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titolo chi è gesù cristo?

di Monasticus 1

 

postato: 7 settembre 2016

 

volto santo di gesù cristo

Sopra: ritratto di Cristo del

pittore armeno Ariel Aggemian.

 

 

Prefazione

 

Anche in questi tempi di grande confusione e di smarrimento, soprattutto dopo il crollo delle grandi ideologie che hanno dominato per tutto il secolo scorso, e nonostante una crescente propaganda razionalista e anticristiana, l'uomo continua a porsi le stesse domande: Gesù Cristo è veramente esistito o è un mito? È realmente il Messia, inviato da Dio, il Redentore dell'umanità o un ingannatore?

 

Chi è? Un uomo straordinario, o forse qualcosa di più: Dio fatto Uomo, l'Uomo-Dio? Dato che abbiamo a nostra disposizione una sola breve vita, e che Gesù Cristo ha promesso che dopo la nostra morte ci giudicherà e ci premierà o castigherà a seconda delle nostre opere, non possiamo permetterci di ignorare questi interrogativi di importanza capitale.

 

Per poter rispondere a tali quesiti, dobbiamo in primo luogo studiare la persona di Gesù Cristo, come la Storia sacra e profana ce l'hanno tramandata, per sapere se dobbiamo ragionevolmente credere in Lui e nella Sua dottrina, e seguire la via che, secondo Lui, ci condurrà alla vita eterna. Tale è lo scopo di questo agile articolo che tratta, anche se in maniera sintetica, uno ad uno i quesiti che abbiamo appena elencato fornendo una risposta concreta.

 

 

Premessa

 

«Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, (Gesù) chiese ai suoi discepoli: "La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo"? Risposero: "Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti". Disse loro: "Voi chi dite che io sia"? Rispose Simon Pietro: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente"» (Mt 16, 13-16).

 

Questa attestazione di fede di San Pietro nella divinità di Gesù Cristo mantiene ancora, dopo duemila anni di Storia, tutta la sua attualità. Eppure, nel corso dei secoli, molti uomini si sono adoperati per smantellare tale credenza. I primi furono i contemporanei stessi di Gesù Cristo, i capi religiosi del popolo ebraico, i quali, nonostante i segni strepitosi che compì davanti ai loro occhi e la Sua dottrina sublime, non vollero credere alla Sua filiazione divina, lo dichiararono un seduttore e un bestemmiatore, e lo fecero condannare da Pilato.

 

I primi tre secoli della Storia della Chiesa furono tormentati dallo gnosticismo, una sorta di religione sincretista impregnata di dottrine di origine ebraica e pagana. Gli gnostici negavano la divinità di Cristo, e affermavano che Egli fosse un'emanazione (un Eone) uscito dal Pleroma primordiale e inviato sulla Terra ad insegnare agli uomini la verità sulla loro natura 2. Nel contempo, si svilupparono alcune correnti di pensiero che si concretizzarono nelle cosiddette «eresie cristologiche». Due furono le tipologie più diffuse di tali errori:

 

Si privilegiava la natura umana di Cristo:

  • Adozionismo (Teodoro di Bisanzio - sec. II; Elipando di Toledo - sec. VIII); Cristo è figlio adottivo di Dio; in seguito al battesimo e alla resurrezione è stato divinizzato, «adottato», senza diventare completamente Dio. Gli adozionisti erano anche chiamati «monarchiani», in quanto Dio mantiene la Sua regalità su Cristo;

  • Arianesimo. Dottrina insegnata dal Vescovo africano Ario (256-336) secondo cui Dio è assolutamente unico e trascendente, mentre Cristo è una creatura di ordine superiore. Tale eresia fu condannata nel 325 dal Concilio di Nicea che riaffermò la consustanzialità (dal tardo latino consubstantialem, ossia della medesima natura, sostanza) di Padre e Figlio;

  • Nestorianesimo. Dottrina insegnata da Nestorio, Vescovo di Costantinopoli († 451) secondo cui la natura umana e la natura divina di Cristo sarebbero connesse attraverso un'unione puramente morale. Questa eresia venne condannata dal Concilio di Efeso, nel 341.

ario - nestorio

 

  Si privilegiava la natura divina di Cristo:

  • Docetismo. Di tale dottrina si trovano tracce in autori gnostici come Basilide, Simone di Cirene e Marcione. Cristo avrebbe finto di incarnarsi, ma non avrebbe mai cessato di essere completamente divino.

  • Monofisismo. Dottrina insegnata da Eutiche (sec. V). Cristo avrebbe solo la natura divina. Si trattò di una ripresa del docetismo. In Armenia, Siria, Mesopotamia ed Egitto si formarono chiese nazionali monofisite; attualmente ne esistono tre: la chiesa egiziana o copta con la sua filiazione etiopica, la chiesa siriaca giacobita e la chiesa armena. Tale eresia venne condannata dal Concilio di Calcedonia (451).

  • Monotelismo. Dottrina insegnata da Sergio di Costantinopoli e da Teodoro di Faran (sec. VII). Secondo essa, Cristo possiederebbe solo la volontà divina pur nella suddivisione in due nature. Si trattava di un tentativo di ricupero del monofisismo per rinsaldare l'unità politica dell'Impero d'Oriente contro la minaccia araba e persiana. Il Concilio di Costantinopoli (680-681) fissò la dottrina delle due nature e delle due volontà 3.

marcione

Sopra: lo gnostico Marcione

insieme ai suoi discepoli.

 

Durante il XIII secolo, l'eresia gnostica rispuntò, anche se con sembianze diverse, nella Linguadoca, una regione situata nel Sud della Francia, con gli albigesi (o catari), che, come i loro antichi predecessori, rifiutavano la divinità di Cristo. Pur non negando tale dogma di fede, l'eresia protestante (sec. XV) si riavvicinò al rigido monoteismo ebraico, e non è un caso che all’inizio del XX secolo una sètta protestante formata da ex avventisti, pur continuando a dichiararsi «cristiana» - i Testimoni di Geova - iniziò a negare la divinità di Gesù Cristo.

 

Come gli ariani, gli attuali geovisti ritengono che Cristo non sia Dio, ma unicamente una creatura speciale di ordine superiore. Ma ancor prima, nel XIX secolo, la natura divina di Cristo era stata messa in dubbio dal razionalismo, una corrente di pensiero pseudo-scientifica secondo cui la fantomatica «Chiesa primitiva» avrebbe elaborato, dopo la crocifissione e morte di Gesù, il mito della Sua divinità. I razionalisti, veri e proprî adoratori del progresso (inteso come cammino della ragione umana verso la propria consapevolezza e realizzazione), attribuivano sistematicamente a tale mitizzazione tutti gli eventi soprannaturali narrati dai Vangeli, scritti - secondo i razionalisti - in epoca tardiva.

 

Il loro capostipite, l'ex seminarista Ernest Renan (1823-1892), nella sua opera Vie de Jésus («Vita di Gesù»), scritta nel 1863, nega la divinità di Gesù, anche se lo esalta come «uomo incomparabile». Tale corrente di pensiero è stata smentita dalla scienza stessa, e in particolare dall'archeologia, che ha dimostrato che la redazione dei Vangeli è da collocare entro la seconda metà del I secolo.

 

ernest renan - vie de jesus

Sopra: Ernest Renan e la sua Vie de Jesus.

 

All'inizio del XX secolo, nella Chiesa cattolica alcuni sacerdoti e laici iniziarono a professare il «modernismo», un movimento di pensiero eretico che auspicava un ammodernamento della Chiesa per metterla al passo con i tempi. Tra essi, figuravano personaggi di spicco come lo scrittore Antonio Fogazzaro (1842-1911) e i sacerdoti - entrambi scomunicati e ridotti allo stato laicale - Romolo Murri (1870-1944) ed Ernesto Buonaiuti (1881-1946).

 

eretici modernisti

 

Distinguendo tra il «Cristo della fede» e il «Cristo della storia», i modernisti negavano di fatto la storicità dei Vangeli (e quindi anche l'esistenza e la divinità di Cristo), l'immutabilità dei dogmi e riducevano la fede ad una mera esperienza e al sentimento religioso. Essi furono condannati da Papa San Pio X (1835-1914) che scomunicò i capi del movimento e ne stigmatizzò gli errori nell'Enciclica Pascendi Dominici Gregis (dell'8 settembre 1907).

 

Ciò nonostante, questa eresia carsica continuò a covare sotto la cenere per riemergere tracotante subito dopo la morte di Papa Pio XII (1876-1958) sotto forma di neo-modernismo o progressismo cattolico, il quale pur non negando apertamente la divinità di Cristo o la storicità dei Vangeli, pone l'accento unicamente sull'umanità del Redentore.

 

san pio X - pio XII

 

Sulla scia di questo orientamento, all'inizio degli anni Settanta, l'industria cinematografica hollywoodiana ha iniziato a sfornare pellicole in cui la figura di Gesù Cristo viene svilita. Il primo film di questo genere - osannato anche da tanti cattolici! - è stato Jesus Christ Superstar (1973), un musical diretto da Norman Jewison che si chiude con la crocifissione di un Cristo impotente e incapace di redimere. Nel 1988, è stata la volta de L'ultima tentazione di Cristo, un film tratto da un romanzo di Nikos Kazantzakis (1883-1957) e diretto da Martin Scorsese che mostra un Gesù visionario e per nulla divino che tenta di ribellarsi alla missione che gli è stata affidata dal Padre.

 

Sopra: da sinistra: il film Jesus Christ Supertar, il regista Norman Jewison, il film L'ultima tentazione di Cristo, il regista Martin Scorsese e lo scrittore Nikos Kazantzakis.

 

Tuttavia, gli ultimi due attacchi in ordine di tempo portati contro la Persona divina di Cristo sono stati il bestseller Il Codice da Vinci (Mondadori 2003), di Dan Brown, e la campagna propagandistica montata intorno alla scoperta del cosiddetto Vangelo di Giuda. Il primo, trasposto anche sul grande schermo nel 2006 da Ron Howard, narra la storia di un segreto tenuto nascosto per 2.000 anni dalla Chiesa cattolica e da una sètta massonica (il «Priorato di Sion»): Cristo avrebbe sposato Maria Maddalena e dalla loro prole (simboleggiata dal Graal) discenderebbe la stirpe regale francese dei Merovingi.

 

Sopra: da sinistra: lo scrittore Dan Brown, il suo libro Il Codice da Vinci, il regista Ron Howard e la locandina della trasposizione sul grande schermo del romanzo di Brown.

 

Nel secondo, uno dei tanti vangeli apocrifi sconfessati dalla Chiesa che circolavano nei primi secoli all'interno di cerchie ristrette di cristiani eretici (come i cainiti), Giuda, l'apostolo traditore, viene riabilitato. Inoltre, in esso si legge che egli sarebbe l'unico detentore, l'unico depositario di una «rivelazione» speciale di Cristo. Pieno di riferimenti gnostici al demiurgo e alla scintilla divina che risiederebbe in ogni uomo, questo manoscritto è stato presentato dai media come un'importante scoperta archeologica fatta nel 1978, quando in realtà Sant'Ireneo di Lione (130-202) ne parla già nella sua opera scritta nel 180 Contro le eresie.

 

Per ultimo, ricordiamo il libro velenoso di Corrado Augias e Mauro Pesce intitolato Inchiesta su Gesù (Mondadori 2006), il solito tentativo di intorpidire le acque mettendo sullo stesso piano i Vangeli canonici e quelli apocrifi, scritti ritenuti privi di fondamento storico da tutti gli studiosi seri, al di là delle loro convinzioni religiose.

 

augias - pesce - inchiesta su gesù

Sopra: da sinistra: Corrado Augias,

Mauro Pesce e il loro libro Inchiesta su Gesù.

 

Dunque, niente di nuovo sotto il sole; a Maria SS.ma, il vecchio Simeone, tenendo in braccio nel Tempio il neonato Gesù, disse queste parole profetiche: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori» (Lc 2, 34-35).

 

 

  Paolo Baroni

 

 

Preambolo

 

Gesù Cristo è veramente esistito? È realmente il Messia, inviato da Dio, il Redentore dell’umanità? Chi è? Un uomo straordinario, o piuttosto qualcosa di più, Dio fatto uomo? Queste domande sono di un'importanza capitale per ognuno di noi. Perché se la testimonianza dei Vangeli è autentica, Cristo - e solo Lui - può aprirci le porte della vita eterna.

 

«Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio incombe su di lui» (Gv 3, 35-36).

 

gesù verbo di dio

 

Gesù stesso ha detto: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Gv 14, 6). La domenica di Pentecoste San Pietro ha proclamato: «In nessun altro c'è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati» (At 4, 12). E San Paolo ha affermato che Gesù Cristo è l'unico mediatore tra Dio e gli uomini (1 Tm 2, 5).

 

Dunque, non possiamo ignorare tale questione. Dobbiamo studiare la persona di Cristo, come la Storia ce l'ha fatto conoscere, per sapere se dobbiamo credere nella Sua dottrina e seguire la strada che, secondo Lui, ci conduce alla vita eterna. Nelle pagine successive intendiamo dimostrare che:

 

Gesù Cristo è esistito;
Gesù Cristo è il Messia, inviato da Dio;
Gesù Cristo è Dio.

 

 

I
GESÙ CRISTO È
VERAMENTE ESISTITO
?

 

 

Questo punto può essere stabilito con certezza grazie alla testimonianza di diversi autori pagani e soprattutto dei Vangeli, che sono documenti storici. Gesù Cristo non visse in un'era mitica o in un periodo storico oscuro e sconosciuto. Egli nacque mezzo secolo dopo la morte di Giulio Cesare (100 a.C-44 a.C.), durante il periodo di massimo splendore dell'impero romano (il regno di Cesare Augusto); Egli era un contemporaneo di Seneca (4 a.C.-65 d.C.).

 

Un gran numero di personaggi menzionati dai Vangeli ci sono noti grazie ad altre fonti; ad esempio, quelli che sono menzionati da San Luca all'inizio del suo Vangelo: gli imperatori Augusto (63 a.C-14 a.C.) e Tiberio (42 a.C.-37 d.C.), Erode il Grande (73 a.C.-4 a.C.), Ponzio Pilato (procuratore della Giudea dal 26 al 36 d. C.), i sommi sacerdoti ebrei Anna e Caifa, e San Giovanni Battista, la cui missione e morte furono riportate dallo storico ebreo Flavio Giuseppe (37-100).

 

Sopra: iscrizione trovata nel 1961 a Cesarea (82x65 cm) nella quale si menziona Ponzio Pilato. Si tratta di una lapide che era posta su un edificio dedicato all'imperatore Tiberio. Una missione archeologica dell'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere di Milano scoprì l'iscrizione rivoltando il gradino di una scala in un'ala aggiunta tardivamente all'anfiteatro di quella Cesarea Marittima che era la capitale romana della provincia. La lapide è datata 31 d. C. In essa è possibile distinguere le parole Tiberium e (Pon)tius Pilatus. È probabile che la frase intera fosse: «Cæsariensibus Tiberium Pontius Pilatus Præfectus Iudææ» («Agli abitanti di Cesarea [Tiberio] Ponzio Pilato prefetto della Giudea»).

 

La testimonianza degli autori ebrei e pagani

 

Cristo è menzionato nelle Antichità giudaiche, un libro scritto a Roma dallo storico ebreo (non cristiano) Flavio Giuseppe tra il 93 e il 94:

 

«Ci fu verso questo tempo Gesù, uomo saggio, seppure bisogna chiamarlo uomo: era infatti autore di opere straordinarie (o nuove), maestro di uomini che accolgono con piacere la verità (o le nuove dottrine) ed attirò a sé molti giudei, e anche molti dei greci. Questi era il Cristo. E quando Pilato, per denunzia degli uomini notabili fra noi, lo punì di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato. Egli infatti apparve loro al terzo giorno nuovamente avendo già annunziato i divini profeti questa e migliaia di altre meraviglie riguardo a lui. Ancor oggi non è venuta meno la tribù di quelli che, da costui, sono chiamati cristiani» 4.

 

Da un punto di vista critico, non c'è dubbio che Flavio Giuseppe ha fornito, in questo passo, una testimonianza autentica dell'esistenza di Gesù Cristo. All'inizio del II secolo, molti autori romani parlarono di Cristo:

  • Gaio Svetonio (69-125) riportò che l'imperatore Claudio (10 a.C.-54 d.C.) «espulse da Roma i giudei che per istigazione di Cresto erano
    continua causa di disordine»
    5. Notiamo il cambiamento nel nome di Cristo («Chrestus»), dovuto senza dubbio alla pronuncia del termine «cristiano» di origine greca. Gli studiosi sono in gran parte convinti che questo testo si riferisce a Gesù Cristo, che era divenuto la fonte di lotte intestine all’interno della comunità ebraica romana. Le misure repressive prese da Claudio sono confermate anche dagli Atti degli Apostoli: nell'anno 52 San Paolo incontrò, a Corinto, una famiglia ebraica che era stata espulsa da Roma (At 18, 2). Dunque, meno di vent'anni dopo la morte di Cristo, a Roma c'erano già dei cristiani. Come potrebbe essere accaduto un fatto del genere se Gesù Cristo non fosse esistito? Se la Sua fosse stata solamente una leggenda come potrebbe essere nato il suo credo in così poco tempo, senza essere confutato?

  • Publio Cornelio Tacito (55-117), nei suoi Annali, scritti approssimativamente nell'anno 116, parla dei cristiani durante il rogo di Roma e la persecuzione di Nerone (37-68) nell'anno 64:

«Il nome di cristiano viene loro da Cristo, che sotto l'impero di Tiberio era stato condannato al supplizio dal Procuratore Ponzio Pilato; ma, repressa per il momento, l'esiziale superstizione erompeva di nuovo, non solo per la Giudea, origine di quel male, ma anche per l'Urbe» 6.

 

Altrove, Tacito parla di un'ingens multitudo (una moltitudine immensa) di cristiani presente in Roma già nell'anno 64, ossia solamente trent'anni dopo la morte di Gesù Cristo.

  • Plinio il Giovane (61-113), proconsole romano della Bitinia e del Ponto (in Asia Minore), nell'anno 111 spedì un rapporto sui cristiani all'imperatore Traiano (53-117) e gli chiese come doveva comportarsi con loro. Plinio riportò che i cristiani erano soliti riunirsi «prima dell'alba e intonare a cori alterni un inno a Cristo come se fosse un dio»; egli aggiunse che erano divenuti numerosi al punto di provocare angoscia ai sacerdoti pagani 7.

Più tardi, alcuni polemisti anti-cristiani come Celso, alla fine del II secolo, non avevano dubbi circa l'esistenza di Gesù Cristo, ma lo dipinsero con molta cura come un impostore o un mago 8.

 

testimoni pagani

Sopra, l'ebreo Flavio Giuseppe e i pagani Svetonio, Tacito, Plinio il Giovane e Celso.

 

 

La testimonianza degli autori cristiani

 

La maggior parte della nostra conoscenza su Gesù Cristo ci viene attraverso i quattro Vangeli (dal greco euangelion, ossia «buona novella»), gli Atti degli Apostoli, le Lettere di San Paolo, di San Giovanni, di San Pietro, di San Giacomo, di San Giuda, e attraverso l'Apocalisse di San Giovanni. Questi ventisette libri costituiscono il Nuovo Testamento. In questa sede ci limiteremo ad uno studio dei Vangeli. Essi bastano ampiamente a provare che Gesù Cristo è esistito, e ci mettono al corrente degli eventi della Sua vita e del Suo insegnamento per le seguenti ragioni:

 

Essi sono resoconti storici e autentici;
Sono la testimonianza di uomini sinceri e ben informati;
Sono d'accordo fra loro, nonostante alcune piccole differenze.

 

L'età e l'accuratezza dei Vangeli

 

Scritti su fragili fogli di papiro e, dal IV secolo in avanti su pergamena più resistente, i testi dell’antichità sono stati salvati con difficoltà; inoltre, ce n'erano solamente poche copie a causa del costo di riproduzione. Ciò nonostante, malgrado le persecuzioni - Diocleziano (243-313) tentò di distruggere tutti i libri cristiani - e delle vicissitudini di due millenni di Storia, circa 5.000 manoscritti scritti in greco del Nuovo Testamento, redatti dal IV al VII secolo, sono giunti fino a noi 9.

 

Oltre a ciò, gli archeologi hanno estratto dalle sabbie asciutte dell'Egitto numerosi frammenti di papiri - alcuni dei quali risalenti al II secolo 10. Per contro, se si chiedesse come conosciamo le opere degli autori pagani dell'antichità, della cui autenticità nessuno dubita, ci renderemmo conto che generalmente essi sono giunti sino a noi solamente attraverso manoscritti ricopiati nel Medioevo 11. Così abbiamo una prova molto più solida dell'esistenza di Gesù Cristo che di quella di Marco Tullio Cicerone (106 a.C-43 a.C.) o di Giulio Cesare, della cui esistenza nessuno dubita!

 

Questa abbondanza di antichi manoscritti, dovuta alla necessità che i cristiani avevano di possedere, in ogni chiesa una copia dei testi inspirati, è una prova inconfutabile dell'accuratezza dei Vangeli come li conosciamo nel testo originale, in quanto i vari manoscritti sono in accordo sostanziale: i critichi sono unanimi nell’essere d'accordo che nessun altro manoscritto dell'antichità gode di una simile validità testuale.

 

diocleziano - cicerone

 

Chi sono gli autori dei Vangeli? La testimonianza degli evangelisti è attendibile?

 

Chi sono gli autori dei Vangeli?

Gli autori cattolici del II secolo, i cui scritti sono giunti fino a noi - Papia di Ierapoli (70-130) e Sant'Ireneo (130-202) - hanno attribuito il primo Vangelo all'Apostolo San Matteo, il secondo a San Marco, il terzo a San Luca e il quarto all'Apostolo San Giovanni. Queste attribuzioni sono confermate dalla Tradizione della Chiesa, la quale si basa su argomenti solidi, ma tale questione non è di grande importanza per la nostra trattazione. Ci basti sapere che i Vangeli furono composti da cristiani palestinesi, prima dell'anno 70 per i primi tre, e prima dell'anno 100 per quello di San Giovanni, un fatto che è stato comunemente accettato sino ad oggi sulla base di criteri linguistici e storici.

 

La testimonianza degli evangelisti è affidabile?

Gli autori sacri, testimoni oculari della vita di Gesù Cristo, Apostoli o stretti collaboratori degli Apostoli, possedevano informazioni di prima mano.

 

«Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola, così ho deciso anch’io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teòfilo, perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto» 12.

 

papia di ierapoli - sant'ireneo

 

Gli Evangelisti desideravano riportare fedelmente questi fatti per le seguenti ragioni:

 

 

Essi erano uomini virtuosi e insistettero sulla veridicità della loro testimonianza 13;
Essi narrarono fatti che il loro amor proprio li avrebbe spinti ad omettere: la bassa condizione delle loro origini, la loro ignoranza, la loro lentezza nel capire l'insegnamento di Cristo, i loro difetti, la loro debolezza e le loro colpe (ad esempio, il rinnegamento di San Pietro);
Essi non avrebbero guadagnato nessun vantaggio mentendo: l'unica ricompensa che gli Apostoli ricevettero dalla loro testimonianza fu la contraddizione e il disprezzo 14;

Oltre a questo, è straordinario come le ricche storie dei Vangeli diano l'impressione di essere fatti di «vita reale». Essi sono pieni di dettagli geografici e storici, la cui correttezza colpisce chiunque visiti la Terra Santa. Essi sono lontani dall'essere vaghe favole mitologiche o anche storie «apocrife» 15 su Gesù Cristo, scritte più tardivamente da cristiani poco ispirati;

Se gli evangelisti avessero inventato fatti sulla vita di Gesù, la loro falsa testimonianza avrebbe provocato le proteste dei discepoli più sinceri o dei nemici del cristianesimo. Al contrario, i quattro Vangeli furono accettati assai rapidamente e senza alcun dibattito da tutte le Chiese locali (contrariamente all'accoglienza riservata agli apocrifi).

 

I Vangeli sono in armonia tra loro, nonostante alcune differenze dovute alle diverse condizioni in cui furono scritti

 

Anche se i Vangeli furono ispirati dallo Spirito Santo, ogni evangelista raccontò i fatti seguendo il proprio stile, a seconda dei tempi e del luogo in cui scrisse. Se si sembrano contraddire l'un l'altro su alcuni dettagli di luogo e di tempo 16, tali differenze sono prive di importanza. Gli evangelisti non presentano la vita di Gesù nei termini di una biografia moderna 17, ma ci diedero una conoscenza esatta di quello che il Figlio di Dio fece ed insegnò a riguardo della nostra salvezza eterna.

 

Quanto alle parole effettive di Gesù, esse devono essere state pronunciate in tempi e luoghi diversi; come un buon insegnante, Gesù ripeté i Suoi insegnamenti per imprimerli nella memoria dei Suoi ascoltatori; la loro trascrizione da parte di più autori e la loro traduzione dall'aramaico al greco spiega le diversità che tuttavia non intaccano mai l'essenza della Sua dottrina.

 

gesù cristo con i dodici apostoli

 

 

II
GESÙ CRISTO È IL MESSIA
INVIATO DA DIO
?

 

 

Le profezie contenute nell'Antico Testamento si sono adempiute in Gesù Cristo

 

Tutto l'Antico Testamento è una preparazione del popolo ebraico all'avvento del Messia 18, che sarebbe venuto per salvare Israele, diffondere la religione del vero Dio fino agli estremi confini della Terra e regnare eternamente. Dio, l'Unico che può rivelare il futuro agli uomini, predisse nel corso dei secoli, attraverso la voce dei profeti, gli eventi certi della vita del Messia; queste profezie furono religiosamente conservate per secoli dagli ebrei nei Libri Santi. Effettivamente, la vita di Gesù corrisponde alle massime profetiche dell'Antico Testamento; disse infatti Gesù:

 

«Voi scrutate le Scritture credendo di avere in esse la vita eterna; ebbene, sono proprio esse che mi rendono testimonianza» (Gv 5, 39).

 

È vero che certe profezie dell'Antico Testamento sono oscure. Questi versetti profetici sembrano avere un duplice livello di significato. Spesso, essi si riferiscono ad eventi del presente (ad esempio, alla liberazione di Gerusalemme assediata) e, su di un altro livello, quasi tra le righe, delineano una visione del Messia che deve venire. È alla luce dei Vangeli, in cui vengono adempiute, che dobbiamo leggere queste profezie. Così, il collegamento tra tutti questi tasselli sparsi viene decodificato, i loro oscuri dettagli diventano chiari e tutta la storia d'Israele assume una vera validità di prefigurazione. Permetteteci ora di esaminare le più straordinarie di queste profezie:

 

Tempo della venuta del Messia:

Giacobbe (figlio di Isacco, figlio di Abramo) predisse:

 

«Non sarà tolto lo scettro da Giuda né il bastone del comando tra i suoi piedi, finché verrà colui al quale esso appartiene e a cui è dovuta l'obbedienza dei popoli» (Gn 49, 10).

 

Gesù Cristo, il Messia, è un discendente di Giuda, come stabilito nelle due genealogie fornite da San Matteo (Mt 10, 2-16) e da San Luca (Lc 3, 23-38). Egli venne nel mondo in un periodo in cui il popolo ebraico aveva perso ogni indipendenza politica a causa dell'occupazione romana.

 

Il profeta Malachia:

Vissuto nel V secolo a.C., scrivendo dopo la distruzione del primo Tempio di Gerusalemme, egli predisse che il Messia sarebbe entrato nel secondo Tempio:

 

«Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore, che voi cercate; l'angelo dell'alleanza, che voi sospirate, ecco viene, dice il Signore degli Eserciti» (Ml 3, 1).

 

Infatti, il primo Tempio, costruito da Salomone, era stato distrutto dai babilonesi nel 587 a.C.; il Tempio venne ricostruito a partire dal V secolo a.C.. Gesù indicò che la prima parte di questa profezia si riferiva a San Giovanni Battista, lasciando così intendere che Egli era il Messaggero della Nuova Alleanza (Mt 11, 10).

 

gesù nel tempio di salomone

Gesù insegna camminando nel

portico del Tempio di Salomone.

 

Il profeta Daniele:

Vissuto nel VI secolo a.C., egli predisse (Dn 9, 24-27) che il Messia sarebbe morto nella settantesima settimana di anni (un periodo di sette anni) 19, ovvero, tra il 483 e il 490 dopo l'editto che ordinò la ricostruzione di Gerusalemme. Questo editto fu emanato da Artaserse (465 a.C.-424 a.C.), re di Persia, nel 454, prima della  data ufficiale della nascita di Gesù Cristo 20. Più probabilmente Egli morì nell'anno 30, un anno in cui la Pasqua ebraica cadde di sabato come riportato dai Vangeli. Così arriviamo a 484 anni dopo l'editto di Artaserse, esattamente nella settantesima settimana di anni predetta da Daniele.

 

Famiglia e luogo d'origine del Messia

 

Il profeta Isaia:

Vissuto nell'VIII secolo a.C., egli ha predetto: «Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse (il padre di re Davide), un virgulto germoglierà dalle sue radici» (Is 11, 1) 21. Infatti, secondo l'antica interpretazione ebraica, Gesù era della famiglia di Davide (Mt 1; Lc 3). Lo stesso Isaia predisse il grande segno della nascita da una vergine: «Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele» (Is 7, 14). Questo inaudito miracolo fu adempiuto in Maria, la Madre di Gesù, che è nel senso più pieno, l'Emmanuele, ossia «Dio fra noi» (Mt 1, 23).

 

profeta isaia

Sette secoli prima dell'avventi di Gesù Cristo,

il profeta Isaia predice la nascita virginale del Messia.

 

Il profeta Michea:

Vissuto nell'VIII secolo a.C., egli indicò il luogo della nascita del Messia: «E tu, Betlemme di Efrata così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che dev'essere il dominatore in Israele» (Mic 5, 1). I sommi sacerdoti ricordarono a Erode questo testo (Mt 2, 6). Dio si servì dell'editto di censimento emanato da Cesare Augusto per adempiere alla profezia; e, infatti, Gesù Cristo nacque a Betlemme.

 

La vita pubblica del Messia

 

Il profeta Isaia predisse il ministero del Precursore di Gesù Cristo:

 

«Una voce grida: "Nel deserto preparate la via al Signore, appianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia colmata, ogni monte e colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in pianura. Allora si rivelerà la gloria del Signore e ogni uomo la vedrà» (Is 40, 3).

 

battesimo nel giordano

Il Signore viene battezzato

da Giovanni nel Giordano.

 

San Giovanni Battista adempì questa profezia predicando la penitenza nel deserto della Giudea (Gv 1, 23). Lo stesso profeta predisse i miracoli che sarebbero stati compiuti dal Messia:

 

«Dite agli smarriti di cuore: "Coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi". Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto» (Is 35, 4-6).

 

Gesù fece tutto questo durante la Sua vita pubblica, dando la vista ai ciechi (Gv 9), l'udito ai sordi (Mc 7, 32-35), la parola ai muti (Mt 12, 22), e facendo camminare i paralitici (Mt 9, 2-7). Egli mandò anche a dire a San Giovanni Battista che attraverso le Sue opere stava adempiendo le profezie (Mt 11, 4-5). Il profeta Zaccaria profetizzò l'entrata trionfante del Redentore in Gerusalemme:

 

«Esulta grandemente figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d'asina» (Zc 9, 9).

 

gesù entra in gerusalemme

Gesù entra in Gerusalemme cavalcando

un asino, come profetizzato da Zaccaria.

 

Questi dettagli possono essere trovati nei Vangeli: nella Domenica delle Palme Cristo entrò nella città santa cavalcando un'asina seguito dal suo puledro (Mt 21, 7); gli ebrei lo acclamarono, proclamandolo Re d'Israele (Gv 12, 13).

 

Passione e morte del Messia

 

La Passione di Gesù Cristo e la Sua morte redentrice furono predette nei minimi dettaglio dai salmi e dalle scritture profetiche.

 

Il cantico del «Servo sofferente»

Il Libro di Isaia include quattro poemi lirici, i cantici del «Servo». Essi presentano un servo perfetto di Dio che raccoglie la Sua gente, che illumina le nazioni, che predica la vera fede, che riscatta attraverso la Sua morte i peccati delle persone, e che poi viene glorificato da Dio. Gesù applicò a Sé stesso i testi sul «Servo sofferente» e alla sua espiazione vicaria, ossia il quarto «Cantico del Servitore» (Is 52, 13; 53, 12; Lc 22, 37; Mc 10, 45), e i primissimi cristiani riconobbero in Lui il Servo perfetto predetto da Isaia (At 8, 29-35). Ecco il testo di questa profezia (Is 52, 13; 53, 2-12):

 

gesù servo sofferente di yahwéh«Ecco, il mio servo avrà successo, sarà onorato, esaltato e molto innalzato. Come molti si stupirono di lui - tanto era sfigurato per essere d‘uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell‘uomo - così si meraviglieranno di lui molte genti [...]. Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in lui diletto. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l‘iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua sorte? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per l‘iniquità del mio popolo fu percosso a morte. Gli si diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo, sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno nella sua bocca. Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.

 

Quando offrirà sé stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitudini, dei potenti egli farà bottino, perché ha consegnato sé stesso alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i peccatori» 22.

 

  •  (Zc 11, 12): «Essi allora pesarono trenta sicli d'argento come mia paga». San Matteo riporta che i sacerdoti del Tempio diedero a Giuda Iscariota trenta pezzi d'argento come prezzo per il suo tradimento (Mt 26:15).

  • (Is 53, 7): «Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca». Prima della Sua Passione Gesù aveva detto: «Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo» (Gv 10, 17-18). E i Vangeli riportano il Suo silenzio di fronte alle accuse e agli oltraggi.

  • (Is 50, 5-7): «Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto confuso, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare deluso». Riporta San Matteo nel suo Vangelo: «Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano» (Mt 26, 67).

  • (Sl 21, 16-17): «Hanno forato le mie mani e i miei piedi, posso contare tutte le mie ossa». Isaia disse del «Servo sofferente»: «Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità [...]. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua sorte? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per l'iniquità del mio popolo fu percosso a morte» (Is 53, 5, 8). Gesù ebbe le Sue mani e i Suoi piedi forati dalla tortura della crocifissione (Lc 23, 33), e San Giovanni ha annotato che Cristo fu la vittima espiatoria per i nostri peccati (vale a dire che attraverso le Sue sofferenze Egli pagò il nostro debito), non solo per noi, ma per il mondo intero (1 Gv 2, 2).

  • (Sl 21, 6-8): «Ma io sono verme, non uomo, infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo. Mi scherniscono quelli che mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo: "Si è affidato al Signore, lui lo scampi"». I Vangeli riportano le derisioni a cui fu sottoposto Gesù crocifisso: «E quelli che passavano di là (dal Golgota) lo insultavano scuotendo il capo e dicendo: "Tu che distruggi il Tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce»! (Mt 27, 39-40).

  • (Sl 21, 19): «Si dividono le mie vesti, sul mio vestito gettano la sorte». Infatti, dopo aver crocifisso Gesù, i soldati presero le Sue vesti e le divisero in quattro parti, una per ogni soldato. Poiché la tunica era senza cuciture, essi dissero: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca» (Gv 19, 23-24).

  • (Sl 68, 22): «Hanno messo nel mio cibo veleno e quando avevo sete mi hanno dato aceto». San Matteo riporta: «Gli diedero (a Gesù) da bere vino mescolato con fiele» (Mt 27, 34); e San Giovanni: «Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: "Ho sete". Vi era lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca» (Gv 19, 28-29).

  • (Is 53, 9): «Con il ricco fu il suo tumulo». Riporta Santo Matteo: «Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatea, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia» (Mt 27, 57-60).

  • (Zc 12, 10): «Guarderanno a colui che hanno trafitto». San Giovanni ricorda questa profezia dopo avere riportato che uno dei soldati con la sua lancia aveva perforato il Suo costato, e immediatamente ne era uscita sangue ed acqua (Gv 19, 34).

cristo crocifisso

«Hanno forato le mie mani e i miei piedi, posso

contare tutte le mie ossa» (Sl 21, 16-17).

 

Tutte queste profezie, scritte da cinque a dieci secoli prima degli eventi narrati nel Vangelo, si sono adempiute in Cristo durante la Sua Passione,
ed Egli comprese che le stava portando a compimento. Le Sue ultime parole sulla Croce furono: «Tutto è compiuto»!, intendendo dire che tutte le profezie erano state adempiute (Gv 19, 30).

 

Nella sera della Sua Risurrezione, Gesù rimproverò i discepoli di Emmaus per la loro lentezza nel credere che la Sua Passione era stata predetta dai profeti: «Ed egli disse loro: "Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria"? E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferivano a lui» (Lc 24, 26-27).

 

Risurrezione e regno eterno di Cristo

 

La Risurrezione del Messia nel terzo giorno dopo la Sua morte non è stata profetizzata esplicitamente, ma è suggerita da testi numerosi dell'Antico Testamento 23, tanto che San Paolo potrà dire: «Cristo morì per i nostri peccati [...], fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture» (1 Cor 15, 3-4). Fra le sue visioni, Daniele riporta la seguente:

 

«Ecco apparire, sulle nubi del cielo, uno, simile ad un figlio di uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui, che gli diede potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto» (Dn 7, 13-14).

 

cristo re

Cristo Re e centro di tutti i cuori.

 

Gesù Cristo ha adempiuto tutte queste profezie, fatto che non può essere umanamente spiegato. Oltre a ciò, dobbiamo far notare che un gran numero di queste profezie si è avverato indipendente dalla volontà umana di Cristo: Ad esempio, la sua nascita a Betlemme, il fatto di essere venduto per trenta denari d'argento, il Suo Cuore trapassato da una lancia, ecc... Egli è dunque il Messia promesso da Dio. Come Egli stesso disse agli ebrei: «Voi scrutate le Scritture credendo di avere in esse la vita eterna; ebbene, sono proprio esse che mi rendono testimonianza» (Gv 5, 39).

 

 

III
LA SAGGEZZA E LA SANTITÀ DI GESÙ CRISTO
PROVANO CHE È STATO INVIATO DA DIO

 

 

I nemici di Cristo tentarono di screditarlo trattandolo come se fosse un pazzo (Mc 3, 21) o posseduto da demoni (Mt 12, 24). Ma tutto il Suo comportamento mostra un'incomparabile saggezza e santità.

 

La saggezza di Gesù Cristo

 

Egli fu ammirato dai dottori del Tempio quando aveva solamente dodici anni (Lc 2, 47).
Le folle furono incantate dalle parole uscite dalla Sua bocca (Lc 4, 22): «Mai un uomo ha parlato come parla quest'uomo»! (Gv 7, 46).
San Pietro ha detto a Gesù: «Tu hai parole di vita eterna» (Gv 6, 48).

Cristo risolse i problemi più spinosi: la donna adultera, il tributo a Cesare, ecc..., e nessuno fu in grado di obiettare a qualsiasi cosa Egli
disse (Mt 22, 46).

 

gesù e i farisei

«Date a Cesare quel che è di Cesare

e a Dio quel che è di Dio» (Mc 12, 17).

 

La santità di Gesù Cristo

 

Gesù praticò tutte le virtù in sommo grado. Leggendo i Vangeli se ne rimane convinti. In particolare, possiamo notare:

 

Il suo amore per Dio Suo Padre: «Bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato» (Gv 14, 31). Quando gli Apostoli lo videro nel Tempio, applicarono alla Sua persona un passo della Sacra Scrittura : «Lo zelo per la tua casa mi divora» (Sl 68, 10; Gv 2, 17).

 

La Sua carità verso il prossimo: Egli era compassionevole (si commosse profondamente quando vide il corteo funebre passare per Naim, e pianse per la morte di Lazzaro). Gesù era misericordioso: guarì gli ammalati, fece del bene ovunque e a tutti, ebrei e pagani, e persino ai suoi nemici (chiamò Giuda «amico mio»). Egli guarì l'orecchio del soldato che era stato colpito da San Pietro; sulla Croce pregò per quelli che l'avevano crocifisso. La Sua carità non fu debolezza: Egli rimproverò i vizi, minacciò i peccatori e scacciò i mercanti dal Tempio, ecc... E finalmente, la Sua carità giunse al livello più elevato: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i proprî amici» (Gv 15 :13). E Gesù dimostrò di possedere tale amore.

 

La Sua pietà: spesso passò notti intere in preghiera; frequentò fedelmente le cerimonie nel Tempio. Nella terribile agonia dell'Orto degli Ulivi Egli rimase in preghiera per tre ore.

 

La Sua umiltà: dalla nascita nella grotta di Betlemme alla morte sulla Croce fra i ladroni, Gesù fece tantissimi atti di umiltà. Egli cercò sempre di evitare l'adulazione della folla, e disse alle persone ammalate che guariva di non dirlo a nessuno.

 

Il suo distacco dai beni materiali di questo mondo era assoluto. Nato in povertà totale, Egli si guadagnò il pane con il sudore della fronte. Durante la vita pubblica visse di carità e non ebbe nemmeno un luogo dove posare il capo (Mt 8, 20). Morì totalmente indigente.

 

La sua castità era perfetta. Nessuno dei Suoi avversari osò lanciare contro di Lui una sola accusa a questo riguardo. I nemici di Gesù dovettero riconoscere la Sua santità. Essi gli tesero numerose trappole, lo spiarono continuamente, ma non furono mai in grado di sorprenderlo nell’atto di commettere un'azione colpevole o degna di biasimo. I sommi sacerdoti dovettero ricorrere a falsi testimoni (che, oltre tutto, non erano nemmeno d'accordo fra loro) per poter costruire un impianto accusatorio. Se lo condannarono a morte con l'accusa di bestemmia per essersi detto Figlio di Dio, non fu affatto una bestemmia, ma la pura verità. Giuda stesso lo ammise: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente» (Mt 27, 4), e Pilato si dichiarò privo di colpa per lo spargimento del sangue di quest'Uomo giusto (Mt 27, 24).

 

risurrezione di lazzaro

«Lazzaro, vieni fuori» (Gv 11, 43).

 

Inoltre, Gesù fu capace di affermare senza paura di essere accusato di mentire: «Chi di voi può convincermi di peccato»? (Gv 8, 46). Se Gesù non fosse stato santo, la Sua testimonianza sarebbe sospetta; ma allora bisogna spiegare come ha potuto compiere così tanti miracoli. Ma poiché Gesù era il modello di tutte le virtù, sarebbe contraddittorio se Egli ci avesse ingannato presentandosi come il Messia, visto che non disse mai la seppur minima bugia.

 

 

IV
I MIRACOLI DI GESÙ CRISTO
PROVANO LA SUA MISSIONE DIVINA

 

 

Un miracolo è un evento palpabile e certo che va oltre ogni capacità umana, superando evidentemente le leggi di natura, e che non può accadere senza uno speciale intervento divino.

 

I Vangeli dimostrano che Gesù fece veri miracoli

 

I miracoli di Cristo furono:

 

Veri atti al di là di ogni capacità umana che superano le leggi di natura: Egli cambiò l'acqua in vino, camminò sulle acque del lago; guarì persone che erano incurabili (almeno all'epoca), come la lebbra e la cecità, guarendoli in modo particolare (un dottore non guarirebbe mai un cieco mettendo un po' di saliva sugli occhi della persona); risuscitò i morti (ad esempio, Lazzaro che era stato sepolto da quattro giorni; Gv 11, 43-44).

 

Essi furono numerosissimi: «Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che sanava tutti» (Lc 6, 19). «Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro» (Gv 20, 30).

 

Compiuti con autorità: per placare la tempesta Gesù disse: «Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: "Taci, calmati"! Il vento cessò e vi fu grande bonaccia» (Mc 4, 39). Egli comandò ai demoni: «Esci, spirito immondo, da quest'uomo»! (Mc 5, 8); Egli disse alla figlia morta di Giairo: «Fanciulla, io ti dico, alzati»! (Mc 5 ,41).

 

gesù seda la tempesta

 

Tali segni prodigiosi furono riconosciuti anche dai nemici di Gesù: «Allora i sommi sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dicevano: "Che facciamo? Quest'uomo compie molti segni. Se lo lasciamo fare così, tutti crederanno in lui"» (Gv 11, 47-48).

 

Il più grande miracolo di Cristo fu la Sua Risurrezione. La Risurrezione da morte di Gesù è la prova per eccellenza della Sua missione divina. Gesù aveva predetto la Sua morte in Croce (Mt 26, 2) e la Sua Risurrezione nel terzo giorno (Mt 20, 19); i sommi sacerdoti erano stati informati di questa profezia (Mt 27, 63), e si erano cautelati chiedendo a Pilato di apporre i sigilli dell'impero sulla tomba e di mettere delle guardie (Mt 27, 66). La mattina di Pasqua, mentre i soldati spaventati fuggivano, l'Angelo dichiarò alle pie donne: «È risorto, come aveva detto» (Mt 28, 6).

 

Gesù apparve vivo alle pie donne e ai Suoi Apostoli e discepoli nel giorno della Sua Risurrezione e per quaranta giorni. Gli Apostoli scambiarono Gesù per un fantasma, ma il Redentore li invitò a toccarlo e mangiò in loro presenza. Inoltre, Egli apparve a più di cinquecento discepoli prima di ascendere al Cielo (1 Cor 15, 6). A quale scopo gli Evangelisti avrebbero dovuto inventare tutto ciò meno di quattro decenni più tardi? Nel giorno di Pentecoste, dopo avere ricevuto lo Spirito Santo, San Pietro predicò la Risurrezione di Cristo.

 

Dopo aver guarito il paralitico alla porta del Tempio, il capo degli Apostoli dichiarò agli ebrei: «Voi avete ucciso l'autore della vita. Ma Dio lo ha risuscitato dai morti e di questo noi siamo testimoni» (At 3, 15). La Risurrezione di Gesù Cristo è il grande motivo di credibilità dato dagli Apostoli. San Paolo in particolare ne fece la base della sua predicazione:

 

«Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede [...]. Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti» (1 Cor 15, 14,20).

 

cristo risorto e la maddalena

Cristo risorto appare a Maria Maddalena.

 

Ad un livello più elevato, la Risurrezione è collegata alla Redenzione divenendo così un articolo della fede, senza tuttavia perdere in alcun modo la sua validità di fatto storico autentico e verificato. Se Cristo non fosse risorto, occorrerebbe spiegare come mai gli Apostoli credettero in questo miracolo e subirono il martirio per predicare la Risurrezione, e come il mondo credette alle loro parole; tutto questo fece dire a Sant'Agostino (354-430):

 

«Se poi non credono che per mezzo degli Apostoli di Cristo sono stati operati quei miracoli affinché si credesse a loro, che annunziavano la sua risurrezione e ascensione al cielo, a noi basta soltanto questo grande miracolo: che senza miracoli il mondo l'ha creduto» 24.

 

 

V
GESÙ CRISTO È DIO

 

 

La rivelazione che Cristo fece della propria divinità fu progressiva. Essa venne svelata da allusioni che divennero sempre più esplicite, come un fatto ovvio che emerse dalla Sua Persona. La manifestazione della divinità di Gesù porta con sé i tratti del volto della Sua personalità: semplicità e rettitudine. Inoltre, la natura progressiva della rivelazione fu necessaria a causa delle esigenze della religiosità ebraica. Un'asserzione chiara della propria divinità da parte di Gesù all'inizio della Sua vita pubblica sarebbe stata totalmente incomprensibile a causa del rigido monoteismo professato dagli israeliti. Fu soprattutto alla fine della Sua vita pubblica e durante la Sua Passione che Egli svelò il mistero della Sua natura divina: «Io e il Padre siamo una cosa sola» (Gv 10, 30).

 

Gesù Cristo si definisce «Signore» e «Figlio di Dio» nel senso pieno di queste parole

 

Anche prima che Cristo entrasse nel mondo e iniziasse a predicare la Sua dottrina, Dio volle rivelare questa verità agli uomini. L'Arcangelo Gabriele, che annunciò a Maria che sarebbe diventata la Madre del Redentore, Le disse: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza del'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio» (Lc 1, 35). Quando trent'anni più tardi Cristo andò sulle rive del Giordano per essere battezzato, Dio confermò le parole dell'Angelo a Maria: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto» (Mt 3, 17) 25.

 

trinità

Sopra: la SS.ma Trinità.

 

Gesù Cristo è chiamato «Signore»

Nella traduzione greca dei libri dell'Antico Testamento, il nome ineffabile con cui Dio si rivela a Mosé (Es 3, 14) è stato tradotto con il termine «Signore». Quest'ultimo divenne così il nome più comune per designare la divinità del Dio d'Israele. Il Nuovo Testamento non utilizza solamente la parola dal forte significato «Signore» per il Padre, ma anche - ed è questa la novità - per Gesù, e quindi si ammette che Egli è Dio:

 

«Parliamo di una sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla; se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria» (1 Cor 2, 7-8).

 

Gesù attribuisce questo titolo a Sé stesso in modo velato nel corso di in una discussione con i farisei sul significato del Salmo 109:

 

«Trovandosi i farisei riuniti insieme, Gesù chiese loro: "Che ne pensate del Messia? Di chi è figlio"? Gli risposero: "Di Davide". Ed egli a loro: "Come mai allora Davide, sotto ispirazione, lo chiama Signore, dicendo: "Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io non abbia posto i tuoi nemici sotto i tuoi piedi"? Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio"? Nessuno era in grado di rispondergli nulla; e nessuno, da quel giorno in poi, osò interrogarlo» (Mt 22, 41-46).

 

gesù buon pastore

 «Io sono il buon pastore. Il buon pastore

offre la vita per le pecore» (Gv 10, 11).

 

Effettivamente, l'unica risposta possibile a questo dilemma è che Davide, illuminato dallo Spirito Santo, riconobbe di essere inferiore al Messia, il suo futuro discendente, non come ad un uomo, ma come al suo Creatore e Signore. Gesù si attribuì esplicitamente il titolo di «Signore» durante l'Ultima Cena: «Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono» (Gv 13, 13).

 

Gesù Cristo è chiamato «Figlio di Dio»

Nell'Antico Testamento, il titolo di «figli di Dio» viene talvolta attribuito agli angeli, al Popolo eletto, ai figli d'Israele e ai loro re. In tale contesto, esso significa che la figliolanza adottiva stabilisce tra Dio e le Sue creature una relazione particolarmente intima. Ma il suo significato è del tutto diverso nell'asserzione dei Vangeli secondo cui Gesù Cristo è «il Figlio di Dio» (al singolare, con l'articolo determinato greco 'o) 26.

  • Quando Marta, sorella di Lazzaro, disse a Gesù: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo» (Gv 11, 27), il divin Maestro accettò questo titolo.

  • Un giorno, Cristo chiese agli Apostoli: «Voi chi dite che io sia? Rispose Simon Pietro: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". E Gesù: "Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli"» (Mt 16, 15-17). Gesù avrebbe reagito così se l'espressione «Figlio di Dio» fosse stata intesa secondo l'accezione comune del termine (un figlio fra molti altri)? Certamente no, perché in quel caso la risposta di Pietro sarebbe stata banale. Inoltre, se San Pietro fu in grado di rendersi conto del carattere trascendente della filiazione divina di Gesù, fu perché Gesù stesso aveva chiaramente permesso che fosse intesa così.

  • Di fronte al Gran Consiglio degli ebrei (il Sinedrio), il sommo sacerdote Caifa interrogò Gesù: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio. "Tu l'hai detto", gli rispose Gesù, "anzi io vi dico: d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra di Dio, e venire sulle nubi del cielo". Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: "Ha bestemmiato! Perché abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare"? E quelli risposero: "É reo di morte"»! (Mt 26, 66). Ai loro occhi, secondo i precetti della legge di Mosé, Gesù Cristo avrebbe dovuto essere lapidato come blasfemo perché si era dichiarato uguale a Dio. Essi, dunque, capirono perfettamente l'asserzione di Nostro Signore Gesù Cristo: «Io sono il Figlio di Dio». Ma accecati dai loro pregiudizi e dalle loro passioni, non vollero credere in Lui.

  • Gli ebrei avevano capito così bene che Gesù Cristo aveva affermato di essere il Figlio di Dio che dissero a Pilato, quando questi proclamò l'innocenza di Cristo: «Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio» (Gv 19, 7). Quando Gesù stava morendo sulla croce, gli ebrei gli dissero ironicamente: «Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce»! (Mt 27, 40).

  • In alcune occasioni, Gesù si attribuì semplicemente il titolo di Figlio, in riferimento al Padre, che evidentemente è Dio. Ecco due esempi: 1) «Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare» (Mt 11, 27). 2) Il Figlio è ad un livello più elevato degli stessi angeli (Mt 24, 36): «Quanto a quel giorno e a quell'ora, però, nessuno lo sa, neanche gli angeli del cielo e neppure il Figlio, ma solo il Padre» 27.

  • In altre occasioni, Gesù si definì chiaramente l'«unico Figlio» di Dio. Una notte, mentre stava parlando con Nicodemo, un sinedrita che Gli era favorevole, gli disse: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio» (Gv 3, 16-18).

gesù signore

 

Gesù Cristo chiama Dio Suo Padre e afferma di essere uguale a Lui

  • Le prime e le ultime parole di Nostro Signore Gesù Cristo che ci sono state tramandate sono asserzioni della Sua relazione completamente unica con Dio Padre. Quando egli vide la Vergine Maria, Sua Madre, e San Giuseppe, Suo padre adottivo, che invano lo avevano cercato con angoscia per tre giorni, Egli disse loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio»? (Lc 2, 49). Prima di morire sulla croce, Egli gridò: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23, 46). Talvolta, nell'Antico Testamento Dio è chiamato il Padre del popolo ebraico 28, nel senso di «creatore», ma nessuno, nemmeno Mosé o Elia, hanno mai chiamato Dio «mio Padre».

  • Quando Cristo cacciò i commercianti dal Tempio, disse: «Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato» (Gv 2, 16). Durante l'Ultima Cena, volendo confortare i Suoi discepoli, disse loro: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre» (Gv 14, 16).

  • Cristo attribuì a Sé stesso la medesima natura di Suo Padre: «Io e il Padre siamo una cosa sola» (Gv 10, 30). Con queste parole Gesù volle dimostrare la Sua relazione totalmente unica con Dio, che è una relazione di uguaglianza nella stessa natura. Quando sentirono queste parole, gli ebrei capirono che Gesù attribuiva la divinità a Sé stesso, ed ecco perché lo volevano lapidare: «Non ti lapidiamo per un'opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio» (Gv 10, 33).

  • A Filippo che Gli chiese di mostrare il Padre agli Apostoli, Gesù rispose:

«Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me»? (Gv 14, 9-11).

 

trinità

«Chi ha visto me ha visto il Padre».

 

  • È vero che Gesù chiese ai Suoi discepoli di recitare il Padre Nostro quando pregavano (Mt 6, 9). Ma prima di ciò disse loro: «Voi dunque pregate così», mettendosi così a parte e distinguendosi dai Suoi discepoli. La loro era soltanto una filiazione adottiva dovuta all'Incarnazione di Cristo, il Figlio di Dio (Rm 8, 15). Ecco perché Gesù, nel giorno della Sua Risurrezione, distinse questi due tipi di paternità quando disse a Santa Maria Maddalena: «Và dai miei fratelli e dì loro: "Io salgo al Padre mio e Padre vostro"» (Gv 20, 17).

  • Disse Gesù:

«Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre» (Gv 5, 22-23).

 

Gesù Cristo attribuisce a Se stesso la perfezione e il potere che solo Dio possiede

 

  • Gesù Cristo ha asserito la Sua eternità: «In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono» (Gv 8, 58). Non ha detto «io ero», ma «Io Sono», lasciando così intendere che per Lui non c'è alcun passato, ma solo un eterno presente. Questa affermazione ricorda la rivelazione
    che Dio fece del Suo Nome a Mosé dal roveto ardente: «Io sono colui che sono» (Es 3, 14). Anche in questa circostanza, gli ebrei accusarono Gesù di aver bestemmiato.

  • Solamente l'identità divina della Persona di Gesù può giustificare una necessità assoluta come questa: «Chi non è con me è contro di me» (Mt 12, 30).

  • Durante l'Ultima Cena, parlando a Suo Padre, Gesù esclamò: «E ora, Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse» (Gv 17, 5).

 

gesù è dio

«Prima che Abramo fosse Io Sono».

  • Gesù attribuì a Sé stesso l'onnipotenza, un potere uguale a quello del Padre Suo:

«In verità, in verità vi dico, il Figlio da sé non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fà, anche il Figlio lo fà [...]. Come il Padre risuscita i morti e dá la vita, così anche il Figlio dá la vita a chi vuole» (Gv 5, 19-21). «Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo» (Gv 10, 17-18).

  • Allo stesso modo, Gesù ha il potere di risuscitare i morti e di assicurarci la vita eterna:

«In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno» (Gv 6, 53-54).

 

hoc est enim corpus meum

«Prendete e mangiate; questo è il mio corpo» (Mt 26, 26).

 

  • Gesù Cristo ha attestato il Suo potere di perdonare i peccati e di giudicare gli uomini. Egli disse al paralitico: «Coraggio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati» (Mt 9, 2). I farisei furono scandalizzati da queste parole; chi potrebbe perdonare i peccati se non Dio solo? Infatti, i sacerdoti dell'Antica Legge non avevano il potere di perdonare i peccati contro Dio; fu Cristo che conferì tale potere ai sacerdoti della Nuova Alleanza. Per provare ad essi che aveva la potestà di perdonare agli uomini i loro peccati, Gesù ridiede miracolosamente all'infelice paralitico l'uso dei suoi arti. Se Cristo avesse veramente bestemmiato perdonando i peccati, Dio non gli avrebbe mai dato il potere per compiere all'istante un miracolo.

  • Egli accettò la professione di fede dell'Apostolo San Tommaso quando, otto giorni dopo la Risurrezione, questi si gettò ai Suoi piedi e Gli disse: «Mio Signore e mio Dio»! (Gv 20, 28).

 

 

CONCLUSIONE
LA DIVINITÀ DI GESÙ CRISTO

 

 

Cristo indirizzò queste parole agli ebrei che non credevano in Lui:

 

«A colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo, voi dite: "Tu bestemmi", perché ho detto: "Sono Figlio di Dio"? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre» (Gv 10, 36-38).

 

Alcuni anni più tardi, ai tempi della prima generazione di cristiani, dopo aver ricevuto l'approvazione dei suoi insegnamenti dagli Apostoli Pietro, Giovanni e Giacomo (Gal 2, 1-10), San Paolo tradusse e spiegò la fede della Chiesa nascente:

 

«Egli (Cristo) è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui [...]. Perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza» (Col 1, 17-19);

 

«Essi sono israeliti e possiedono l'adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse, i patriarchi; da essi proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli» (Rom 9, 5);

 

«Gesù Cristo, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò sé stesso, assumendo la condizione di servo» (Fil 2, 6-7).

 

Cristo disse: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14, 6).

 

Credere in Gesù Cristo e in Colui chi lo ha inviato per la nostra salvezza è necessario per essere salvi. «Senza la fede però è impossibile essere graditi a Dio» (Eb 11, 6) e partecipare dell'eredità come uno dei Suoi figli; nessuno, perciò, è mai stato giustificato senza la fede, e a meno non si perseveri nella fede fino alla fine, nessuno otterrà la vita eterna.

 

La fede è possibile solamente con l’ausilio della grazia e con l'aiuto interiore dello Spirito Santo. Chiediamo a Cristo questa grazia con questa fervente preghiera: «Credo, aiutami nella mia incredulità» (Mc 9, 23). Questa preghiera verrà certamente esaudita se sarà fiduciosa, perseverante e umile. Gesù ha detto: «Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto» (Mt 7, 7). Che la Beata Sempre Vergine Maria, Madre di Gesù Cristo e Madre di Dio, e San Giuseppe, suo padre adottivo, ci conducano a Gesù.

 

«Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e

oppressi, e io vi ristorerò» (Mt 11, 28).

 

 


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Note

 

1 Traduzione dell'originale inglese I Believe in Jesus Christ the Son of God, a cura di Paolo Baroni.

2 Secondo gli gnostici, una divinità malvagia, il demiurgo (il Dio d'Israele e dei cristiani) avrebbe imprigionato lo spirito (le anime) nella materia da lui creata (i corpi). La Gnosi (in greco «Conoscenza») permetterebbe, tramite un'iniziazione, di divenire coscienti di tale mistero. Aborrendo la materia, come cosa in sé cattiva, gli gnostici condannavano la procreazione e il matrimonio (N.d.T.).

3 http://www.theolabam.it/le_eresie_cristologiche.htm

4 Cfr. Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche, cap. 4, v. 18.

5 Cfr. Svetonio, Vita Claudii, 25, 4.

6 Cfr. Tacito, Annali, XV, 44.

7 Cfr. Plinio il Giovane, Lettere 10, 96–97.

8 «Colui al quale avete dato il nome di Gesù in realtà non era che il capo di una banda di briganti i cui miracoli che gli attribuite non erano che manifestazioni operate secondo la magia e i trucchi esoterici. La verità è che tutti questi pretesi fatti non sono che dei miti che voi stessi avete fabbricato senza pertanto riuscire a dare alle vostre menzogne una tinta di credibilità. È noto a tutti che ciò che avete scritto è il risultato di continui rimaneggiamenti fatti in seguito alle critiche che vi venivano portate» (cfr. Celso, Contro i cristiani, traduzione, Biblioteca Universale Rizzoli, 1989). Notare come queste accuse siano identiche a quelle rivolte dai membri del Sinedrio a Gesù Cristo nel corso del Suo processo, il che rivela l'origine di tali accuse che più tardi troviamo sulla bocca di alcuni autori pagani.

9 Citiamo in particolare il Codice Sinaiticus e il Codice Vaticanus, due manoscritti quasi completi del Nuovo Testamento risalenti al IV secolo.

10 Il Papiro 52 risale all'anno 130 e contiene alcuni versetti del Vangelo di San Giovanni. Il Papiro Bodmer, redatto alla fine del II secolo, contiene tutto il Vangelo di San Giovanni.

11 Omero (vissuto nell'VIII secolo a.C.): le sue opere sono state ricopiate nell'XI secolo; Giulio Cesare (100 a.C-44 a.C.): X secolo; Tacito (55-117): XV secolo.

12 Prologo del Vangelo di San Luca (Lc 1, 1-4).

13 «Questo è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti e li ha scritti; e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera» (Gv 21, 24).

14 «Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo esposti alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra carne mortale. Di modo che in noi opera la morte, ma in voi la vita» (2 Cor 4, 8-12).

15 Ovvero attribuite arbitrariamente ad una persona storica che si suppone esserne l'autore.

16 Ad esempio, in quale esatto ordine cronologico si succedettero le apparizioni di Cristo risorto?

17 Come tutti gli storici dell'antichità, essi non cercarono di essere esaurienti circa i dettagli precisi di tempo come accade nell'era moderna.

18 Dal greco Christós, vale a dire l'Unto, il Consacrato. L'unzione di una persona voleva dire che tale persona riceveva una consacrazione speciale da parte di Dio in vista dell'adempimento di una particolare missione. Dice il salmista: «Il tuo trono, Dio, dura per sempre; è scettro giusto lo scettro del tuo regno. Ami la giustizia e l'empietà detesti: Dio, il tuo Dio ti ha consacrato con olio di letizia, a preferenza dei tuoi eguali» (Sl 45, 7-8).

19 «Dopo sessantadue settimane, un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui; il popolo di un principe che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine sarà un'inondazione e, fino alla fine, guerra e desolazioni decretate. Egli stringerà una forte alleanza con molti per una settimana e, nello spazio di metà settimana, farà cessare il sacrificio e l'offerta; sull'ala del tempio porrà l'abominio della desolazione e ciò sarà sino alla fine, fino al termine segnato sul devastatore».

20 In effetti, Gesù nacque probabilmente quattro anni prima. Forse tale scarto è dovuto ad un errore di calcolo del canonista Dionigi il Piccolo, vissuto nel VI secolo.

21 Vale la pena di riportare per intero questo brano profetico che illustra in modo simbolico il regno instaurato dal Messia: «Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore. Si compiacerà del timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese. La sua parola sarà una verga che percuoterà il violento; con il soffio delle sue labbra ucciderà l'empio. Fascia dei suoi lombi sarà la giustizia, cintura dei suoi fianchi la fedeltà. Il lupo dimorerà insieme con l'agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. La vacca e l'orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca dell‘aspide; il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi. Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la saggezza del Signore riempirà il paese come le acque ricoprono il mare. In quel giorno la radice di Iesse si leverà a vessillo per i popoli, le genti la cercheranno con ansia, la sua dimora sarà gloriosa» (Is 11, 2-10).

22 Riprenderemo alcuni di questi testi nei paragrafi successivi.

23 Ad esempio, nel salmo 138 (v. 18); in Osea (6, 2); in Giona (1, 17; 2, 1), un testo che Gesù applicò a Sé stesso in Mt 12, 40), in Isaia (53, 10), ecc...

24 Cfr. Sant'Agostino, La Città di Dio, 22, 5.

25 Anche in Mt 17, 5 il Padre conferma personalmente questa verità: «Egli stava ancora parlando quando una nube luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo"».

26 L'unico passo nell'Antico Testamento in cui incontriamo l'espressione «figlio di Dio» al singolare è presente nel secondo capitolo del Libro della Sapienza (versetti 13, 16 e 18), un testo sull'uomo giusto perseguitato e ucciso dagli empi perché costituisce per loro un rimprovero vivente. Questo testo si addice perfettamente all'Uomo Giusto per eccellenza, Gesù Cristo; infatti, numerosi Padri della Chiesa considerano questo testo come profetico.

27 Con questa affermazione, Nostro Signore volle dire che il tempo fissato dalla Provvidenza per il Giudizio che deve seguire la fine del mondo non era fra quelle cose che doveva rivelare agli uomini. In nessun modo Egli vuole mettere in dubbio la Sua natura divina.

28 Ad esempio, in Is 64, 7: «Ma, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci da forma, tutti noi siamo opera delle tue mani».

 

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