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La triste ironia fu che le forze demoniache che gli cambiarono la vita spianandogli sempre più la via della fama e del successo furono le stesse forze che più tardi lo spinsero a togliersela. Danny Goldberg afferma che «Kurt fu visitato da innumerevoli medici e terapisti» 46. Purtroppo, nessun strizzacervelli è in grado di esorcizzare le forze demoniache. Se Cobain non fosse stato una rockstar, probabilmente sarebbe stato rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Ma trattandosi di una gallina dalle uova d'oro per i discografici, fu usato da loro, come del resto venne sfruttato dal diavolo. E tuttavia, è vero anche il contrario, visto che per realizzare i proprî sogni Cobain si servì sia del diavolo che dei discografici. Ma Cobain si ingannava credendo che l'unico modo per poter sfuggire al potere del mondo demoniaco che lo tormentava fosse quello di spegnere il proprio cervello. Purtroppo, l'unico che odiava più dell'umanità era Dio, al quale non si rivolse mai. Cobain nutriva un odio supremo per ogni autorità, specialmente per quella di Dio. è ciò che abbiamo dimostrato all'inizio di questo scritto.
l Il destino del dannato
Molti considerano un'ironia della sorte che il leader di un gruppo di nome «Nirvana» abbia posto fine alla sua triste vita suicidandosi. Ma come ha scritto Gina Arnold, autrice di Route 666: The Roads to Nirvana, «la gente parlava del meraviglioso senso ironico di Kurt Cobain. In realtà, non c'era nessuna ironia». Io andrei oltre e direi che non c'è mai stato alcun nirvana. In primo luogo, il nirvana non è mai stato veramente il cielo. Per gli induisti, il nirvana è il paradiso. Si tratta di un paradiso contraffatto, concepito per vincolare le persone ai milioni di dèi-demoni induisti che vengono adorati in India anche ai nostri giorni. Cobain e la sua musica avevano subito diverse influenze orientali. Dalle ingannevoli melodie induiste ai riferimenti di Cobain nel corso delle interviste al karma, alla reincarnazione, ecc... Come molte altre rockstar prima di lui, Cobain ha continuato a presentare al mondo Occidentale quegli stessi concetti illusori che hanno avvelenato l'India e hanno distrutto la vita di centinaia di milioni di induisti nel corso dei secoli. Non c'è affatto alcuna ironia. In realtà, il concetto di nirvana di Cobain era l'inferno. Così Crisafulli commenta il concetto di nirvana di Cobain così come lo espone nel brano Paper Cuts: «Il protagonista del brano sembra cantare che ha trovato il proprio “nirvana” e che ora si trova in uno stato di felicità, in un luogo in cui tutte le necessità sono soddisfatte e non ci sono più preoccupazioni. Ma ad attento osservatore non può sfuggire che il protagonista è semplicemente diventato pazzo ed è finito in un'immonda cella carceraria» 47. Anche se il soggetto della canzone di Cobain non ha alcuna alternativa alla sua condizione (questo brano è in parte basato sull'esperienza di quei bambini che vengono torturati e chiusi in un armadio), Cobain scelse di morire mettendo fine ad un'esistenza piena di droghe, di odio, di vandalismo, di sacrilegi e di adorazione satanica. Cobain era solamente troppo consapevole che la sua vita era ormai un nirvana induista, un'illusione dopo tutto. Questo, forse più di qualsiasi altra cosa, contribuì al suo stato di vuoto assoluto e al suo aspetto disperato che era diventato fin troppo evidente persino ai suoi occhi e che gli stava sempre di fronte. Una faccia che ben presto avrebbe spazzato via con un colpo di fucile da caccia per fuggire dalla persona che era divenuto. Anche in questo non c'è nulla di ironico; il concetto di nirvana include la fine dell'esistenza. Il Webster’s New Twentieth Century Dictionary fornisce questa definizione di nirvana: «Nell'induismo, il nirvana è lo spegnimento, o l'estinzione, della fiamma della vita; il ricongiungimento con Brama» 48. Cobain volle semplicemente «Cease to Exist» («Cessare di esistere»), per usare il titolo di un brano di Charles Manson che i Beach Boys decisero di inserire in un loro album. Tale concezione è parte del New Age, i cui insegnamenti vennero importati in Occidente da molti gruppi rock fin dagli anni '60.
Anche se molti di loro promisero
un'illuminazione e una Nuova Era, il frutto di tale
insegnamento condusse unicamente alla distruzione e alla dannazione
eterna. Poiché Cobain considerava il nirvana un inferno vivente sulla
terra, capì che il concetto spirituale aveva a che fare con
la fine dell'esistenza. Il nirvana di Cobain non era un percorso
di
beatitudine eterna o la cessazione assoluta dell'esistenza, ma una
strada che conduce attraverso i numerosi cancelli dell'inferno. Come ha insegnato Cristo,
un uomo è in grado di distruggere unicamente il proprio corpo, ma solo Dio
può punire il corpo e l'anima nell'inferno (Mt 10). Cobain, che
voleva essere unicamente una rockstar, dichiarò: «Preferirei
vivere in uno stato di coma, essere risvegliato solo per andare
sul palcoscenico, suonare e ritornare nel mio piccolo mondo»
49. Cobain disse di non nutrire alcun
interesse per «i semplici piaceri», per le «cose inutili»
di cui discutono le persone, e che «piuttosto vorrei essere
La scelta di Cobain di «abortire Cristo» e
di «adorare Satana» ha dato luogo ad un successo
transitorio, che ora suona eternamente vuoto se paragonato al grande
disegno. La vita di Cobain è stata meno di un scintilla di tempo
rispetto all'eternità. Ora Cobain deve pagare il Grande Pifferaio. Peggio, Cobain deve
affrontare la collera eterna di Dio che non si lascia beffare (Gal 6, 8).
Cobain era consapevole del fatto che la sua vita lo aveva reso
drammaticamente simile ad un altro chitarrista mancino di Seattle, Jimi Hendrix.
Come Cobain, Hendrix morì all'età di 27 anni. Cobain capì che la sua
morte era ineluttabile, che non c'era via d'uscita, e che il tempo a
disposizione era terminato.
Ad un certo punto, le potenze demoniache smisero di trasmettere a Cobain
le melodie con cui egli incantava potentemente le masse di adolescenti
che lo adoravano come un dio. Cobain giunse al tedio insopportabile. Sandford immagina la scena poco prima
del
suicidio: «Un tossicodipendente milionario è seduto nella
sua stanza da solo di fronte ai demoni e alle vestigia della sua giovinezza,
e comprende che non c'è altro altro modo per esorcizzarli se non con un
fucile» 53. Il suicidio
di Cobain non si può spiegare unicamente mediante le cause che egli
stesso ha ammesso, come il senso di disperazione dovuto alla mancanza di ispirazione
musicale, ma anche attraverso altri funesti fattori. Il suicidio di
Cobain fu causato anche dalla spada che egli maneggiò in maniera irresponsabile
nei suoi testi. Spesso, con la sua musica Cobain mostrò l'idea di
suicidio alle menti
Nella sua ultima lettera, Cobain scrisse: «Non posso sopportare l'idea che Frances (la figlia) diventi una miserabile, una rocker autodistruttiva come me». Fortunatamente non lo è diventata, ma il suicidio del padre non è stato certamente l'esempio migliore. La frase «è meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente» è da incoscienti ed è inescusabile in un padre che vorrebbe preservare dalla stessa sorte la figlia. Che ne sarà di tutti i milioni di figli e di figlie di altri genitori, che a causa sua e di altre rockstar devono sopportare la vista di adolescenti che crescono seguendo l'esempio di Cobain? Se avesse avuto una coscienza, avrebbe dovuto disperarsi per il danno arrecato e per l'influenza satanica che aveva sui suoi fans. Mentre le droghe e il sonno possono permettere ad un individuo di evadere temporaneamente dai rimorsi di coscienza, la morte porta con sè la piena coscienza che il tempo è scaduto e che si deve rendere conto a Dio della propria vita. Come molte rockstar prima di lui, Cobain pose fine alla sua esistenza al culmine di una vita divenuta infernale e volta all'autodistruzione. Un fan dei Nirvana che ha tentato di dare un senso a ciò che sembra non averne e che era nell'oscurità circa la realtà spirituale ha affermato: «C'è da chiedersi se le nostre icone sono programmate geneticamente per autodistruggersi prima di arrivare ai trent'anni» 57. La madre di Cobain, Wendy O’Connor, era un po' più vicina alla verità quando lamentandosi disse: «Se n'è andato ed è entrato in quello stupido club. Io glielo dissi di non entrare in quello stupido club» 58. Lo «stupido club», come lo ha definito la madre di Cobain, è quello di Brian Jones, di Jimi Hendrix, di Janis Joplin, di Jim Morrison e delle altre rockstar che morirono all'età di 27 anni. Anche il luciferino William Burroughs dichiarò che Cobain «ha distrutto la sua famiglia» e «demoralizzato i proprî fans» 59. Inoltre Burroughs affermò: «Ciò che ricordo di lui è il colorito grigio e pallido delle sue guance. Per Kurt il suicidio non fu un atto volontario. Per quanto ne so, era già morto» 60. Malinconicamente, i suoi fans sono stati ingannati dalle apparenze, hanno adorato un morto-vivente, e nella misura in cui sono stati influenzati o hanno glorificato Kurt Cobain, hanno accelerato l'atrofizzazione della loro fine. Purtroppo, le parole di Cristo a riguardo a Giuda Iscariota, che come Cobain si suicidò dopo avere tradito, sono un epitaffio appropriato a Kurt: «Sarebbe stato meglio per lui se non fosse mai nato». Ma quella dichiarazione vale anche per tutti coloro che rifiutano il Signore di tutte le cose e dopo essere stati di fronte a Lui per il giudizio eterno finiscono in un'eternità senza Cristo nel lago di fuoco. Di questo lago di fuoco - nel brano Lake of Fire - Cobain canta dicendo che potrebbe essere come il 4 luglio (il Giorno del Ringraziamento). è una bugia. Dio lo descrive come un luogo di eterno tormento in cui la collera divina si abbatte sul dannato che è morto in uno stato di ostilità verso Gesù Cristo. Così si espresse Brian Wilson dei Beach Boys: «Stavamo facendo stregoneria, cercavamo di fare musica stregonesca» 61.
Note
46 Cfr. D. Goldberg, Cobain, A Rolling Stone Press Book, 1994, pag. 87. Goldberg fu l'ultimo manager dei Nirvana. 47 Cfr. C. Chrisafulli, op. cit., pag. 23. 48 Cfr. Webster’s New Twentieth Century Dictionary, pag. 1214. 49 Cfr. M. Azzerad, Come As You Are. 50 Cfr. N. Kent, op. cit., pag. 342. 51 Ibid., pag. 328. 52 Cfr. C. Sandford, op. cit., pag. 361. 53 Ibid., pag. 11. 54 Cfr. Andy Rooney, in 60 Minutes, aprile 1994. 55 Cfr. D. Gaines, Cobain, A Rolling Stone Press Book, 1994, pag. 128. 56 Cfr. Kent, op. cit., pag. 343. 57 Cfr. C. Sandford, op. cit., pag. 338. 58 Cfr. Newsweek, del 18 aprile 1994. 59 Cfr. C. Sandford, op. cit., pag. 338. 60 Ibid.
61
Cfr. Kent, op. cit.,
pag. 27. |
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