della sua morte. Poi, il nulla anzi, una serie di documenti conciliativi, prima delle Conferenze episcopali, e poi della «Santa Sede», culminati nell'abrogazione della scomunica, il 28 novembre 1983 50.

 

Ignari del cambiamento di rotta operato da Giovanni XXIII, i Vescovi continuarono a condannare, per un po' di tempo, la Massoneria, come fece l'Episcopato argentino nel 1959, e quello del Ruanda Urundi nel 1961 51. Contemporaneamente alla Dichiarazione dei Vescovi del Ruanda, secondo i quali la Massoneria era uno strumento di Satana, il gesuita Padre Michel Riquet (1898-1993), «con l'accordo delle autorità ecclesiastiche», tenne una conferenza nella Loggia Volney di Laval, in Francia, il 18 marzo 1961...

 

padre michel riquet

 

Per la prima volta, sotto Giovanni XXIII quindi, il gran pubblico veniva messo al corrente del dialogo in atto tra alcuni esponenti della Massoneria e della Chiesa. Era iniziata la grande svolta.

 

La svolta di Giovanni XXIII

 

Se Giovanni XXIII ha interrotto la catena di condanne e di scomuniche che accomunava tutti i suoi predecessori, tacendo sulla Massoneria, non si può dire però che sia rimasto indifferente a questo tema. Secondo il consenso unanime degli esperti, è sotto il suo pontificato che inizia la svolta e si apre, per la prima volta, il dialogo. Diamo la parola ai testimoni. Il Gran Maestro della Gran Loggia  di Francia, Richard Dupuy (1914-1985) ha dichiarato che

 

«Giovanni XXIII e il Vaticano II hanno dato un impulso formidabile al lavoro di chiarificazione e di disarmo reciproco nei rapporti tra Chiesa e Massoneria» 52.

 

richard dupuy

 

Léon de Poncins (1897-1975), gran nemico della Massoneria, ha scritto:

 

«La campagna di riavvicinamento tra Massoneria e Chiesa cattolica restò tuttavia allo stato latente sotto il pontificato di Pio XII. Il fuoco covava sotto le ceneri, ma i progressisti che avevano preso nella Chiesa un'influenza considerabile, si rendevano conto che i loro sforzi non avevano alcuna speranza finché viveva Pio XII [...]. Con l'elezione di Giovanni XXIII ci fu bruscamente un'esplosione [...]. Si ebbe nettamente l'impressione di una campagna internazionale, metodicamente organizzata» 53.

 

léon de poncins

 

L'allora Gran Maestro della Massoneria, Lino Salvini (1925-1982), dichiarò nel 1970:

 

«Giovanni XXIII ha recentemente pubblicato un documento che si avvicina molto su questo tema al nostro comportamento [consistente nel non domandare ai fratelli di che religione essi siano] e in effetti la "Mater et Magistra" e la "Pacem in terris" offrono spunti molto suggestivi sull'avvicinamento umano anche là dove esistono differenze ideologiche» 54.

 

lino salvini

 

Il massone Volpicelli ha dichiarato che

 

«ci sono due Pontefici recenti ugualmente graditi alle due comunità [Chiesa e Massoneria], Papa Giovanni e Papa Wojtyla» 55.

 

Con vero linguaggio massonico, Padre Esposito ci assicura che quanto alla comunità ecclesiale,

 

«non è nemmeno da dimostrare che essa a partire da Papa Giovanni e dal Concilio, si è trasformata in un cantiere di lavoro dove scalpellini, scultori e artisti di tutte le specialità, architetti e cappellani, si dedicano a una attività improba e puntigliosa, nell'intento di edificare la nuova cattedrale del futuro» 56.

 

Il cattolico Alec Mellor (1907-1988), entrato in Loggia col permesso del Cardinale Arcivescovo di Parigi, Mons. Maurice Feltin (1883-1975), scrive:

 

«L'ultima fase [del "cessate il fuoco"] doveva essere preparata dall'Aggiornamento voluto da Giovanni XXIII, dal Vaticano II, e poi da Paolo VI» 57.

 

alec mellor - mons. maurice feltin

 

alec mellor - nos frères séparés: les francs-maçons

Sopra: il libro del cattolico «abilitato» (dal suo Vescovo) a frequentare le Logge massoniche Alec Mellor Nos frères séparés: les francs-maçons («I nostri fratelli separati: i massoni»). L'opera è stata edita da Maison Mame nel 1961, tre anni dopo l'elezione di Giovanni XXIII. Ecco lo spirito che regnava sotto Roncalli...

 

Scrive il già citato giornalista Roberto Fabiani:

 

«Fu Giovanni XXIII a rompere il ghiaccio con un provvedimento passato sotto completo silenzio: autorizzò i protestanti convertiti al cattolicesimo e iscritti alla Massoneria a restarsene tranquilli nelle Logge. Da allora i segnali di contatti si moltiplicarono...» 58.

 

Il gesuita Padre José Antonio Ferrer Benimelli conferma la posizione possibilista di Roncalli sulla doppia appartenenza:

 

«E questo [che la Massoneria sia una associazione in cui possono stare tutti i credenti] lo capirono molto bene Giovanni XXIII e Paolo VI, così come il predecessore nello stesso incarico del Cardinal Ratzinger, il Cardinal Seper, che già nel 1972 auspicò la possibilità della presenza dei cattolici all'interno della Massoneria» 59.

 

padre josé antonio ferrer benimelli

 

La stessa cosa è stata affermata da Marsaudon:

 

«Mons. Roncalli mi ha consigliato formalmente di restare in Massoneria [...]. Mi ha ricevuto a Castel Gandolfo nella mia qualità di Ministro emerito dell'Ordine di Malta, e mi ha dato la sua benedizione rinnovandomi il suo incoraggiamento per un'opera di riavvicinamento tra le Chiese, come pure tra la Chiesa e la Massoneria di Tradizione (ossia "regolare")» 60.

 

Questa seppur breve rassegna stabilisce che, a giudizio di quanti si sono occupati della questione, il governo di Giovanni XXIII ha mutato la secolare intransigenza della Chiesa nei confronti della Massoneria con una apertura che giunge fino al permettere la doppia appartenenza: alla Chiesa, cioè, e alla Massoneria.

 

Le grandi concordanze tra Roncalli e la Massoneria

 

Padre Esposito, dal lontano 1967, è stato impegnato nel dialogo con la Massoneria. Per dimostrare la liceità e la possibilità di questo dialogo ha scritto numerose opere, alcune delle quali citate in questo articolo, tra cui Le grandi concordanze tra Chiesa e Massoneria.

 

padre rosario esposito - le grandi concordanze tra chiesa e massoneria

 

In realtà, le «concordanze» in questione non esistono tra la Chiesa e la Massoneria, ma tra quest'ultima e Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II (1920-2005). Per confermare queste concordanze, Padre Esposito non cita solamente i rapporti diretti di alcuni uomini di Chiesa e la Massoneria, ma anche quelli con associazioni o principî che, pur non essendo esplicitamente massonici, sono stati fondati o voluti dalla Massoneria, ovvero la Società delle Nazioni (divenuta in seguito l'ONU) con la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, la Croce Rossa, lo scoutismo e il Rotary Club. In questo articolo tratto dei rapporti di Giovanni XXIII con questi organismi.

 

L'ONU e la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo

 

nazioni unite - onu

 

Il 10 dicembre 1948, l'organizzazione delle Nazioni Unite votò una Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo che riprendeva, nel nome e nei contenuti, quella della Rivoluzione Francese, già condannata da Papa Pio VI (1717-1799).

 

papa pio VI

 

Scrive in proposito Esposito:

 

giovanni XXIII«Ma con Giovanni XXIII, inizia l'epoca del superamento del narcisismo cattolico. L'accettazione delle regole del dialogo e dell'ecumenismo inaugura la legge della reciprocità, nel senso che si ammette l'esistenza e il riconoscimento esplicito dei valori proprî e di quelli altrui [...]. Nell'Enciclica "Pacem in terris" (dell'11 aprile 1963), papa Giovanni fa un esplicito riferimento e plauso tanto all'ONU che alla "Dichiarazione dei diritti dell'uomo": "Le Nazioni Unite si proposero come fine essenziale di mantenere e consolidare la pace tra i popoli, sviluppando fra essi le amichevoli relazioni fondate sui principî dell'uguaglianza, del vicendevole rispetto, della multiforme cooperazione in tutti i settori della convivenza. Un atto della più alta importanza, compiuto dalle Nazioni Unite, è la "Dichiarazione dei Diritti dell'uomo", approvata nell'Assemblea del 10 dicembre 1948 [...]. Su qualche punto particolare della Dichiarazione son state sollevate obiezioni e fondate riserve. Non c'è dubbio però che il documento segni un passo importante verso l'organizzazione giuridico-politica della Comunità mondiale 61.

 

giovanni XXIII - pacem in terris

Sopra: 11 aprile 1963; Giovanni XXIII appone la sua firma sulla Lettera Enciclica Pacem in terris, un documento che trovò apprezzamento negli ambienti massonici.

 

Giovanni XIII, quindi, approva sostanzialmente (seppur con riserve generiche) quello che la Chiesa ha condannato.

 

Lo scoutismo

 

agesci - scout cattolici

 

Dopo aver dimostrato l'origine massonica dello scoutismo (pagg. 297-300) e la sua lenta assimilazione da parte dei cattolici dopo la morte di San Pio X, Padre Esposito riporta un'Allocuzione di Giovanni XXIII in occasione del pellegrinaggio internazionale degli scout cattolici del 13 giugno 1962.

 

«Il pontefice [...], com'era sua abitudine, accentuò la ricerca dei punti di concordia tra le diverse componenti umane, lasciando in secondo piano, anzi neppur menzionando i punti di dissenso e di frattura [...]. "L'incontro del vostro giovanile e ardimentoso servizio - disse - concorrerà a far superare ogni residua barriera tra uomo e uomo, aiutando tutti a riconoscersi figli di Dio e membri di una sola grande famiglia. Qui sta il successo del vostro Movimento; qui il suo onore e la sua gloria". Giovanni XXIII intendeva spronare gli scout cattolici alla conversione di tutti gli infedeli all'unica Chiesa di Cristo, oppure, sicut litteræ sonant, intendeva ridare allo scoutismo "uno degli aspetti più autentici del movimento" che la sua cattolicizzazione aveva svuotato, e cioè "quello della tolleranza interconfessionale"»? 62.

 

robert baden-powell

Sopra: Robert Baden-Powell (1857-1941), fondatore dei Boys Scout. La sua affiliazione alla Massoneria è oggetto di discussione. Alcuni ricercatori ritengono che egli sia stato iniziato durante la guerra in Sud Africa. Comunque sia, gli ideali di fondo della sua creazione sono tutti massonici, tant'è che nel mondo esistono almeno sei Logge che portano il suo nome, una delle quali è stata inaugurata mentre Baden-Powell era ancora vivente. Fonte.

 

Il Rotary Club

 

 

Giuseppe Prezzolini (1882-1992) ha scritto: «I rotariani sono un po' come i boy scout diventati anziani, e favoriti dal successo...» 63. Il noto scrittore ignorava (forse) quanto avesse ragione, almeno per quel che riguarda la comune origine dei due sodalizi.

 

giuseppe prezzolini

 

Padre Esposito, infatti, ricorda l'anima massonica del Rotary (lo stesso si potrebbe dire di associazioni simili) con queste parole illuminanti:

 

«Il rapporto esistente fra questa organizzazione e la Massoneria [...] è strutturale, non solo a causa della fondazione, avvenuta il 23 febbraio 1905 ad opera dell'avvocato Paul P. Harris, di Chicago, e di tre colleghi, massoni come lui, ma anche a causa dell'impostazione ideologica e giuridica del Club, il quale del messaggio iniziatico assume il meglio, per inserirlo nella società laicizzandolo, cioè escludendo gli aspetti vincolanti e iniziatici, i quali - sempre nettamente escludendo la confessionalità religiosa - hanno una certa loro sacralità, pur se laica».

 

paul p. harris - rotary

 

La posizione della Chiesa non poteva, pertanto, che essere avversa al Rotary Club. In Spagna (23 gennaio 1929), in Olanda e in alcuni paesi dell'America Latina, i Vescovi proibirono semplicemente a tutti i cattolici l'iscrizione al Club. Quanto alla Santa Sede, due documenti del 15 gennaio 1929 e dell'11 gennaio 1951 proibirono l'iscrizione agli ecclesiastici. Per i laici, specifica il Decreto approvato da Pio XII, «essi devono essere esortati ad osservare quanto è prescritto nel canone 684 del Codice di Diritto Canonico». Il quale recita:

 

«I fedeli [...] si guardino dalle associazioni segrete, condannate, sediziose, sospette, o che si sforzano di sottrarsi alla legittima vigilanza della Chiesa» 64.

 

rotary club - vaticano

Sopra: in data 12 gennaio 1951, in prima pagina sul St. Petersburg Times, il giornale diocesano di Chicago, viene resa nota la pubblicazione del Decreto emanato dal Sant'Uffizio il giorno precedente, in cui si proibisce ai sacerdoti di aderire al Rotary Club o di partecipare alle sue riunioni.

 

rotary club - vaticano

Sopra: nella stessa data, il quotidiano The Dispatch, di Lexington, nel Kentucky, puntualizza che il Decreto papale emanato il giorno prima proibisce ai sacerdoti l'adesione non solo al Rotary, ma anchead altre associazioni similari, come il Kiwanis Club, il Lion's Club e altre.

 

Sopra: il testo in latino del succitato Decreto del Sant'Uffizio pubblicato su L'Osservatore Romano il 12 gennaio 1951 e ripreso (con evidente stizza) dalla rivista americana The Rotarian (marzo 1951).

 

rotary club - giovanni paolo II

Sopra: la copertina della rivista ufficiale del Rotary Italia (marzo 2000) è dedicata al Giubileo dei rotariani (accorsi all'eventi in 16.000) accolti da Giovanni Paolo II. Dopo Giovanni XXIII e il Concilio Vaticano II, le «associazioni segrete, condannate, sediziose, sospette»... non esistono più.

 

Ma, anche in questo caso, intervenne, secondo l'espressione di Esposito, «la svolta di papa Giovanni» (pag. 344). Della vicenda, abbiamo la versione 65, abbastanza dettagliata, di un protagonista, l'avvocato Omero Ranelletti 66, che svolse un ruolo similare (in piccolo, si intende!) a quello del suo «fratello maggiore», Jules Marx Isaac.

 

omero ranelletti

 

Sopra: il 13 giugno 1960, Jules Marx Isaac (1877-1963), un insegnante ebreo affiliato al B'nai B'rith (una Massoneria esclusivamente ebraica), incontrò Giovanni XXIII per chiedergli che la Chiesa rinunciasse espressamente alla sua dottrina bimillenaria sull'ebraismo, e in particolare sulla responsabilità ebraica nella condanna a morte di Cristo. La sua richiesta venne accettata e questo nuovo insegnamento (in netto contrasto con quello precedente) venne incluso nella Dichiarazione conciliare Nostra Ætate (del 28 ottobre 1965). Sotto Giovanni XXIII tutto divenne possibile, anche ciò che solo qualche anno prima era impensabile.

 

Le condanne e i sospetti della Chiesa bruciavano ai rotariani, che potevano reclutare con difficoltà tra i cattolici; si tentarono perciò più volte delle «riconciliazioni»; in tutti i tentativi, svolse un ruolo Ranelletti. Gli andò male nel 1929. Gli andò male nuovamente nel 1949-50, quando il Presidente internazionale Percy Hodgson, il Governatore Gian Paolo Lang, e il Segretario del Rotary di Roma, Gancia, cercarono di farsi ricevere da Pio XII.

 

«Attesero nel cortile di San Damaso l'autorizzazione a salire nella sala delle udienze: ma l'attesa fu vana. Le autorità della Chiesa, a conoscenza delle loro qualifiche rotariane, non consentirono l'udienza. Il tentativo, fatto nell'interesse e per il bene del Rotary, non ebbe successo» 67.

 

percy hodgson - gian paolo lang

 

Morto Pio XII, subito il nuovo Presidente, l'avvocato Clifford A. Randall (1906-1987), scrive a Ranelletti: vuole un'udienza col neo-eletto Giovanni XXIII! Ranelletti tastò il terreno incontrando il gesuita Padre Giacomo Martegani (1902-1981) il 2 dicembre 1958, e poi si diresse sicuro verso Mons. Loris Capovilla (1915-2016), il segretario privato di Roncalli a Venezia e poi in Vaticano.

 

mons. loris capovilla

 

Capovilla era un vecchio amico (dal 1945) del presidente del Rotary di Venezia, Antonio Ambrosini (1933-2015), il quale, scrivendo proprio a Capovilla, descrisse Roncalli come «un Patriarca così indulgente e comprensivo nei confronti dell'attività rotariana» 68.

 

clifford a. randall - antonio ambrosini

 

Ranelletti conferma:

 

«Papa Giovanni, durante la sua permanenza come Patriarca a Venezia, aveva avuto occasione di avvicinare più volte i rotariani della città, ed era perciò bene al corrente della nostra istituzione» 69.

 

Così, mentre il vicino Arcivescovo di Milano, il Cardinale Alfredo Ildefonso Schuster (1880-1954), includeva il Rotary, nella Rivista diocesana milanese, tra le varie «forme esoteriche di una Massoneria unica» 70 e Roma rinnovava le sue condanne, il Patriarca Roncalli se la faceva buona con i fratelli rotariani! Strano, vero?

 

cardinale alfredo ildefonso schuster

 

Fatto sta che, dopo una telefonata, Ranelletti e Capovilla si incontrarono il 6 febbraio 1959 e parlarono per un'ora. Capovilla, manco a dirlo, ebbe una «eccellente impressione» del Ranelletti che, da parte sua, gli raccontò le traversie dei passati, falliti tentativi. Questa volta, non avrebbero fallito: il 25 febbraio, la segreteria di Mons. Nasalli Rocca di Corneliano informò Ranelletti che «il Santo Padre avrebbe ricevuto in udienza il presidente Randall per il giorno 20 aprile».

 

«Ne godo con lei», scrisse Capovilla a Ranelletti il 2 marzo successivo! Ranelletti comunicò la buona nuova a Randall, «raccomandandogli il massimo riserbo», e poi scrisse a Capovilla:

 

«Nel modulo ufficiale di udienza al Santo Padre [...] ho precisato che - come d'accordo con lei - tale udienza viene richiesta per l'avv. Clifford A. Randall, Presidente del Rotary Internazionale, accompagnato dalla moglie, sig.ra Renata, dal Past Presidente Internazionale G. P. Lang, dai Governatori in carica dei Rotary d'Italia [Giovanni Di Raimondo e Leo Spaur] e da me. Così, all'omaggio di devozione che il Presidente Internazionale si appresta a porgere a Sua Santità a nome di tutta la famiglia rotariana sparsa in 111 paesi del mondo, si unisce l'omaggio particolare [...] della nostra famiglia rotariana italiana» 71.

 

rotary club

 

Certo, era paradossale che la «famiglia rotariana», i cui membri cattolici vi erano iscritti contro il volere della Santa Sede, fosse ricevuta da Giovanni XXIII! Di questo si rese conto il Cameriere Segreto Partecipante di turno, il quale disse due volte a Ranelletti che l'udienza era loro concessa come a persone private, e non in quanto rotariani.

 

Ranelletti oppose gli accordi presi con Capovilla, e si presentò «all'ineguagliabile sorriso di dolcezza e di bontà» di «Papa Giovanni» nella sua qualifica di rotariano, presentando l’omaggio «di tutta la famiglia rotariana del mondo»; al che Giovanni XXIII «ebbe per tutti parole di bontà, confortandoci, infine, della sua apostolica benedizione» 72. L'Osservatore Romano e La Civiltà Cattolica ignorarono l'udienza, riportata da tutti gli altri giornali. Ma ormai i rotariani avevano vinto. Ogni resistenza era ormai crollata quando

 

«il 20 marzo 1963, papa Giovanni accordò al Rotary una seconda udienza. Si recarono da lui i rotariani del 188° distretto, quello di Roma [...]. Il gruppo fu sistemato molto vicino al trono pontificio. Papa Giovanni "rivolse parole di penetrante bontà e impartì la sua paterna benedizione, estesa a tutti i Rotariani del mondo"».

 

Dopo la svolta impressa da Giovanni XXIII l'attitudine del clero verso il Rotary mutò rapidamente. Sopra, negli anni '60, il Vescovo di Avezzano (in provincia di L'Aquila), benedice il labaro del distretto locale del Rotary Club.

 

I delegati del Rotary, Gelati, Caria e Ranelletti, furono presentati, questa volta, «nelle loro qualifiche ufficiali» 73. Lasciamo al rotariano Alessandro Ubertone il commento finale a questo capitolo:

 

«Se riflettiamo ora su certi atteggiamenti assunti in ambienti cattolici, sulle accuse mosse al Rotary di associazione "apertamente ostile al cattolicesimo", "la cui morale non è se non un travestimento della morale laico-massonica" e li compariamo con l'attuale rapporto Rotary-Chiesa; se pensiamo alla rigida ingiunzione a clero e cattolici di "tenersi lontani" dal Rotary e osserviamo la presenza quali soci nei Club di sacerdoti e prelati, uno dei quali, Padre Federico Weber s.j., è stato governatore di un Distretto, ci sembra che i fatti narrati da Ranelletti siano cronache di un altro mondo.

 

padre federico weber s.j.

 

E di un altro mondo si trattava infatti. Oggi, mentre assistiamo a incontri ecumenici ad altissimo livello, ci sembra inconcepibile che si rimproverasse al Rotary di "sottrarsi al legittimo controllo della Chiesa". E altrettanto inconcepibile, data l'attuale apertura nei confronti di tutte le religioni, dichiarate "degne di rispetto", appare questa presa di posizione tanto severa verso una libera associazione che pure si proclamava restauratrice di principî altamente morali nel campo delle professioni e degli affari e unicamente protesa al "bene comune della società". Lo spartiacque fra le due epoche fu segnato da Papa Giovanni e dal Concilio Vaticano II» 74.

 

concilio vaticano II

Sopra: il Concilio Vaticano II (1962-1965), voluto da

Giovanni XXIII e portato a termine da Paolo VI.

 

Le smentite di Mons. Capovilla

 

Come abbiamo visto, tutti gli indizi convergono: Giovanni XXIII non ha osteggiato la Massoneria, anzi, l'ha favorita; ne ha sposato, almeno in parte, i principî; ha sostenuto la possibilità di essere, nello stesso tempo, cattolico e massone e, coerentemente con questa posizione, è stato probabilmente iniziato egli stesso alla Massoneria. Di fronte a indizi così pesanti, a testimonianze provenienti, per giunta, da persone che dicono di stimarlo per questo, non si erge nessuno a sua difesa?

 

In verità, un'autorevole personaggio ha smentito ogni collusione tra la Massoneria e Giovanni XXIII: il suo fedele segretario, l'Arcivescovo Loris Francesco Capovilla. A mia conoscenza, Capovilla è intervenuto a due riprese: una prima volta nel 1976, con due articoli su L'Osservatore Romano, e poi, ultimamente, con un libro-intervista col nipote di Giovanni XXIII, Marco Roncalli 75. Nel 1976, Capovilla intervenne, sdegnato, contro il libro di Pier Carpi, Le profezie di Papa Giovanni.

 

marco roncalli

Sopra: Marco Roncalli, nipote di Giovanni XXIII, e il suo-libro intervista (nella foto l'edizione in lingua spagnola) a Mons. Loris Capovilla.

 

Scritto da un massone, ed edito da una casa editrice massonica, come le Edizioni Mediterranee, il libro asseriva, ricordiamolo, la presunta affiliazione di Roncalli ai Rosacroce, in Turchia. Recisamente, Capovilla smentì, fondandosi sull'Agenda e sul registro delle Messe dell'allora Nunzio in Turchia. Nuovamente, Capovilla ritorna sulla questione, nell'intervista con Marco Roncalli (pag. 117). In questo libro, Capovilla amplia alquanto l'argomento, dilungandosi un po' di più sulle relazioni di Giovanni XXIII con la Massoneria.

 

Secondo Capovilla le voci di «cospirazioni massoniche finalizzate a distruggere la tradizione e l'unità della Chiesa [sono] fantasie per innescare polemiche» 76, cose «inconcepibili» (pag. 89). «Attualmente», Capovilla esclude «commistioni» con la Massoneria; forse nel passato...! (pag. 88). Dopo di che spezza una lancia in favore della Massoneria americana, che non si è «mai proposta in conflitto con la religione».

 

massoneria americana

Forse Mons. Loris Capovilla si era dimenticato (o aveva omesso di dire) che Papa Leone XIII nelle sue numerose condanne contro la sètta massonica aveva incluso anche quelle obbedienze che ammettono l'esistenza di Dio (come appunto la Massoneria statunitense).

 

Quando però si tratta di Giovanni XXIII, il fedele segretario si fa guardingo, smentendo quasi se stesso... Accenna difatti a due episodi, entrambi del 1962: un telegramma ricevuto da una Loggia massonica esprimente auguri per la sua guarigione, e un appunto di pugno di Giovanni XXIII, tratto dal Dictionnaire Apologétique de la Foi Catholique, concernente le condanne papali alla Massoneria. Quanto al telegramma, Giovanni XXIII

 

«segnalò di sua mano questo criterio alla Segreteria di Stato: "Complimenti cortesi si ringraziano. Ma niente compromissioni verbali con Massoneria e simili"» 77.

 

Secondo Capovilla, si tratta di una presa di distanza, ma a me sembra il contrario: nessun Papa aveva mai risposto, cortesemente o scortesemente, a lettere o telegrammi della Massoneria! La seconda informazione, di per sé insignificante (la lista delle condanne pontificie) prende significato per l'uso che, eventualmente, intendeva farne Roncalli. «Il papa aveva in animo una nuova condanna»?, chiesero a Capovilla, nel 1979, due gesuiti filo-massoni, Ferrer Benimelli e Padre Giovanni Caprile s.j. (1917-1993) 78. Allora, Capovilla si sbottonò alquanto:

 

«Non credo che intendesse procedere ad una nuova condanna, ma desiderava conoscere a fondo la questione. Pensava certo al "caute" da ribadire nei contatti e in eventuali "negoziati.

 

Sopra: verso la fine degli anni '50, negli ultimi tempi del regno di Papa Pio XII, Padre Giovanni Caprile, probabilmente su volontà del Sommo Pontefice, pubblicò su La Civiltà Cattolica quattro articoli e redasse diversi opuscoli contro la Massoneria (vedi sopra). Tuttavia, dopo il Concilio e la «svolta» voluta da Giovanni XXIII, come abbiamo visto più sopra, egli scrisse un libro in favore della riconciliazione tra Chiesa e Massoneria (Le Grandi Concordanze tra Chiesa e Massoneria; 1984). Non c'è che dire: i gesuiti obbediscono sempre, anche quando gli si chiede di rinnegare i loro stessi scritti o di affermare - per obbedienza - l'esatto contrario di quello che hanno detto solo qualche hanno prima.

 

Nel 1979, quindi, Capovilla presenta un Giovanni XXIII che non pensa a condannare la Massoneria, ma ad avere con essa, seppur cautamente (caute) «contatti» e «negoziati». Nel 1994, corregge il tiro, diventando persino astruso nello stile:

 

«Confermo la sostanza di quanto asserito nel citato volume [ma] spiego il senso dell'avverbio "cautamente". La cortesia non significherà mai arrendevolezza. Incontrarsi e dialogare non equivarrà mai a compromissioni e ad attenuazioni in fatto di condanne delle Massoneria quale è tuttora» (pag. 89).

 

Sopra: Giovanni XXIII e Mons. Capovilla.

 

E e alla domanda se ci siano stati questi negoziati, risponde seccamente: «Non ne ho mai sentito parlare». È credibile la difesa di Capovilla? È lecito dubitarne. Non solo perché il primo argomento (i telegrammi Massoneria-Vaticano) conferma piuttosto l'accusa, e il secondo è stato diversamente interpretato da Capovilla stesso, ma anche per delle omissioni rivelatrici.

 

Infatti, se non mi inganno, Capovilla non ha mai smentito non solo le affermazioni dei Gran Maestri Gaito e Rangel, ma neppure i tre libri del barone Marsaudon, veramente schiaccianti per Angelo Giuseppe Roncalli! Come mai questo costante silenzio? Eppure i libri del Marsaudon sono stati ripresi e citati da Padre Esposito, ad esempio, ed è strano che Capovilla, che su Giovanni XXIII è informatissimo, non ne fosse a conoscenza.

 

Si direbbe che il libro granguignolesco di Pier Carpi, un po' come un tempo le falsificazioni di Leo Taxil (1854-1907), sia servito da falso bersaglio per tentare di screditare un argomento ben più seriamente fondato, qual'è quello dell'affiliazione massonica di Giovanni XXIII. Chiunque affermi l'iniziazione di Roncalli sarà così ridicolizzato come seguace di Pier Carpi, come i sostenitori dell'origine satanica della Massoneria lo sono come epigoni di Leo Taxil. Si tratterebbe pertanto di una classica operazione massonica di depistaggio, per nascondere quanto basta la mano dopo aver gettato il sasso...

 

leo taxil

Nel 1884, l'ebreo Leo Taxil (il cui vero nome era Marie Joseph Gabriel Antoine Jogand-Pagès) dopo essersi (falsamente) convertito al cattolicesimo iniziò a scrivere libri contro la Massoneria in cui affermava di essere stato iniziato nel 1881. Le sue descrizioni rasentavano spesso il grottesco (il diavolo che suona il pianoforte in Loggia...) Dopo aver convinto della veridicità dei suoi resoconti buona parte del partito antimassonico francese, egli dichiarò di essersi inventato tutto, trascinando così nel ridicolo coloro che si battevano contro la sètta. A partire da quel momento, ogni opposizione alla Massoneria venne associata ai racconti bizzarri di Taxil. Per molti autori, si trattò di un'operazione massonica di depistaggio atta a screditare ogni scritto contro la Libera Muratoria.

 

Massoneria ed ecumenismo

 

L'accostamento lo riprendo dal libro di Marsaudon: L'Œcumenisme vu par un Franc-Maçon de Tradition. Il motto dell'intimo amico di Giovanni XXIII è (tratto dal rituale massonico) perfettamente ecumenico: «Ad dissipata colligenda», ossia «riunire ciò che è disperso» (pag. 59). Si può dire che l'ecumenismo sia figlio legittimo della Massoneria, la quale unisce, in una superiore tradizione e nel servizio dell'uomo, tutte le confessioni religiose... Scrisse Marsaudon:

 

• «Pensiamo, ad esempio alla famosa bolla di scomunica fulminata da Clemente XII contro i nostri predecessori [...]. Oggi sappiamo quali furono i veri motivi della sua promulgazione. Clemente XII rifiutava, semplicemente, ai nostri predecessori la possibilità di ricevere adepti di confessioni diverse. Ai nostri giorni, il nostro Fratello Franklin Delano Roosvelt ha preteso per tutti gli uomini la possibilità "di adorare Dio secondo i proprî principî e secondo le proprie convinzioni".

 

Ecco la tolleranza, ed ecco pure l'ecumenismo! Noi, Massoni di tradizione, ci permettiamo di parafrasare e trasporre questa parola di un celebre uomo di Stato adattandola alle circostanze: cattolici, ortodossi, protestanti, israeliti, musulmani, induisti, buddisti, liberi pensatori e liberi credenti, sono, da noi, solo dei nomi; il cognome è: massoni» (pag. 126).

 

franklin delano roosevelt

Sopra: il Fratello Franklin Delano Roosevelt (a sinistra, seduto) con il copricapo degli Shriner (un Ordine massonico). A lato, la sua tessera di iscrizione alla Loggia Holland No. 8 di New York. 

 

• «Pio IX, Leone XIII stesso sono, non oseremmo dire condannati, ma singolarmente dimenticati. All'inizio di questo saggio (in un altro articolo sullo stesso argomento), citammo Padre Alexis-Henri-Marie Lépicier, morto Cardinale, e accanito persecutore di eretici. Oggi, non si parla solo di un riavvicinamento ma, è questa la rivoluzione voluta da Giovanni XXIII, di libertà di coscienza.

 

cardinale lépicier

 

Noi pensiamo che un massone degno di questo nome, che si è impegnato per primo a praticare la tolleranza, non possa felicitarsi senza restrizione alcuna dei risultati, irreversibili, del Concilio, quali che ne siano le momentanee conclusioni [...].

 

Era evidente che anche la Chiesa più dogmatica avrebbe dovuto, un giorno, scomparire o adattarsi, e per adattarsi, ritornare alle Fonti. Con tutti i cristiani veramente sinceri, non possiamo che sperare: sperare che Giovanni XXIII non sia vissuto, non abbia operato, pregato, sofferto, che non sia morto invano» (pagg. 119-120).

 

Non è a caso allora, forse, che il primo gesto clamoroso di Giovanni XXIII in materia di ecumenismo abbia riguardato proprio un massone, il primate anglicano Geoffrey F. Fisher (1887-1972), «arcivescovo» di Canterbury, ricevuto in Vaticano il 2 dicembre 1960.

 

geoffrey f. fisher

 

Scrive l'ex Gran Maestro Giordano Gamberini (1915-2003):

 

«Iniziato alla Loggia "Old Reptonian" N. 3725 della Gran Loggia d'Inghilterra nel 1916 [Fisher] nel 1939 presso questa Gran Loggia Madre del mondo ricoprì la carica di Gran Cappellano, che nelle Massonerie latino-cattoliche viene indicata col termine di Grande Oratore» 79.

 

giordano gamberini


Si chiede Padre Esposito:

 

«Esercitò un ruolo, nell'avvio del dialogo Roma-Londra, che partì proprio da Fisher, il fatto che questi avesse militato, e forse che questi militasse ancora attivamente in Loggia»?

 

Certo, stupisce l'incontro, usando le parole di Esposito, di «due Papi e due gerarchi iniziati» (Giovanni XXIII e Fisher, Paolo VI e Atenagora; ai quali bisognerebbe aggiungere il super-iniziato Jules Isaac!) 80. Ignorava Giovanni XXIII che Fisher era non solo un eretico, ma anche un massone? Difficile pensarlo, poiché l'iniziazione delle gerarchie anglicane alla Massoneria è una prassi collaudata 81. La prossima puntata sarà pertanto dedicata all'ecumenismo di Giovanni XXIII. Un altro modo di parlare del suo massonismo...

 

Sopra: in occasione della morte di Giovanni XXIII, il 3 giugno 1963, la Massoneria messicana comprò uno spazio sul quotidiano El Informador (del 4 giugno 1963) per esprimere il suo lutto. A sinistra, il necrologio originale della Gran Loggia Occidentale. A lato, la nostra traduzione.

 

 

POSTFAZIONE

 

A cura del Centro Culturale San Giorgio

 

 

Poiché l'articolo di don Ricossa, pur essendo di ancora di grande interesse, risale all'ormai lontano 1996, abbiamo pensato di aggiornare la situazione da lui descritta aggiungendo alcuni sviluppi avvenuti in questi ultimi vent'anni. Come tutti sapranno, il 3 settembre 2000 Giovanni XIII è stato beatificato da Giovanni Paolo II, e il 27 aprile 2014 Benedetto XVI (1927-2022) lo ha elevato agli onori degli altari (insieme allo stesso Karol Wojtyla) dichiarandolo «santo». Ora, alla luce di ciò che abbiamo appreso leggendo l'articolo di cui sopra, il fedele cattolico non può non rimanere sconcertato dinanzi a questa canonizzazione.

 

canonizzazione roncalli

 

Il «papa buono», con il suo fare da persona semplice e bonaria, ha volutamente ignorato il Magistero pontificio precedente e ha di fatto sdoganato la nemica numero uno della Chiesa cattolica liberandola dal serraglio in cui l'avevano rinchiusa i suoi predecessori. A loro volta, i suoi successori, animati dal medesimo spirito progressista, hanno seguito le sue orme approvando ufficialmente dottrine condannate solennemente dai Pontefici pre-conciliari (ecumenismo, libertà religiosa, laicità dello Stato, collegialità, ecc...), tutte concetti cari ai «figli della Vedova».

 

Come aveva predetto il massone Marsaudon, la Chiesa, o meglio, gli uomini di Chiesa, si sono «adattati» abbandonando o ignorando le numerose condanne pre-conciliari comminate alla sètta. Visti gli atti di benevolenza e di plauso verso il nemico da parte di Roncalli, si direbbe che dopo il Concilio il lupo di cui il Signore parla più volte nel Vangelo non esista più o non tenti più di sbranare le pecore. Chissà! Forse è diventato vegetariano... Per questi signori, intenti a «cercare ciò che ci unisce e non ciò che ci divide», il lupo è nostro amico, nostro fratello... Ed ecco rispuntare il sogno irenistico tipico dei cattolici liberali di un'umanità unita che vive in pace... col lupo.

 

 

Ma a chi non ha perduto la fede ricevuta nel battesimo, a chi crede ancora nella malvagità del lupo e non intende rinnegare il Magistero perenne della Chiesa viene invece da pensare che certi pastori siano venuti meno alla loro missione di pascere il gregge di Cristo e siano divenuti mercenari o - peggio - amici del lupo, o peggio ancora, essi stessi lupi travestiti da agnelli. E mentre gli uomini di Chiesa si sono «adattati», la Massoneria non è affatto cambiata nei suoi perfidi propositi. Se il «fumo di Satana» di montiniana memoria è penetrato da qualche fessura nel sacro recinto dobbiamo necessariamente riconoscere che è stato agevolato da personaggi come Giovanni XXIII.

 

stefano bisi

La Massoneria non ha mai rinunciato al suo relativismo. In compenso, i cattolici odierni sono portati a pensare dall'ecumenismo ormai imperante che anche le altre religioni o filosofie siano portatrici di verità, e che di conseguenza la Chiesa cattolica non sia l'unica depositaria di quella Verità che è Cristo. Senza essere massoni o portare il grembiulino e indossare il cappuccio, le masse stanno ormai seguendo (senza saperlo) gli ideali massonici. Si direbbe una sorta di massonismo diffuso...

 

 

banner centro culturale san giorgio

 

Note

 

1 Articolo estratto dalla rivista Sodalitium, nº 42, Anno XII, Semestre I, gennaio 1996, pagg. 3-17.

2 Cfr. «La Loggia è una casa di vetro». Intervista di Fabio Andriola a Virgilio Gaito, in L'Italia Settimanale, del 26 gennaio 1994, nº 3, pag.74.

3 Cfr. «Giuliano il Teista». Intervista di Giovanni Cubeddu a Virgilio Gaito, in Trenta Giorni, nº 2, febbraio 1994, pag. 29.

4 «Ero a Parigi quando i non iniziati Angelo Roncalli e Giovanni Montini furono iniziati, lo stesso giorno, agli augusti misteri della fratellanza. Perciò non è strano che molte cose che sono state realizzate nel Secondo Concilio Vaticano, da Giovanni XXIII, siano basate sui principî e postulati massonici» (cfr. Da Proceso, nº 832, del 12 ottobre 1992, cit. in C.D.L. Reporter, maggio 1995, nº 179, pag. 14).

5 Cfr. Sodalitium, nº 25, pagg. 34-35. Fumettista, scrittore e regista italiano, Carpi aderì alla Società Teosofica e all'inizio degli anni Novanta dette vita  ad un Gruppo Teosofico, da lui presieduto, che aveva sede a Reggio Emilia

https://it.wikipedia.org/wiki/Pier_Carpi

6 Cfr. Sodalitium, nº 25, pagg. 22-37; nº 26, pagg. 3-11.

7 Cfr. P. R. Esposito S.S.P., Santi e massoni al servizio dell'uomo, Bastogi, Foggia, 1992, pag. 216.

8 Cfr. M. Blondet, Gli «Adelphi» della dissoluzione, Ares, Milano, 1994, pagg. 49-51.

9 Cfr. Sodalitium, nº 27, pagg. 17-24; nº 28, pagg. 19-28.

10 Cfr. A. A. Mola, Storia della Massoneria italiana dall'Unità alla Repubblica, Bompiani, Milano, 1976, pagg. 548 e 624.

11 Cfr. F. C. Sante, «De Don Miguel Matèu Pla al cisma, pasando por el Nuncio Roncalli»Da don Miguel Matèu Pla allo scisma, attraverso il Nunzio Roncalli»), in Que Pasa?, nº 459, del 14 ottobre 1972; cit. in T. Tello, Sombras y penumbras de la figura Roncalli (alias Juan XXIII)Ombre e penombre della figura Roncalli (alias Giovanni XXIII)), presso l'autore, pagg. 21 e 22.

12 Si tratta, per l'esattezza, di: L'Œcumenisme vu par un Franc-Maçon de Tradition («L'ecumenismo visto da un massone di tradizione»), Vitiano, Parigi, 1964 (con prefazione di Charles Riandey, Gran Commendatore del Supremo Consiglio di Francia, Rito Scozzese Antico e Accettato, e dedica «alla memoria di Angelo Roncalli... al Padre di tutti i Cristiani, all'Amico di tutti gli Uomini, Al suo Augusto continuatore, S.S. Papa Paolo VI»; De l'initiation maçonnique à l'orthodoxie chrétienne («Dall'iniziazione massonica all'ortodossia cristiana»), Dervy, Parigi, 1965; Souvenirs et réflections: un haut dignitaire de la Franc-Maçonnerie de tradition révèle ses secrets («Ricordi e riflessioni: un alto dignitario della Massoneria di tradizione rivela i suoi segreti»), Vitiano, Parigi, 1976.

13 Lo svizzero Oswald Wirth, iniziato alla Massoneria nel 1882 (Gran Loggia di Francia) reagì contro l'abbandono del simbolismo da parte di molti massoni, trovandosi così in sintonia con un altro massone spiritualista ben noto, René Guénon (1886-1951) (cfr. A. Mellor, Dictionnaire de la Franc-Maçonnerie et des Franc-Maçon, Belfond, Parigi, 1971-1979, pagg. 268 e 318). Wirth fu, a sua volta, segretario e discepolo prediletto di Stanislas de Guaita (1861-1897), fondatore dell'Ordine Cabalistico della Rosa-Croce, occultista, morfinomane, accusato di satanismo (ingiustamente, secondo Massimo Introvigne, malgrado libri da lui scritti quali Il tempio di Satana, La chiave della magia nera e Saggio di scienze maledette). A sua volta, de Guaita considerava «Maestro dei Maestri» il celebre mago cabalista Eliphas Levi (1810-1875), pseudonimo dell'ex prete cattolico Alphonse-Louis Constant. Una curiosità: de Guaita era ottimo amico del noto letterato Maurice Barrès (1862-1923), con il quale fondò anche un Ordine martinista. Oltre al dizionario di Mellor (noto catto-massone), vedi anche M. Introvigne, Il Cappello del Mago, Sugarco, Milano, 1990, pagg. 152-154, 187-189, 225.

14 Cfr. Y. Marsaudon, L'Œcumenisme vu par un Franc-Maçon de Tradition, pag. 45. Le notizie biografiche su Marsaudon sono state tutte ricavate dalla stessa opera, pagg. 20 e 44.

15 Cfr. Y. Marsaudon, Souvenirs et réflections: un haut dignitaire de la Franc-Maçonnerie de tradition révèle ses secrets. Non ho potuto consultare il libro, che cito pertanto da T. Tello, op. cit., pag. 7.

16 Cfr. Y. Marsaudon, L'Œcumenisme vu par un Franc-Maçon de Tradition, pagg. 45-46; Souvenirs et réflections: un haut dignitaire de la Franc-Maçonnerie de tradition révèle ses secrets; cit. in T. Tello, op. cit., pag. 7.

17 Cfr. Y. Marsaudon, L'Œcumenisme vu par un Franc-Maçon de Tradition, pag. 45.

18 Cfr. Y. Marsaudon, Souvenirs et réflections: un haut dignitaire de la Franc-Maçonnerie de tradition révèle ses secrets, pag. 263.

19 Cfr. Y. Marsaudon, De l'initiation maçonnique à l'orthodoxie chrétienne, pagg. 135-136; cit. in P. R. Esposito S.S.P., Le grandi concordanze tra Chiesa e Massoneria, Nardini, Firenze, 1987, pagg. 390-391.

20 Vedi Sodalitium, nº 28, pagg. 26-27, ove la citazione di Burckhardt è integralmente riportata.

21 Cfr. Documentation Catholique, Anno 1961, colonne 1193 e 1262 (Breve e nuove costituzioni), colonna 1477 (il Cardinale Giobbe è nominato Patrono dell'Ordine), e Anno 1962, colonna 1029 (elezione del nuovo Gran Maestro).

22 Cfr. P. Jardin, Les Chevaliers de Malte. Une perpetuelle croisade («I Cavalieri di Malta. Una crociata perpetua»), Librairie Academique Perrin, Parigi, 1974, pagg. 305-308. Esiste anche un ramo separato di confessione luterana, il Johanniter Orden (vedi stessa opera, pagg. 299-303).

23 «Se abbiamo insistito un po' sulla questione dell'Ordine di Malta, è perché è interessante da un punto di vista ecumenico. Proprio perché Sovrano, (l'Ordine) ha potuto ammettere nel suo seno dei Cavalieri di confessione Ortodossa. Una associazione Romena, creata inizialmente a Parigi, è ormai installata nella sede stessa del Gran Magistero [a Roma]. Non è forse inutile ricordare che lo Zar Paolo I fu Gran Maestro dell'Ordine» (cfr. Y. Marsaudon, L'Œcumenisme vu par un Franc-Maçon de Tradition, pag. 40).

24 La Massoneria ha sempre avuto una predilezione per gli Ordini cavallereschi, poiché si considera essa stessa una continuazione dell'Ordine dei Templari.

25 Marsaudon afferma di essere stato presentato al Ministro dell'Ordine in Francia, de Pierredon, da un massone di alto Grado, Cavaliere di Malta, e che il presidente dell'Associazione Ospedaliera delle Opere dell'Ordine in Francia, Justin Godard, già ministro della Sanità, era anch'egli massone (cfr. Y. Marsaudon, L'Œcumenisme vu par un Franc-Maçon de Tradition, pag. 44). A. A. Mola, op. cit., pag. 599, nota nº 4) parla di «penetrazione di correnti esoteriche e, in specie, del mesmerismo all'interno dell'Ordine dei Cavalieri di Malta», rinviando il lettore all'opera di E. Bradford, Lo scudo e la spada. Storia dei Cavalieri di Malta. Mursia, Milano, 1975, pagg. 201-203.

26 «Nicola Canali, ordinato sacerdote nel 1900, segretario e commensale di Merry del Val, al quale testimoniò anche dopo la sua morte una fedeltà incrollabile (adoperandosi e riuscendo a far aprire il suo processo di canonizzazione), e che rifiutò ogni posto diplomatico per restare al suo servizio. Sostituto alla segreteria di Stato nel 1908, segretario della Congregazione cerimoniale nel 1914, assessore del Sant'Uffizio nel 1926 (del quale, allora, era segretario Merry del Val), Cardinale diacono nel 1935 e gran penitenziere, gran priore dell'Ordine di Malta e gran maestro dell'Ordine del Santo Sepolcro, diresse sotto Pio XII tutta l'amministrazione materiale e finanziaria del Vaticano» (cfr. É Poulat, Intégrisme et catholicisme intégral, Casterman, Tournai, 1969, pag. 587). Il libro più conosciuto sul caso dell'Ordine di Malta, giudicato «di tipo scandalistico» dallo storico Andrea Riccardi (Il partito romano, Morcelliana Brescia 1983, pag. 61, nota nº 83), è quello del noto e discusso scrittore Roger Peyrefitte (I cavalieri di Malta, Firenze, 1957) nel quale vi sono anche numerosi cenni alla personalità del Cardinal Canali.

27 Vedi le accuse di Marsaudon nel suo libro L'Œcumenisme vu par un Franc-Maçon de Tradition, pag. 39, e di P. Jardin, op. cit., pag. 313.

28 Cfr. Y. Marsaudon, L'Œcumenisme vu par un Franc-Maçon de Tradition, pag. 21.

29 Franco Bellegrandi, già Cameriere di Spada e Cappa di Sua Santità e collaboratore de L'Osservatore Romano, scrisse nel 1977 un libro che solo nel 1994 è stato edito, nonché pubblicamente presentato a Roma con un certo scalpore della stampa nazionale, poiché tra i partecipanti alla presentazione vi era il Cardinal Silvio Oddi. Il libro, edito dalla E.I.L.E.S. di Roma e intitolato Nichitaroncalli. Controvita di un Papa, sostiene molte delle tesi della serie di articoli che Sodalitium sta pubblicando. Il suo principale difetto però, a nostro avviso, consiste nello stile irriverente dell'Autore, e nella quasi assoluta mancanza di documentazione: Bellegrandi riferisce i pettegolezzi (o i fatti di cui fu testimone) della Corte vaticana alla quale appartenne, senza discernimento tra notizie serie o chiacchiere infondate. Per questo anche negli ambienti «tradizionalisti» (ad esempio, sulla rivista toscana Controrivoluzione) il libro di Bellegrandi è stato stroncato. Non mi sembra però che si debbano considerare inattendibili tutte le affermazioni di Franco Bellegrandi che possono essere molto utili se suffragate dai necessari riscontri.

30 Cfr. F. Bellegrandi, op. cit., pagg. 59-61.

31 Cfr. A. A. Mola, op. cit., pag. 628.

32 Ibid., pag. 626; P. R. Esposito, op. cit., pagg. 119, 388, 409.

33 Giovanni XXIII ricevette l'Ordine di Malta il 24 giugno 1961, Canali morì il 2 agosto dello stesso anno. Andrea Riccardi, ne Il «partito romano» nel secondo dopoguerra (1945-1954), Morcelliana, Brescia, 1983, pag. 62, nº 83, acutamente coglie, in poche righe di Roncalli, il suo disprezzo per Canali: «Scrive Giovanni XXIII al Cardinal Testa a proposito del ruolo del Canali: "Il posto occupato a suo modo dal defunto Cardinale Canali..."» (9 agosto 1961, in Giovanni XXIII, Lettere 1958-1963, a cura di Mons. L. F. Capovilla, Roma, 1978, pag. 307).

34 Cfr. Sodalitium, nº 29, pagg. 3-5.

35 Cfr. Sodalitium, nº 32, pagg. 29-31.

36 Cfr. Sodalitium, nº 33, pag. 22.

37 Cfr. B. Lai, I segreti del Vaticano da Pio XII a papa Wojtyla, Laterza, Roma-Bari, 1984, pagg. 82-83; Il Papa non eletto. Giuseppe Siri, Cardinale di Santa Romana Chiesa, Laterza, Roma-Bari, 1993, pag. 202, nº 7.

38 Cfr. G. Andreotti, A ogni morte di Papa. I Papi che ho conosciuto, Rizzoli, Milano, 1980, pag. 106. Il senatore a vita Giulio Andreotti, protagonista della politica italiana dal dopoguerra a oggi, è stato sotto processo per delle supposte collusioni con la Mafia e la Massoneria o, meglio, con la Mafia tramite la Massoneria. Secondo alcuni accusatori, sarebbe stato lui il vero capo della Loggia Massonica Propaganda 2 (P2). Secondo altri, i contatti con la Mafia iniziarono quando, su richiesta di Paolo VI, egli intervenne per proteggere il finanziere siciliano (e massone) Michele Sindona, morto poi suicida (?) in carcere.

39 Cfr. B. Lai, Il Papa non eletto. Giuseppe Siri, Cardinale di Santa Romana Chiesa, pag. 202, nº 7.

40 È noto che sono circolate molte liste, più o meno attendibili, di prelati iscritti alla Massoneria. Tra le varie e presunte affiliazioni, una è particolarmente documentata, quella di Franziskus König, dal 1956 Arcivescovo di Vienna, creato Cardinale da Giovanni XXIII il 15 dicembre 1958. Il bene informato Roberto Fabiani, senza esitazioni o mezzi termini, asserisce che il Cardinal König è massone, precisando l'iscrizione alla Loggia coperta Giustizia e Libertà della Massoneria di Piazza del Gesù (cfr. R. Fabiani, I massoni in Italia, L'Espresso, 1978, Farigliano, pagg. 78 e 130. In ogni caso, al seguito del suo predecessore, il Cardinale Innitzer, König è stato un personaggio attivissimo nel dialogo con la Massoneria (cfr P. R. Esposito, op. cit., pagg. 26, 126, 163-167; P. R. Esposito, La riconciliazione tra la Chiesa e la Massoneria, Longo, Ravenna, pag. 12). König è stato un grande elettore di Karol Wojtyla nel Conclave che lo elesse.

41 Cfr. B. Lai, I segreti del Vaticano da Pio XII a papa Wojtyla, pag. 84.

42 Ibid., pag. 83.

43 Ibid., pag. 85; B. Lai, Il Papa non eletto. Giuseppe Siri, Cardinale di Santa Romana Chiesa, pag 202; G. Andreotti, op. cit., pag. 106. Era la sera prima del Conclave.

44 Cfr. Paolo VI, discorso del 21 giugno 1972; cit. in L'attività della Santa Sede, Tipografia Poliglotta Vaticana, 1972, pag. 221.

45 Cfr. F. Bellegrandi, op. cit., pagg. 61-62.

46 Cfr. Y. Marsaudon, L'Œcumenisme vu par un Franc-Maçon de Tradition, pag. 47.

47 Cfr. A. A. Mola, op. cit., pagg. 598-599.

48 Si potrebbe obbiettare che il sinodo del 1960, all'art. 247, riprese la condanna della Massoneria sulla base del canone 2335 del Codice di Diritto Canonico. Osserva però P. Esposito: «Si tratta di un adempimento che ha l'aspetto di un prodotto della forza d’inerzia e che sembra corrispondere solo parzialmente alla "mens" del Pontefice. Il tutto è fatto in maniera automatica, senza porsi nemmeno il problema delle mutate situazioni storiche e delle ripercussioni che esse hanno avuto tanto nella Chiesa che nella Massoneria. In maniera analoga egli non ammorbidì sicuramente, in teoria, il pensiero della Chiesa nei confronti del comunismo, mentre nel comportamento concreto compì gesti la cui bontà e fraternità - si pensi all'udienza concessa ad Agiubei, genero di Krusciov - non hanno bisogno di commenti» (cfr. P. Esposito, Santi e Massoni, pag. 213). Lo stesso Capovilla, Segretario di Giovanni XXIII, pur conoscendo la prescrizione del Sinodo romano, ribadisce che Giovanni XXIII non fece nuove condanne della Massoneria. (cfr. Giovanni XXIII, nel ricordo del segretario Loris F. Capovilla. Intervista di Marco Roncalli con documenti inediti, San Paolo, Cinisello Balsamo, 1994, pagg. 87-90 e 117).

49 Cfr. P. R. Esposito, La riconciliazione tra la Chiesa e la Massoneria, pag. 34, nota nº 2.

50 E questo malgrado le pretese di Alleanza Cattolica. Il nuovo «Codice di diritto canonico» del 1983 non nomina neppure più la Massoneria, ed abroga la scomunica contemplata dal Canone 2335 del Codice di Diritto Canonico (l'unico autentico, quello del 1917). Per ovviare alle reazioni dei cattolici, il Cardinale Ratzinger dovette fare una «dichiarazione sopra le associazioni massoniche», il 26 novembre 1983, nella quale si afferma che è ancora proibito iscriversi alla Massoneria, per cui i trasgressori sono in stato di peccato mortale e non possono ricevere l'Eucarestia. Si tratta certo di un passo indietro rispetto alla decisione del predecessore di Ratzinger, il Cardinale Seper, che autorizzava la doppia appartenenza (alla Chiesa ed alcune obbedienze massoniche), ma non si tratta però della scomunica, che non è più contemplata dal nuovo diritto. È la tattica dei due passi avanti e uno indietro... Sulla questione si veda don C. Nitoglia, Infiltrazioni giudaico-massoniche nella Chiesa romana, in Sodalitium, nº 38, pagg. 17-29 (specialmente pagg. 22-23: «La falsa restaurazone degli anni '80»).

51 Cfr. Dichiarazione collettiva dell'Episcopato argentino, del 20 febbraio 1959 (in Documentation Catholique, col. 483-488) e la Lettera pastorale collettiva degli Arcivescovi e Vescovi del Ruanda-Urundi (in Documentation Catholique, 1961, col. 511-532).

52 Cfr. J. Ploncard D'Assac, Le secret des Franc-Maçons («Il segreto dei massoni»), éd. de Chiré 1979, pag. 169.

53 Cfr. L. De Poncins, Infiltrations ennemies dans l'église («Infiltrazioni nemiche nella Chiesa»), Documents et témoignages, Paris 1970 pagg. 85-88.

54 Colloquio catto-massonico di Ariccia, del 20 aprile 1970; cit. in P. R. Esposito, La riconciliazione tra la Chiesa e la Massoneria, pag. 79.

55 Dibattito catto-massonico di Lecce, del 24 febbraio 1979, cit. in P. R. Esposito, La riconciliazione tra la Chiesa e la Massoneria, pag. 114.

56 Ibid., pag. 122.

57 Cfr. A. Mellor, op. cit., pag. 114.

58 Cfr. R. Fabiani, op. cit., pag. 85.

59 Articolo pubblicato su El Paìs, Madrid, del 10 marzo 1985, tradotto da Hiram, Roma, aprile 1985, e riportato da P. R. Esposito, Le grandi concordanze tra Chiesa e Massoneria, pag. 84.

60 Cfr. Y. Marsaudon, De l'initiation maçonnique à l'orthodoxie chrétienne, pagg. 135-136; cit. in R. Esposito, Le grandi concordanze tra Chiesa e Massoneria, pag. 391.

61 Cfr. R. Esposito, Le grandi concordanze tra Chiesa e Massoneria, pagg. 251-252.

62 Ibid., pagg. 313, 301.

63 Cfr. G. Prezzolini, «Nel circolo dei rotariani ci sono tutti i "primi della classe"», articolo pubblicato su Il Tempo di Roma, del 10 marzo 1955.

64 Un articolo de La Civiltà Cattolica preciserà che la qualifica attribuita al Rotary è quella di associazione «sospetta».

65 Cfr. O. Ranelletti, «La Chiesa cattolica e il Rotary Internazionale», in Realtà Nuova, rivista mensile dei Rotary Club d'Italia, Milano, nº 4, aprile 1972. L'autore ne curò, nel 1975, l'aggiornamento e la riedizione. Io cito dall'ultima edizione: O. Ranelletti, Il Rotary e la Chiesa cattolica, Quaderni di Realtà Nuova, Istituto culturale rotariano, Torino, 1991, con una prefazione di Alessandro Ubertone e un articolo sull'autore di Antonio de Majo.

66 Nato a Celano nel 1885, è morto nel 1979, a novantaquattro anni. Ranelletti si proclama fervente cattolico, ma c'è da dubitarne, e non solo per le alte cariche rotariane da lui ricoperte a lungo, fin da quando fondò il Club a Roma nel 1924. Fu, infatti, Capo Gabinetto del Ministero della Pubblica Istruzione per molti anni, e fino al 1920, sotto il ministro Ruffini e nel governo Nitti. Il senatore Ruffini, liberale, professore di Diritto ecclesiastico, fu tenace assertore della libertà religiosa, nonché difensore della Massoneria; Nitti, anch'egli liberale, è citato come affiliato da alcuni autori (vedi per la questione dibattuta G. Vannoni, Massoneria, Fascismo e Chiesa Cattolica, Laterza, Bari, 1979, pag. 71). «Abbandonato il Ministero - ci informa Ubertone - si adoperò con l'on. Andrea Torre per la fondazione e direzione amministrativa del giornale di opposizione al regime fascista "Il Mondo", al quale collaborò, trattando i problemi della scuola e della cultura, in leale sodalizio con Giovanni Amendola, Meuccio Ruini, Alberto Cianca ed altri, fino al 1925, quando il giornale dovette cessare le pubblicazioni». Ora, l'on. Ruini era, notoriamente, un'alta carica della Massoneria (cfr. A. A. Mola, op. cit., pag. 258); massone erano anche l'on. Torre (cfr. A. A. Mola, op. cit., pag. 389) e l'on. Amendola (cfr. G. Vannoni, op. cit., pagg. 75 e nota nº 25 a pag. 84; per Mola ciò è probabile; vedi pag. 492) e, lo lascia capire il Mola, pure per Alberto Cianca (pag. 615). Possibile che solo Ranelletti, in questa bella congrega di massoni e filo-massoni, fosse un «cattolico a tutta prova» (cfr. O. Ranelletti, op. cit., pag. 87)?

67 Cfr. O. Ranelletti, op. cit., pag. 86.

68 Ibid., pag. 88. Lettera di Lando Ambrosini a Mons. Capovilla, del 22 dicembre 1958.

69 Ibid., pag. 91.

70 Cfr. Rivista diocesana milanese, novembre 1949, pagg. 240-241; cit. in R. Esposito, Le grandi concordanze tra Chiesa e Massoneria, pag. 342.

71 Cfr. O. Ranelletti, op. cit., pagg. 89-90.

72 Ibid., pag. 91.

73 Ibid., pag. 93; cit. in R. Esposito, Le grandi concordanze tra Chiesa e Massoneria, pag. 346.

74 Prefazione a O. Ranelletti, op. cit., pag. 5.

75 Cfr. L'Osservatore Romano, del 15-16 novembre 1976 (Una dichiarazione di S. E. Mons. Capovilla. «Falsa e deformante l'opera "Le profezie di Papa Giovanni"»); e del 23 dicembre 1976: Giovanni XXIII, nel ricordo del segretario Loris F. Capovilla. Intervista di Marco Roncalli con documenti inediti, San Paolo, Cinisello Balsamo, 1994, pagg. 87-90 e 117.

76 Prova ne sia, continua Capovilla, che tra i «protagonisti della riforma annunciata da papa Giovanni» c'erano persone irreprensibili come Lercaro, Bugnini, Pellegrino e Bevilacqua! (pag. 87).

77 La nota è del 6 dicembre 1962; sono io che ho messo i caratteri in grassetto. La citazione è tratta da L'Osservatore Romano, 15-16 novembre 1976.

78 Cfr. J. Ferrer Benimeli, G. Caprile, Massoneria e Chiesa cattolica. Ieri, oggi e domani, Roma, 1979, pag. 71; cit. in M. Roncalli-L. Capovilla, op. cit., pagg. 88-89.

79 Cfr. G. Gamberini, Mille volti di massoni, Roma, Erasmo, 1975, pag. 229; cit. in R. Esposito, Santi e massoni al servizio dell'uomo, pag. 214.

80 Cfr. R. Esposito, Santi e massoni al servizio dell'uomo, pag. 214.

81 Esposito cita studi secondo i quali nel 1955 vi erano ben diciassette «vescovi» e 500 «prelati» anglicani solo negli ultimi e più alti Gradi massonici! (cfr. R. Esposito, Santi e massoni al servizio dell'uomo, pag. 214).

 

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