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Invito alla lettura
In questa breve storia dell'aborto e delle pratiche abortive, forse quel
che manca è una lunga storia dell'aborto nei secoli. Così, la flagranza
del ritorno sic et simpliciter ai tempi bui del paganesimo più retrivo e
obsoleto sarebbe stata maggiormente evidente. Ma la logica del pamphlet
è appunto quella di essere un pugno nello stomaco, cosa che un
voluminoso e annotato tomo non consente. Il tema è quanto mai spinoso e
politicamente scorretto, ed è il motivo per cui mi sono sempre
malvolentieri occupato dell’argomento.
Un orizzonte edonista non può non avere il sesso «libero» in cima ai
suoi pensieri, e l’eliminazione dei cascami indesiderati, dei «danni
collaterali» (il politically correct, com'è noto, si esprime solo per
eufemismi) ne costituisce un corollario obbligato. L'unica rivoluzione
veramente riuscita del Sessantotto è stata questa: nato
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Di chi si sta parlando?
Così
Ramòn Lucas Lucas, nell'opera
Bioetica per tutti, sintetizza l'idea
di aborto. Fin dal concepimento vi è una vita che corre verso
l'avvenire: a diciotto giorni c'è già un cuoricino che pulsa; ad un mese
e mezzo i ditini si precisano, con le loro impronte digitali, già
inconfondibili ed uniche; a due mesi vi è una creatura perfettamente
simile ad un grande che misura tre centimetri, ma ha una precisione
assoluta. A tre mesi, il bimbo è alto circa otto centimetri, vive una
vita sua, in stretto collegamento con quella della mamma: si sveglia se
si sveglia lei, la ascolta parlare o cantare, fà le capriole, scalcia,
soffre terribilmente se una terribile macchina aspiratutto inizia,
d’improvviso, a strappargli via via le braccia, le gambe, pezzo per
pezzo, finché un arnese di ferro non entra a prelevare la sua testolina,
per schiacciarla, come una noce, con un colpo secco, per asportarla.
L'aborto è un argomento non molto trattato e non molto conosciuto al
giorno d'oggi: non interessa tanto agli intellettuali e ai giornalisti;
la cultura dominante lo ritiene scabroso e preferisce non parlarne; i
libri di Storia adottati a scuola dribblano elegantemente le vicende
politiche, culturali e gli scontri che hanno segnato l’introduzione
nella modernità di questa discussa pratica. La televisione, sempre
pronta a captare il marcio e il sensazionale, la violenza e il sangue,
non ha mai trasmesso le immagini di un bimbo tormentato dagli acidi o
inseguito da una minacciosa punta d'acciaio. Falsità e ipocrisia,
depistaggio continuo della cultura ufficiale e dominante. Eppure,
l'aborto riguarda l'uomo, l'innocente, la vita ai suoi albori, l'essenza
stessa dell'uomo, della famiglia, del frutto di un rapporto d’amore.
Secondo il concetto giusnaturalista,
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I totalitarismi (comunismo e nazismo)
e l'aborto L’aborto libero e legale, cioè riconosciuto dalla Legge come diritto, come cosa giusta, appare per la prima volta nella Storia con la Rivoluzione comunista del 1917: il comunismo parte dal presupposto che la famiglia non sia un istituto naturale, come dice il giusnaturalismo, ma un portato della Storia, un istituto artificiale. La famiglia sarebbe tipica di un mondo ingiusto e corrotto, quello borghese, che riconosce la proprietà privata dei beni materiali e quella che per i comunisti è la «proprietà privata degli affetti», la famiglia, appunto. Per Vladimir Lenin (1870-1924), che si colloca sulla scia dei pensatori social-comunisti - Dom Deschamps (1716-1774), Étienne-Gabriel Morelly (1717-1778), Babeuf (Settecento), Charles Fourier (1772-1837) e Karl Marx (Ottocento) - abolizione della proprietà privata significa dunque anche abolizione dei rapporti familiari moglie-marito, genitori-figli: per questo introduce, coerentemente, il divorzio e l’aborto. Quest'ultimo è giustificabile anche alla luce di un altro cardine del pensiero comunista: il materialismo. L'uomo, e così pure il bimbo nel ventre materno, è pura materia, senza anima e destino immortali. Le conseguenze pratiche non tardano a manifestarsi. Françoise Navailh, nella sua Storia delle donne: il Novecento, a cura di Françoise Thebaud, (Ed. Laterza 1992), scrive: «L'instabilità matrimoniale e il rifiuto massiccio dei figli sono i due tratti caratteristici del tempo. Gli aborti si moltiplicano, la natalità cala in modo pauroso, gli abbandoni dei neonati sono frequenti. Gli orfanotrofi sommersi, diventano dei veri mortori. Aumentano gli infanticidi e gli uxoricidi. Effettivamente, i figli e le donne sono le prime vittime del nuovo ordine delle cose. I padri abbandonano la famiglia, lasciando spesso una famiglia priva di risorse» 2.
Gli effetti di tale politica divorzista e abortista si vedono ancor oggi: basti pensare quanti e quanto grandi sono gli orfanotrofi negli ex Paesi comunisti (Romania, Ucraina, Bielorussia, Russia, ecc…), da cui vengono presi gran parte dei bambini adottati in Europa (adozioni internazionali). In Russia si arrivava al punto, come ha raccontato Olga Kovalenko, olimpionica in Messico nel 1968, che, come lei, «anche altre ginnaste nell'URSS venivano indotte a concepire e poi abortire, perché con la gravidanza l'organismo femminile può produrre più ormoni maschili e sviluppare più forza. Se rifiutavano, niente Olimpiadi». Circa una ventina scarsa di anni più tardi, l'aborto viene legalizzato per la seconda volta nella storia in un regime nato nel 1933 in Germania: il nazionalsocialismo. Al pari dei comunisti, i nazisti introducono subito divorzio e aborto. Il presupposto filosofico non è chiaramente precisato: sicuramente si parte, come in Russia, dalla negazione di un'anima personale, cioè da una sorta di materialismo o di «materialismo-panteistico». In secondo luogo, entrano in azione le dottrine eugenetiche: la prima società naturale non è la famiglia, ma lo Stato, la comunità politica, l'entità astratta detta Volk («popolo»). Nell'interesse di quest'ultimo, occorre che la gioventù sia fisicamente sana, forte, razzialmente pura: come in una novella Sparta, i deboli vengono eliminati, soppressi, e, con loro, inevitabilmente, anche gli indesiderati. La violazione della sacralità della vita al suo inizio diventa poi violazione della vita tout court: poco prima e durante la guerra verranno legittimate anche la sterilizzazione, l'eutanasia, la soppressione degli handicappati… Riguardo alla concezione della famiglia, come in molti altri aspetti, nazismo e comunismo sono dunque assai simili tra loro, e sostengono che lo Stato è prima e sopra di essa. Nel nazismo questo è evidente nelle forme di irreggimentazione della gioventù, nell'eugenetica, nei circa 80.000 bambini nati tramite accoppiamenti stabiliti dall'alto, a priori, nell'espropriazione ai genitori del ruolo di educatori tramite le organizzazioni statali (la Hitlerjugend...), nell'associazione fondata di Heinrich Himmler (1900-1945), chiamata Lebensborn, che sceglieva donne non sposate da accoppiare a riproduttori ariani, nelle regolamentazioni sul matrimonio misto, nella sostituzione delle feste cristiane e popolari con festività della natura o di ispirazione laica, ecc... Per quanto riguarda il comunismo, esso, come si è detto, nega totalmente la famiglia, fin dalle più antiche formulazioni: la comunanza di donne, ad esempio, è esaltata da Tommaso Campanella (1568-1639) ne La città del sole (1602), dai comunisti illuministi Denis Diderot (1713-1784), da Deschamps, da Fourier e dallo stesso Marx, in nome del principio per cui la famiglia rappresenta, al pari della proprietà privata, qualcosa di negativo ed egoistico, da eliminare. La soluzione è il controllo statale delle giovani generazioni, fino a far loro sentire, come unico, il legame con lo Stato: «Nella società socialista futura, quando l'allevamento, l'educazione e il mantenimento dei figli non saranno più a carico dei genitori, ma passeranno totalmente alla società nel suo complesso, la famiglia dovrà evidentemente morire».
Per questo nell'URSS, il quattordicenne Pavel Morozov (1918-1932) diventa un eroe nazionale, additato come esempio per tutti i ragazzi, per aver rivelato alle autorità l'opposizione di suo padre al regime, ed averlo così consegnato alla morte. Secondo la concezione dialettica della Storia, la famiglia, come unione di genitori e figli, non è neppure un'istituzione naturale, presente nella realtà e quindi valida di per sé stessa, ma una creazione dei tempi e della struttura economica, al punto che, secondo Fourier, apprezzato in ciò da Marx, il sentimento dei genitori verso i figli e dei figli verso i genitori, è una pura invenzione, poiché il bambino, non conoscendo «l'atto che sta all’origine della paternità, non può provare sentimenti filiali»: come tale la famiglia può e deve variare. È bene ricordare la presenza di dottrine eugenetiche attraverso tutta la storia del socialismo: dalla Repubblica di Platone (428-348 a. C.), in cui accanto alla comunanza di beni e di donne, si parla della necessità che lo stato imponga chi debba accoppiarsi e con chi; a La Città del Sole di Tommaso Campanella, in cui il Ministro dell'Amore è chiamato a scegliere i tempi e i soggetti dell'accoppiamento sessuale, al fine di garantire una certa purezza razziale; fino alle più recenti affermazioni di Stanislav Alexandrovich Volfson («Da noi ci sono tutti i motivi per credere che quando s'imporrà il socialismo la riproduzione non sarà più affidata alla natura») e dello staliniano Evgenii Alekseevich Preobrazenskij (1886-1937): «Dal punto di vista socialista, non ha senso che un membro della società consideri il proprio corpo come una sua proprietà privata inoppugnabile, perché l'individuo non è che un punto di passaggio tra il passato e il futuro», tanto che alla società spetta «il diritto totale e incondizionato di intervenire con le sue regole fin nella vita sessuale, per migliorare la razza con la selezione naturale».
Del resto, un'eugenetica de facto verrà attuata nei regimi comunisti asiatici, in Cina, Vietnam, Cambogia e Corea del Nord, tramite l'eliminazione di handicappati, invalidi, malati mentali e barboni, di coloro cioè ritenuti incapaci dell’unica attività cui il materialismo riconosce importanza: il lavoro 3.
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Le metodiche abortive Le tecniche abortive possono essere chirurgiche o farmacologiche. Tra le prime troviamo soprattutto l'aspirazione (vedi foto sotto): si introduce nell'utero un tubo collegato ad un potente aspiratore (venti volte più di un comune aspirapolvere). Il corpo viene lacerato, e il tutto è succhiato e maciullato. Questo metodo è solitamente usato per embrioni inferiori ai tre mesi.
Vi è poi l'embriotomia (vedi foto sotto): si introduce un cucchiaino aguzzo ricurvo col quale si taglia a pezzi l’embrione, e poi si procede col raschiamento dell'utero. È il metodo più praticato nei primi tre-quattro mesi di vita. Vi è poi l'isterotomia o aborto col taglio cesareo: questo metodo è, fino al taglio del cordone ombelicale, del tutto uguale ad un parto per taglio cesareo. Vi sono infine metodiche di uccisione per avvelenamento: l’embrione viene raggiunto da sostanze chimiche irritanti, che generano un’indicibile sofferenza, spasmi e contorsioni, determinando una morte lenta e dolorosa 4.
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Il dopoguerra e i Paesi comunisti Nel dopoguerra, l'aborto viene legalizzato nei Paesi comunisti dell’Est legati all'URSS: in Ungheria, Polonia, Bulgaria e Romania nel 1956; in Cecoslovacchia nel 1957; in Iugoslavia nel 1970. La Cina popolare comunista autorizza l'aborto e la contraccezione nel 1957, mentre nel 1962 vengono imposti: ritardo obbligatorio dell'età del matrimonio, sterilizzazione e tecniche contraccettive spesso forzate. L'obbligo di un figlio solo a famiglia determina, oltre al precoce invecchiamento della popolazione, una strage delle figlie femmine: i genitori cinesi, potendo avere un solo figlio, spesso uccidono una eventuale figlia femmina, dal momento che non potranno giovarsi del suo aiuto nella lavorazione della terra; oppure è il governo stesso ad eliminarle, tramite aborti selettivi e infanticidi. Avviene addirittura che i medici vengano pagati dalla Stato a seconda delle sterilizzazioni forzate o degli aborti effettuati (che spesso vengono spacciati, alle povere madri, per terapeutici). Nel migliore dei casi, alcune famiglie, dopo il primo figlio, decidono di non uccidere le loro bambine e riescono, pagando chi di dovere, a non farle registrare, per evitare che siano gli impiegati statali ad eliminarle: in tal caso, però, queste bimbe, di fronte alla legge, non esistono, e non hanno quindi accesso all'istruzione, alla sanità ecc... 5. Si ha così uno squilibrio all'interno della popolazione, per cui oggi mancano all'appello, in Cina, circa 40.000.000 di donne, e vi sono altrettanti uomini che non possono sposarsi.
Ma vediamo uno dei tanti esempi concreti citati sulla
stampa italiana. Riferisce Sette, inserto de Il Corriere della Sera, del
10 agosto 2000: «Non ci hanno dato nemmeno il tempo di dargli un nome.
Me lo hanno strappato dalle braccia e lo hanno scaraventato a terra, si
è sentito un tonfo, ma il neonato ha continuato a piangere. Non voleva
proprio morire. Allora i tre funzionari del governo hanno iniziato a
prenderlo a calci. Finché non ha respirato più. In Cina lo chiamano
controllo demografico o politica del figlio unico [...]. Sono arrivati
di notte, il mese scorso, nella sua
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L'Inghilterra Dopo il mondo comunista è quello anglosassone, inglese e americano - storicamente protestante, liberale e capitalista - ad introdurre l'aborto. La prima è l’Inghilterra, nel 1968. In questo Paese, il tentativo di controllare e manipolare la vita data dai primi del Novecento. È significativissima, a questo riguardo, l'opera di Aldous Leonard Huxley (1894-1963), figlio di un famosissimo biologo darwiniano, che nel 1932, nel suo romanzo Brave New World («Il Mondo Nuovo»), descrive la società del futuro, quella che egli crede potrà essere la società del futuro. Si tratta di un'opera che godrà di fama immensa, un testo capitale della letteratura inglese, accanto e simile a 1984 di George Orwell (1903-1950). Ipotizza un mondo i cui abitanti sono rigidamente controllati, manipolati, soggiogati dal potere in ogni aspetto della loro vita. La riproduzione stessa è sottoposta ad un controllo centralizzato, gli ovuli fecondati in vitro vengono conservati artificialmente. La nascita è quindi anonima (non esiste più la famiglia), e può essere plurigemina, con la capacità di ottenere fino a novantasei gemelli identici da un solo uovo (clonazione). Le conoscenze genetiche permettono di studiare la riproduzione a tavolino e di creare caste di uomini superiori, fisicamente e intellettualmente, e, agendo sulla ossigenazione del cervello durante il processo di sviluppo dell’embrione, di uomini inferiori, pronti ad obbedire ed eseguire i lavori più umili. Il numero dei cittadini è fisso. L'intensità demografica viene controllata attraverso: la sterilizzazione forzata di un numero consistente di donne; attraverso le cosiddette «cinture maltusiane», contenenti mezzi contraccettivi, un «centro di aborti» la cui attività appare alacre, visto che la castità è considerata una perversione; una sorta di eutanasia e di altri provvedimenti analoghi. La base ideologica è fornita dall'educazione sessuale nelle scuole, che elimina ogni «tentazione» alla famiglia promuovendo rapporti precoci, occasionali e continui. Sulla tematica del controllo demografico, Huxley ritorna in Brave New World Revisited, del 1958, dimostrando che la distopia, il mondo da incubo descritto nel precedente romanzo, non gli appare come tale in tutti gli aspetti: «Nel mondo nuovo della mia favola era ben risolto il problema del rapporto fra popolazione umana e risorse naturali. S'era calcolato il numero ideale per la popolazione del mondo e si provvedeva a contenerlo entro quel limite [...]. Ma nel mondo vero contemporaneo non si è risolto il problema della popolazione».
Il
problema del sovrappopolamento, scrive Huxley, è capitale, la
popolazione attuale, due miliardi e ottocentomila persone nel 1958,
eccessiva, e non esistono «l'intelligenza e la volontà, che quasi mai
ritroviamo nel formicaio di analfabeti che popolano il mondo», per
attuare «il controllo delle nascite». «Forse non è impossibile la
gestazione in vitro, come non è impossibile il controllo centralizzato
della riproduzione; ma è chiaro che per molti anni a venire la nostra
rimarrà una specie vivipara, che si riproduce a casaccio», laddove
invece la dittatura del nuovo mondo sarà forse eccessiva, ma efficace.
«Il nostro sregolato capriccio non solo tende a sovrappopolare il
pianeta, ma anche, sicuramente, a darci una maggioranza di uomini di
qualità biologicamente inferiore». È evidente che Huxley sta dalla
parte del grande dittatore; è evidente il suo disprezzo per l'umanità
«formicaio di analfabeti», che si riproduce «a casaccio», secondo uno
«sregolato capriccio»; che abbisognerebbe quindi di un «ordine», di un
controllo dall'alto, dell'intelligenza superiore, imposta con la
violenza, con l'inganno, con la tecnologia, di uomini «illuminati» come
lui. Al fondo vi è la teoria darwiniana della selezione naturale che Aldous eredita dal padre e dal fratello, e che lo porta, pur fra molte
ambiguità, a chiedersi, in Brave New World Revisited, in un capitolo
intitolato «Qualità, quantità, moralità», se i «mezzi buoni» dell'igiene
e della medicina, portando alla salvezza di persone che altrimenti
potrebbero morire, non raggiungano in fondo un «fine cattivo», un male
quale è il sovrappopolamento e «la progressiva contaminazione del fondo
genetico a cui dovranno attingere i membri della nostra specie [...].
Ogni progresso della medicina - continua - sarà frustrato da un
corrispondente aumento del tasso di sopravvivenza degli individui che
dalla nascita portano con sé una qualche insufficienza genetica [...]. E
che dire degli organismi insufficienti per condizioni congenite, che la
medicina e i servizi sociali oggi salvano e lasciano proliferare»? Le
idee di Aldous diverranno importanti grazie al fratello, Sir Julian
Sorell Huxley (1887-1975), che, come primo direttore generale
dell'UNESCO, il cervello dell'ONU, porterà all'interno di questo
organismo un'avversione alla vita che rimane tutt'oggi 9. La sua
filosofia è ben espressa in un suo opuscolo 10, in cui si fanno proposte
estremamente simili a ciò che succede nel romanzo di Aldous. Inoltre,
Sir Julian è anche, negli anni Venti del Novecento, uno dei fondatori
della Società Eugenetica Britannica. Il 6 settembre 1962, a nome del
Comitato per la Legalizzazione della Sterilizzazione Eugenetica,
scriveva: «Gli argomenti a favore della sterilizzazione di certe classi
di genti anormali o deficienti mi sembrano schiaccianti»
11.
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L'America e l'Europa
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L'Italia: «uccidi, purché sia tuo
figlio» Il 1978, ben dopo gli altri stati, è l'anno della legalizzazione dell'aborto in Italia, con la cosiddetta Legge nº 194. Negli anni Settanta, la sinistra (PCI, PSI, PSDI), insieme ai partiti liberal-capitalisti (PRI, PLI), e al Partito Radicale di Marco Pannella, di Emma Bonino e di Francesco Rutelli, con l'appoggio di tutta la grande stampa (specie Repubblica di Eugenio Scalfari, L'Unità, L'Espresso, Panorama e Il Corriere della Sera) sostiene l'introduzione in Italia dell'aborto libero, gratuito, a spese dello Stato. L'argomento principale a favore di tale Legge è l'esistenza di centri di aborti clandestini, che causerebbero lo sfruttamento e talora la morte delle madri: si arriva, con una falsità straordinaria, ad indicare, con cifre altissime, il numero «preciso» degli aborti clandestini, come se fosse possibile conoscerlo, come se non fossero, appunto, «clandestini». Si assiste ad un terrorismo dei numeri che tende a gonfiare sé stesso nell'euforia della quantità e nel progredire dei giorni: «Tre milioni di aborti clandestini nella penisola, 25.000 donne morte ogni anno in seguito ad aborto clandestino…». La Storia si incaricherà di smentire queste fole, ma l'emozione del momento e il tam tam dei giornali convinceranno molta gente. L'altro argomento, sostenuto con campagne miliardarie dalla famiglia Rockefeller, dall'ONU e per certi aspetti anche dal WWF e dal Club di Roma legato agli Agnelli, è la sovrappopolazione del pianeta. Il parlamentare socialista Loris Fortuna (1924-1985) scrive: «Sette miliardi gli individui che nel 2000 popoleranno la terra […]. Ipotizzabile, come evento futuro, ma non incerto, la catastrofe». Chi glielo dice oggi, al Fortuna, che siamo il Paese più vecchio e ansimante d'Europa, che la nostra popolazione diminuisce drasticamente ogni anno? Accanto a queste cifre roboanti, indimostrate e indimostrabili - oggi lo sappiamo, sicuramente false e confutate - si cerca di tappare la bocca agli oppositori anche con l'utilizzo di un linguaggio mascherato.
La
falsità è lo sfondo su cui si svolge tutto il dibattito, depistato da
affermazioni di questo tipo: «La soluzione di fondo non è quella [...]
di discutere astrattamente sul concetto di inizio della vita»
13; «Il
problema dell'aborto dovrebbe essere discusso in ambito squisitamente etico-morale e non attraverso considerazioni di natura biologica»
14.
Traducendo: discutiamo pure, purché non ci si chieda di accertare di che
cosa (un minerale? Un vivente?) si stia discutendo. Così si lotta in
ogni modo per riconoscere la legge del più forte, per occultare la
spaventosa realtà
Nessuno di loro si
dimette, preferendo la stabilità del governo alla coerenza personale
18.
Nessuno fà ostruzione, nessuno si dissocia di fronte ad una delle leggi
abortiste più permissive al mondo, che considera l'aborto, secondo
l’aspettativa dei comunisti, «una operazione qualsiasi, alla stregua di
tutte le altre, e che, come tale, sia pagata dalla mutua»
19.
Addirittura, passata la legge, Andreotti, tramite l’Avvocatura di Stato,
se ne assume la difesa, chiedendo alla Corte Costituzionale di rigettare
le numerose eccezioni di incostituzionalità presentate dopo l'entrata in
vigore della 194. Quest'ultima stabilisce, all’articolo nº 4, che la
donna che vuole interrompere la gravidanza nei primi tre mesi deve
rivolgere la sua richiesta ad un pubblico consultorio o ad un medico
generico, cioè anche ad un dermatologo, un dentista, un ortopedico o
simili. L’articolo nº
Infine, la nº 194, che è nell'attuazione pratica ancora
peggiore che nella sua ipocrita formulazione, rifiuta in teoria ogni
criterio eugenetico; in realtà, il Prof. Claudio Giorlandino, celebre
ginecologo, racconta di aver visto «coppie scegliere l'aborto solo
perché il feto aveva sei dita ai piedi (operabilissime, com'è ovvio)», e
addirittura procedere in questo modo con «aborti a ripetizione»
22. È
evidente che lo stesso criterio potrebbe essere adottato da genitori che
avessero scelto a priori di avere un maschio e non una femmina o
viceversa. In relazione a queste cose l’On. Umberto Bossi, parlando in
più occasioni del problema aborto nelle sue interviste a Gianluca Savoini, ha insistentemente accennato ad un nuovo e angosciante «nazismo
rosso». Scrive Emilio Bonicelli nel suo interessantissimo studio
Gli
anni di Erode: «Gli articoli della legge ne esprimono così chiaramente
lo spirito: l'interruzione di gravidanza è resa libera e gratuita, ma
viene in ogni modo favorita. Il parere contrario del medico, del padre
del concepito, dei genitori, ovunque emerga, viene neutralizzato. Di
fronte alla gestante dubbiosa ogni porta si apre perché la sua scelta
sia quella del rifiuto della vita, ma nessun serio aiuto viene
predisposto perché quella vita possa trovare accoglienza».
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Gli abortisti clandestini
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Una cultura da rifondare
En passant, si può concludere affermando che la cultura dell'aborto è
andata di pari passo con la tendenza a concepire anche gli affetti in
modo
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La fine di quei corpicini
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Il problema economico
La denatalità spaventosa presente in Europa dopo l'introduzione nelle
legislazioni nazionali della legge sull'aborto (a ulteriore
dimostrazione che il numero sugli aborti clandestini dato dagli
abortisti era falso), ha determinato l'entrata in crisi del cosiddetto
Welfare State, dello Stato assistenziale creatosi in Occidente nella
prima metà del Novecento e progressivamente rafforzato nel secondo
dopoguerra. Lo Stato assistenziale, o sociale che dir si voglia, si basa
sul semplicissimo concetto per cui lo Stato, attraverso una tassazione
progressiva che tenga conto delle differenti ricchezze e possibilità,
garantisce ai cittadini l'assistenza educativa, sanitaria e
pensionistica. A partire dagli anni Novanta del Novecento, lo Stato
sociale è andato via via modificandosi per la mancanza di denaro nelle
casse pubbliche, proprio a causa della denatalità, dell'invecchiare
progressivo delle generazioni: dove non ci sono giovani non c'è futuro,
non c'è prospettiva, e neppure soldi. Infatti, ormai in tutta Europa
l'età media si è enormemente innalzata, e con essa il numero degli
anziani, bisognosi di assistenza sanitaria, di pensioni e, tante
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Il dibattito sulla fecondazione artificiale Un'altra piccola, parziale vittoria, dopo quasi trent'anni di sconfitte, per il fronte a difesa della vita, è stata la Legge sulla fecondazione artificiale del dicembre 2003. In tale data, infatti, secondo la relazione del forzista Flavio Tredese, è stata riconosciuta per legge la dignità e la tutela del concepito; di conseguenza, è stata vietata la sperimentazione o intervento di clonazione sull'embrione umano, ivi inclusa la selezione eugenetica di stampo nazista (non per nulla vietata anche in Germania, dove il ricordo delle atrocità naziste è ancora vivo); è stata vietata la fecondazione ai singles, agli omosessuali, alle mamme-nonne e la fecondazione post mortem; è stata vietata la fecondazione eterologa e quella di un gamete umano con un gamete di specie diversa, onde evitare la creazione di ibridi e chimere. è stata limitata la possibilità della crioconservazione, vietata la possibilità di disfarsi di centinaia di embrioni bruciandoli con l’alcool, come è già successo... 30. Si è cercato di impedire quello che avviene in altri Paesi, dove, come racconta il leghista Alessandro Cè, vecchio relatore alla Camera e strenuo difensore della vita, vi sono casi estremi in cui la fecondazione artificiale senza regole porta alla presenza contemporanea di due padri, quello genetico e quello affettivo, e di tre madri, madre genetica, madre affettiva e madre gestazionale. Non ci deve allora stupire il fatto che una legge improntata ad un certo rispetto per la vita nascente sia caratterizzata da una serie di divieti. Prima della legge, infatti, in assenza di qualsiasi legge, tutto era permesso: gli studi medici che si occupavano di fecondazione artificiale, in particolare quelli privati, erano delle specie di laboratori di Frankenstein dove ogni sperimentazione sull'embrione era lecita e possibile, e dove ogni medico si improvvisava stregone. Avveniva esattamente quanto sostenuto e condiviso dall'europarlamentare DS Gianni Vattimo: «C'è il rischio che degli embrioni si faccia commercio, che si operino manipolazioni illimitate, tali, si sottintende, da creare mostri, individui adibiti a deposito di organi per trapianti, schiavi. Potrà apparire scandaloso, ma non lo è poi tanto: dell'embrione come tale non ci importa nulla» 31. Oppure c'erano gli esperimenti del Dr. Severino Antinori, ginecologo romano che porta al punto giusto gli spermatozoi immaturi nei testicoli dei topi (come saranno, tra vent'anni le già quattro creature nate in tal modo?); o proposte (solo proposte?) come quella di inseminare artificialmente una scimmia con seme umano, al fine di produrre ibridi, esseri subumani da destinare a mansioni di lavoro ripetitive o sgradevoli, o come serbatoi di organi da trapianto... In Cina e in America tali proposte sono state realizzate con la creazione di un uomo-coniglio e di un embrione-mucca, inserendo DNA umano in ovuli di mucca 32.
Gli esempi di questa cultura
prometeica, portata avanti anche da scientisti italiani come Rita Levi
Montalcini, Renato Dulbecco, Umberto Veronesi, Antinori e
Carlo Flamigni,
per cui l'uomo ritiene di essere onnipotente e di poter addirittura, non
solo uccidere con l'aborto, ma anche manipolare la vita a suo
piacimento, oltre a quelli citati, erano molti altri: «Transessuale
adotta un bambino»; «Errore in provetta, nasce ermafrodito»;
«Primo bebè
figlio di due madri» 33; «Adozioni
ai gay: è possibile»
34. Riguardo a
quest'ultimo problema, si assisteva ad
La
spaccatura nella Margherita è stata determinata dalla ferrea opposizione
a qualsiasi forma di collaborazione alla Legge da parte della corrente
di Prodi, sedicente cattolica, guidata da Arturo Parisi, Giulio Santagata e
Marina Magistrelli, e da altri esponenti di spicco come il
Vice-Presidente dei senatori Natale D'Amico ed Enzo Bianco. Il
centrosinistra ha criticato la Legge, minacciando il ricorso al
referendum abrogativo, e affermando che «siamo tornati in un'epoca buia
di veti e imposizioni, medievale» 37; definendola
«bestiario in diciotto
articoli» (Il Manifesto),
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La bomba demografica? Una palla! Uno dei discorsi più ricorrenti tra i sostenitori a spada tratta della divulgazione nel mondo dell'aborto, della sterilizzazione e della contraccezione, anche forzati, è senza dubbio quello dell'esplosione demografica: il mondo sarebbe sovrappopolato, abitato da un numero eccessivo di persone, troppe per il bene del pianeta e dell'umanità stessa. Di conseguenza, sarebbe cosa opportuna sfoltirlo un po', con metodi più o meno ortodossi, per il bene di tutti. Questa teoria, in verità, è piuttosto datata, risalendo, nella sua formulazione più famosa, al Settecento, e, precisamente, al pastore anglicano Thomas Robert Malthus (1766-1834). Datata e quindi già confutata nei fatti, se è vero che la popolazione europea, dalla sua epoca ad oggi, è enormemente aumentata, e, invece di impoverire, si è, al contrario, arricchita. Eppure, da allora, guidati più da un odio gnostico per l'umanità e il suo Creatore, che da reali considerazioni socio-economiche, in molti hanno riproposto lo stesso ragionamento. Si pensi a coloro che, come Giovanni Papini (1881-1956), si auguravano che la Prima Guerra Mondiale fosse un'«operazione maltusiana», capace di spazzare dalla tavola un po' di commensali, «uomini che vivevano perché erano nati» 39; oppure alle oscure profezie di Italo Svevo (vero nome Aron Ettore Schmitz 1861-1928), allorché, in chiusura del suo celebre romanzo, tanto letto quanto poco compreso, La coscienza di Zeno (1923), prevedeva una futura esplosione grandiosa che avrebbe riportato la Terra nella sua forma originaria di nebulosa, «priva di parassiti e di malattie» (e cioè di uomini). Posizioni analoghe non rimangono legate alla Storia del passato, ma sono espresse oggi da personaggi famosi, vicini al mondo animalista, ambientalista e verde in genere, come il principe Filippo di Edimburgo, fondatore del WWF, o l'americano David Foreman, redattore della rivista ecologista Earth First. Il primo si è augurato di rinascere virus letale, «così da contribuire a risolvere il problema della sovrappopolazione», mentre il secondo, con una metafora abusata all'interno del suo ambiente, sostiene che «l'umanità rappresenta il cancro del mondo vivente».
Tra i «sacerdoti» di questa oscura mentalità,
figura, in Italia, il professor Giovanni Sartori, editorialista de
Il
Corriere della Sera, che insieme a Gianni Mazzoleni ha realizzato un
volume intitolato
La terra scoppia.
Sovrappopolazione e sviluppo (Ed.
Rizzoli), dove vengono appunto sostenute le teorie maltusiane, con
tutto quello che ne deriva: necessità di diffondere aborto e
sterilizzazione anche nei Paesi più poveri.
l
I movimenti per la vita (Pro Life)
«Ingannano il mio popolo dicendo: "C'è la pace", e la pace non c'è» (Ez
13, 10). In tutto il mondo, contemporaneamente alla legalizzazione dell'aborto, nascono gruppi e movimenti di persone che cercano in qualche modo, con pochi mezzi, di opporsi alla cultura di morte. Sono per lo più creati da laici di provenienza cattolica, o protestante, con un appoggio, più o meno, della Chiesa.
q In America si distingue il gruppo denominato Operation Rescue («Operazione salvezza») il cui motto è «proud to be pro life» («orgogliosi di essere per la vita»). Questo gruppo è stato più volte accusato di usare metodi violenti: i suoi attivisti non disdegnano, infatti, di praticare il sabotaggio degli ospedali in cui viene praticato l'aborto, devastando gli strumenti di morte. Contro di loro, con molta più durezza di quella che viene usata con i no-global - oggi new-global - sono state applicate pene severissime: è lecito discutere le ingiustizie del mondo moderno, ma solo quando gli obiettivi sono imprecisi, i risultati, sostanzialmente, nulli, e nulla viene chiesto alle coscienze personali. Non è invece permesso svegliare, nei singoli, una fiammella di pietà e responsabilità, per impedire l'egoismo e il cinismo di una civiltà atea e materialista, che per non essere più cristiana ha cessato di essere umana. Per questo coraggio, parecchi attivisti sono stati ospiti delle patrie galere. Vi sono poi altri movimenti, come il Roman Forum, fondato nel 1968 da Dietrich von Hildebrand (1889-1977), un cattolico tedesco, amico di Edith Stein (divenuta poi Suor Teresa Benedetta della Croce; 1891-1942), fuggito dalla Germania ai tempi del nazismo. Oggi il fondatore è morto, ma la moglie viene ancora d'estate, talvolta, sul nostro Lago di Garda, perché ama l'Italia, la nostra lingua e i nostri paesaggi. Nella libera America, dove tutto è lecito, Vescovi (più coraggiosi dei nostri) come Mons. Austin Vaughan (1927-2000), ausiliario di New York, e Mons. Robert Lynch, di Richmond, in Virginia, sono finiti in carcere, per essersi incatenati davanti alle cliniche abortiste e per aver diffuso materiale antiabortista;
q In Irlanda esiste la Youth Defence, già citata; q In Francia vi sono, tra le altre, la Ligue pour la Vie («Lega per la Vita») e l'associazione SOS Tout-Petit («SOS piccolissimo»), guidata dal Dr. Xavier Dor e da Philippe du Chalard. Ho avuto l'onore di conoscere entrambi, a Parigi. Il Dr. Dor è un mite settantenne con un bel curriculum come medico e professore universitario. Camminavamo insieme ad altre persone, nella campagna. Io fiancheggiavo, senza poter intervenire nel discorso, per il semplice fatto che capisco il francese, ma non lo parlo. La cosa che si nota è che fra le mani gli compare spesso la corona del rosario. Con altre persone ha occupato pacificamente un centro di aborti a Boulderenne: si limitava a dare, alle madri che entravano per abortire, delle piccolissime calzette, fatte su misura per i piedini dei neonati. Queste calzette hanno una forza evocatrice spaventosa. Dor è stato processato, multato, scarsamente difeso dallo stesso clero francese. Racconta: «Manifestiamo pubblicamente la nostra opinione pregando vicino alle cliniche». In queste manifestazioni «subiamo aggressioni continue, ci mollano addosso i cani […]. Poi, terminata l'aggressione, interviene la polizia per portarci in galera […]. Al crimine politico, l'aborto, risponde la carità politica […]. Poco prima di Pasqua, la liturgia ci richiama questa espressione di Sant'Agostino: "Felix culpa". Felice la colpa che ci ha valso un tale Redentore»; q In Germania troviamo Ja fuer Leben («Sì alla vita»), Humanes Leben International…
q Per quanto riguarda l'Italia, essendo il nostro Paese, è necessario
fermarsi un po' di più. Subito dopo la legge sull'aborto si segnalano il
CRIV (nato tra Merano, Trento e Verona), il primo movimento popolare a
chiedere l'abrogazione della Legge nº 194, depositando la richiesta di
referendum parzialmente abrogativo il 10 marzo 1979: ne fanno parte
l’avvocato Dante Spiazzi,
Carlo Alberto Agnoli, l'Ing.
Alberto Ravelli,
Luciana Bianchini, Mario Rigo, Emil Stocker, Franz Adler e molti altri
fiancheggiatori, come il Dr. Algranati, l’odierno consigliere regionale
del Veneto Mario Rossi, Francesco Mario Agnoli, poi presidente del
Movimento per la Vita di Ravenna… 42.
Il CRIV gode della benevolenza del Patriarca di Venezia, Mons. Albino Luciani (1912-1978), il futuro Giovanni Paolo I, mentre i suoi rapporti
sono assai tormentati con altri Cardinali ed ecclesiastici, assai
timorosi e, nei fatti, recalcitranti, o, come mi disse uno di loro,
impenetrabili come «giocatori di poker» di fronte alle domande di aiuto
e collaborazione. Pressoché nullo il dialogo con la DC, che per bocca
dell'On. Mazzola ha già escluso, nel 1976, l'ipotesi del ricorso ad un
referendum abrogativo nel caso l'aborto divenisse legge dello Stato
43.
Senza mezzi, né quattrini, né significativi appoggi, con qualche
rudimentale volantino, talora battuto a macchina, il CRIV raccoglie
nelle sole zone del Trentino e del Veneto oltre 250.000 firme. Non sono
però sufficienti, essendone necessarie 500.000. Di poco posteriore,
l'azione di Alleanza per la Vita, nata dall’associazione Alleanza
Altrimenti i cattolici italiani, tramite le
organizzazioni parrocchiali, avrebbero potuto raccogliere in pochissimi
giorni le 500.000 firme necessarie almeno ad aprire nel Paese un
dibattito volutamente silenziato! È comunque certo che l'unico «frutto
maturo» che ci rimane, oggi (nel 2004), sono i 4.000.000 di bambini eliminati in
Italia sino ad oggi, e la vecchiaia nelle strade e nei cuori! Intanto,
nel 1977 a Milano nasce il Movimento per la Vita, grazie a personalità
come Francesco Migliori, Piero Pirovano ed altri. Oggi ne è
vice-presidente nazionale il trentino Pino Morandini, membro di antica
data di quella parte della DC, oggi UDC, che non si è rassegnata a
sacrificare ogni valore sull'altare della convenienza e della
tranquillità mondana. Morandini, in qualità di consigliere regionale, ha
portato avanti nella sua regione una serie di provvedimenti a favore
della famiglia e del concepito che hanno fatto del trentino una
provincia all'avanguardia. Nonostante questo, o forse proprio per
questo, viene periodicamente sbeffeggiato e deriso dai quotidiani
locali, spesso tribuna per alcuni poveri Soloni di provincia, intrisi di
dozzinale «saggezza mondana». Il Movimento per la Vita promuove due referendum abrogativi della 194, definiti l'uno minimale l'altro
massimale. È una proposta che vede ancora il mondo cattolico diviso: chi
non vuole nessuno dei due, chi non vuole il massimale, ritenuto troppo
intransigente, chi non digerisce il minimale, sostenendo che spiegare
alla gente che non si può abortire, a parte che in questo e quest'altro
caso, è contraddittorio e insostenibile. La raccolta firme parte
nell'estate del 1980 e raccoglie 2.300.000 firme, più del quadruplo di
quelle necessarie.
Note
1 Fonti fin qui: Orazio, Odi, BUR; V. Messori, Pensare la storia, Ed. Paoline; Ginsborg, Il sabba, Einaudi; M. Blondet, I mostri del XX secolo, Effedieffe; C. Gatto Trocchi, La magia, Newton. 2 Vedi Desideri-Themelly, Storia e storiografia, vol.I-II, D’Anna. 3 In Corea, gli handicappati vengono ancor oggi deportati in località remote, in montagna o nelle isole del Mar Giallo, mentre i nani vengono sistematicamente braccati e isolati: «La razza dei nani deve sparire», ha ordinato Kim Jong II in persona. 4 Per notizie più approfondite, che il presente studio omette volutamente di considerare, si rimanda al già citato bellissimo testo Bioetica per tutti, di R. Luca Lucas, Ed. Paoline. 5 Trasmissione su Radio Radicale a cura di Amnesty International, del 25 dicembre 2003; B. Cervellara, Missione Cina. Viaggio nell'Impero tra mercato e repressione, Ed. Ancora, Milano 2003. 6 Cfr. B. Cervellara, op.cit. 7 Cfr. Avvenire, del 1º agosto 2002; Tempi, agosto 2002. 8 Cfr. M. Schooyans, Nuovo disordine mondiale, Ed. Paoline; M. Schooyans, Bioetica e popolazione, Ed. Ares. 9 Si vedano gli articoli e i libri di Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari, giornalisti di Avvenire, Sì alla vita, Il Timone. 10 UNESCO: its Purpose and its Philosophy («UNESCO: le sue finalità e al sua filosofia»), Ed. M.B. Schnapper, Washington D.C. 1948. 11 Cfr. L'Italia settimanale, del 22 marzo 1995. 12 Cfr. Il Corriere della Sera, del 19 giugno 2003. 13 Cfr. L'Unità, del 2 marzo 1977. 14 Cfr. L'Unità, del 25 febbraio 1977. 15 Grazie alla «diplomazia» degli pseudo-cattolici del PCI, i catto-comunisti Gozzini, La Valle, Pratesi… 16 Cfr. La Repubblica delle donne, del 24 maggio 2003; per vedere cosa sia veramente l'aborto, anche attraverso l’ausilio fotografico, si consiglia il libro Aborto: il genocidio del XX secolo, Ed. Effedieffe, Largo V. Alpini 9, 20145 Milano; oppure il sito internet www.amicivita.it. 17 Clamorose le numerose e determinanti assenze di deputati democristiani nelle Commissioni e in Parlamento, nei momenti cruciali, dal 1975 - allorché il governo Moro dichiarava la sua neutralità sull'argomento - in poi. 18 Eppure il governo cadrà quasi subito e Leone sarà costretto ignominiosamente a dimettersi per altri motivi. 19 Cfr. Aborto: una battaglia di civiltà, 1975; in questo opuscolo si legge anche: «è importante infine che l'aborto possa essere praticato su minorenni senza il consenso dei genitori». Giunto al governo, nel novembre 1998, il leader dei DS, Massimo D'Alema, ripeterà che l'aborto è un «elemento di civiltà». 20 Vedi anche il sito internet della rivista L’ateo. 21 Cfr. La Repubblica delle donne, del 24 maggio 2003. 22 Ibid. Si badi che si tratta nel complesso di un articolo fortemente filo-abortista, e non viceversa. 23 Fratello di Mario, il fondatore della Villa, ex dignitario del PCI e medico personale di Togliatti; N.d.R. 24 Nel caso di «Villa Gina», la convenzione con la Regione Lazio prevedeva che quest'ultima versasse 1.600.000 lire per ogni aborto eseguito; «L’ASL mi deve dare ancora quarantaquattro miliardi», secondo la convenzione con la giunta, afferma Spallone. 25 Cfr. La Stampa, del 12, 13, 15 aprile 2000; «Da Togliatti alla villa degli orrori», in L'Espresso, del 27 aprile 2000; Avvenire, dell'11 aprile 2000, del 10 giugno 2000; Repubblica, del 13 aprile 2000. 26 Ogni anno, gli amici dell’associazione Militia Christi fanno una cerimonia di riparazione, gettando nel fiume una corona di fiori. 27 Cfr. La Repubblica, del 27 febbraio 1999. 28 Così Maite Barea, economista spagnola dell’Università di Madrid e senior researcher al CEFASS, il Centro Europeo di Formazione negli Affari Sociali e Sanità pubblica, su Tracce, del novembre 2003. 29 Per rendere meno gravoso il compito alle mamme che lavorano; articolo nº 38, comma 4, della Finanziaria 2003. 30 Cfr. L'Unità, del 12 dicembre 2003. 31 Cfr. La Stampa, del 6 febbraio 1999. 32 Cfr. Sì alla vita, ottobre 2003. 33 Cfr. Il Giornale, del 31 gennaio 1998; del 16 gennaio 1998; del 15 giugno 1998. 34 Cfr. Alto Adige, del 4 marzo 1999. 35 Da Il Corriere della Sera. 36 Al Senato, diciassette sì su trentasei senatori. 37 Cfr. L'Unità, del 13 dicembre 2003. 38 Cfr. L'Unità, del 12 dicembre 2003. 39 Cfr. Lacerba, ottobre 1914. 40 Cfr. Il mondo in cifre 2003, Ed. Internazionale. 41 Così Aurelio Peccei, Presidente dell'agnelliano Club di Roma, in Cento pagine per l'avvenire, Ed. Mondadori. 42 Cfr. Avvenire, del 1º luglio 1980. 43 Cfr. Il Popolo, del 13 gennaio 1976. 44 Cfr. L'Unità, del 3 febbraio 1979. 45 Cfr. Lotta Continua, del 3 febbraio 1979. 46 Cfr. Cristianità, nº 232. 47 è possibile ricevere tale rivista gratuitamente in visione, per un certo periodo, scrivendo a Sì alla vita, via Cattaro 28, 00198 Roma. Tel. 06-86321901, e-mail: siallavita@mpv.org 48 Tale materiale è reperibile scrivendo a Movimento con Cristo per la Vita, via Falgare 75, 36015 Schio (VI); tel 0445-529573. 49 Edizioni «Pater», Casella Postale 135, 67100 L'Aquila. 50 Società Domani, via Conte Federico 235, 90124 Palermo; e-mail: societadomani@libero.it 51 E-mail: giorgio.nicolini@libero.it; tel. 338-2892353. 52 Piazza Martiri 10, 50032 Borgo San Lorenzo (FI). 53 Via Salvo D'Acquisto 7, 21054 Fagnano Olona (VA)- www.iltimone.org 54 Vedi la ns. Collana Quaderni di San Giorgio. 55 P. Matteotti 11, 20063 Cernusco sul Naviglio (MI); tel. 02-92113153. 56 Via Foligno 27/b, 00182 Roma. 57 Casella Postale 650, 36100 Vicenza. 58 Cfr. L'Espresso, del 12 gennaio 1992.
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