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PREFAZIONE
La divinità dei nostri tempi ha un nome
ben preciso: essa si chiama «progresso». Non passa giorno che ai
piedi del suo altare stuoli di persone non brucino l’incenso della lode
e ne decantino le soavi qualità. I suoi sommi sacerdoti, gli
«scienziati», pontificano a tutte le ore del giorno e
I
Uno dei fenomeni «più inquietanti del
nostro tempo», hanno giudicato il problema dell'aborto i Vescovi
italiani. Esso sta maturando a dimensione mondiale, sul piano
legislativo e sul piano del costume. Problema vasto, urgente, grave e
delicato. Solo chi abbia perduto il minimo senso morale può vederlo come
un qualsiasi problema. Per i suoi risvolti profondi, per gli
interrogativi che esso pone, laceranti, per il fatto che c'è di mezzo
una vita umana, il problema dell'aborto non può non toccare la coscienza
di ciascuno. Ognuno lo risolverà in un modo o in un altro. Ma sarebbe
immorale risolverlo senza aver prima interrogato la propria coscienza. È
imminente la promulgazione di una Legge da parte del Parlamento. Come
faranno questa Legge i legislatori? Come la giudicheremo noi cristiani?
E se la Legge verrà, e sventuratamente sarà una Legge permissiva, come
continueremo a vedere l’aborto alla luce della coscienza? Lecito o
illecito? Un diritto o un delitto?
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Prima il divorzio, poi l'aborto
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La sentenza della Corte Costituzionale - «La tutela del concepito ha fondamento costituzionale»: l'articolo nº 2 della Costituzione repubblicana «riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, fra i quali non può non collocarsi, sia pure con caratteristiche sue proprie, la situazione giuridica del concepito». - «Il concepito è soggetto di diritti» (vengono richiamati gli art. nº 320, 339, 687 del Codice Civile). - Pertanto, il legislatore deve prevedere sanzioni penali per chi viola i diritti del concepito.
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Ma può avvenire conflitto fra i diritti del nascituro,
costituzionalmente protetti, e i diritti della madre, anch'essi
costituzionalmente protetti. Nel caso di conflitto tra vita del
nascituro e vita della madre prevale il diritto alla vita della madre.
Ma anche nel caso di conflitto fra salute della madre e vita del
nascituro, prevale il diritto della madre alla salute, sul diritto del
nascituro alla vita. Di questa sorprendente conclusione la Corte
Costituzionale dà questa giustificazione: «Non esiste equivalenza fra
il diritto non solo alla vita ma anche alla salute, proprio di chi è già
persona come la madre, e la salvaguardia dell’embrione che persona
deve ancora diventare».
La sentenza della Corte Costituzionale
venne a creare un grave imbarazzo sia ai fautori dell’aborto sia ai
contrari. Per gli abortisti l'affermazione che il concepito è «uomo», e
che pertanto ha dei «diritti inviolabili» a norma dell’art. nº 2 della
Costituzione, rappresentava un colpo gravissimo ai fini della
depenalizzazione e liberalizzazione dell’aborto. Per gli antiabortisti
destava sorpresa e sofferenza il fatto che la Corte prima riconosceva
nel concepito un essere umano e poi affermava che «a differenza della
madre» che è già «persona», il concepito «persona deve ancora
diventare». Su quali basi la Corte affermava come un assioma che
l’embrione «persona deve ancora diventare»?
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I Progetti di Legge
Lo scandalo di Firenze (abilmente
trasformato dagli abortisti in una bandiera e il medico multimilionario
presentato come una vittima e un eroe), la sentenza della Corte
Costituzionale, e soprattutto il Referendum reclamato misero in
moto quasi freneticamente tutti i Partiti. Al Progetto di Legge
socialista si aggiunsero i Progetti dei socialdemocratici (6 febbraio
1975), dei comunisti (14 febbraio), dei repubblicani (1º aprile), dei
liberali (3 aprile) e dei democristiani (8 aprile). Intanto, sostenuta
dalla propaganda abortista di tutta la stampa laica, la Lega XIII
Maggio raccolse ben 800.000 firme. Alla Camera dei Deputati, in data
25 settembre 1975, venne costituito un Comitato ristretto, con il
compito di redigere un Progetto unitario. Il Comitato lavorò a ritmo
intenso. Il 27 novembre la bozza venne presentata alle Commissioni
riunite Giustizia e Sanità. In soli venti giorni, lavorando a ritmo
frenetico, le Commissioni conclusero i lavori, approvando, con alterne
maggioranze, un testo concordato che doveva essere mandato in Aula per
la discussione. I cattolici rimasero molto perplessi e anzi scontenti
dal testo del concordato. Ma esso, pur andando in aula, non concluse il
suo iter. Le prime sedute avvennero in un clima estremamente
teso. La Democrazia Cristiana si mostrò molto più dura che in
Commissione. Sostenne che l'aborto in ogni caso era reato. Solo si
ammisero le attenuanti e la non punibilità in alcuni casi. Si prospettò
la caduta del Governo. La discussione sull'aborto procedeva lenta.
Maturavano invece i tempi per indire il Referendum. Esso venne
indetto. Ma il Governo cadde e anzi il Capo dello Stato decretò lo
scioglimento delle Camere. Il Referendum per Legge venne
rimandato di un anno. Le elezioni del 20 giugno videro un aumento
rilevante della Democrazia Cristiana, ma cambiò il volto del Parlamento. Se prima c'era
una maggioranza contraria all'aborto, ora la maggioranza era tenuta
dagli abortisti. Le Camere appena aperte si precipitarono a presentare
Proposte di Legge per l'aborto: i radicali (5 luglio), i liberali (6
luglio) e i socialisti.
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Alla televisione (TG1 del 6 settembre, alle ore 20) la radicale Adele Faccio attaccò la Chiesa perché ricorre «alla banalità (!) della sacralità della vita». Ma alla proclamazione sulla sacralità della vita il Cardinale aggiunse tutta un'azione in favore delle gestanti della zona inquinata. Venne aperto un Consultorio cattolico a Seveso; ogni assistenza della comunità ecclesiale venne offerta alle donne che si rivolgevano ad esso, e venne assicurata ad ogni coppia di genitori che domani non avesse la forza di portare avanti un bambino nato malformato la possibilità di affidarlo in adozione a coppie di sposi che si erano già offerte per adottarlo. Con molta onestà da parte cattolica, come non si negò la possibilità che un nascituro della zona inquinata potesse nascere malformato, così si affermò che scientificamente non si hanno prove per affermare la malformazione del feto. Pochissime le donne che abortirono. Stranamente - e questo va detto a onore dello donne lombarde - la stragrande maggioranza delle gestanti si rifiutò di abortire. Al culmine della sua frenetica campagna in favore dell’aborto a Seveso, Il Corriere della Sera, in data 11 settembre, a sessanta giorni dallo scoppio dell'ICMESA, dovette riconoscere queste cifre: su 1.000 gestanti, solo quindici hanno abortito! Altre, pochissime, hanno chiesto l'aborto. Ma un passo molto grave è avvenuto a Seveso in favore dell'aborto. La Corte Costituzionale aveva riconosciuto la non punibilità solo per l’aborto terapeutico (pericolo o danno grave, medicalmente accertato, per la salute della madre). A Seveso l'aborto era stato concesso per il solo timore che il nascituro potesse venire alla luce malformato. Si è cioè accettato il principio (inutilmente contrastato da medici onesti, messi in disparte), che il solo timore che il bambino possa nascere malformato giustifica la dichiarazione di grave danno psichico per la salute della madre, e quindi l'aborto può e deve essere autorizzato. In questo clima di più vivo chiarimento delle singole prese di posizione pro o contro l'aborto, si arrivò alla vigilia del dibattito parlamentare sulla Legge di interruzione della gravidanza.
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Il problema dell'aborto ci interpella
come uomini e come credenti Il problema dell'aborto ci interpella anzitutto come uomini che credono nella sacralità della vita, di ogni vita, e rifiutano come delitto la soppressione di un essere umano, tanto più se innocente ed indifeso. Ci interpella poi come credenti. Disse già Sant'Ireneo (140-202), il Vescovo martire di Lione del II secolo: «La gloria di Dio è l'uomo che vive» 2. Per il credente in ogni uomo c'è Dio. Per il cristiano in ogni uomo c’è Cristo 3. Chi tocca un essere umano, tanto più se piccolo e indifeso, tocca Cristo, vindice geloso della dignità e inviolabilità di ogni essere umano. La dottrina cattolica, secondo cui l'aborto è una colpa gravissima, è chiara, ininterrotta e inequivocabile. Siamo ancora alle prime generazioni cristiane dopo gli Apostoli e la Didachè, contro la diffusa mentalità pagana, afferma in maniera perentoria: «Tu non ucciderai con l’aborto il frutto del grembo e non farai perire il bimbo già nato» 4. E Tertulliano (160-220): «é un omicidio anticipato impedire di nascere» 5. In data più recente, la Congregazione della Fede, il 18 novembre 1975, pubblicava una Dichiarazione destinata ai cattolici di tutto il mondo, con la quale proclamava assolutamente illecito l'aborto e affermava che questo pronunciamento costituiva «obbligo grave di coscienza per i fedeli» 6. Sull'argomento si sono pronunciati negli ultimi tempi gli Episcopati di tutto il mondo, con magistero unanime. I Vescovi italiani hanno emanato tre importanti documenti: il primo del 12 gennaio 1972, dal titolo Il Diritto di nascere; il secondo del 18 gennaio 1974, pubblicato con esplicito riferimento ad un’eventuale Legge del Parlamento italiano, dal titolo: Aborto e Legge di aborto; il terzo del 13 dicembre 1975, una Dichiarazione ufficiale del Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana, in cui si afferma in maniera categorica: «L'aborto è un crimine, è l'uccisione di un innocente. A nessuno è lecito uccidere e a nessuno è consentito decidere sulla possibilità di sopprimere un essere umano, innocente e indifeso». E questo costante insegnamento della Chiesa non è mutato ed è immutabile.
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Tre considerazioni di metodo A questo punto, prima di entrare nel vivo del problema, di cui tutti gli onesti non possono non avvertire la delicatezza e la gravità, vorrei premettere tre considerazioni di metodo.
w Tutti, abortisti e antiabortisti, dobbiamo affrontare il problema
dell'aborto con un senso di profonda responsabilità. Persone
lontanissime dalla Chiesa, seguaci di ideologie atee o addirittura
materialiste, hanno condannato certe manifestazioni di inaudita
volgarità e leggerezza, effettuate
w Stiamo perdendo i valori? Trent'anni fa, forse venti, dieci anni fa, avevamo quasi vergogna persino a pronunciare la parola «aborto» al di fuori di un discorso scientifico. Innegabilmente la società ha fatto del cammino. In che senso? é ammesso da molti che a monte dell’aborto c'è una realtà molto più vasta e profonda: lo scadimento del costume: individualismo, egoismo, edonismo, soldi, sesso, «sesso selvaggio», divorzio facile, violenza, droga. Nasce un dubbio angoscioso: stiamo perdendo i valori? Sì. Specialmente noi, mondo occidentale, stiamo entrando nell'era della società consumistica, egoista, permissiva, erotica, razzista. Qualche sociologo, esagerando, si è chiesto se per caso il mondo occidentale non stia imbastardendo. Libertà come autonomia da tutto, compresa la coscienza. Libertà come soddisfazione. Tutto è lecito. Faccio quello che voglio. Ai miei interessi o piaceri tutto deve essere sacrificato. L'aborto non è un problema di fonte. é derivato. Nasce da altre tristi premesse.
w La Legge «fascista»? Siamo sotto il dominio, direi quasi la violenza
dei mass-media, cioè dei mezzi di comunicazione sociale, che operano in
maniera spregiudicata e manipolano le menti e le coscienze.
é doveroso
un giudizio nei loro riguardi. Ogni uomo che esprime in maniera onesta
il
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Ventimila donne morte? Fin dalla presentazione della prima Proposta di Legge socialista al Senato (18 giugno 1971), venne pubblicizzato un dato statistico impressionante: ogni anno morivano in Italia circa 20.000 donne per aborto clandestino. Nel successivo Progetto di Legge sempre socialista, presentato il 15 ottobre alla Camera dei Deputati, la cifra veniva ulteriormente elevata: dalle 20 alle 25.000 donne morivano ogni anno in Italia per pratiche abortive clandestine. Da quel momento la cifra divenne come «sacra»: giornali di larghissima diffusione come Il Corriere della Sera l'hanno pubblicata più e più volte. Lo stesso hanno fatto i rotocalchi, a centinaia di migliaia di copie di diffusione: per esempio, Annabella, L'Espresso, Novella 2000, Panorama, Tempo 8. Era sottintesa la conseguenza: se ogni anno morivano per pratiche abortive 20.000 e più donne, era giusto trovare una soluzione, qualunque essa fosse (cioè l’aborto libero e gratuito negli ospedali) per rimediare a tanto scempio. Ma pure questa volta si agiva in modo non onesto. Chiunque può acquistare le pubblicazioni ufficiali dell'Istituto Centrale di Statistica, che è l'Istituto Ufficiale della Repubblica Italiana per le rilevazioni statistiche. Ho sotto gli occhi il Compendio Statistico Italiano, Ed. 1974, pag. 48. Da 14 anni iniziati a 44 finiti (cioè praticamente tutte le donne in età feconda) sono morte, con esattezza, in un anno, 9.914 donne. Morte per qualsiasi malattia: tumori, tisi, investimenti, ecc... E invece, secondo le pubblicazioni di cui sopra, e le Relazioni ai Progetti di Legge, morivano ogni anno 20.000 donne solo per aborti clandestini! é onesto manipolare in maniera così grossolanamente falsa fatti e cifre, per creare un’opinione pubblica a favore dell’aborto?
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I milioni di aborti
I milioni di aborti ogni anno in Italia. Il primo Progetto socialista al
Senato parlava di una cifra fra i 200.000 e i 3.000.000 di aborti annui.
Il secondo alla Camera, fra 1.500.000 e 2.000.000. Il terzo fra
2.000.000 e 3.000.000. Le medesime cifre si ritrovavano in tutte le
pubblicazioni a
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Il nascituro chi è? Prima di considerare le varie motivazioni che giustificherebbero l'aborto, motivazioni terapeutiche, eugenetiche, sociali, demografiche ecc..., è giusto e onesto porsi la domanda: «Cos'è, chi è, il concepito? Chi è il nascituro»? Notiamo di passaggio come dalla formula del vecchio codice Zanardelli «Delitti contro la persona» si è insensibilmente scivolati alla formula dell'ultimo Progetto unificato «interruzione della gravidanza», dove volutamente si mette quasi in dimenticanza l'altro termine dell'operazione aborto: cioè colui che con l'interruzione della gravidanza viene sacrificato, soppresso. Tutta la dialettica degli abortisti, entro e fuori il Parlamento, tendeva ad evitare il problema di fondo: si parlava di libertà della donna, di diritto a gestire il proprio corpo, di salvaguardia della salute fisica o psichica della madre, di difficoltà economiche o sociali, ma si è fatto di tutto per eludere il problema di fondo: chi è il concepito che con l'aborto viene eliminato? é interessante e impressionante notare come nelle Relazioni alle varie Proposte di Legge per introdurre l'aborto, i politici assai raramente hanno toccato la questione. Gli abortisti in genere considerano il feto «una parte del corpo della madre». Altri, sempre però presentando il problema come insignificante e marginale, parlano di «masserella genetica» 10; altri - come Adriano Buzzati Traverso (1913-1983) - di «mucchietto di cellule» 11. Il biologo Jacques Monod (1910-1976) parlò di «progetto» di persona 12. Le femministe sprezzantemente chiamano il feto un «grumo di cellule» 13, un «grumo di sangue», un'«escrescenza» del corpo materno. Per cui Adele Faccio ha scritto: abortire «è come se tu avessi ucciso un gatto» 14. Ora, il problema chi sia il nascituro è troppo grosso per essere ignorato o relegato ai margini della discussione. Nessuna soluzione sull'aborto è concepibile se prima non si è risposto a questo quesito. é un problema di onestà. Eluderlo è disonesto. Ma allora è giusto dire che oggi la scienza medica ha fatto tali progressi a riguardo che non è più lecito fare affermazioni così superficiali e così false come quelle riportate sopra. La biologia, la genetica, l'embriologia sono oggi in grado dì dirci con certezza cosa avviene di un ovulo fecondato; cos'è e quale cammino segue la cellula germinale, dal primo momento della fecondazione. Dal momento in cui un ovulo femminile è stato fecondato è venuto all'esistenza un nuovo piccolo essere, che è un essere umano, ben individuato e singolare, esattamente distinto non solo dal babbo, come è naturale, ma anche dalla mamma. Fin dal concepimento esso ha i caratteri specifici di individualità e di autonomia nella sua realtà profonda (è un individuo a sé stante, è qualcuno, è «lui»). Ha il suo specifico patrimonio genetico. Contiene in codice tutto il suo avvenire. Ivi è scritto con esattezza matematica come sarà domani, maschio o femmina, alto o basso, intelligente o tardo, coi capelli biondi o bruni, con gli occhi neri o celesti. Tutto è già scritto nella cellula germinale, senza alcuna ingerenza o dipendenza ormai più dalla mamma.
Dice il Documento pontificio: «Fin dalla fecondazione è iniziata l'avventura della vita umana» 15. Il piccolo essere, legato evidentemente alla mamma per il suo vivere (ma come nei primi giorni dopo il concepimento, così sempre, fino a un minuto prima del parto), è tuttavia assolutamente distinto dalla mamma. Dal momento in cui viene concepito, non riceve più dalla mamma né una cellula, né un tessuto, né una funzione, né un organo, né una goccia di sangue. La madre offre solo alimento all'essere che ha concepito e un terreno caldo e propizio per il suo sviluppo e la sua crescita. Giustamente è stato detto che la madre con il suo seno, dove il piccolo essere, nato da lei, si è «accasato», è «nido e nutrice» per la sua creatura. Con un paragone molto povero, perché toglie tutto il mistero di amore e di spirito della maternità umana, ma abbastanza illuminante, si potrebbe paragonare il piccolo essere concepito a una pianticella che affonda le sue radici in un terreno caldo e nutriente, rimanendo però sempre e solo sé stessa: un’erba, una pianta, un fiore, un giglio, una rosa. Il concepito dal momento del suo concepimento è una precisa unità vitale, è qualcuno, è uno, è una vita umana, è un piccolo essere umano, è un uomo! Dall'istante del concepimento all’8º giorno, al 30º, al 60º giorno, al 3º, 4º, 5º mese, al giorno della nascita, non c'è mai stato per il nascituro un salto qualitativo - cioè da non uomo a uomo - ma soltanto successivi stadi di sviluppo. Anzi è uno sviluppo che inizia dal momento del concepimento, prosegue per tutto il tempo dalla gestazione, neppure si ferma alla nascita, ma prosegue nell'infanzia, nell’adolescenza, nella giovinezza. é il cammino ininterrotto della vita, l'evolversi continuo e progressivo di un essere che continuamente cambia ed è sempre il medesimo. Diversi progetti di Legge prevedono la possibilità di aborto fino al 90° giorno. Al 91° giorno no. é reato. A riflettere bene, si tratta di una cosa quasi ridicola: che è avvenuto alla mezzanotte fra il 90° e il 91° giorno? Il concepito da non uomo è diventato uomo? Su quale base scientifica alle 23,45 del 90° giorno io posso uccidere il feto, a mezzanotte e un minuto compio invece un delitto? é proprio la scienza che ci illumina in una maniera categorica e sorprendente sulla realtà del nascituro.
l Quel che nasce da uomo è uomo
Alla luce di questi dati della scienza sarà agevole giudicare con
evidenza la falsità delle affermazioni che il concepito è soltanto «una
parte del corpo della madre» (On. Fortuna); è un'«escrescenza» del corpo
materno, è «un grumo di sangue», è «un mucchietto di cellule» «di
proprietà della madre, per cui essa se ne può liberare a suo piacimento»
16. Egualmente si può comprendere l’ambiguità di chi chiama il concepito
«un nato
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«Uomo, non ammazzare»! Ci sembra doveroso approfondire la valutazione morale dell'aborto. Riprendiamo le espressioni della Ginzburg: «Trovo ipocrita affermare che abortire non è uccidere. Abortire è uccidere». Ma nessuno può uccidere. Dio solo è padrone della vita! Contro tutti gli assassini, da Caino ad Erode, a Nerone, a Hitler, a Stalin, risuona terribile il comandamento di Dio: «Io sono il Signore [...]. Uomo, non ammazzare». Persino chi non ha fede, alla sola luce della ragione avverte che uccidere l'innocente è uno dei crimini più gravi che possa commettere un essere umano. Al punto che oggi la sensibilità di molti popoli rifiuta la condanna a morte persino dei peggiori criminali. Ma «abortire è uccidere». Anzi, ci sono delle aggravanti. Ad uccidere quella piccola creatura sono proprio la mamma e il papà, coloro che l'hanno chiamata all'esistenza e per questo, quasi per grido insopprimibile di natura, dovrebbero essere portati a fare qualsiasi sacrificio per essa, se necessario dare anche la vita. Invece la uccidono. Inoltre, ci si approfitta che il nascituro è impotente, è inerme, non può capire e non può difendersi, e lo si uccide approfittando precisamente di questa condizione, e compiendo così un atto, sotto ogni aspetto, abominevole e vile. Ecco perché lo Stato, anche quello massonico e anticlericale del Ministro Zanardelli lo ha condannato come «deIitto». E la Chiesa addirittura colpisce con la scomunica (canone § 2350 del Codice di Diritto Canonico) mamma, babbo, medico, infermiere, ostetrica, ecc..., che abbiano procurato l'aborto o anche solo vi abbiano collaborato. E anche se il legislatore umano delittuosamente approvasse in Italia una Legge permissiva, l'aborto rimarrebbe sempre delitto e assassinio dinanzi alla Legge di Dio e alla voce della coscienza. E se a commettere l’aborto fosse un cattolico, nonostante qualsiasi Legge permessiva dello Stato, egli sarebbe scomunicato.
Al momento in cui scriviamo, è prossima la discussione in Parlamento della Legge sull'aborto. Sarà ammesso per Legge l'aborto? Ci auguriamo di no, temiamo di si. Ma se anche venisse approvata una Legge permissiva dell'aborto, le considerazioni che stiamo per fare sui doveri dello Stato verso la vita del nascituro rimangono intatte. Ci soffermiamo più sotto sulle motivazioni che vengono addotte perché lo Stato autorizzi l'aborto. Cercheremo di farne una precisa e onesta, cioè motivata, analisi dopo. Per ora vogliamo solo affermare che qualunque sia la motivazione che viene addotta, lo Stato non può dichiarare mai lecito l'aborto. Potrà diminuire le pene, potrà tenere in particolare considerazione motivi gravi e perturbanti che hanno indotto una madre ad abortire, potrà in certi casi non punire, ma non potrà mai dichiarare lecito l'assassinio di un essere umano, tanto più se innocente e indifeso. Dice il Documento dei Vescovi italiani: «I diritti dell'uomo e, a base di tutti, il diritto al rispetto dell’esistenza, sono nativi e inalienabili, sono impressi da Dio tramite la natura umana. Non dipendono pertanto né dai genitori, né dall'individuo, né dallo Stato. Lo Stato non è fonte originaria, bensì garante doveroso dei diritti umani [...]. Suo compito è di riconoscerli, di tutelarli e di promuoverli per il bene di tutti» 19. E il Documento pontificio dice: «Il primo diritto di una persona umana è la sua vita [...], perciò deve essere protetto più di ogni altro. Non spetta alla società, non spetta alla pubblica autorità riconoscere questo diritto ad alcuni e non ad altri» 20.
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La legge e la moralità Fra i fautori di una Legge permissiva dell'aborto, alcuni, molti, esigono che lo Stato dichiari lecito l'aborto in nome dei «diritti civili», per cui ogni cittadino, nelle cose che riguardano la sfera privata, fà quello che più gli piace. Rifiutiamo come materialistica, e degradante per l'uomo, simile affermazione. L'uomo, a differenza dell'animale, anche nella sfera privata segue la coscienza e non l'istinto o l'interesse o la soddisfazione. Egualmente respingiamo l'affermazione, fatta anche in Parlamento, secondo cui il problema dell'aborto riguarda la sola sfera privata: chi decide, in maniera insindacabile, sarebbe soltanto la madre. No. Come minimo c'è un secondo essere che deve essere interpellato, oltre la madre: è la creatura che dalla madre e dal padre è stata chiamata alla vita. Lo Stato non può non tutelare il diritto alla vita di chi già è stato chiamato all'esistenza. Giustamente la Corte Costituzionale ha riconosciuto che il nascituro fin dal momento del concepimento gode della tutela costituzionale 21. Quanto alla conclamata promozione dei «diritti civili», diciamo che si tratta di un'aperta manipolazione della verità, di un inganno grossolano teso al popolo meno istruito: uccidere un innocente non è la conquista di un «diritto civile», è solo un degradarsi, un macchiarsi la coscienza di sangue innocente. La vera promozione dei diritti civili è tutelare la vita di ogni creatura umana, di una o altra stirpe, colore, sesso, età, ecc... e fornirle tutti i mezzi per il suo pieno sviluppo.
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Il principio del male minore Altri pochi, affermano che si tratta del «minor male». Dinanzi alle varie e molte motivazioni che vengono addotte, al pericolo di gravi malformazioni del nascituro, alla squallida realtà sempre crescente degli aborti clandestini, lo Stato - dicono essi - non approva l'aborto, ma lo permette come minor male, per evitare mali maggiori. Chi parla così è già a un livello più alto di coscienza e di civiltà. I Vescovi hanno considerato la cosa, hanno anche ammesso il principio del minor male, per cui lo Stato sopporta cose che di per sé non approva 22, come ad esempio la prostituzione, il concubinato, ma hanno concluso che nel caso in esame non si poteva applicare il principio e hanno addotto tre motivi:
- il rispetto e la promozione di ogni vita umana restano sempre il caposaldo della convivenza civile. - le gravissime ripercussioni: una Legge permissiva dell'aborto suona praticamente come invito all'aborto, che cade per di più su esseri psicologicamente deboli e in un momento in cui egoisticamente l'aborto farebbe comodo per risolvere problemi inquietanti. - la regolamentazione dell'aborto non raggiunge gli scopi per i quali era stata invocata. Ad esempio, una volta introdotto per Legge l'aborto, il numero complessivo degli aborti non diminuisce, ma aumenta. Permangono quelli clandestini e si aggiungono quelli legali. Infatti la Legge permissiva dell'aborto suona come un invito ad abortire, crea la mentalità dell'aborto. é infine da notare la differenza che corre fra la «sopportazione» della prostituzione, del concubinato ecc... e la legalizzazione dell'aborto. Nel caso dell'aborto, lo Stato non soltanto «sopporta» e si astiene dal punire, ma positivamente offre la sua collaborazione per uccidere la piccola vita innocente. Lo Stato offre le sue cliniche, offre i suoi chirurghi allo scopo di uccidere. Lo Stato si fa così complice di assassinio.
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La Legge e la coscienza Infine ci sono dei cattolici che dicono: a noi, alla Chiesa non deve interessare la Legge statale. Lo Stato faccia pure le Leggi che vuole. Importante per la Chiesa è formare le coscienze, portare gli uomini alla moralità. Se saranno morali, anche in presenza di una Legge permissiva, non commetteranno aborti. Se invece non avranno una coscienza formata, al momento in cui avranno interesse, commetteranno l'aborto clandestino, in barba alla Legge che lo proibisce. Un simile modo di pensare ha del vero e ha del falso, a nostro giudizio. Sì, conveniamo: la moralità non è la Legge e la Legge non è la moralità. La moralità si basa sulla coscienza. Quello che deve importare alla Chiesa è formare le coscienze. Giustissimo. Però la Legge influisce sulle coscienze, specialmente della massa del popolo, specialmente dei giovani. La Legge ha un alto scopo pedagogico. La Legge è una luce, è un punto di riferimento, è un modello di comportamento. Ed è un invito, è un'esortazione ad agire con senso morale. é un fatto psicologico ammesso da tutti gli studiosi: dalla permissione legale insensibilmente e fatalmente, si passa al permissivismo morale e il costume decade. Quando poi il costume è decaduto, alcuni generosi rimarranno fedeli, ma la massa viene travolta. Pertanto, la Legge non può ammettere la liceità dell'aborto. Lo deve considerare un reato con tutte le attenuanti di alcuni casi particolari. La coscienza ha diritto di essere illuminata dalla Legge. Certo: guai se la Legge non venisse recepita dalla coscienza. Ci vuole la Legge e ci vuole la coscienza. L'ideale di una società è che la Legge sia onesta, e che la coscienza dei cittadini la recepisca e vi si adegui con intima convinzione.
DEGLI ABORTISTI
Le motivazioni che si adducono per giustificare l'aborto sono varie:
alcune meritano considerazione, comprensione e rispetto, non per
giustificare l'aborto, ma per interventi doverosi che aiutino ad
evitarlo. Altre motivazioni invece non meritano questa considerazione,
ma solo riprovazione, perché in realtà sono soltanto a servizio
dell'egoismo e del libertinaggio sessuale.
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La più squallida delle motivazioni
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L'aborto facile Non vanno molto lontano dalle motivazioni delle femministe le motivazioni di coloro che vedono nell’aborto il mezzo facile e sbrigativo per eliminare una gravidanza indesiderata. Ragazze anche giovanissime, rimaste incinte, fidanzate che ancora non vogliono o non possono sposarsi, gravidanze da rapporti extraconiugali, o comunque gravidanze impreviste: nell'aborto c’è una soluzione facile. Si fà l'aborto e tutto è rimediato. Assassinio a buon mercato. E per questi autentici assassinî, per di più fatti per motivi fallaci o squallidi, lo Stato ci apra le sue cliniche e ci paghi anche le spese.
Concludiamo con due brevi ma ben tristi considerazioni. w Si calcola che almeno due terzi degli aborti vengono perpetrati per questi meschini o addirittura abbietti motivi. w Il fatto che persino alcuni partiti politici si siano schierati a fianco delle femministe e conducono la loro battaglia a difesa e promozione di questo tipo di «aborto», cioé di assassinio, voluto freddamente a tutela del libertinaggio sessuale e solo per evitare noie e pesi, è un fatto che ci offende e che ci umilia anche solo come cittadini italiani.
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I motivi di carattere medico w L'aborto terapeutico Altre motivazioni richiedono invece attenzione e riflessione, pur essendo noi contrari all'aborto per i motivi che abbiamo esposto sopra. L'aborto terapeutico: è quando ci si trova dinanzi alla scelta drammatica: salvare la vita della madre o la vita del feto? Se non si interviene sul feto, la madre corre il pericolo di morire. Vogliamo dare una risposta sul puro piano civile. In virtù dell’art. nº 54 del Codice Penale, che contempla il cosiddetto «stato di necessità», in questo drammatico caso, secondo la Legge italiana il medico può intervenire. Per cui per il caso dell'aborto terapeutico non occorrono leggi nuove. Ma c’è un'altra considerazione da fare: il caso dell'aborto terapeutico classico, «o la madre o il bambino»: «se non si fà l'aborto muore la madre», è un caso ormai, grazie ai progressi della medicina, pressoché scomparso. Il Prof. De Biasi, al Convegno di Deontologia Sanitaria tenuto a Modena nel 1971, affermò che in nove anni di esercizio della sua professione a Genova, nella Clinica Universitaria di cui è Direttore, su 16.216 ricoveri ostetrici, gli si erano presentati in tutto sette casi, pari a un caso su 2.323 parti 23. Che questo caso sia ormai quasi scomparso lo riconoscono anche i fautori dell'aborto, come il Prof. Francesco D'Ambrosio, della Clinica Mangiagalli di Milano, il quale scrive: «Oggi, difficilmente ci si potrà trovare nella condizione di dover praticare l'aborto per salvare la vita della donna. Le conoscenze scientifiche e tecniche, infatti, non pongono per fortuna all’ostetrico questo dilemma da molti anni» 24.
w Aborto terapeutico in senso lato Ma oggi si è voluto estendere il concetto di aborto terapeutico. E questa estensione la si ritrova in quasi tutte le Proposte di Legge. Non si guarda più soltanto alla vita della madre, messa in pericolo grave e immediato dalla prosecuzione della gravidanza, ma anche alla sua salute, qualora ne derivi un «serio pregiudizio». C'è di più. Non è contemplata soltanto la salute fisica, ma anche la salute psichica. C'è ancora di più: il «serio pregiudizio» alla salute fisica o psichica, non occorre che sia in atto; basta che possa essere «previsto». E non solo a motivo della gestazione, ma anche del parto, nonché del periodo successivo al parto. E non solo per motivazioni sanitarie, ma anche «in relazione alle condizioni economiche, sociali e familiari della gestante»! Ma qui ci rientra tutto. Una motivazione simile apre la porta a ogni arbitrio. Ogni aborto sarà considerato «terapeutico». Difatti, è ormai pacifico per molti abortisti che il solo fatto che la gravidanza è indesiderata, costituisce motivo di «serio pregiudizio» per la salute psichica della madre. Una simile estensione dell’aborto terapeutico rientra fra le motivazioni false e futili. é una beffa. Tanto vale allora parlare apertamente di liberalizzazione dell'aborto.
w L'aborto eugenetico
Esso viene invocato quando durante il periodo della gestazione si può
prevedere che il bambino nascerà affetto da gravi anomalie e
malformazioni che lo renderanno più o meno infelice per tutta la vita.
Dobbiamo confessare che questo è veramente il caso più drammatico, che
richiede tutta la nostra considerazione e comprensione, salvi sempre i
grandi principî morali circa la vita umana.
é doveroso però fare al
riguardo le seguenti considerazioni:
- Il numero dei casi per cui si vorrebbe invocare l'aborto eugenetico è
minimo. Studiosi molto seri affermano che, a livello mondiale, gli
aborti fatti per motivazioni mediche non superano il 5% del totale
25.
Di questo 5%, a giudizio dell'insigne studioso Prof. Bompiani,
«un'aliquota estremamente rara è dovuta all’individuazione precoce»
di malformazioni del nascituro 26. Onestà vuole che si dica apertamente se
è per questa - Fino a quale limite la «previsione» di malformazioni del nascituro può essere certa? é noto che attraverso un procedimento chiamato «amniocentesi», alla 16ª settimana circa (metà del quarto mese) si può ottenere con quasi certezza una diagnosi che dice se il nascituro sarà veramente anormale oppure normale. Ebbene, riferisce il Prof. Bompiani, che da una indagine scientifica condotta su 1.020 nascituri sottoposti ad amniocentesi in quanto si sospettava che sarebbero nati infelici, ben 899 risultarono e nacquero perfettamente sani. Se per il solo «dubbio», per la sola «previsione», di malformazioni, si fosse proceduto all'aborto, ben 839 vite umane perfettamente sane sarebbero state soppresse 27. Come si può allora solo nel «dubbio», solo nel «timore» uccidere il piccolo essere umano? - Oggi alcune possibili malformazioni possono essere curate non solo dopo la nascita, ma anche prima della nascita, nel periodo della vita endouterina. Occorre che, a carico della società, tutti i possibili interventi siano realizzati (esami, terapie anche le più costose, assistenze, ecc....) per eliminare o attenuare le temute anomalie. - Rimane tuttavia il problema morale: e se per qualche caso almeno rimane la certezza che il nascituro verrà alla luce infelice? Pur nella condivisione della drammaticità e estrema sofferenza del caso, sentiamo che non si può venir meno al grande principio della vita e che uccidere non è mai lecito. Ma questa affermazione deve essere fatta ed accolta all'interno di quello che diremo poi sul mistero del dolore e della sofferenza nella vita dell’uomo e della società: mistero del dolore, che è pur pieno di luce e stimolante per la crescita morale dell’individuo e del mondo. A questo caso daremo dunque risposta nelle pagine seguenti.
w La madre nubile Altro caso per giustificare l'aborto: quando una ragazza rimane incinta, e colui che l'ha resa madre la rifiuta e l'abbandona. La ragazza, secondo gli abortisti, ha diritto di abortire: per salvare il suo «onore»; perché è ancora così giovane; perché con un bambino al collo difficilmente troverà un uomo che la sposi; perché solo a prezzo di gravi sacrifici e di umiliazioni potranno affrontare la vita, lei e il suo bambino. Mi sembra giusto fare queste considerazioni:
- L'uomo che ha messo incinta una giovane e poi l'abbandona, per andare forse a sposarne un’altra, salvo cause particolarissime, è un essere indegno e inqualificabile. - Occorre sapere che il bambino che nasce ha diritto per Legge ad essere riconosciuto dal padre naturale, ad avere come dalla madre così dal padre tutto il necessario per la vita, la salute, l'istruzione, l'educazione. E domani avrà diritto all'eredità, alla pari dei figli legittimi. Così stabilisce la Legge di Riforma del Diritto di Famiglia. - La donna diventata madre nubile ha diritto a tutta la nostra fraternità e comprensione, e al nostro rispetto. Se essa, educata alla scuola dell'umiltà e del dolore, cambia vita, vive e si sacrifica per il figlio, conduce un'esistenza esemplare, questa donna merita la nostra stima sincera e la nostra ammirazione. E deve trovare nella comunità sia civile, sia - e soprattutto - ecclesiale, un clima per riaprirsi alla speranza e al coraggio e l'occasione per riscoprire, nonostante tutto, il disegno divino d'amore sulla sua vita e su quella del figlio 28. Se invece ricorresse all'aborto, essa, alla colpa di aver trasgredito la Legge morale della sessualità, aggiungerebbe un delitto: l'atroce delitto di aver soppresso il frutto delle sue viscere, di essere diventata madre assassina della propria creatura.
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Motivazioni di violenza o incesto
Siamo ancora di fronte ai dolorosi, terribili casi che pur offre la
vita.
Una donna può diventare madre per violenza di un bruto, può essere
ingannata, o traviata, e condotta alla maternità entro le mura di casa
sua. La donna a volte è colpevole, a volte è innocente. All'offesa,
all'atroce sofferenza del momento, si aggiungono conseguenze sociali
enormi, drammatiche, che turberanno e rivoluzioneranno tutta la sua
vita.
Qui non parlo della colpevolezza soggettiva: ci sono casi in cui la
donna e chi le sta vicino facilmente possono perdere la capacità di
riflettere e di agire secondo una luce. Oggettivamente, però, persino in
questo caso limite non si può sopprimere una vita. Il delitto di un
bruto non può essere fatto pagare a un piccolo essere fragile e
innocente. Alcune delle ammirevoli ed eroiche suore violentate nel Congo
divennero madri, e i Superiori le lasciarono accanto ai loro bambini
mulatti. Non per questo esse furono meno sante e meno suore.
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Le motivazioni sociali w «Siamo in troppi» Dicono gli abortisti: siamo in troppi. Il rimedio allora è semplice: «Eliminiamone alcuni»! Perché ad essere eliminato non ti offri tu che fai l'obiezione? No. Tu ti rifiuti di essere ucciso per il fatto che «siamo in troppi» e dici: «Uccidete i bambini non nati». Magari, se neppure questo bastasse, da buon razzista dirai: uccidete i malati, uccidete i negri, uccidete i vecchi o i poveri. Sono ragionamenti questi? Vedete come è orribile chiedere l'uccisione di qualcuno perché «siamo in troppi»? Non è lecito diventare assassini perché «siamo in troppi». Il problema rimane sempre quello che noi abbiamo messo da principio: «chi è il nascituro»? Se è un essere umano, egli mai può essere ucciso. Premesso questo, faccio alcune brevi osservazioni:
- Occorre dare ai giovani concetti chiari e onesti sulla procreazione cosciente e responsabile.
- Per quanto riguarda l'Occidente, per quanto riguarda l'Italia,
il cosiddetto «problema demografico» va scomparendo. Stiamo diventando
una nazione a media o quasi bassa natalità: sedici nati ogni 1.000 abitanti. Ha
destato impressione l'invito rivolto recentemente dal Presidente della
Repubblica francese alle coppie di sposi di Francia di mettere al mondo
almeno tre figli. Perché? Per motivi religiosi o moralistici? No. Per
motivi sociali, economici: altrimenti la Francia diverrà una nazione di
vecchi e di pensionati, e neppure economicamente potrebbe resistere. Ma
l'Italia oggi è scesa come natalità alla pari della Francia, al di sotto
degli Stati Uniti. Dal 31,4‰ del 1910 siamo scesi in Italia al
18,4‰ del 1960, al 16,4‰ del 1973 29.
l Condizioni economiche e sociali disagiate
Altra motivazione, che merita considerazione, è lo stato di disagio economico e sociale, più o meno grave, in cui versano certe donne rimaste incinte: disoccupazione, malattie, mancanza di casa, altri figli ancora piccoli, emigrazione, ecc... Per esse gli abortisti chiedono e consigliano l'aborto. Risponderemo più sotto a queste obiezioni, quando presenteremo la nostra soluzione. Qui solo due osservazioni desideriamo fare:
- Sono proprio i poveri, i disagiati, quelli che hanno conosciuto le strettezze e le sofferenze dell'esistenza, i più disponibili a un discorso che si appella al rispetto della vita, alla voce della coscienza. Non le donne milionarie o miliardarie, siano esse attrici o scrittrici o ricche borghesi o politicanti, che vanno ad abortire nelle cliniche svizzere o inglesi, e poi credono di rifarsi una coscienza (!) inducendo altre donne, quelle povere, a seguire il loro esempio e a uccidere la creatura che portano in seno.
- La seconda osservazione molto concreta: vi sono coppie di sposi senza
figli che sospirano un bimbo da adottare, ma non lo trovano. Perché tra
le richieste che vengono fatte e i bambini disponibili per un’adozione
la differenza è enorme. Praticamente, su cento coppie di sposi che chiedono
un bambino da adottare, vi sono solo tre o quattro bambini disponibili.
Il Giudice del Tribunale dei Minorenni di Firenze, dott. Meucci, ha
dichiarato che nella Cancelleria del suo Tribunale giacciono circa 2.500
domande di coniugi che chiedono ardentemente di adottare un bambino.
Dice il dott. Meucci che potrà accontentare una coppia su quaranta, al
massimo una coppia su trenta, cioè su 2.500 domande di adozione, oltre 2.400 saranno
respinte 30.
é onesto allora consigliare la soppressione, l'uccisione del nascituro a
una donna che per motivi di carattere economico o sociale è in
trepidazione per l'arrivo di un bimbo? Essa porti la sua creatura fino
alla nascita. Se poi proprio non potrà allevarla, permetta alle autorità
che la dia in adozione a una coppia di sposi, selezionati, buoni, che la
sospirano, che non le faranno mancare nulla nella vita, né i necessari
mezzi economici, né l’istruzione, né soprattutto affetto e dedizione. l La discriminazione fra ricchi e poveri
Altra obiezione che viene sollevata, e che fà presa, per giustificare l'aborto è la discriminazione in atto fra una donna ricca e una donna povera che voglia abortire. La donna ricca rimasta incinta ha facile modo di sbarazzarsi del frutto indesiderato del suo seno. A suon di quattrini trova subito il medico e la clinica compiacenti, dove con tutta la segretezza e l'assistenza medica del caso, potrà abortire; oppure va in Svizzera o a Londra e, pagando, ottiene senza pericoli e dolori lo scopo desiderato. Invece la donna povera, che non ha le duecento, seicento, novecentomila lire o i due o tre milioni, per abortire così, deve ricorrere all'aborto clandestino, con tutte le umiliazioni, le sofferenze, i rischi, a volte addirittura il pericolo di morire (e qui si tirano fuori, con tutta la falsità di cui si è detto sopra, le 20.000 (!) donne che morirebbero ogni anno per pratiche abortive clandestine). Dicono gli abortisti: «E allora aborto per tutti, nelle cliniche, gratis». Quanto sia falso e ingannatore questo modo di ragionare, che invece fà tanta presa per una società che sente tanto, e giustamente, l'iniquità delle disparità sociali, ognuno agevolmente può rendersene conto. Se l'aborto è l'uccisione di un essere umano, se l'aborto è un delitto, nessuno lo deve compiere, né il ricco, né il povero. E chi incita il povero a diventare assassino, perché il ricco è assassino, disonora il povero e compie opera di istigazione a delinquere. Dunque, né i ricchi, né i poveri devono abortire. Se mai la società smascheri e punisca queste ricche donne, queste attrici o scrittrici, supermilionarie o miliardarie, che si vantano di aver abortito in cliniche compiacenti o all’estero. E ai medici che per vile guadagno compiono gli aborti tolga l'iscrizione all’albo professionale, e chiuda le cliniche dove avvengono questi delitti. E soprattutto si faccia opera di educazione al rispetto della vita nei riguardi di tutti, perché ogni donna, ricca o povera, non violi la sua coscienza, sopprimendo una vita umana, nata da lei.
l Gli aborti clandestini
Abbiamo parlato sopra degli aborti clandestini, con tutte le conseguenze derivanti dal modo in cui vengono praticati. Dicono gli abortisti: «è pericoloso, è indegno abortire in quelle condizioni: si renda libero l’aborto e la donna abortisca nelle cliniche, gratis, con ogni assistenza medica del caso». Con tutta la comprensione per il dramma di ogni madre che porta una gravidanza indesiderata, denunciamo però la fallacia del ragionamento riferito sopra, e reclamizzato con ogni mezzo presso tutte le categorie del popolo italiano. Se l'aborto è un delitto esso non deve essere fatto, né clandestino, né autorizzato presso cliniche o ospedali. Occorre propagandare non l'aborto nelle cliniche, ma il dovere di ogni donna prima a una maternità responsabile e poi, se rimane madre, ad assumersi le sue responsabilità e mai ricorrere a un delitto. Fatta questa premessa di ordine morale, ci chiediamo due cose:
- é vero che l'aborto fatto in ospedale non porta alcun danno alla donna che ha abortito, né fisico, né psichico? Neppure questo è sempre vero. Certo, alcuni gravi rischi per la salute della madre, che potrebbero derivare da aborti fatti da «praticoni» non si avranno. Resta però il rischio di «innegabili e documentati effetti nocivi a più o meno lunga scadenza, per la madre e per eventuali altri figli» 31. Sotto l'aspetto psichico, sarà proprio vero che nella donna, in cui il senso della maternità è innato, l'interruzione violenta della gravidanza, non produrrà alcun effetto di carattere psichico? Tanto più che ammettendo l'aborto legale, non saranno poche le ragazze giovanissime che vi ricorreranno. - Ci chiediamo poi se è vero che una volta ammesso l'aborto legale, scompaiano gli aborti clandestini. Oggi, per alcune nazioni abbiamo degli studi seri fatti sull'argomento. Li riportiamo da una rivista la cui serietà è universalmente ammessa: La Civiltà Cattolica 32. Riguardano Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Giappone, Olanda, Russia, ecc... Ci limitiamo ad un esame di quella che è stata l'esperienza inglese. In Inghilterra, il 27 aprile 1968 diviene operativo l'Abortion Act, la Legge che introduce l'aborto legale. Si sono fatti studi comparativi fra il 1968 e il 1973. Riportiamo da La Civiltà Cattolica che ne fà un esame sereno:
- «Primo effetto: aumento pauroso degli aborti legali, dai 23.641 del 1968 si sale ai 169.362 del 1973: aumento del 730%. - Secondo effetto: grande aumento degli aborti clandestini, forse un 300.000, "praticati per lo più da persone non qualificate". Per cui la Commissione Governativa (favorevole all'aborto) chiede che si inaspriscano le pene pecuniarie e detentive per gli aborti clandestini.
- Altre conseguenze: aumentano i decessi a motivo di aborto. Aumentano,
nonostante gli aborti, i nati illegittimi. Aumentano i bambini
abbandonati, affidati all'assistenza pubblica» 33.
l L'industria dell'aborto
C'è di peggio: in Inghilterra, a motivo
della Legge che ha liberalizzato l'aborto, è nata «l'industria
dell'aborto». Sull'esistenza e sul dilagare di questa realtà abbietta
nessuno più dubita. C'è tutta un'organizzazione «industriale» per
convogliare le «clienti» a determinate cliniche, per fare pressione
sulla donna incinta ancora dubbiosa se abortire, per toglierle ogni
incertezza o scrupolo pur di far soldi! Una giornalista non sospetta, su
un giornale di tendenza abortista 34 scrive
dopo una lunga indagine condotta di persona a Londra: «Interrompere una
gravidanza in questo Paese, è ancora oggi, malgrado la liberalizzazione
della Legge, difficile, angoscioso, umiliante, spesso costoso».
Impressionante a questo
Dunque non si uccide.
é troppo facile dinanzi alle difficoltà dire:
eliminiamo il nascituro. é troppo facile, è delittuoso, è vile. A
nessuno è lecito uccidere. E a nessuno è lecito autorizzare altri ad
uccidere, tanto meno al legislatore. La soluzione alla problematica
dell'aborto, che si fà ogni giorno più vasta e inquietante, va cercata
altrove che in una Legge di morte.
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La soluzione è altrove Nello stesso tempo però sentiamo il dovere di dire che neppure basta lottare contro una Legge permissiva dell'aborto per sentirsi tranquilli in coscienza. Non basta esigere che l'aborto venga per Legge dichiarato «reato» e poi disinteressarci se clandestinamente si commettono tanti aborti; oppure non preoccuparci di andare incontro per altra via all'angoscia di una madre che porta una gravidanza indesiderata. Anche qui la soluzione è a monte. Crediamo, in forma sintetica, di poterla delineare così:
- Occorre che i genitori diano ai loro figli un'illuminata educazione sessuale: rispettosa, ma chiara; delicata, positiva, attraente, che discopra il disegno mirabile del Creatore sulla sessualità umana. Occorre dare agli uomini e alle donne, ai giovani e alle giovani, il senso della sacralità della procreazione, e insieme idee esatte sulla paternità cosciente e responsabile. E occorre offrire a tutti i cittadini indistintamente la possibilità di rivolgersi ai consultori prematrimoniali e matrimoniali, professionalmente validi e che siano rispettosi dei sentimenti morali e religiosi di chi vi ricorre: consultori quindi sia pubblici sia privati, meglio detti liberi.
- Evidentemente poi non basta la prevenzione. Stato, scuola, famiglia,
così come la Chiesa, devono soprattutto preoccuparsi di dare
un'educazione morale, di formare delle coscienze. Altro che «l'utero è
mio e lo gestisco come voglio io», come dicono le femministe. Altro che
«sesso selvaggio». Non solo ai fini religiosi, ma anche sociali, occorre
educare tutti, ma specialmente i giovani, al vero senso dell'amore; al
rispetto della dignità di ogni essere umano; a riscoprire nella donna
non «la femmina», ma un essere meraviglioso per la sua natura e il suo
ruolo nella vita, nella famiglia e nella società. Occorre che i giovani
tornino a vedere nella vera luce il matrimonio e la famiglia, realtà tra
le più stupende e sante per l'essere umano; tornino a rivalutare la
coscienza e a sentire profondo il senso della «sacralità della vita», di
ogni vita. A ogni bambino che nasce sia resa possibile, sempre e dappertutto un accoglienza degna. Questa esigenza interpella tutti, in primo luogo la comunità civile. Ne nascono due conseguenze:
- L'obbligo di una sincera, concreta e coraggiosa politica sociale. Prima di qualsiasi altra forma di benessere sociale, occorre assicurare il lavoro per tutti, uno stipendio adeguato, una casa sicura, sufficientemente accogliente, tutta l'assistenza medica, scolastica, ricreativa per i bambini, dal periodo prenatale al parto, alla prima infanzia, all’adolescenza.
- Se un bambino nascesse malformato, o addirittura prima ancora che
nasca si avesse una prognosi di malformazione, occorre assolutamente che
il bambino non sia a carico soltanto di due genitori traumatizzati e
sofferenti, ma sia preso doverosamente e amorosamente a carico di tutta
la comunità: esami, terapie specialistiche anche le più costose,
assistenze di ogni genere, tutto quello che è necessario o utile per il
recupero e la rieducazione dev'essere assicurato. Infine la stima, la
vicinanza, l'amore. E tutto questo non come elemosina, ma come obbligo
della comunità verso i suoi membri particolarmente bisognosi. Questo che
diciamo dev'essere un'impostazione doverosa, obbligatoria per i
responsabili a tutti i livelli: a livello nazionale, regionale, di Enti
locali, ecc...
Questa è politica sincera, pura. E ogni cittadino deve sentirsi
coinvolto, il credente in particolare. Qualora se ne disinteressasse,
allora sarebbe veramente ipocrita la sua preoccupazione che l'Italia
continui a considerare e a punire l'aborto come delitto. - I centri di accoglienza. Quando una donna, per qualsiasi motivo, è in sofferenza per una gravidanza inattesa, deve sapere che la comunità civile e la comunità ecclesiale le offrono dei centri dove essa si può rivolgere e sarà ascoltata, aiutata, con senso di rispetto e di fraternità. Questi centri, diffusi capillarmente in tutta Italia, dovrebbero essere in grado di fornire tutte le indicazioni atte ad alleviare - se non sempre a risolvere - la sofferenza e a volte l'angoscia della donna che inaspettatamente scopre di portare in grembo un bambino. é criminoso che in qualche centro essa debba sentirsi consigliare: «Sopprimi la tua creatura e hai risolto il tuo problema». Noi temiamo che sorgeranno centri sovvenzionati dagli Enti pubblici con questa triste missione, anzi forse sono già sorti. Il centro dovrebbe compiere opera di chiarificazione onesta e di sostegno. Dovrebbe indicare alla donna incinta tutte le provvidenze che sono a sua disposizione per iniziativa dello Stato, della Chiesa, e di Enti pubblici o privati, per risolvere in tutto o in parte il suo caso. Penso ai rischi per la salute fisica o psichica della madre, penso ai bambini nati malformati. Penso a madri povere o a famiglie dove c'è la disoccupazione. Questi centri dovrebbero concretamente assistere la madre per trovare delle soluzioni, avvalendosi di tutte le possibilità che sono a disposizione. Penso anche a giovanissime rimaste incinte, a madri nubili, a ragazze o donne che assolutamente non vogliono che si sappia della loro maternità, e ad altri casi disperati. In questi centri esse dovrebbero trovare la possibilità di essere indirizzate in case accoglienti, dove potranno essere ospitate con assoluto segreto, se povere potranno essere aiutate, se bisognose di cure potranno essere curate, se decise a non tenere il bambino potranno farlo adottare appena nato.
- Il mistero del dolore. Tutto quanto detto è doveroso. E chiunque sente
con sofferenza la gravità del delitto di aborto, deve impegnarsi, come
cittadino e come cristiano, affinché diventi realtà. Tuttavia, nessuna
politica sociale anche nei Paesi più prosperi e progrediti, nessun
centro di assistenza, potranno completamente eliminare nel campo delle
gravidanze e delle nascite il mistero del dolore. Una gravidanza in un
caso può essere motivo della più grande felicità per due genitori, e in
un altro caso può essere fonte della più grande ansia, sofferenza,
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Dalla parte di Abele Visto il problema nel suo insieme, considerando che il 95% degli aborti vengono consumati per evitare un peso o un fastidio, non è esagerato il dire che gli italiani sono chiamati a scegliere, se stare dalla parte di Caino o dalla parte di Abele. Caino o Abele. Tu per chi stai? Queste pagine sono state scritte perché ognuno, nelle sue possibilità, faccia sì che la Legge permissiva del delitto d'aborto non venga, ma se venisse la Legge, resti almeno la coscienza.
Note
1 Cfr. La Nazione, del 15 gennaio 1975. 2 Cfr. Sant'Ireneo, Adversus hæreses, IV, 20, 7. 3 Mt 25, 40. 4 Cfr. Didachè, cap. V, 2. 5 Cfr. Tertulliano, Apologeticum, 9, 8. 6 Cfr. Dichiarazione sull’aborto procurato, § 4. 7 Così il Segretario del Partito Comunista Enrico Berlinguer a Palermo (cfr. La Nazione, del 29.03.1975). 8 Cfr. G. Perico, Il problema dell'aborto, pag. 117 e ss. 9 Ibid. 10 Cfr. Progetto Fortuna alla Camera dei Deputati, dell'11 febbario 1973, Relazione, pag. 13. 11 Cfr. A. Buzzati Traverso, Contro l’aborto di classe, Roma 1975, pag. 163. 12 Cfr. Proposta di Legge sull'aborto, dicembre 1975, alla Camera dei Deputati, Relazione, pag. 7. 13 Cfr. Liberazione Notizie, del 4 agosto 1971, pag. 8. 14 Cfr. A. Faccio, Le mie ragioni, pag. 32. 15 Cfr. Dichiarazione sull'aborto procurato, § 13. 16 Cfr. Liberazione Notizie, del 4 agosto 1971, pag. 8. 17 Cfr. Il Corriere della Sera, del 19 febbraio 1975. 18 Cfr. L'Espresso, del 23 febbraio 1975, pag. 21. 19 Cfr. Aborto e Legge di aborto, § 13. 20 Ibid., § 11. 21 Vedi La sentenza della Corte Costituzionale a pag. 9. 22 Cfr. Il diritto a nascere, § 5. 23 Cfr. G. Perico, op. cit., pag. 24. 24 Cfr. Il Corriere della Sera, del 19 febbraio 1975. 25 Cfr. G. Campanini, Dibattito sull'aborto, pag. 22. 26 Ibid., pag. 47. 27 Ibid., pag. 55. 28 Cfr. Il diritto a nascere, § 11. 29 Cfr. Istituto Centrale di Statistica, Compendio 1974, pag. 17. 30 Cfr. Messaggero di Sant'Antonio, 1975, nº 3, pag. 24. 31 Cfr. La Civiltà Cattolica, del 7 settembre 1974, pag. 407; del 6 marzo 1976, pag. 464; Medicina e Morale, 1974, II, pagg. 277-292. 32 Cfr. La Civiltà Cattolica, del 7 settembre 1974, pagg. 404-415. 33 Ibid., pag. 406. 34 Maria Aspesi su Il Giorno, del 22 e 27 marzo 1973. 35 Cfr. M. Litchfield-S. Kentish, Bambini da bruciare, pag. 179. 36 Cfr. Graviss. Educ., § 1. 37 Cfr. Il Corriere della Sera, del 7 febbraio 1975.
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