dossier del centro culturale san giorgio

titolo ecologia e mondialismo

di Michel Berger 1

 

postato: 19 novembre 2021

 

 

 

PRIMA PARTE
La terra è minacciata
?


 

Premessa

 

Pur essendo stato pubblicato nel 2000 sotto forma di opuscolo, questo scritto è ancora di grande attualità. In questo periodo di pandemia, prevedendo l'élite che probabilmente non si potrà mantenere ancora per molto tempo l'attuale stato di emergenza proclamato a causa della presenza del virus, sta già tornando a spingere sulla necessità di porre rimedio al «gravissimo» problema provocato dai cambiamenti climatici. Prova ne è che Greta Thunberg, personaggio-chiave dell'emergenza climatica (in realtà, un burattino manovrato dall'élite globalista), che era letteralmente scomparsa dalla scena durante la pandemia, ora è improvvisamente rispuntata ed è tornata sotto i riflettori.

 

greta thunberg

 

A questo punto, il lettore si chiederà per quale ragione abbiamo evocato insieme la pandemia e i problemi ambientali. In effetti, almeno apparentemente, si tratta di problematiche totalmente prive di connessioni tra loro. Purtroppo non è così. Le oligarchie del turbocapitalismo vedono in questi eventi, pur così diversi tra loro, la grande opportunità di portare a compimento il loro sogno farneticante a cui lavorano da almeno due secoli: l'instaurazione di un Nuovo Ordine Mondiale. Lo ha detto più o meno apertamente Klaus Schwab, personaggio legato a doppio filo ai clan globalisti, nonché fondatore e presidente esecutivo del World Economic Forum di Davos:

 

«La pandemia rappresenta una rara ma ristretta finestra di opportunità per riflettere, immaginare e "resettare" il mondo al fine di creare un futuro più sano, più equo e più prospero» Fonte.

 

klaus schwab

 

Il «Gran Reset» cui fa riferimento Schwab, non è nient'altro che l'abbattimento artificiale dell'economia mondiale in vista della ricostruzione di un'economia globalizzata gestita da un'autorizzata centrale: il tristemente famoso Governo Mondiale che consegnerà tutto il potere nelle mani di pochi individui ricchissimi e privi di scrupoli. Immagino che a questo punto alcuni ridacchiando ci accuseranno di essere dei «complottisti», ossia dei poveri fanatici che vedono cospirazioni ovunque.

 

totalitarismo

 

Eppure basterebbe guardarsi attorno per vedere realizzarsi uno dopo l'altro gli obiettivi fissati ormai da tempo per la creazione del più vasto totalitarismo che l'umanità abbia mai visto. Ma torniamo a noi. Questo ultimo ventennio ha visto l'insorgere di tre eventi assai diversi tra loro, ma legati da un filo rosso che li accomuna: gli attentati dell'11 settembre 2001, i cambiamenti climatici e la pandemia. Cos'hanno in comune queste tre situazioni così differenti tra loro?

 

 

 

- Il primo elemento che li associa è la paura collettiva.

 

 

• Dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 il mondo intero è stato colto da un forte senso di insicurezza. Le immagini delle Torri Gemelle che crollano, mandate in onda dai media da una propaganda martellante, si sono impresse nelle menti della comunità mondiale in modo indelebile. La possibilità che il terrorismo di matrice islamica potesse ripetere atti di quel genere, specialmente nel mondo occidentale, ha generato un panico che non è ancora evaporato.

 

terrorista islamico

 

• Quando nel 2018 la Thunberg ha iniziato a parlare dei pericoli per il pianeta dovuti ai cambiamenti climatici, i mass media le hanno fatto da cassa di risonanza diffondendo notizie allarmanti (anche se del tutto prive di fondamento scientifico). Un esempio: il surriscaldamento della Terra avrebbe causato lo scioglimento dei ghiacci eterni con un innalzamento della acque di 50 metri!!! Anche in questo caso, la paura è stato un elemento determinante utilizzato dalla propaganda ecologista.

 

cambiamenti climatici

 

• Nel 2020 è stata la volta della pandemia di COVID-19. E qui non starò a dilungarmi sul fatto che il terrore è stato largamente diffuso, attraverso la solita complicità dei media, per fare accettare alla popolazione mondiale restringimenti di ogni genere e l'inoculazione quasi forzata di sieri sperimentali, cose fino ad ora mai registrate nella storia dell'umanità.

 

coronavirus

 

- Il secondo elemento che lega tra loro questi tre eventi è lo stato di emergenza.

 

• Ẻ di pubblico dominio il fatto che dopo gli attentati dell'11 settembre le autorità statunitensi hanno sospeso tutte le libertà costituzionali (vedi i milioni di intercettazioni telefoniche ingiustificate) per «difendere» il popolo americano da eventuali attacchi da parte del terrorismo di matrice islamica. Stiamo parlando del famoso Patriot Act, firmato dal presidente George Walker Bush il 23 ottobre 2001.

 

Sopra: il presidente Bush firma il Patriot Act.

Sotto è scritto: «Proteggendo la patria».

 

• La stessa cosa è avvenuta ed è ancora davanti ai nostri occhi con la pandemia in atto. Lockdown e Green Pass sono misure che vanno a ledere le libertà fondamentali garantite dalla Costituzione italiana e dal diritto alla privacy. E tuttavia, in nome dello stato di emergenza, le popolazioni di mezzo mondo sono state terrorizzate e confinate in casa, e ora (in Italia e in Francia) devono esibire una carta verde (un primo passo verso l'identità digitale) per potersi sedere al bar o al ristorante. Ed ecco scoperto il «ventre molle» delle democrazie moderne, che tramite determinate contromisure contenute nelle rispettive costituzioni avrebbero dovuto mettere al riparo le popolazioni dal rischio di un regime costrittivo, misure che però possono essere tranquillamente aggirate tramite lo stato di emergenza proclamato da diversi governi (come dice il proverbio, «fatta la legge, trovato l'inganno»).

 

lockdown - green pass

 

• Per quanto riguarda le eventuali restrizioni dovute ai supposti cambiamenti climatici, esse riguardano il nostro immediato futuro, anche se dall'aria che tira ormai è evidente che per «salvare il pianeta» ci verranno chiesti dei sacrifici... (ridurre i consumi di materiale inquinante, e di conseguenza le emissioni di CO2, ecc...).

 

Ed ecco dunque data una risposta al titolo di questo articolo. Perché mettere fianco a fianco l'ecologia e il mondialismo? La risposta è semplice. L'oligarchia dell'alta finanza (che grazie a fiumi di denaro tiene saldamente nelle sue mani l'informazione e la politica) si serve dell'ecologia (come ha fatto prima con il terrorismo e ora con la pandemia) affinché i popoli si convincano della necessità di istituire un'autorità mondiale che risolva questi gravosi problemi prima che sia troppo tardi...

 

big brother

 

Concludiamo con due osservazioni:

  • Nella prospettiva enunciata dall'ideologia ecologista emerge un dato indiscutibile: l'uomo è il nemico numero uno dell'ambiente. Ne consegue la necessità di frenare la crescita demografica (il mito della sovrappopolazione). L'ecologismo è dunque un'ideologia aberrante e omicida che persegue la riduzione significativa dell'umanità in nome della salvaguardia della biodiversità.

save the planet kill yourself

Sopra: manifesto ecoterrorista:

«Salva il pianeta. Ucciditi».

fermate l'uomo - ecologismo terrorista

Già il 5 febbraio 1990, ossia oltre trent'anni fa, Il Corriere della Sera aveva pubblicato un articolo allarmistico secondo il quale bisognava ridurre drasticamente la popolazione del pianeta entro il 2030 onde evitare la catastrofe. Stando al rapporto del Worldwatch Institute, un'organizzazione di ricerca ambientale a livello globale, l'uomo sarebbe il colpevole perché «fa figli, mangia troppo e spreca energia».

  • Le oligarchie capitaliste vogliono annientare il cattolicesimo, l'unico vero ostacolo al progetto mondialista, trasformandolo (anche e soprattutto dall'interno) in una forma di fratellanza universale antropocentrica tutta orizzontale, che conduca inavvertitamente l'umanità verso un ritorno al paganesimo di origine massonica.

antropocentrismo massonico

 

Ci siano di conforto in questa situazione le parole di Nostro Signore («le porte dell'inferno non prevarranno»; Mt 16, 18) e questi passi estratti dalla Sacra Scrittura: «Il desiderio degli empi andrà in fumo» (Sl 111, 10); «Perché le genti congiurano, perché invano cospirano i popoli? Insorgono i re della terra e i prìncipi congiurano insieme contro il Signore e contro il suo Messia: "Spezziamo le loro catene, gettiamo via i loro legami". Se ne ride chi abita i cieli, li schernisce dall'alto il Signore» (Sl 2, 1-4).

 

  Paolo Baroni

 

 

Introduzione

 

Il crescente successo dei movimenti ambientalisti è facilmente spiegabile. Da un lato, non si può negare che l'industrializzazione, a volte anarchica, non è stata senza effetti sull'ambiente. D'altra parte, nella nostra società materialista, la natura è per alcuni l'unico elemento che suscita ancora un'onda - molto vaga a dire il vero - di percezione del sacro. «Il mio Dio è la natura», ha affermato l'ex presidente russo Michail Gorbačëv.

 

«Il rispetto per la natura costituisce così una base intellettuale ed emotiva su cui tutti possono essere d'accordo. Vi si uniscono il credente che rispetta l'opera divina e l'incredulo colpito dalla maestà e dalla bellezza della natura» 2.

 

michail gorbačëv

 

Tende quindi a formarsi «un pensiero ecologico unico che nessuno vede e che nessuno contesta». Esso si costruisce e si organizza attorno all'idea che l'umanità odierna ha, attraverso la sua crescita, un impatto sull'ambiente e in particolare sul clima, un impatto le cui conseguenze, presentate in modo drammatico o addirittura apocalittico, richiedono un intervento che vada oltre le frontiere. Un discorso onnipresente monopolizza i media, ed emerge una nuova ideologia che tende a giustificare l'imposizione del controllo - diretto o indiretto - su tutti i settori della società; ideologia che tende a fornire un «principio centrale e unificante, attorno al quale si può costruire e definire la società mondiale».

 

Non è forse questo l'oggetto o meglio la ragion d'essere di tutte queste conferenze internazionali: Rio nel 1992 (Earth Summit), Berlino, Vienna, Roma nel 1995, Kyoto nel 1997, L'Aia, New York nel 1999, per non parlare dei trattati di Montreal nel 1987, di Copenaghen nel 1992, ecc..., o dei convegni incentrati sui concetti di popolazione e sviluppo: Il Cairo (1994) e, in parte, Pechino (1995), Istanbul (1996)? Si tratta di definire una società globale; il problema dell'inquinamento locale (inquinamento dell'aria nelle città, l'inquinamento acustico, lo scarico di rifiuti industriali, ecc...), che nessuno può negare, richiede soluzioni provenienti da iniziative locali, armonizzate a livello mondiale.

 

george bush - rio 1992

Sopra: George Bush senior (1924-2018) prende la parola

durante l'Earth Summit di Rio de Janeiro nel 1992.

 

Nel quadro in cui ci collochiamo in questa sede, le questioni ecologiche saranno evocate come problemi globali. Essi riguardano la sopravvivenza del pianeta, della navicella spaziale Terra, come alcuni affermano per sottolineare che siamo, tutti, membri dello stesso equipaggio, terribilmente minacciato.

 

salvate il pianeta

 

Non stiamo forse drammatizzando un po' troppo? Questa è ovviamente la prima domanda da porsi, rivolgendosi agli scienziati. E se drammatizziamo, perché questa preoccupazione di usare l'ecologia e soprattutto l'ideologia ecologista per «informare» la società nel suo insieme, per definire sia obiettivi sociali che standard di comportamento individuale? La risposta a questa seconda domanda costituirà l'essenza della nostra riflessione.

 

La Terra è in pericolo?

 

Dovremmo affrontare qui i vari aspetti scientifici, tecnici o umani che pretendono di essere alla base della retorica ecologica: il buco nello strato superiore dell'ozono (con il rischio di sviluppare il cancro della pelle), l'effetto serra (con il rischio di riscaldamento globale), il consumo di risorse naturali (con il rischio di esaurirle), la biodiversità (con il rischio di far scomparire molte specie di animali o microrganismi). Discuteremo solo le conclusioni di studi che non svilupperemo 3.

 

Il buco dell'ozono

Lo strato di ozono ad alta quota nella stratosfera funge da scudo, proteggendo la pelle dai raggi ultravioletti emessi dal Sole. L'annuncio dell'assottigliamento di questo strato ha assunto un'importanza emblematica giacché il suo meccanismo è stato presentato come un presunto esempio indiscutibile di cambiamento su scala planetaria di cui l'uomo sarebbe responsabile.

 

 

In questo modo, la nozione di popolazione limite potrebbe essere collegata ad obiettivi ecologici. Dopo aver dimostrato con certezza la falsità delle tesi che incriminavano gli aerei supersonici o i test nucleari, l'ipotesi, diffusa negli anni '80, sarebbe che questo strato di ozono stratosferico verrebbe attaccato dai clorofluorocarburi (CFC) utilizzati in particolare in campo elettronico come solventi, negli impianti di refrigerazione e condizionamento, nelle bombolette spray e per la produzione di schiume isolanti.

 

 

Questo fenomeno richiederebbe una temperatura molto bassa e si osserva soprattutto nell'Antartide e, in misura minore, al Polo Nord. Il discorso ufficiale vorrebbe che questo buco fosse solo l'aspetto spettacolare e mediatico di un fenomeno globale: l'assottigliamento generale dello strato di ozono. Già nel 1990, appena cinque anni dopo il lancio di questo discorso, sembrava che nel lavoro svolto fossero stati introdotti errori sistematici.

 

buco dell'ozono

Sopra: il presunto buco dell'ozono sopra l'Antartide.

 

Un rapporto della NASA ha messo in dubbio i modelli matematici utilizzati, che erano più che incompleti (effetti del ciclo solare trascurati e mancata conoscenza di alcuni processi meteorologici). Un articolo apparso su Le Figaro 4, raccontava la reazione di un centinaio di personalità scientifiche di fronte alla tesi ufficiale non scientificamente fondata e presentata come frutto di una fretta giustificata solo da ragioni politiche. Infine, Le Monde, del 27 gennaio 1997, ha pubblicato un testo dello scienziato olandese Paul Crutzen (1933-2021), Premio Nobel per la chimica per il suo lavoro sull'ozono:

 

«Lo strato di ozono stratosferico potrebbe essere ricostituito entro cinquant'anni, crede Paul Crutzen, che ha dichiarato il 27 gennaio in Costa Rica: "Quando sono state fatte previsioni apocalittiche, non conoscevamo esattamente l'entità del deterioramento dello strato di ozono. Ora sappiamo che il danno è molto tenue. stato dimostrato che lo strato di ozono si sta deteriorando in modo rallentato"».

 

paul crutzen

 

Riguardo agli stessi effetti degli U.V. (raggi ultravioletti), sono state scritte anche molte cose false. Sono state avanzate previsioni catastrofiche. L'agenzia governativa americana per la protezione dell'ambiente ha fornito dati ripresi dalla rivista Nature, che stimavano più di 800.000 morti, a seguito di tumori della pelle creati dal rafforzamento delle radiazioni U.V. Il demografo e storico francese Hervé Le Bras riporta questa cifra nella peggiore delle ipotesi a poche centinaia - forse un centinaio - e specifica:

 

«Se si tratta di salvare vite umane o meglio precisamente di ridurre il numero di casi di melanoma, c'è sicuramente di meglio da fare che monitorare il buco dell'ozono. Le favolose somme spese per sostituire i clorofluorocarburi avrebbero potuto essere utilizzate per alleviare le sofferenze umane e prevenire molti decessi».

 

 

Un recente articolo apparso su Le Monde (maggio 1999) attribuisce ragionevolmente al cambiamento delle abitudini di esposizione al Sole l'aumento della frequenza dei tumori della pelle e di alcuni melanomi (e in particolare alla sovraesposizione nell'infanzia, prima della pubertà). Ci teniamo a ricordare questa vicenda del buco dell'ozono affermando che oggi è chiaro che si trattava unicamente di una «frottola politica» 5.

 

L'analisi di questa vicenda evidenzia così in modo dimostrativo una vera e propria farsa. Le misurazioni erano distorte, i crediti sono stati ritirati dai ricercatori le cui conclusioni non hanno confermato la minaccia. Dietro le decisioni di Montreal ci sono state forti ragioni finanziarie. Il costo dei «rifiuti» è molto alto. Ma il vero problema è politico. La vicenda del buco nell'ozono dev'essere considerata come un presagio dell'aumento dell'effetto serra. L'ambasciatore statunitense Richard Benedick, negoziatore dei trattati di Vienna e Montreal, ha affermato:

 

«I meccanismi che abbiamo progettato per il protocollo (sull'ozono) serviranno da modello per le istituzioni create per controllare le emissioni di gas a effetto serra».

 

richard benedick

 

Questo stesso personaggio, che quindi non può essere sospettato di essere sfavorevole alla tesi ufficiale, ha dichiarato:

 

«Inoltre, il flusso di U.V. che raggiunge la superficie terrestre non ha mostrato alcun aumento, ma ha invece mostrato quando misurato - una diminuzione della radiazione».

 

raggi ultravioletti

 

Rafforzamento dell'effetto serra

Il Sole riscalda la Terra (radiazione solare visibile). Il terreno emette quindi infrarossi che subiscono una riflessione verso il suolo, per incontrare le grandi molecole dell'aria. L'acqua delle nuvole, l'anidride carbonica (CO2), il metano (CH4), l'ozono (03) e il protossido di azoto (NO2) in particolare, fungono quindi da specchio. Queste molecole svolgono il ruolo di copertura di una serra che lascia passare i raggi solari verso l'interno, ma trattiene parte del calore che, così, si accumula.

 

L'effetto serra naturale è ovviamente necessario. Se non esistesse, la temperatura della terra sarebbe di -18°. Se il contenuto di gas ad effetto serra aumenta, la temperatura di equilibrio terrestre aumenta, innescando un fenomeno di amplificazione. Il rafforzamento dell'effetto serra è oggi il pilastro essenziale dell'ideologia ecologista. Si tratta di asserire che l'anidride carbonica, prodotta dalla combustione di carbone, di petrolio, di gas o della legna, contribuirebbe al riscaldamento del pianeta.

 

effetto serra

 

In misura minore, i bovini, attraverso la loro flatulenza e le risaie, rilasciano metano che parteciperebbe a questo effetto. Così l'uomo, sia che si scaldi, che mangi o lavori, è fonte di un ulteriore effetto serra. Le soluzioni devono quindi essere trovate molto rapidamente. Altrimenti le calotte glaciali si scioglieranno, il livello del mare si alzerà, travolgendo insediamenti costieri 6, tornado e altri cicloni, aumenteranno gli uragani, si espanderanno i deserti e la malaria e il paludismo minacceranno vaste aree.

 

La conferma di una catastrofica previsione arriva dal rapporto dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) affidato ad un gruppo di lavoro composto da 895 scienziati provenienti da ogni parte del mondo. Nel panel sull’Italia sono emersi dati preoccupanti anche per quanto riguarda le coste mediterranee sempre più a rischio. La conformazione costiera è in pericolo e nel 2100, tra meno di 90 anni molte terre verranno sommerse. Fonte.

 

La prima domanda riguarda il concetto di riscaldamento. Quale riferimento dovremmo usare? Il periodo che va dal X all'XI secolo vide temperature superiori a quelle odierne di circa 1,5°; esso viene chiamato da alcuni «climatologi» ottimo climatico medievale. Poi c'è stata quella che è stata definita una «piccola era glaciale» per un periodo che va dal XV al XIX secolo. Dipinti di maestri fiamminghi (Bruegel e i cacciatori nella neve, ad esempio) testimoniano la rigidità degli inverni di quel tempo.

 

Oggi sembra che ci sia un recupero. Come si vede, le variazioni climatiche sono significative; esse devono essere considerate in un contesto generale, e quelle che abbiamo appena menzionato devono essere integrate in cicli di grandezza molto più ampia i cui i periodi vanno da 20.000 a 100.000 anni. Nella prefazione dl libro di Sylvie Joussaume, Direttrice del'Ufficio di Ricerche Geologiche e Minerarie, intitolato Climat d'hier à demain («Il clima da ieri a domani»), il fisico Pierre Morel ricorda:

 

«La climatologia moderna è una scienza giovane che beneficia anche, nel bene e nel male, dell'attenzione dei media e dell'entusiasmo del pubblico ecologista [...]. I sistemi microscopici naturali implicano un numero quasi infinito di gradi di libertà che interagiscono tra loro. Stiamo entrando in un dominio di complessità inaccessibile ai metodi analitici [...]. Il nostro problema più difficile è identificare all'interno di questa agitazione universale i segnali che possono essere collegati a meccanismi deterministici e prevederne lo svolgimento».

 

pierre morel - climat d'hier à demain

Sopra: il fisico francese Pierre Morel e l'opera di cui ha

scritto la prefazione intitolata Climat d'hier à demain.

 

Anche se potessimo valutare i valori medi della temperatura terrestre (su questo tema torneremo più avanti), nessuno oggi potrebbe attribuire questi valori a oscillazioni di breve periodo (che possono segnare anche valori estremi) o rapportarli a fenomeni di evoluzione molto più lenta e quindi di maggiore entità ed effetto più duraturo. A prescindere da questa domanda fondamentale e irrisolta, ci si può interrogare sulla misurazione di quella che viene chiamata la temperatura globale del pianeta.

 

In effetti, ancora una volta, oggi non sono disponibili dati affidabili. La copertura spaziale è molto incompleta. Un fattore molto importante è quello degli isolotti di calore urbano che creano un riscaldamento locale (soprattutto notturno e invernale) non legato all'effetto serra. Infine, le misurazioni stesse, per quanto corrotte possano essere, non giustificano nemmeno una politica allarmistica.

 

terrorismo psicologico

 

Il Gruppo Intergovernativo di Esperti e dei Cambiamenti Climatici (GIEC) conclude che dalla fine del XIX secolo si è registrato un riscaldamento compreso tra 0,3° e 0,6°. Dopo sottili correzioni dovute al riscaldamento urbano, siamo stati quindi in grado di evidenziare un riscaldamento abbastanza chiaro negli anni '20 e '30 (prima che la concentrazione di CO2 aumentasse), quindi un segnale di diminuzione. E infine, il riscaldamento globale degli ultimi 100 anni oscilla tra 0,15° e 0,45°.

 

Studi più recenti indicano per gli Stati Uniti un aumento di 0,089°, ossia un valore trascurabile. Le misurazioni ottenute dal satellite, che sfuggono ai fenomeni delle isole urbane e che sono più precise delle misurazioni terrestri, sembrano mostrare un'assenza di surriscaldamento. Le misurazioni effettuate sugli strati inferiori dell'atmosfera mostrano un andamento decrescente di 0,06° per decennio 7.

 

Potremmo evidenziare molte altre osservazioni che non confermano le ipotesi allarmistiche, come ad esempio le misurazioni satellitari delle superfici ghiacciate artiche e antartiche. Allo stesso modo, l'innalzamento del livello del mare negli ultimi cento anni (da 10 a 25 cm) non può essere strettamente attribuito al riscaldamento; esso può invece essere collegato a un abbassamento delle coste... Gli stessi modelli di previsione sono anche questo caso, come per l'ozono, molto incompleti (non tenendo conto dei cicli solari, degli effetti stabilizzanti dell'oceano e del ciclo completo dell'oceano e del carbonio, insufficientemente conosciuti...).

 

manipolazione mentale allarmistica

 

E, allo stesso tempo, stiamo cercando di collegare questi modelli matematici o fisici a modelli politici o sociali che si basano su ipotesi molto azzardate. «Eppure la temperatura sta aumentando», continuano a proclamare i sostenitori del riscaldamento globale, mentre i dati non confermano in nulla un aumento dell'effetto serra; quindi, ci sforziamo di apportare alcune correzioni, tutte provvidenziali come le altre, ma molto contestate... (possono essere dello stesso ordine di grandezza della variazione desiderate 8). Scrive il già citato Pierre Morel:

 

«Esiste un meccanismo termostatico planetario che garantisce una certa stabilità, che non è sinonimo di uniformità».

 

L'uomo gioca un ruolo significativo in grado di modificare questo equilibrio? Nessuno oggi può giustificare alcun aspetto significativo di questo ruolo. Il GIEC, che raggruppa 4.000 scienziati di varie nazioni, scriveva nel 1995:

 

«Al momento, non siamo in grado di stimare seriamente la frazione di aumento della temperatura dovuta all'uomo».

 

co2 antropica

 

Questa parte del rapporto non è mai stata pubblicata. Ma è stata suscitata una reazione emotiva da parte del pubblico, con una forte componente simbolica, fuori da ogni serenità. Ciò ha permesso di evocare una «necessaria rivoluzione culturale». La polemica riguardante l'effetto serra è stata un'opportunità per creare o rafforzare diverse istituzioni (o programmi) che supervisionano gli scienziati o li formano fin dalla loro giovinezza sviluppando una socializzazione sempre più completa della scienza. Questi montaggi mitici generano una visione globale dei problemi del pianeta, consentendo l'istituzione «con dolcezza» (gli specialisti parlano di un metodo non avversivo) di una multiforme organizzazione internazionale.

 

Riduzione della biodiversità naturale

La biodiversità, termine apparso negli anni '90, è definito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sulla Biodiversità (New York, 1993) come

 

«la variabilità tra gli organismi viventi di ogni origine e in particolare dagli ecosistemi 9 terrestri, marini e acquatici, nonché dai gruppi ecologici di appartenenza; essa include la diversità all'interno delle specie, tra le specie e la diversità degli ecosistemi» 10.

 

Il più delle volte, quando oggi si parla di biodiversità, non è tanto la diversità dei grandi animali (protetti dall'accordo di Washington, che vieta in particolare il commercio delle specie in via di estinzione), ma la diversità genetica delle piante e dei microrganismi. Nessun esperto è in grado di tradurre in cifre questa diversità e nemmeno di valutare le conseguenze della sua scomparsa.

 

Si tratta allora di difendere la biodiversità sconosciuta, quella che non è stata ancora oggetto di selezione. Ha scritto il biologo Jean Rostand (1894-1977): «Bisogna proteggere l'ignoto per ragioni sconosciute».

 

jean rostand

 

Tuttavia, il pensiero ecologista non esita a presentare cifre spaventose:

  • «Nei prossimi vent'anni, più di un quarto delle restanti specie terrestri rischia di estinguersi» 11;

  • «L'attuale tasso di estinzione delle specie dovuto all'azione umana è diverse centinaia di volte superiore, forse migliaia di volte superiore, alla media osservata fino ad oggi» 12.

  • L'ex vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore (che ritroveremo diverse volte più avanti), ha denunciato la distruzione di decine di migliaia di specie viventi ogni anno 13.

  • Nel 1999, Michel Barnier, ex ministro per l'Ambiente francese, ha attribuito alla deforestazione la perdita di 17.500 specie naturali ogni anno.

  • Nel 1995, lo United Nations Environment Programme (UNEP) riteneva che l'11% delle specie di uccelli, il 18% delle specie di mammiferi, il 5% delle specie ittiche e l'8% delle specie vegetali erano minacciati...

al gore - michel barnier

 

Possiamo anche notare nelle valutazioni proposte enormi discrepanze. Il tasso di estinzione dimostrato è in realtà molto basso e il tasso effettivo è sconosciuto. L'Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN), di cui fanno parte molti governi, citata a Rio e ritenuta una fonte autorevole negli ambienti ecologisti e globalisti, ha pubblicato nel 1992 un'opera che smonta accuratamente il mito della scomparsa massiccia delle specie, precisando le ragioni secondo cui «non si può prestare grande fiducia a nessuna delle previsioni del tasso di estinzione».

 

Gli studi relativi ai fenomeni di deforestazione non forniscono alcun supporto alle tesi allarmistiche (se non altro perché gli ecosistemi vicini fungono da habitat secondari), quando non dimostrano che il disboscamento può addirittura promuovere la diversità. Dunque, la Convenzione delle Nazioni Unite sulla biodiversità è stata firmata su basi molto labili. La Direttiva del Consiglio CEE (maggio 1992), Natura 2000, stabilisce in oltre trenta pagine l'elenco degli habitat e delle specie protette.

 

 

La Francia, riluttante (la proliferazione delle specie selvatiche pone un problema di equilibrio naturale) si è vista progressivamente imporre questi standard che miravano ad integrare il 15% del territorio nella rete Natura 2000, rimettendo in qualche modo in discussione il diritto di proprietà e introducendo per certi aspetti una collettivizzazione della terra. Sul numero monografico di Le Monde dedicato al XXI secolo, François Ramade, professore di Ecologia a Parigi Sud (Orsay) afferma che la salvaguardia della biodiversità richiede la creazione di una rete globale di riserve naturali. Altri, come il biologo ecologista americano Paul Ralph Ehrlich, noto per le sue tesi sulla sovrappopolazione, vanno oltre e scrivono:

 

«Per salvare i nostri compagni, che sono altre creature viventi oltre a noi, dovremo ridurre la scala delle attività umane».

 

françois ramade - paul ralph ehrlich

 

 Uno studio redatto su impulso dell'United Nations Environment Programme (Global Biodiversity Assessment) propone come ragionevole una stima della popolazione mondiale di 1 miliardo di persone, per uno stile di vita tipico del Nord America, una cifra che potrebbe raggiungere dai 2 ai 3 miliardi di persone con uno stile di vita di tipo europeo. Sappiamo che il noto esploratore francese Jacques Cousteau (1910-1997) voleva ridurre la popolazione della Terra a poche centinaia di milioni di individui.

 

jacques cousteau

 

La porta è così aperta alla pianificazione familiare globale. Possiamo qui aprire una parentesi su un'evidente contraddizione tra, da un lato, queste raccomandazioni che i protagonisti presentano in merito all'applicazione del principio di precauzione e, dall'altro, l'intensa campagna condotta, anche a livello globale e, senza alcuna prudenza, a favore degli organismi geneticamente modificati (OGM). L'industria alimentare lancia massicciamente sul mercato e impone al mondo intero, organismi il cui effetto sull'uomo e sugli ecosistemi non è stato nemmeno testato sulla scala di una generazione.

 

L'esaurimento delle risorse naturali

Nel 1972, il Club di Roma, un circolo élitario globalista, ha sponsorizzato il libro The Limits to Growth («I limiti alla crescita»), con una tiratura di 4 milioni di copie. In esso si annunciava l'imminente esaurimento delle risorse naturali. La prevista scarsità di petrolio ha giocato un ruolo importante nell'innescare la prima crisi petrolifera. L'aumento dei prezzi ha anticipato l'imminente scarsità del prodotto. Niente ha giustificato questo allarmismo e in seguito questo discorso è stato totalmente screditato.

 

the club of rome - the limits to growth

 

Le istituzioni internazionali non ne fanno più menzione nei loro rapporti. Abbiamo assistito ad un cambiamento di strategia; questi rapporti non limitano più lo sviluppo a causa dell'esaurimento delle risorse, ma per via dell'accumulo dei sottoprodotti o dei rifiuti inquinanti. D'altra parte, i media continuano a veicolare l'insopportabile tesi dell'esaurimento delle risorse. Essi hanno incontrato il sostegno di personaggi come Jacques Cousteau che non ha esitato, contro i fatti stessi, a parlare della correttezza delle previsioni del Club di Roma.

 

Il solo uso dell'espressione «risorse naturali» - suggerendo così l'idea che la Terra sia un sistema chiuso di cui si potrebbe determinare la capacità in materie prime ad una certa data e usarla come riferimento per dedurre poi dal consumo, una capacità residua - è una mossa infondata. Si sta dimenticando la fornitura permanente di energia solare. Si stanno inoltre trascurando tutte le possibilità di riciclaggio, così come l'ingegno e la conoscenza umana, che sono di fatto la risorsa ultima da cui dipendono tutti le altre.

 

energia solare

 

Infatti, quando si parla di risorse, si tratta delle risorse sfruttabili in un dato momento e a determinate condizioni. Ad esempio, un leggero aumento del prezzo del petrolio e il miglioramento delle tecniche di estrazione moltiplicherebbero queste riserve in proporzioni di molto superiori. A 10 dollari al barile, pochi giacimenti di petrolio sono sfruttabili economicamente. A 20 dollari abbiamo il livello attuale delle riserve. A 40 dollari possiamo sfruttare gli scisti bituminosi 14.

 

A seconda dello sforzo fatto, potremmo moltiplicare per 2 o 3 volte le riserve disponibili. Per quanto paradossale possa sembrare, c'è una crescita comune di riserva e di consumo, due elementi che non possono essere pensati indipendentemente. La mente umana è lungimirante e prevede questo collegamento. Se solo le istituzioni internazionali evitassero di diffondere la retorica dell'esaurimento delle risorse, e usassero per contro la mitologia sostenuta dai media a proprio vantaggio, con il pretesto della solidarietà, tradotta in termini di sviluppo durevole, o di aiuto apparentemente generoso verso i poveri di tutto il mondo...

 

Anche in questo caso, la Conferenza di Rio ha avviato il processo che dovrebbe consentire un'«equa distribuzione» delle materie istituendo un controllo globale del flusso delle materie prime. Anche in questo caso, troviamo la necessità di un egualitarismo per giustificare il collettivismo e la pianificazione in tutte le aree (inclusa l'energia). Ancora una volta, il pretesto dell'esaurimento viene utilizzato per la costituzione di istituzioni globali.

 

egualitarismo

 

Conclusione

 

Il mito della sovrappopolazione

In tutte le aree appena discusse (e avremmo potuto svilupparne altre, come quella della fame nel mondo), c'è un mito di fondo: quello della sovrappopolazione. Scrive Al Gore:

 

«Stabilizzare la popolazione mondiale: nessun obiettivo è più cruciale di questo per affrontare la crisi dell'ambiente».

 

sovrappopolazione

 

Alla Conferenza del Cairo sulla popolazione e lo sviluppo (1994), è stato ricordato che le pressioni sull'ambiente possono derivare dall'esplosione demografica, dalla distribuzione della popolazione e dalle migrazioni negli ecosistemi vulnerabili. La Commissione sulla Governance globale ha specificato:

 

«Il concetto di sviluppo sostenibile 15 si basa sul presupposto che vi dev'essere un equilibrio tra popolazione e consumi entro i limiti imposti dalla natura. È quindi chiaro che la popolazione, e quindi i consumi, devono essere ridotti se si vuole raggiungere uno sviluppo sostenibile».

 

global governance

 

Altrove, si parla di mettere in pericolo il pianeta con un aumento della popolazione. Hervé Le Bras si sforza di dimostrare che nella nostra immaginazione,

 

«la paura dei numeri ha sostituito la paura della bomba atomica, e che non c'è un briciolo di verità nelle terribili previsioni numeriche che le nostre moderne cassandre ci lanciano quotidianamente. I numeri mascherano argomenti di autorità, e gli argomenti di autorità nascondono il lato più sensibile dei nostri pregiudizi e delle nostre paure. La sovrappopolazione è un mito».


E questo è ciò che abbiamo cercato di dimostrare fin qui.

 

Errori, lacune e difetti di ragionamento

Abbiamo evidenziato, per ciascuno dei fenomeni osservati, la non conformità dei fatti con le previsioni o le ipotesi avanzate. Sarebbe stato inoltre necessario evidenziare i vizi del ragionamento utilizzato. Ci riferiamo su questo punto agli ultimi capitoli del libro di Hervé Le Bras in cui piega i vari processi utilizzati

 

Frodi aritmetiche. Con il pretesto che si rappresenta un concetto, o un'idea, con un numero, si crede di potergli applicare le quattro operazioni dell'aritmetica (e in particolare la moltiplicazione o la divisione). In realtà, in una popolazione divisa per due non tutto si dimezza. E poi, si generalizza il ragionamento del tipo «essendo d'altronde tutte le cose uguali tra loro», dove viene modificato un solo parametro. Ẻ dunque la popolazione, più facilmente «digitalizzata», che fa le spese di quel ragionamento, e i fenomeni di autoregolamentazione e di riciclaggio vengono ignorati.

 

identità digitale

 

La commistione di ambiti scientifici, biologici e sociologici con la confusione della loro metodologia. L'umanità, come la natura, viene quindi idealizzata e ridotta ad entità globali.

 

«Questi concetti parlano all'immaginazione, ma questa è la loro unica caratteristica, perché così disorientati o, nel vero senso del termine, distorti, diventano semplici slogan. Dietro di essi si profilano ibridi ancor meno definibili come "sviluppo sostenibile", uno sviluppo economico che non attinge a risorse non rinnovabili e che di fatto è una tentazione di biologicizzare l'economia politica».

 

La confusione delle scale. Si parlerà della popolazione mondiale come di quella di una località. Si estenderanno i metodi e gli strumenti dell'ecologia locale ai continenti, o anche al mondo intero. Le differenze vengono così abolite, per amore dell'unificazione. Il buco dell'ozono illustra l'unità del pianeta, nella misura in cui lo l'atomizzatore di un americano potrebbe causare il cancro in un australiano. Non c'era bisogno di ricorrere all'ozono per mettere in evidenza le catene globali (presenza di rifiuti su tutti i mari, ecc...). Ma con l'ozono si è aggiunto un fattore essenziale: la possibile morte per gli uomini.

 

«Purtroppo è per questa ipotetica causalità che l'ecologia globalista tradisce i principî dell'ecologia scientifica compiendo un ingiustificato salto di scala [...], fino ad estrapolare ragioni senza motivo sufficiente dai risultati di laboratorio sull'esposizione ai raggi U.V. di tutta la Terra».

 

buco dell'ozono pericoloso

 

Questi tre processi - lo abbiamo suggerito, ma ci resta da svilupparlo nella seconda parte - non sono neutri. Hervé Le Bras conclude il suo libro dicendo che al di là della retorica c'è la formazione di una nuova ideologia, che poggia su di una fantasia demografica, aggiungendo: «L'apparente neutralità dei numeri autentici è un'illusione ideale per mettere in scena la visione politica del mondo». Ma il suo pensiero si ferma lì. Dovremo andare oltre e vedere più da vicino queste «visioni politiche».

 

Il pretesto del principio di precauzione

Le istituzioni internazionali, consapevoli delle inesattezze e degli inganni che propugnano, o permettono di diffondere, si nascondono dietro il principio di precauzione, legato al principio dello sviluppo sostenibile: il futuro della Terra è una cosa talmente grave che non abbiamo il diritto di scendere a compromessi, soprattutto per il bene delle generazioni future. E non bisogna aspettare di avere la conoscenza esatta dei fenomeni e delle loro conseguenze per agire. Sottolinea Martin Guerre, nel numero di gennaio 2000 di Le Spectacle du Monde:

 

«Questo principio non è cattivo, ma in questo caso è usato spudoratamente per manipolare le menti conservatrici disprezzando ogni coerenza. È solo un mediocre e sottile mezzo dialettico della rivoluzione».

 

Possiamo aggiungere che la Rivoluzione lo usa solo quando le è utile. Non possiamo dire che siamo nel quadro di un buon uso della prudenza. Alla Conferenza di Rio, Maurice Strong (1929-2015), un miliardario legato al Lucis Trust 16, e Segretario Generale della Conferenza di Rio, ha affermato senza mezzi termini che il

 

«principio di non avere alcun rimorso, la cui premessa è che agendo contro una minaccia non dimostrata, come le emissioni tossiche che riducono l'atmosfera, si ottengono risultati positivi che giustificano l'azione anche se la grande minaccia si dimostrasse infondata...».

 

maurice strong - lucis trust

Sopra: Maurice Strong e a lato il logo del Lucis Trust. Originariamente chiamato Lucifer Trust, è un raggruppamento esoterico fondato dalla teosofa Alice Bailey (1880-1949) e dal marito Foster Bailey nel 1923.

 

Risultati innegabili da un punto di vista globalista, commenta Epifanius 17. Tutta questa prima parte non è ovviamente una difesa cieca del progresso, contro chi vorrebbe preservare al meglio il nostro pianeta. Siamo ben consapevoli di avere il dovere di proteggere l'equilibrio globale della terra. Soprattutto, c'è un discorso «conservazionista» che, giustamente, beneficia di un favorevole pregiudizio e viene infatti monopolizzato e trasformato in un'arma rivoluzionaria al servizio del totalitarismo globalista. Questo sarà l'argomento della seconda parte.

 

totalitarismo globalista

 


SECONDA PARTE
La sovversione dell
'ecologia


 

I fatti: la storia di questi ultimi trent'anni

 

La storia di questi ultimi trent'anni fornisce i primi elementi di risposta alle domande che ci si pone sulle intenzioni di coloro che professano di difendere il pianeta dalle attività «inquinanti» degli uomini e monopolizzano così a loro profitto la giusta preoccupazione di proteggere l'equilibrio globale della terra. Faremo una panoramica di questa storia.

 

• Nel 1970, sulla rivista del Council on Foreign Relations (CFR), un club esclusivo mondialista, George Frost Kennan (1904-2005), ex ambasciatore degli Stati Uniti in URSS, e che godeva di un'autorità senza pari sia tra i comunisti che tra gli americani, scrisse - quando ancora non sapeva quasi nulla sulla questione del buco dell'ozono o sull'effetto serra - un articolo da cui emergono i seguenti punti:

 

La vita sulla Terra sarà in pericolo;

Ẻ necessaria l'istituzione di un organismo di vigilanza (soprattutto per quanto riguarda le risorse naturali). Esso dovrà occuparsi solo degli interessi dell'umanità in generale e di quelli degli animali e delle piante;

• Tale organismo dovrà prendere decisioni importanti senza alcun compromesso;

• Le somme di cui questa agenzia dovrà disporre saranno molto elevate;

• Si dovrà passare gradualmente dalla fase di studio e di consulenza a quella di monitoraggio dell'applicazione dei trattati per divenire finalmente l'unica autorità ambientale internazionale, al fine di evacuare le «preoccupazioni morbose e pericolose delle difese nazionali».

 

george frost kennan - council on foreign relations

Sopra: George Frost Kennan e a lato il logo del Council on Foreign Relations, uno dei club globalisti più prestigiosi e più influenti al mondo di cui Kennan faceva parte.


Attraverso questo rapporto, emergono i concetti di disarmo generale, di visione internazionale e di guida del mondo da parte di una oligarchia, nozioni che traducono (o, comunque, consentono) una certa convergenza Est-Ovest. Kennan, infine, concluse sottolineando le implicazioni spirituali del suo progetto. Il Rapporto Kennan venne utilizzato nella preparazione della conferenza di Stoccolma del 1972, seguita nel 1992 dalla Conferenza di Rio.

 

Nel 1972, il Club di Roma 18 ha sponsorizzato il Rapporto Limits to Growth per una difesa della «crescita zero» della popolazione. Questo rapporto, distribuito in 4 milioni di copie, tradotto in trenta lingue, è oggi totalmente screditato visto che nessuna delle sue previsioni si è avverata (esaurimento del petrolio negli anni '90, dell'oro negli anni '80, ecc...). Ma lo stato d'animo che traduce vivifica ancora tutta una corrente di pensiero. Nel 1996, anche Jacques Cousteau ne ha fatto riferimento. Per la soluzione della crisi che descrive, il Club di Roma chiede l'instaurazione di un Governo Mondiale.

 

Nel 1983, l'ONU ha creato la Commissione Mondiale per l'Ambiente e lo Sviluppo, affidandole il compito di definire un «programma globale di cambiamento». Nel 1988 tale Commissione ha pubblicato il libro Our Common Future («Il nostro futuro comune»), un reportage che, come tutti quelli di questo genere, inizia con una descrizione allarmistica (carestia, sovrappopolazione, ozono, effetto serra, rifiuti, estinzione delle specie..., c'è tutto). In esso viene sottolineata la nozione di interdipendenza e di crisi senza confini. Gli alti costi del programma proposto vanno presi dai dividendi del disarmo. La conclusione sottolinea il compito da affidare all'educazione e all'uso delle religioni per introdurre nuovi valori.

 

our common future

 

Nel 1989, in Francia, il presidente François Mitterrand (1916-1996) ha chiesto la costituzione di un'autorità internazionale responsabile della protezione dell'atmosfera e ha firmato a nome della Francia l'appello dell'Aia chiedendo a tutti i Paesi di unirsi in iniziative sovranazionali. Questa autorità è stata creata nel 1990, gestita dalla Banca mondiale, sotto il nome di Global Environment Facility (GEF), per essere collegata alla Commissione per lo sviluppo sostenibile, creata alla Conferenza di Rio.

 

françois mitterand - global environment facility

Sopra: il presidente francese François Mitterand

e a lato il logo del Global Environment Facility.

 

Nel 1991, dal canto suo, la Commissione Trilaterale, altro club globalista, ha pubblicato un rapporto, con la prefazione di David Rockefeller (1915-2017), intitolato Beyond Interdependence («Oltre l'interdipendenza»), che ha preparato anche la Conferenza di Rio. In esso viene espressa la viva preoccupazione per la scomparsa di una minaccia sentita da tutti - quella rappresentata dall'ex Unione Sovietica - e utilizzabile, e utilizzata appunto, per consentire una certa pressione sugli Stati. Si ritiene poi che certe minacce ambientali potrebbero finire per esercitare la stessa pressione di un conflitto nucleare (minaccia che con la caduta del muro di Berlino è diminuita).

 

trilateral commission - david rockefeller - beyond interdependence

Sopra: da sinistra, il logo della Commissione Trilaterale, il magnate

della finanza David Rockefeller e il libro Beyond Interdependence.

 

Si sottolinea che queste due minacce (quella nucleare e quella del degrado della Terra) sono mortali. La prima può essere esercitata solo da nazioni forti, mentre la seconda non richiede né potere, né ricchezza; si tratta di un'arma più flessibile. E, non senza cinismo, la Trilaterale suggerisce che per contribuire a rafforzare l'«unità» del mondo sottoposto ad una minaccia comune «può aiutare a drammatizzare i costi di una mancanza di cooperazione trilaterale e di una divisione dell'economia mondiale in blocchi separati».

 

Sempre nel 1992, il Club di Roma pubblicò il rapporto The First Global Revolution («La prima rivoluzione globale»). In essa è presente la stessa preoccupazione, di cui abbiamo appena parlato, ossia di trovare un nuovo nemico comune che permetta di unire gli uomini. Affermando che l'inquinamento, il riscaldamento dell'atmosfera e l'esaurimento delle riserve hanno avuto come causa comune l'intervento umano, il rapporto rileva che «il vero nemico è dunque l'umanità stessa».

 

the first global revolution

 

Si giunge così a ciò che un membro del Council on Foreign Relations aveva scritto un anno prima: «Mentre la guerra fredda si allontana, l'ambiente sta diventando il problema numero uno della sicurezza internazionale». Come i rapporti precedentemente citati, anche questo conclude affermando che i valori etici e spirituali devono essere ricostruiti.

 

l'uomo nemico del pianeta

L'uomo, il nemico numero uno del pianeta...

 

Ancora nel 1992 ha avuto luogo la Conferenza di Rio, che è stata la ripresa di quella di Stoccolma del 1972. Chiamata Earth Summit, e riunendo 170 Paesi, essa è stata in linea con i rapporti che abbiamo esaminato e che ottengono un ampio sostegno, almeno apparente, da parte dei politici. Eppure, siamo lontani dall'aver raggiunto l'unanimità tra gli scienziati. L'Appello di Heidelberg del 2009 è stato firmato da 264 scienziati e intellettuali (tra cui 52 Premi Nobel), preoccupati per il sorgere di «un'ideologia irrazionale». Essi si sono ben guardati dal dire che aderivano agli obiettivi di Rio, ma hanno chiesto che

 

«un auspicabile controllo sia basato su criteri scientifici e non su pregiudizi irrazionali [...], su argomenti pseudo-scientifici [...] e su dati falsi o inappropriati» 19.

 

rio earth summit 1992

 

La dichiarazione di Rio consta di 27 articoli; si esordisce con alcune «considerazioni» che sottolineano la necessità di una partnership globale, e quindi di nuovi livelli di cooperazione tra gli Stati, e ricordando che il territorio costituisce un insieme segnato dall'interdipendenza. L'espressione «sviluppo sostenibile» è onnipresente. La si ritrova permanentemente, tutti i giorni, sulla stampa e nei media. Gli articoli introducono in particolare i seguenti elementi:

  • Definizione di nuovi «diritti umani» 20: diritto ad una vita sana e produttiva in armonia con la natura (e quindi diritto all'aria pulita, limitazione delle emissioni di CO2), diritto allo sviluppo e a quello delle generazioni future;

  • L'ambiente viene elevato al rango di principio organizzatore della sicurezza globale;

  • Viene individuata la necessità di ridurre la differenza negli standard di vita esercitando il controllo totale della società globale;

  • Controllo della popolazione;

  • Costituzione di una nuova Croce Verde Internazionale in grado di gestire l'«emergenza ecologica» su scala globale 21;

  • Lancio formale del culto neopagano della natura;

  • Il «principio di precauzione» introdotto nel 1991 dalla Commissione Trilaterale si configura come un principio metafisico sia costitutivo del Nuovo Ordine Mondiale, sia sufficientemente impreciso da giustificare qualsiasi azione e da utilizzare solo quando necessario.

nuovo ordine mondiale

 

Alla dichiarazione di Rio è allegato un documento applicativo: l'Agenda 21. Quest'ultima sviluppa i requisiti del principio di precauzione e aggiunge due nuovi temi: il controllo dell'acqua dolce e la gestione del territorio, un approccio cosiddetto «integrato», senza nascondere il processo totalitario; la gestione integrata del territorio, compresa una pianificazione precisa, testimonia il desiderio di una rivoluzione agraria.

 

L'Agenda 21 evoca, come tutti gli altri documenti del genere, la necessità di uno sviluppo spirituale, una vera rivoluzione culturale affidata ad associazioni e alle ONG. Occorre notare l'aspetto egualitario e collettivista che si riflette in questo documento. La preoccupazione per una sintesi tra economia di mercato e rivendicazioni collettiviste introduce quello che alcuni chiameranno socialismo di mercato, operando di fatto in un quadro tirannico e totalitario.

 

agenda 21


Nel 1993, Al Gore, senatore, che divenne in di lì a poco vicepresidente degli Stati Uniti, pubblicò Earth in the Balance. In esso Gore afferma che solo un cambiamento della nostra concezione dell'uomo e del mondo, un cambio di paradigma e un ritorno ad una visione olistica 22 ci farà uscire da un vicolo cieco che anche lui descrive sotto forma di apocalisse.

 

La soluzione della crisi ecologica deve fungere da «obiettivo sovraordinato» (obiettivo globale, obiettivo supremo) per l'attuazione di un Piano Marshall globale che dovrà provocare l'integrazione istituzionale internazionale, l'unica soluzione in grado di gestire trasferimenti colossali, finanziari e tecnologici, come richiede la situazione. Egli chiede la creazione all'ONU di un «Consiglio per l'Ambiente» giacché esiste un Consiglio di Sicurezza.

 

Sopra: rappresentazione olistica della società in cui sono contemplati tutti gli aspetti della vita umana, pubblica e privata, fisica e spirituale, economica e ambientale.

 

In tutte le questioni legate al globalismo, i nomi di Al Gore e di Michail Gorbačëv sono spesso collegati. Quest'ultimo ha presentato all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite la Carta della Terra adottata nel 1997 a Rio dai capi-delegazione dei cinque continenti, in cui si invitano «a reinventare una civiltà industriale e tecnologica e a cercare le vie di un nuovo equilibrio tra l'individuo e la comunità». In questo spirito, Gorbačëv ha pubblicato il libro Developing a New Civilization, per affrontare la sfida dell'interdipendenza e avanzare verso lo sviluppo globale.

 

Concluderemo questa rassegna di fatti e rapporti con un recente documento intitolato Our Global Environment («Il nostro ambiente globale»), a cura della Commissione delle Nazioni Unite per la governance globale 23, pubblicato nel 1995 ad Oxford, e che rivendica apertamente il potere totalitario su tutto il pianeta:

 

«La governance deve adottare un approccio integrato ai problemi della sopravvivenza e della prosperità umana [...]. La sovrappopolazione, il consumo, la tecnologia, lo sviluppo e l'ambiente sono legati da relazioni complesse che influiscono sul benessere dell'umanità nell'ambiente globale. La loro gestione efficace ed equa richiede un approccio sistemico e globale guidato dal principio dello sviluppo sostenibile, la principale lezione tratta dalle minacce ecologiche che sono apparse in questi ultimi tempi».

 

our global environment

 

Evocando l'approccio sistemico e globale, la Commissione ha fornito così i suoi metodi di analisi e d'azione. È questo approccio che dobbiamo chiarire.

 

La teoria dei sistemi e dei metodi non avversi

 

Il processo prevede l'evidenziazione dei problemi globali. A quanto affermato nei documenti sopra citati, si aggiungono successivamente terrorismo, riciclaggio, disarmo, droga, commercio internazionale, fame nel mondo e gestione dell'acqua... Questi problemi sono considerati insolubili a livello nazionale ed è sufficiente, inoltre, che l'opinione pubblica li consideri tali. Per essere sfruttabile da un'organizzazione globalista, un problema globale dev'essere sistemico: le sue ramificazioni devono estendersi il più possibile, toccando aree molto variegate per fornire molteplici punti di appoggio, grazie ai quali solleverà il mondo 24.

 

Il rapporto Limits to Growth evoca queste ramificazioni che agiscono l'una sull'altra, in un modo, è scritto, che ancora non conosciamo. Non sappiamo più dove sia la causa o dove sia l'effetto 25.  L'effetto serra è un ottimo esempio di problema sistemico globale, sebbene - come abbiamo visto - non abbia una provata giustificazione scientifica. Esso è molto conveniente ed è allo stesso tempo semplice, nel senso che tutti sono interessati al clima e abbastanza complesso da consentire l'isolamento artificiale di una serie di cause che portano alle decisioni desiderate.

 

L'effetto serra sembra richiedere un'autorità internazionale che deve quindi essere creata dato che le sue conseguenze economiche sono tali da avere importanti ripercussioni politiche. Per accettare le costrizioni ed eventualmente ammettere un calo del tenore di vita, occorre un'educazione che risponda ad un'etica globale cui devono contribuire anche le religioni... Una sapiente propaganda metterà in moto tutto questo.

 

A livello di principio

L'approccio sistemico non può essere condannato in quanto tale. È una metodologia per lo studio e l'analisi di sistemi complessi che permette di scomporre in sottosistemi più piccoli e di più facile comprensione. Ma qui serve come giustificazione per pericolosi sofismi. E si vede che i problemi sistemici, reali, ma esagerati, immaginari, forniscono leve per ideologiche incomparabili che consentono di intervenire in tutti i campi e a tutti i livelli.

 

Applicato ai problemi sociali e umani, l'approccio non è privo di rischi. Le particolarità dei sottosistemi sono incastonate in una visione globale - detta olistica - che porta a negare all'individuo e a renderlo membro di una comunità di formiche o termiti, controllata dalle leggi di un insieme sovraordinato. Stiamo assistendo ad un vero e proprio sovvertimento della nozione di bene comune. La salute, ad esempio, sta diventando un fenomeno globale; non è più una questione di salute individuale.

 

Come dice Al Gore, si tratta di un elemento integrato nella politica ambientale. Dev'essere ridefinito come il benessere dell'individuo integrato in una comunità. La salute individuale non significa nulla se è ottenuta mediante l'alienazione dall'ambiente. Questa nozione di salute globale è stata ripresa dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) 26.

 

logo oms

Sopra: logo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.

 

Realizzazione

Per raggiungere questo approccio sistemico, immaginiamo di dover prima rendere le persone consapevoli dell'esistenza del problema globale e dell'etica ad esso collegata. Questo sarà il ruolo dei media e di tutte le manipolazioni pedagogiche, che riguardano l'insegnamento e l'educazione, e sono gli strumenti del pensiero unico. Il secondo aspetto, evidenziato dal giornalista Pascal Bernardin nella sua già citata opera L'Empire écologique ou la subversion de l'écologie par le mondialisme - e che da solo meriterebbe un'analisi - è il meccanismo stesso che va dalla governance globale all'individuo 27.

 

pascal bernardin - l'empire écologique ou la subversion de l'écologie par le mondialisme

Sopra: Pascal Bernardin  e il suo libro L'Empire écologique

ou la subversion de l'écologie par le mondialisme

 

Ci fermiamo un attimo qui, perché questo meccanismo è tipico delle democrazie moderne. Sarebbe interessante confrontare le riflessioni di Pascal Bernardin su questo punto con la tesi di Augustin Cochin (1876-1916) sulle società di pensiero. Quando si vuol controllare e dirigere l'azione di qualcuno, ci sono due metodi: premiare o punire, incitare o reprimere. Usando i termini della teoria di Skinner 28, si parla di tecniche avverse (o aggressive) e di tecniche non avverse. Fallita la prima nell'ex Unione Sovietica, è la seconda che le organizzazioni internazionali manterranno. Scrive Michail Gorbačëv nell'opera Perestrojka:

 

«Oggi sappiamo che avremmo potuto evitare molte difficoltà se nel nostro Paese il processo democratico si fosse sviluppato normalmente [...]. Ora ci atterremo fermamente alla linea che non possiamo ottenere progressi nella produzione, nella scienza, nella tecnologia, nella cultura, nelle arti e in tutte le sfere sociali se non attraverso un solido sviluppo delle forme democratiche inerenti il socialismo e per estensione dell'autonomia. Questo è l'unico modo che abbiamo per ottenere la disciplina volontariamente consentita».

 

mikhail gorbachev - perestrojka

 

In questo caso, si utilizzeranno innanzitutto incentivi o deroghe fiscali. Il denaro è l'archetipo delle misure non avverse. Ad esempio, creeremo un bonus rottamazione piuttosto che vietare le vecchie auto e imporre multe ai trasgressori. Certo, le conseguenze avverse sono inevitabili nel lungo periodo (aumento delle tasse, problemi legati alla disorganizzazione del mercato automobilistico due anni dopo, ecc...) 29, ma sono troppo lontane per essere notate. Nello stesso spirito, si sovvenzioneranno i maggesi 30 per ridurre la produzione agricola...

 

«La questione non è solo di persuadere un governo a cambiare la sua politica, ma anche di valutare e massimizzare le possibilità che queste modifiche portino ai cambiamenti di comportamento desiderati nei gruppi target [...]. Inoltre, di solito sarà necessario esaminare come potranno trovare il loro interesse» 31.

 

Tendiamo a immaginare che tali metodi debbano provocare reazioni anarchiche. In realtà, saranno anarchiche solo in apparenza. Un'apparenza di libertà non ostacola la realizzazione del progetto. Dobbiamo dire una parola sulla teoria del caos. In questa teoria si definisce «caotica» una situazione quando una leggerissima modifica delle condizioni di funzionamento di un sistema porta a conseguenze sproporzionate rispetto all'impulso dato alle situazioni successive. È il caso della sfera che rotola sulla generatrice superiore di un cilindro orizzontale; in qualsiasi momento, essa può andare in due direzioni opposte...

 

teoria del caos

 

Una situazione caotica non è incontrollabile, e può essere controllata con forze molto deboli. Pertanto, includere un comportamento caotico in un sistema può renderlo più flessibile (il caso di quegli aerei da combattimento progettati per essere relativamente instabili, al fine di essere più maneggevoli). Il caos incoerente lascia il posto al caos fruttuoso. In questo caso il termine «caos» non significa completo disordine; il piano che abbiamo preso ad esempio obbedisce a leggi deterministiche, in cui il caos indica una situazione particolarmente sensibile alle fluttuazioni iniziali.

 

Le termiti costruiscono i loro termitai iniziando con il posizionamento apparentemente organizzato dei pilastri, ma questa costruzione si è dimostrata generata da una serie di comportamenti disordinati di trasporto individuali di polpette. Queste ultime sono impregnate di una sostanza ormonale che ha la proprietà di attirare le termiti; quindi, tutto ciò che serve è un accumulo casuale di polpette in un punto per creare la fluttuazione iniziale che si tradurrà in un pilastro.

 

Ogni termite ignora l'obiettivo; non obbedisce alle informazioni relative al tutto, e tuttavia il comportamento collettivo è generato nonostante il comportamento sia casuale e persino deviante. L'unica cosa che ha giocato è la legge secondo cui la sostanza ormonale attira altre termiti. Le tecniche non avverse tollerano comportamenti individuali casuali e caotici, perché statisticamente producono i risultati desiderati.

 

«La loro efficacia è [...] controllata da deboli impulsi provenienti dal sistema immediatamente superiore (cambiamenti di leggi, media, azioni economiche, finanziarie, ecc...). Il sistema superiore (nella scomposizione in sottosistemi del sistema globale) controlla il sistema inferiore grazie a forze molto deboli pur conservando per esso la necessaria illusione di libertà».

 

libertà illusoria

 

In questo meccanismo riconosciamo ciò che è specifico dell'apparato massonico. Questo dispositivo trasferisce una potenza ai Gradi inferiori, certamente molto debole se la si rapporta su scala globale, ma importante alla scala locale. Da qui l'illusione della democrazia (la democrazia citata da Gorbaciov), che rende possibile partecipare ad un processo totalitario. Partecipazione che, attraverso una sorta di feedback, porti gli attori a modificare i proprî valori e le proprie attitudini.

 

censura

 

Quindi, un dispositivo che permetta di conciliare interventismo in alto e autonomia in basso, un totalitarismo globale e una democrazia nazionale, e possiamo dirlo, un comunismo globale e un liberalismo locale. In questo caso, la distinzione tra governance e governo emerge con chiarezza. Essa agisce più lontano, più in alto e più indirettamente. Essa è meno visibile e difficile da rilevare. È un dispositivo multistrato, adottato dopo il fallimento delle strutture centralizzate, sopraffatte dalla mancanza di flessibilità; e tra questi strati, dobbiamo ora insistere sul ruolo giocato dalle Organizzazioni Non Governative (ONG).

 

Tra gli agenti della sovversione: le ONG

 

Tra le ONG, quelle che lavorano nel campo dei diritti umani hanno assunto un'importanza crescente. Molto spesso esse sono le uniche accreditate presso le Nazioni Unite, soprattutto in occasione di conferenze internazionali. In questo modo, gli Stati sovrani vengono ridotti al ruolo di staffetta. Uno degli organizzatori più attivi del vertice del Cairo ha fornito a queste ONG uno slogan:

 

«Dovete espandere la rete della vostra presenza globale su questioni di genere, ambiente, diritti dei lavoratori, popolazione, prezzi, commercio e questioni sociali per formare una forza potente e unita che possa essere la punta di diamante di un movimento globale della società civile. Dovete collegare le molteplici iniziative locali alla vostra visione globale».

 

 

Hillary Clinton, partecipando ad una riunione del Women Caucus, ha dichiarato:

 

«Le ONG hanno sempre svolto un ruolo vitale nel rafforzare la nostra comunità globale [...]. La loro esperienza e saggezza saranno di fondamentale importanza nel guidarci verso un mondo più sicuro, giusto e unificato. I governi hanno bisogno che le ONG controllino la loro azione».

 

hillary clinton

 

Per quanto ci riguarda, le ONG in ballo sono Friends of the EarthWorld Wildlife Fund (WWF), nome integrato nel 1987 da «for Nature», Greenpeace, Lega Ambiante, ecc... 32.

 

ong ambientaliste

 

Citando i membri di Friends of the Earth, e ricordando l'appartenenza di membri influenti ad alcune associazioni massoniche di tendenza illuminista, Epiphanius riporta questa citazione di Henri Atlan 33:

 

«Questi movimenti ambientalisti che si presentano come progressisti e universali [...] raccolgono l'eredità dell'utopia illuminista».

 

henri atlan

 

Greenpeace, fondata nel 1971, è stata finanziata dalle fondazioni Rockefeller, Carnegie e dal magnate del petrolio ebreo Armand Hammer (1898-1990).

 

armand hammer

 

Essa è associata al Lucis Trust, da cui dipendono i movimenti New Age. Prossimo a Greenpeace, il Worldwatch Institute, anch'esso creato con i fondi dei Rockefeller, si prende cura dell'ambiente circostante e vede la crescita della popolazione come la principale minaccia. Il Washington Post ha definito il suo presidente come «uno dei pensatori più influenti al mondo».

 

worldwatch institute

 

Il WWF è stato fondato dal principe Filippo d'Edimburgo (1921-2021), insieme al principe Bernardo d'Olanda (1911-2004), primo presidente dei circoli Bilderberg, e primo presidente dell'UNESCO. La sua sede è in Svizzera. I fondi arrivano dai colossi dell'economia. Epifanius gli dedica due pagine, prima di citare un articolo sul finanziamento del movimento verde, fornendo l'elenco dei venticinque primi finanziatori della Rivoluzione Verde nel 1993, che da soli stanziarono 227,3 milioni di dollari.

 

filippo d'edimburgo - bernardo d'olanda

 

Le reti

L'importanza delle reti dovrebbe essere sottolineata. Marilyn Ferguson (1938-2008), che ritroveremo più avanti parlando del movimento New Age, parla del capovolgimento delle coscienze di un numero limitato di individui, sufficiente per realizzare un rinnovamento della società. Essa evoca la cospirazione dolce e l'efficienza delle reti auto-organizzate prive di leader, ma i cui membri hanno perso alcuni elementi chiave del pensiero occidentale.

 

marilyn ferguson

 

La nostra sfida principale, afferma la Ferguson, è creare consenso intorno all'idea che un cambiamento fondamentale sia possibile. Si tratta di reti sfuggenti, ma ovunque presenti in tutti gli ambienti, persino nelle religioni. Reti in cui, in definitiva, si possono esercitare, senza che le persone ne abbiano una piena consapevolezza, determinate influenze cui i popoli sono sottoposti... Come abbiamo brevemente dimostrato, questo decentramento non danneggia l'approccio generale.

 

L'ONU definisce un ideale comune; Stati e ONG (e altri intermediari: i media e il sistema scolastico) attraverso metodi non avversivi, devono imporre certe idee alle persone che localmente godono di una reale indipendenza, necessaria per la loro partecipazione. Indipendenza che è fonte di un «caos» senza conseguenze evidenti, perché le forze applicate dai livelli intermedi sono in grado a mantenere il controllo del sistema. Non è necessario insistere nel dimostrare che, per costruire una comune fedeltà, è condizione fondamentale sopprimere ogni nazionalismo e amore per la patria, che i progettisti del sistema chiamano «sovranismo».

 

no borders, no nations

«No ai confini, no alle nazioni», un tempo il motto degli internazionalisti e oggi degli immigrazionisti, e in realtà uno degli scopi perseguiti da sempre dall'élite globalista apolide.

 

Cercheremo, come abbiamo detto, di ridefinire una minaccia su scala planetaria. Ai nostri giorni l'ecologia adempie perfettamente a questo ruolo con l'effetto serra, ma nello stesso spirito alcuni non esitano a considerare per domani un nemico extraterrestre (è questo il ruolo dei dischi volanti?) o la prospettiva di collisione con meteoriti giganti... Delirio forse? Ma non si può dire senza effetto...

 

Breve promemoria sul mondialismo

 

La corrente globalista opera un'unione di correnti socialiste e liberali.

 

Essa attinge dalla corrente socialista

 

capital socialismo«La società radiosa si realizzerà pianificando sulla base della conoscenza scientifica dei principî che governano la materia. Gli individui saranno solo ingranaggi a volte utili, a volte dannosi, della macchina sociale. E dovranno essere trattati di conseguenza [...]. Gli uomini avranno diritto al più totale piacere individuale, purché questo piacere sia compatibile con la convenienza della specie [...]. Legata alla tradizione marxista è anche la reinterpretazione dell'internazionalismo. Le identità e le peculiarità nazionali devono dissolversi affinché il nuovo ordine mondiale possa fiorire. Possiamo anche associare la reinterpretazione del messianismo a Marx [...]. Spetta ad una presunta minoranza illuminata spiegare alla gente comune cosa dovrebbe pensare, volere e fare. È a Lenin che si collega l'idea di una burocrazia che, debitamente supervisionata da tecnocrati illuminati, creerà una rete di organizzazioni internazionali al servizio della pianificazione della vita umana» 34.

 

socialcapitalismo

 

Essa attinge anche dall'ideologia liberale

Esiste anche, ma presentata in modo diverso, la concezione utilitaristica dell'uomo. Nella corrente liberale c'è la preoccupazione per il controllo quantitativo e qualitativo della popolazione. La città deve limitare i suoi abitanti e perseguire una politica eugenetica. Il malthusianesimo, il neomalthusianesimo e l'edonismo, fanno parte di questa «tradizione».

 

Congiunzione di socialismo e liberalismo

Le due ideologie risultano unite nella corrente globalista. Questa «coalizione» è stata espressa molto bene da Zbigniew Brzezinski (1928-2017), primo direttore e pensatore della Commissione Trilaterale:

 

«Il marxismo è una vittoria della Ragione sulla Fede [...]. Esso rappresenta una tappa vitale e creativa nella maturazione della visione universalistica dell'uomo [...]. Dobbiamo cercare la cooperazione con i Paesi comunisti, mirando ad un compromesso prima politico e in seguito filosofico» 35.

 

zbigniew brzezinski

 

Da parte sua, il radicale francese Edgard Faure (1908-1988) affermava che il sistema dell'Occidente e il socialismo sovietico andavano l'uno verso l'altro, in direzione di una soluzione sintetica, sostenuta da un umanesimo molto simile.

 

 

edgard faure

 

Queste dichiarazioni di convergenza filosofica non dovrebbero avere più valore di qualsiasi ideologia, «la cui funzione essenziale è quella di occultare le soggettività che beneficiano dei suoi servizi» 36. L'esposizione e l'ampia diffusione di temi comuni (oggi l'ecologia) serve infatti alla convergenza di interessi comuni.

 

«Da questa alleanza nasce una vera mafia che vuole governare la politica, la economia, i media, la ricerca scientifica, la tecnologia e infine la morale e la religione. Possiamo anche prevedere che con tutti i mezzi d'azione attualmente disponibili, questa mafia possa potrà servirsi anche di un massiccio uso di droga» 37.

 

tossicodipendente

 

Quanto all'ideologia che questa mafia adotterà, per nascondere i propri interessi,

 

«il suo nocciolo duro sarà costituito dall'alleanza dello scientismo biomedico e demografico con un positivismo giuridico che prenderà il posto della morale» 38.


Conclude il gesuita Padre Michel Schooyans nel suo libro
L'Évangile face au désordre mondial («Il Vangelo di fronte al disordine mondiale»):

 

«L'apice della raffinatezza - se possiamo dirlo - sarà raggiunto quando, avendo interiorizzato questa ideologia, uomini estranei alla mafia, praticheranno una sorta di auto-violenza fisica o psichica. La violenza che faranno o che subiranno sarà accettata perché sarà legittimata da un discorso ideologico di tipo scientifico con risonanze allo stesso tempo economiche, biomediche e demografiche. Bisogna aggiungere che questo discorso ideologico, totalmente pagano nei suoi fondamenti, darà origine ad una pratica, anch'essa totalmente pagana nei suoi mezzi e nei suoi fini. Tutto ciò che demistificherà la menzogna di questa ideologia e denuncerà la violenza di questa mafia sarà dichiarato nemico e trattato come tale [...]. Una nuova nomenclatura liberale sta prendendo il sopravvento sulle istituzioni internazionali e nazionali. Mentre in linea di principio è restia all'idea dell'intervento urbanistico dello Stato, non esita a servirsi delle istituzioni pubbliche per imporgli la sua pianificazione [...]. Quest'ultima mira a stabilire un mercato "liberale" che coincida con le dimensioni del mondo» 39.

 

padre michel schooyans - l'èvangile face au désordre mondial

Sopra: Padre Schooyans e il suo libro

L'Évangile face au désordre mondial.

 

Cambiamento di civiltà

 

Al Gore, come Gorbačëv, annuncia una nuova civiltà, la cui spina dorsale sarebbe la salvaguardia dell'ambiente:

 

«Adottare questo obiettivo centrale significa impegnarsi in uno sforzo affinché ogni decisione, ogni programma, ogni legge, ogni istituzione, ogni trattato, ogni alleanza, ogni tattica e ogni strategia - in breve ogni mezzo - siano utilizzati per porre fine alla distruzione dell'ambiente e per salvaguardare e preservare il nostro sistema ecologico».

 

Altrove Al Gore ha dichiarato: «Spero di avervi convinto a partecipare allo sconvolgimento che deve subire la nostra civiltà». Nel 1997, Gorbačëv ha affermato:

 

«Abbiamo il compito di sviluppare una nuova civiltà. Nuova, in quanto deve abbracciare tutta l'umanità e rispondere realisticamente alla sfida dell'interdipendenza. Essa garantirà armonia e convivenza creativa tra l'uomo e il resto della natura».

 

aldous huxley

Sopra: Il Mondo Nuovo, un romanzo dello scrittore inglese Aldous Huxley (1894-1963), un globalista convinto, in cui si profetizza l'avvento di una società distopica in cui un governo centralizzato gestirà tutte le attività umane regolando persino la natalità. Sua è questa affermazione: «La dittatura perfetta avrà sembianza di democrazia. Una prigione senza muri nella quale i prigionieri non sogneranno di fuggire. Un sistema di schiavitù dove, grazie al consumo e al divertimento, gli schiavi ameranno la loro schiavitù». Guardiamoci attorno...

 

Lo United Nations Environment Programme ha commentato: «Il valore operativo centrale che dovrebbe guidare le azioni umane sulla Terra è il fondamento sano del suo ecosistema e della sua bio-comunità». L'obiettivo dichiarato di una ricerca di «unità» - per quanto si possa parlare di unità in rapporto ad un pensiero unico - uniti da una minaccia comune, consente di raggiungere un consenso, emarginando gli avversari che si ergono contro i veri obiettivi nascosti sotto l'apparenza del bene, della bontà, della giustizia, dell'armonia e dell'umanesimo...

 

Come abbiamo visto in tutto questo articolo, l'ecologia è solo una scusa. Alvin Toffler (1928-2016), un influente consigliere del presidente Clinton, ha scritto:

 

«Questa nuova civiltà porterà con sé nuovi modelli di struttura familiare, cambierà il modo in cui lavoriamo, amiamo e viviamo; stabilirà un nuovo ordine economico [...], e annuncerà l'avvento di una nuova coscienza».

 

alvin toffler

 

È in gioco l'intera concezione dell'uomo e del mondo. Tutti poi parlano del cambiamento di «paradigma». Questa nuova visione è «olistica». Le espressioni «nuovo paradigma» e «visione olistica» sono le parole-chiave del globalismo. Diciamo molto brevemente che il paradigma evoca il modo di concepire le cose nella scienza, nella filosofia, nell'arte e nell'educazione. Scriveva in proposito la newager Marilyn Ferguson:

 

«È una struttura di pensiero, una sorta di struttura intellettuale che consente la comprensione e la spiegazione di alcuni aspetti della realtà [...]. Un cambio di paradigma è un nuovo modo di pensare ai vecchi problemi».

 

La visione olistica considera come un insieme inscindibile l'essere umano e le innumerevoli componenti del suo ambiente fisico e culturale, con interazioni complesse. In realtà, il nuovo paradigma nasconde una nuova ideologia da scienziato. Alla sua base c'è l'utilitarismo comune alle tradizioni marxista e liberale.

 

Esso sviluppa l'etica della responsabilità che si oppone all'etica della convinzione e che non si preoccupa di considerazioni sul bene o sul male. Lo standard morale risulta quindi da una decisione «consensuale». La giustizia diventa procedurale. Questo nuovo paradigma riecheggia anche degli attacchi alla sovranità delle nazioni. La visione «olistica» del mondo, per esso essenziale, subordina le nazioni ai programmi delle ideologie della globalizzazione.

 

turbocapitalismo

Il turbocapitalismo, il motore diabolico

che sta dietro al «nuovo paradigma».

 

Gli Stati non sono altro che ingranaggi nella società globale (l'opposto del principio di sussidiarietà) e la partnership tra organizzazioni intergovernative e ONG, scelte per la loro fedeltà al nuovo paradigma, rafforza il potere dell'apparato delle Nazioni Unite. Il movimento New Age influenza fortemente questo nuovo paradigma. Nella versione francese del libro di Marilyn Ferguson The Aquarian Conspiracy, intitolato Les enfants du verseau («I figli dell'Acquario»), appare la didascalia «Pour un nouveau paradigme»Per un nuovo paradigma»). In tale opera la Ferguson scrive:

 

«Il paradigma della cospirazione dell'Acquario vede l'umanità come radicata nella natura e incoraggia l'individuo autosufficiente in una società decentralizzata vedendoci come amministratori di tutte le nostre risorse esterne e interne».

 

marilyn ferguson - les enfants du verseau

 

L'individuo autonomo diventa un superuomo che con metodi e tecniche esplorerà le risorse finora insospettate del suo corpo, della sua psiche e dell'Universo stesso. Grazie a queste tecniche, questo superuomo si salverà con le sue sole forze. Il nuovo paradigma spazza via il vecchio paradigma, ossia il cristianesimo.

 

Allo stesso tempo, la visione olistica porta al panteismo (Dio è in tutte le cose, è la Natura). Nel 1991 l'UNESCO ha evocato l'emergere del nuovo paradigma, ripercorrendo le tappe di una progressione della coscienza: prima la coscienza personale, con aspetti egocentrici, poi la coscienza sociale ancora legata al prisma dell'uomo, poi la coscienza planetaria ancora troppo egocentrica, e infine la coscienza cosmica, l'unica coerente con la visione olistica transpersonale e transplanetaria 40. A Copenaghen, nel marzo del 1995, una comunicazione dell'ONU affermava che era necessario

 

«trascendere la dicotomia tra materia e spirito, corpo e anima, sacro e profano, uomo e natura o Creatore e creazione, per attivare valori come la sacralità della Terra, la continuità dell'essere, la benefica interazione tra comunità e natura, e reciprocità tra umanità e cielo, per ricevere tutta l'importanza che esse meritano in filosofia e teologia» 41.

 

panteismo

 

Siamo in pieno panteismo, un panteismo che attribuisce la stessa sostanza al Creatore e alla natura. Questo panteismo eco-globalista accusa il cristianesimo di aver profanato la natura, di averla ridotta al rango di mezzo. Il nuovo paradigma - ripetiamolo - esplicitamente anticristiano. Boutros Boutros-Ghali (1922-2016), ex segretario dell'ONU, a Rio, ha riassunto questa visione del mondo:

 

«Al di là e al di sopra del contratto morale in Dio, al di là e al di sopra del contratto sociale concluso con gli uomini, ora dobbiamo concludere un contratto etico e politico con la natura, con questa stessa Terra alla quale dobbiamo l'esistenza [...]. Per gli antichi la Terra aveva un'anima. Occorre trovarla e resuscitarla; questa è l'opera di Rio» 42.

 

boutros boutros-ghali

 

Così, in questa visione olistica, ogni individuo è divino, ma anche la Madre Terra, Gaia, è divina, e l'uomo deve accettare con rassegnazione di sacrificarsi o di essere sacrificato al determinismo del Cosmo. L'Università delle Nazioni Unite afferma:

 

«Il principio fondamentale è che l'uomo non beneficia di uno status superiore a quello del resto della natura che gli permetterebbe di sfruttare il biosistema ecologico per i proprî fini [...]. Egli è solo un elemento di tale sistema [...]. Si tratta di un approccio che non concepisce l'ambiente in modo antropocentrico» 43.

 

dea gaia

Sopra: la dea Gaia, la Madre Terra.

 

Il filosofo francese Michel Serres (1930-2019) riteneva che il termine «ambiente» fosse sbagliato. Egli, infatti, pensava che bisogna

 

«mettere le cose al centro e noi alla loro periferia; loro ovunque, e noi in mezzo a loro come parassiti» 44.

 

michel serres

 

Il mondo forma un tutto di cui l'uomo fa parte, ma senza emergere da esso come creatura ragionevole e libera, fatta ad immagine di Dio, chiamata alla vita soprannaturale e alla salvezza eterna. È un ritorno a un paganesimo per il quale l'uomo è un essere effimero. Come abbiamo già ricordato, in un'intervista a Le Figaro, Gorbačëv ha affermato: «Il mio Dio è la natura».

 

Il Segretario Generale della Conferenza di Rio ha parlato della sovranità trascendente della natura e della nostra Terra prima di chiedere due minuti di silenzio in onore del nostro pianeta. Si può pensare che la filosofa francese Simone Weil (1909-1943) sia stata eccessiva nel dire che un popolo senza passato è incapace di soprannaturale. Eppure qui ne abbiamo un'illustrazione.

 

«Il culto della Terra è il denominatore comune attorno al quale vorremmo federare le varie religioni creando una "spiritualità" globale che le riguardi tutte».

 

simone weil

 

Ogni religione conserverà - almeno apparentemente - il suo aspetto distintivo 45. Da questo incontro di religioni nascerà una nuova fede, una nuova morale: un atto sarà buono quando tenderà a preservare l'integrità, la stabilità e la bellezza della comunità biotica. Altrimenti sarà cattivo. Ciò che caratterizza il totalitarismo più radicale è un potere congiunto: i sommi sacerdoti di questa nuova religione sono allo stesso tempo i gestori dell'ordine temporale.

 

Ricordiamo cosa disse lo scrittore francese André Malraux (1901-1976) sulla cristianità. Egli diceva che era un insieme, ma non era totalitario, perché c'erano il Papa e l'Imperatore. Costituiva una totalità non totalitaria. Non possiamo dire lo stesso del sistema che stiamo trattando. La tiara e la corona imperiale incoronano le stesse persone.

 

andré malraux

 

Conclusione

 

Abbiamo cercato di mostrare con i fatti i rischi totalitari di una visione globale dell'ecologia fondata su basi dove reale e immaginario si mescolano. Abbiamo mostrato come questa visione delle cose sia direttamente collegata alla costituzione di un governo globale. Abbiamo accennato alle convergenze tra socialismo e politica liberale, consentito dal discorso ecologico esteso a tutti i comportamenti umani. Queste convergenze caratterizzano il globalismo.

 

governo mondiale

 

Un imperialismo delirante

Abbiamo poco sviluppato gli aspetti economici dell'ecologia 46, e tuttavia il denaro vi ha un posto molto importante sia nelle motivazioni dei nuclei dirigenti che nei processi di incentivazione che abbiamo evocato in relazione ai metodi non avversivi. Da un lato, il costo delle politiche ecologiche è gigantesco e dall'altro l'ecologia globalista apre le porte al controllo dell'economia mondiale grazie al socialismo di mercato che unisce abilmente liberalismo e interventismo. Non abbiamo nemmeno sviluppato i legami della retorica ecologica con le politiche che scaturiscono dal mito della sovrappopolazione, legami che Padre Schooyans riassume con queste parole:

 

«Troppi uomini, soprattutto troppi poveri, minacciano l'ecosistema. Per proteggerlo sarà necessario esercitare una stretta vigilanza sui cambiamenti demografici. Si concluderà affermando che il rispetto dell'ecosistema richiede due misure complementari: da un lato, sarà necessario rafforzare tutti i mezzi che consentono di controllare la crescita della popolazione, e questa misura si rivolgerà in primo luogo alla popolazione povera, accusata di una cattiva gestione del proprio ambiente [...]. Il movimento New Age trae da questa situazione la sua legittimazione in base alla scala delle priorità elaborate dall'OMS con l'aiuto della Banca Mondiale» 47.

 

aborto - contraccezione - omosessualismo

Sopra: l'aborto, la contraccezione e la diffusione dell'ideologia omosessualista sono le armi con cui l'élite ha cercato di ridurre drasticamente la popolazione, soprattutto nel mondo occidentale.

 

Non va dimenticato, però, che dietro a tutto questo c'è, come dice Padre Schooyans 48,  un «grande bluff». Ovviamente, il nuovo paradigma non è che un «guazzabuglio sincretistico», in cui troviamo confusi accenni di psicologia, ecologia, biologia, politica... senza un principio di discernimento:

 

«L'uomo non ha altro da fare che rinunciare alla sua capacità di discernere il reale dall'immaginario, il vero dal falso, il buono dal cattivo. Questo "nuovo paradigma" è uno scientismo da quattro soldi che si arroga la privilegio di rendere conto dell'intero Universo e di imporsi a tutti per il solo motivo che è lo stadio supremo dell'evoluzione umana, personale e collettiva [...]. È un amalgama in cui abbondano le fantasie».

 

Ma allo stesso tempo, non bisogna sottovalutare le sue possibilità. Questa offensiva ideologica usa tutti i mezzi moderni della sociologia e della psicologia; essa manipola abilmente la disinformazione scientifica per permeare il mondo e ottenere il consenso di cui ha bisogno, un consenso di cui si sente parlare nelle imprese totalitarie. Questo «nuovo paradigma» si presenta allora come

 

«la punta di diamante di un progetto senza precedenti di colonizzazione mentale generalizzata, di un imperialismo delirante che richiede la sottomissione delle menti all'autorità di coloro che lo hanno messo a punto».

 

colonizzazione mentale generalizzata

 

Da un punto di vista antropologico, è la più grande impresa di alienazione della storia. Alimentata oggi dall'effetto serra, dopo essersi condizionata attorno al problema creato dal «buco dell'ozono», domani troverà altri soggetti.

 

Il processo massonico: solve et coagula

L'ecologia, come l'abbiamo analizzata, basata sulle opere di Pascal Bernardin e di Padre Schooyans, occupa ai nostri giorni un posto primordiale nel processo massonico detto «solve et coagula»: distruggere, dissolvere per poi ricostruire su altre basi. La lotta di classe ha sgretolato e diviso la società; ha rotto con la concezione organica della società.

 

Disarticolata in questo modo, la nostra società, il più delle volte inconsapevolmente, si trova sottoposta a manipolazioni totalitarie basate sul trattamento sistemico di problemi «globali» (oggi il clima è lo strumento). Un processo totalitario di concentrazione del potere riunisce questi pezzi di «società dislocata». Siamo passati, dice Pascal Bernardin, ad una nuova tappa dello sviluppo dialettico, il che permette di vedere in questa fase la continuazione della Perestrojka.

 

solve et coagula

«Solve et coagula» è un antico motto alchemico ripreso dalla Massoneria e dalle Società Segrete in generale per indicare la distruzione dell'ordine stabilito da Dio e l'instaurazione di un nuovo ordine concepito dall'uomo libero dalle pastoie della religione e della morale.

 

Nello stesso spirito, è interessante notare che il principio di nazionalità di origine giacobina, aveva sconvolto l'unità, certamente fragile, dell'Europa centrale e dell'Africa, e distrutto gli imperi tradizionali. In realtà era solo una tappa (quella del «solve»). Oggi questi Stati stanno scomparendo di fronte alle istituzioni organizzazioni internazionali in cui il socialismo massonico è fortemente presente (la fase del «coagula»). L'offensiva ecologica globalista ridefinisce quindi completamente la questione politica.

 

I suoi obiettivi non sono più solo economici. ma prima di tutto intellettuali, ideologici, politici e culturali. Ma non possiamo fermarci a questi obiettivi. Una volta eliminato il cristianesimo, gli spiriti vengono condotti al culto della Terra. Nella sua conclusione, Pascal Bernardin afferma:

 

«Stiamo quindi assistendo ad un cambiamento del discorso politico, che è sconfinato nel dominio religioso [...]. La stessa separazione tra Chiesa e Stato è stata solo un momento dialettico. Essendo il cattolicesimo indebolito e ridotto politicamente, ora è possibile procedere alla sintesi, reintroducendo la religione pagana nel discorso politico. La laicità, una semplice esca che ha ormai fatto il suo tempo, dev'essere "rivisitata" [...]. Non sarà più possibile ammettere ancora per molto tempo la mistificazione della laicità, concepita fin dalla sua origine come arma di guerra anticristiana e che ora deve scomparire, essendo la sua opera compiuta [...]. La rivoluzione ecologica è il prossimo tentativo della città terrena di sostituire la città celeste, di elevarla al cielo e di costruire il paradiso in terra. L'obiettivo sovraordinato proposto, l'amore per la natura, è una parodia dell'amore di Dio».

 

neopaganesimo

Sopra: il culto neopagano druidico deifica la Natura.

 

È chiaro che si tratta di un tentativo prometeico. Basato su bugie, esso è destinato al fallimento. Ma «sta a noi annunciare la Buona Novella della dimensione soprannaturale dell'uomo» 49. Questa è infatti la preoccupazione centrale della vera lotta per una cultura della vita.

 

 

APPENDICE

CHIESA E AMBIENTALISMO

a cura del Centro Culturale San Giorgio

 

 

L'opuscolo, di cui abbiamo tradotto un estratto, contiene anche una parte finale redatta da un autore diverso da quello citato, dedicata agli insegnamenti della Chiesa in materia di ambiente. In realtà, si tratta del solito tentativo, tipico di certi autori che vogliono salvare capra e cavoli, di «battezzare» l'ambientalismo, ossia di dare una parvenza cristiana alla preoccupazione destata dai cambiamenti climatici. Citando unicamente gli ultimi successori di Pietro (dal Concilio in poi...), si cerca di dimostrare che anche la Chiesa cattolica si interessa alla salute del nostro pianeta.

 

Arrampicandosi sugli specchi, si è cercato di denunciare la catastrofe imminente, senza naturalmente entrare in urto con il pensiero unico dominante. Si tratta di un atteggiamento tipico degli ecclesiastici nell'era post-conciliare, che seguono docilmente il mondo moderno, sempre più avulso da Dio, nelle sue follie e nel suo delirio di onnipotenza. In un altro articolo dedicato alla religione ambientalista abbiamo già riportato alcune fatti o dichiarazioni riguardanti Giovanni Paolo II (1920-2005), Benedetto XVI e Francesco I. Ma è sicuramente quest'ultimo quello che si è spinto più in avanti, scrivendo addirittura un'Enciclica sull'argomento (Laudato si', del 24 maggio 2105), in cui si possono leggere concetti che potremmo trovare sulla bocca di qualsiasi attivista dell'ambiente:

 

«I cambiamenti climatici sono un problema globale con gravi implicazioni ambientali, sociali, economiche, distributive e politiche, e costituiscono una delle principali sfide attuali per l'umanità. Gli impatti più pesanti probabilmente ricadranno nei prossimi decenni sui Paesi in via di sviluppo. Molti poveri vivono in luoghi particolarmente colpiti da fenomeni connessi al riscaldamento, e i loro mezzi di sostentamento dipendono fortemente dalle riserve naturali e dai cosiddetti servizi dell’ecosistema,come l’agricoltura, la pesca e le risorse forestali».

 

 

Quest'uomo è giunto ad abbracciare e ad incoraggiare personalmente anche la spiritualità neopagana diffusa dall'ideologia ecologista e denunciata in questo articolo. Il culmine di questa deriva è stato raggiunto in occasione del Sinodo dell'Amazzonia dal 10 al 27 ottobre 2019. In quel frangente, ed esattamente il 4 ottobre, è stata introdotta in modo solenne una statua della dea amazzonica Pachamama (una donna gravida a seno nudo che rappresenta la Madre Terra) all'interno della Basilica di San Pietro.

 

pachamama - vaticano

Sopra: la statua di Pachamama venerata in San Pietro.

 

La statua è stata quindi esposta anche nei giardini vaticani, dove gli è stato prestato un culto nel corso di una cerimonia...

 

Sopra: due statue di Pachamama adorate nei giardini vaticani...

 

Questa profanazione del luogo santo (che infrange il Primo Comandamento del Decalogo) fa pensare all'abominio della desolazione di cui si parla nella Sacra Scrittura. Siamo in piena idolatria e in piena apostasia. Le statue della divinità amazzonica sono poi state alloggiate per favorirne la venerazione nella chiesa di Santa Maria in Traspontina.

 

 

 

moneta pachamama

Il 16 ottobre 2020, lo Stato Vaticano ha emesso

una moneta da dieci euro in onore della dea amazzonica.

 

Il 14 aprile dello stesso anno, Bergoglio aveva già incontrato «santa» Greta Thunberg, della quale è un grande fan.

 

bergoglio - greta thunberg

Sopra: il 14 aprile 2019, Francesco ha incontrato Greta Thunberg, l'adolescente svedese divenuta l'araldo e il portavoce della religione ambientalista. Sul cartello che tiene in mano è scritto: «Unisciti alla battaglia per il clima» e un invito a celebrare l'Enciclica Laudato si' il 24 maggio successivo.

 

Tanta è la fama raggiunta da questa adolescente che le è già stata dedicata una statua intitolata Make the difference («Fai la differenza») per il suo impegno in favore dell'ambiente collocata all'Università di Winchester, nel Regno Unito.

 

statua greta thunberg

 

E così coloro che dovrebbero rappresentare la Chiesa di Gesù Cristo sulla Terra non solo hanno abdicato al dovere di predicare la verità cattolica per la salvezza delle anime (francamente viene da chiedersi se ci credono ancora...), ma hanno addirittura trasformato le sue parrocchie in altrettanti altoparlanti da cui diffondere il verbo ecologista. Che Dio ci salvi!

 

sancte michael archangele


banner centro culturale san giorgio

 

Note

 

1 Traduzione di un estratto (pagg. 4-41) dall'originale francese écologie et mondialisme, Action Familiale et Scolaire, Parigi 2000), a cura di Paolo Baroni.

Sito web https://a-f-s.org/

2 Cfr. P. Bernardin, L'Empire écologique ou la subversion de l'écologie par le mondialisme («L'Impero ecologico o la sovversione dell'ecologia attuata dal mondialismo»), éditions Notre-Dame de Grậces, 1998.

3 Per queste dimostrazioni ci riferiremo all'opera di Pascal Bernardin e a quella di Hervé Le Bras intitolata Les limites de la plànete: mythes de la nature et de la population (Flammarion, 1994), nonché ad alcune analisi di Sylvie Joussaume.

4 Cfr. «Sept bonnes raisons de revenir sur le protocole de Montréal» («Sette buone ragioni per rivedere il protocollo di Montreal»), in Le Figaro, del 23 novembre 1992.

5 Cfr. M. Guerre, «Les grandes peurs écologiques» («Le grandi paure ecologiche»), in Spectacle du Monde, gennaio 2000.

6 Il GIEC («Groupe d’Experts Intergouvernemental sur l’Evolution du Climat», ossia Gruppo Intergovernativo di Esperti sui Cambiamenti Climatici»), stima un aumento dei livelli dell'acqua da 15 a 95 cm nel 2100, legato all'espansione dell'acqua e allo scioglimento dei ghiacci, uno scenario medio di 50 cm. Un team anglo-olandese su Nature, del 29 gennaio 1991, prevede un aumento di 5 cm con un aumento della temperatura da 2,7 a 3,3°.

7 Per giustificare questi risultati, alcuni sostengono che siano dovuti ad errori nella distanza tra le orbite di questi satelliti e l'orbita terrestre.

8 Raddoppiare la concentrazione di CO2 può aumentare l'energia ricevuta dalla terra di 4 watt per m2. Le incertezze riguardanti l'effetto climatico delle nuvole superano i 20 watt. Alcune correzioni sono introdotte per tenere conto degli scambi poco conosciuti legati agli oceani raggiungono i 100 watt. Come discernere allora i 4 watt di CO2? Siamo davvero in nella mancanza di certezze.

9 Un ecosistema è l'unità ecologica di base formata dall'ambiente vivente (o biotopo) e dagli organismi animali e vegetali che vi abitano.

10 Alcuni studiosi hanno catalogato fino a 13 milioni di specie. Oggi ne viene descritto solo ⅛, tra cui: 360.000 piante, 990.000 invertebrati e 45.000 vertebrati.

11 Relazione della Conferenza di Rio, 1992.

12 Commissione Mondiale sull'Ambiente.

13 Cfr. A. Gore, Earth in the Balance. Ecology & the Human Spirit («La Terra in bilico. L'ecologia & lo spirito umano»), 1992.

14 Scisti è un termine geologico con il quale si indicano rocce formate da strati paralleli facilmente sfaldabili e separabili (scistosità). Questa caratteristica è dovuta al fatto che sono state sottoposte, all'interno della crosta terrestre, a pressioni uniformi e sempre nella stessa direzione.

15 Le espressioni «sviluppo sostenibile» o «sviluppo durevole» è usata quotidianamente nel discorso politico e nei media. Gli organi dell'ONU lo definiscono «uno sviluppo che consente di soddisfare i bisogni di una generazione, a partire da quella più svantaggiata, senza compromettere la possibilità per le generazioni successive di soddisfare i proprî». Sostenibile e durevole sono le traduzioni dell'inglese «sustainable». La definizione proposta mostra che la durata non è l'unico riferimento per un modello di sviluppo.

16 Potente associazione iniziatica, riconosciuta dall'ONU, da cui dipendono i movimenti New Age; è associato a Green Peace. Robert McNamara (1916-2009), ex presidente della Banca Mondiale, apparteneva a queste due organizzazioni.

17 Cfr. Ephiphanius, Maçonnerie et sectes secrètes («Massoneria e sètte segrete»), éd. du Courrier de Rome, 1999.

18 Fondato nel 1968 da Aurelio Pecci (1908-1984), prototipo del tecnocrate internazionale, coadiuvato dal marxista Adam Schaff (1916-2006), del Partito Operaio Unito Polacco.

19 Tra i firmatari figurano anche molti personaggi apertamente di sinistra...

20 Da notare la confusione tra «diritti umani» e obiettivi a cui bisogna tendere.

21 La direzione di questo organismo è stata affidata a Michail Gorbačëv.

22 Torneremo su questo termine, preso in prestito dal linguaggio New Age.

23 Da notare che questa Commissione si trova ad un livello molto elevato delle Nazioni Unite, molto vicino ai circoli dirigenti. Essa raccoglie un ex primo ministro svedese, un ex presidente della Banca Mondiale, Jacques Delors, poi presidente della Commissione Europea, il segretario generale della Conferenza di Rio, Maurice Strong, ed ha avuto il supporto di Benazir Bhutto, Boutros-Ghali, Willy Brandt, Jimmy Carter, Mac Namara, Edouard Chevarnadzé, ecc...

24 Il meccanismo che applica la teoria dei sistemi è spiegata nel dettaglio da Pascal Bernardin nella sua opera L'Empire écologique (pagg. 21-34).

25 Tra queste ramificazioni citiamo la burocrazia, la precarietà del lavoro, i disordini monetari, l'alienazione dei giovani, il rifiuto dei sistemi di valori, ecc...

26 Vedi, a questo riguardo, l'opera di Mons. Michel Schooyans intitolata L'Évangile face au désordre mondial («Il Vangelo di fronte al disordine mondiale»), éditions Fayard, 1997.

27 Vedi, a questo proposito, l'opera di Pascal Bernardin Machiavel pédagogue («Macchiavelli pedagogo»), Notre-Dame des Grâces, 1995.

28 La teoria del rinforzo di Burrhus Frederic Skinner (1904-1990), nota anche come teoria del condizionamento operante, è una delle basi della cosiddetta psicologia cognitivo-comportamentale. Si basa sull'idea che gli organismi apprendono comportamenti o altri basati su premi (chiamati rinforzi) o punizioni.

29 Nel suo libro L'illusion économique («L'illusione economica»), Emmanuel Todd analizza questa misura economica (pag. 235), tipicamente statalista che evoca un regime di tipo sovietico piuttosto che di tipo liberale, e che allo stesso tempo serviva il libero scambio europeo con poca preoccupazione per gli interessi nazionali. Notate che non c'è stata una forte reazione da parte delle élite o dei commentatori.

30 Il maggese è una pratica agricola che consiste nella messa a riposo di un appezzamento di terreno per restituirgli fertilità.

31 Così la Commissione Trilaterale in Beyond Interdependence («Oltre l'interdipendenza»).

32 Cfr. Ephiphanius, op. cit., pag. 347.

33 Scienziato francese, ebreo, di origine algerina.

34 Cfr. P. M. Schooyans, L'Évangile face au désordre mondial.

35 Cfr. A. de Lassus, Connaissance élémentaire du mondialisme («Conoscenza elementare del mondialismo»), Action Familiale et Scolaire, Parigi.

36 Cfr. P. M. Schooyans, La dérive totalitaire du libéralisme («La deriva totalitaria del liberalismo»), pagg. 216-218.

37 Ibid., pag. 216.

38 Ibid., pag. 217.

39 Ibid., pag. 218.

40 Cfr. Cfr. P. Bernardin, op. cit., pag. 400.

41 Ibid., pag. 403.

42 Ibid., pag. 425.

43 Ibid., pag. 397.

44 Ibid., pag. 408.

45 Ecco questa falsa unità, in un falsa diversità, di cui abbiamo accennato più sopra.

46 Vedi il capitolo IX del libro di P Bernardin L'Empire écologique (pagg. 481-533) intitolato «L'économie écologique» («L'economia ecologica»).

47 Cfr. P. M. Schooyans, L'Évangile face au désordre mondial, pag. 84.

48 Ibid., pag. 93.

49 Così Richard Dubreuil, sulla rivista L'Homme Nouveau, in conclusione di una recensione del libro di Pascal Bernardin.

 

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