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Il 23 dicembre 1985, a Reno, nel Nevada,
i diciottenni Raymond Belknap (foto a sinistra) e James Vance
(foto a destra), dopo avere ascoltato più volte il brano dei
Judas Priest Beyond the
Realms of Death («Oltre i regni della morte»), contenuto in
Stained Class, si sono calati fuori dalla finestra della camera da
letto e si sono recati nel cortile di una chiesa vicina.

Belknap si è puntato un fucile da
caccia alla testa, ha premuto il grilletto e si è letteralmente
spappolato il cranio. Appena Vance ha visto
Belknap morto sul terreno,
ha preso a sua svolta il fucile. «C'erano tonnellate di sangue -
raccontò in seguito - Era come se il fucile lo avesse
cosparso di unto.
C'era così tanto sangue che riuscii a malapena a trovare l'arma. La
ricaricai e, come sapete, capii che era il mio turno, e mi fermai a
riflettere. Stavo pensando a tutto ciò che c'era da vivere, a com'è
bella la vita davanti ai tuoi occhi, e al fatto che non avevo più la
situazione sotto controllo [...]. Il mio corpo fu costretto a
farlo e io andai avanti e feci partire il colpo». Vance sopravvisse
- anche se rimase sfigurato - alla ferita da sparo, ma cadde in coma per
overdose nel novembre del 1988 e morì alcuni giorni dopo. I
genitori addolorati fecero causa ai
Judas Priest. La madre di
Belknap, Aunetta Robertson, chiese ai
Judas Priest un
risarcimento di 6.200.000 dollari. La denuncia
affermava: «Il testo suggestivo, combinato al battito continuo e alla
ripetitiva intonazione ritmica della musica, ha incitato, incoraggiato,
aiutato, indotto e affascinato la parte lesa a credere che la risposta
alla vita era la morte». Secondo i consulenti tecnici che hanno
analizzato l'album dei Judas
Priest, erano stati inseriti messaggi subliminali e
backmasking. Essi trovarono un messaggio subliminale che ripeteva
per sei volte le parole do it («fallo»). Disse l'avvocato Kenneth McKenna: «Essi hanno letteralmente obbedito ai comandi della musica e
del testo». Il processo si svolse nell'agosto del 1990 e i
Judas Priest (vedi foto
sotto) vennero assolti in base al Primo Emendamento della Costituzione
degli Stati Uniti che garantisce la libertà di espressione.

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